Ennesime cattive notizie

Ennesime cattive notizie: il nuovo centro di coordinamento statunitense a Stoccarda per le operazioni in Ucraina – una pietra miliare sulla via della Terza Guerra Mondiale

Oggi ho ricevuto un’e-mail dal mio buon amico Francis A. Boyle, professore di diritto all’Università dell’Illinois, riguardante la creazione a Stoccarda di un nuovo centro di coordinamento americano per le operazioni di guerra in Ucraina, diretto da un generale a tre stelle. La notizia sembra essere stata messa in secondo piano la scorsa settimana a causa dell’attenzione prestata dai maggiori media occidentali al ritiro russo da Kherson e dell’ingresso delle forze ucraine in quella città.  Ma a giudicare dall’interpretazione di Boyle, ci sono tutte le ragioni per puntare i riflettori su questo evento e per cercare di stimolare una discussione più ampia possibile sui media alternativi, sia digitali che tradizionali.

Offro la seguente citazione dall’e-mail di Boyle con il suo permesso:

La storia che segue è una classica notizia da copertina del Pentagono. Non c’è bisogno di un generale a tre stelle e di uno staff di 300 persone per tenere d’occhio le armi americane fornite all’Ucraina. Si tratta di un vero e proprio comando militare per condurre una guerra contro la Russia. L’ultima volta che ho avuto a che fare personalmente con un generale a 3 stelle è stato quando ho tenuto una conferenza a West Point sulla deterrenza nucleare, di fronte, tra gli altri, ad un generale a 3 stelle responsabile di operazioni di guerra al Pentagono. Il Pentagono mette un generale a 3 stelle a capo di operazioni di guerra, non per tenere un’inventario. E non c’è bisogno di uno staff di 300 persone per fare fare verifiche di questo genere. È un quartier generale di guerra. Entreremo in guerra contro la Russia, a meno che il popolo americano non trovi un modo per fermarla!

Francis A. Boyle

Professore di diritto

STOCCARDA, Germania – Un generale a tre stelle guiderà un nuovo quartier generale dell’esercito americano stazionato in Germania e composto da circa 300 addetti responsabili per il coordinamento dell’assistenza alla sicurezza in Ucraina, ha dichiarato questa settimana un alto funzionario militare statunitense.

Fine delle virgolette

Per coloro che non conoscono Francis Boyle, rimando alla sua breve biografia sul sito dell’Università dell’Illinois:https://law.illinois.edu/faculty-research/faculty-profiles/francis-boyle/ 

A questo posso aggiungere che i suoi studi di scienze politiche per master e dottorato ad Harvard vertevano principalmente sulle relazioni russo/sovietiche, e che nel periodo trascorso ad Harvard ha lavorato con molti dei miei stessi professori. In questo senso, Boyle è un conoscitore della Russia ben qualificato, anche se all’universita’ dell’Illinois si occupa principalmente di studi sulla difesa dei diritti umani. Quest’anno Francis è stato anche particolarmente degno di nota per i suoi sforzi nel promuovere, come hanno fatto anche diversi membri chiave del Congresso americano, gli articoli di impeachment contro il Presidente Biden, che ha redatto lui stesso. L’ accusa: condurre una guerra non dichiarata alla Russia in violazione della Costituzione. Finora l’iniziativa ha avuto poco seguito, ma quando il nuovo Congresso a maggioranza repubblicana si insedierà nel 2023 le prospettive di trovare supporto potrebbero migliorare notevolmente.

Nonostante le notizie preoccupanti o allarmanti di cui sopra, chiudo questo articolo con un barlume di speranza che il mondo non sia ancora completamente impazzito.  Dalla persona che gentilmente traduce i miei articoli in tedesco, ho appreso la notizia dell’inizio di quello che potrebbe essere un movimento nazionale nella Repubblica Federale all’insegna dello slogan “Ami Go Home”. Il movimento comincerà con una manifestazione a Lipsia, nella Germania dell’Est, il 26 novembre. Le proteste si ispirano al pensiero di Oskar Lafontaine, un politico tedesco che ha ricoperto posizioni di primo piano nella SPD (il Partito Social Democratico tedesco) e poi in Die Linke (La Sinistra): ovvero, l’idea che sia giunto il momento che le “forze di occupazione” americane lascino la Germania in modo che il paese possa finalmente e pienamente recuperare la propria sovranità. Chi non conosce bene la politica tedesca può identificare più facilmente Lafontaine come il marito dell’eloquente membro dell’opposizione del Bundestag Sahra Wagenknecht.

Mi sembra opportuno aggiungere che, secondo il consiglio del mio traduttore quando mi ha trasmesso le notizie sulla manifestazione ‘Ami Go Home’, i veri organizzatori non appartengono alla sinistra tedesca ma, al contrario, all’estrema destra. Questa interpretazione è stata riconfermata da un lettore ben informato che vive a Berlino. Se volete, chiamatelo un altro esempio di impersonificazione o di sindrome dell’impostore. Stiamo vivendo tempi davvero interessanti.

Translation into Italian from the English source text by Roberto Pozzi

Noch mehr schlechte Nachrichten

Noch mehr schlechte Nachrichten: das neu geschaffene U.S. coordination center in Stuttgart for Ukraine operations ist ein Wahrzeichen auf dem Weg zum Dritten Weltkrieg

Heute habe ich eine email meines guten Freundes Professor of Law an der University of Illinois Francis A. Boyle erhalten bezüglich der Schaffung des neuen U.S. coordination center for war operations in Ukraine in Stuttgart, geführt von einem drei-Sterne-General. Diese Nachricht scheint diese Woche von den westlichen Mainstream Medien durch die Berichterstattung über den Rückzug der Russen aus Cherson und den Einmarsch der ukrainischen Streitkräfte in diese Stadt beiseitegeschoben worden zu sein. Aber nach der Einschätzung von Boyle gibt es gewichtige Gründe dafür, diese Angelegenheit in den alternativen elektronischen und Printmedien so breit wie möglich und genau zu beleuchten.

Ich verbreite hier das folgende Zitat aus der email von Boyle mit seiner Erlaubnis:

Die nachstehende Meldung ist ein klarer Etikettenschwindel des Pentagon. Man braucht keinen 3-Sterne-General und kein Personal von 300 Leuten, um die Schalthebel der Waffen der USA in der Ukraine zu kontrollieren. Dies ist ein Kriegskommando für einen Krieg gegen Russland. Das letzte Mal, dass ich persönlich mit einem 3-Sterne-General zu tun hatte war, als ich in West Point in der dortigen hochrangigen Konferenz über „Nukleare Abschreckung“ unter anderem vor einem 3-Sterne-General referiert habe, der für Kriegseinsätze – und nicht für das Inventar – zuständig war. Und man braucht keinen Hauptquartier-Stab von 300 Leuten für eine Buchprüfung oder Inventur. Dies ist ein Stab für ein Hauptquartier. Wir werden gegen Russland in den Krieg ziehen, wenn die amerikanische Bevölkerung nicht einen Weg findet, das zu stoppen!

Francis A. Boyle

Professor of Law

STUTTGART, Deutschland — Ein 3-Sterne-General wird ein neues Hauptquartier der Armee in Deutschland führen, in dem ungefähr 300 Militärangehörige der USA für die Koordinierung der Unterstützung für die ukrainische Sicherheit zuständig sein werden, sagte ein hochrangiger US-Militärbeamter diese Woche.

Zitat Ende

Für alle, die Francis Boyle nicht kennen, verweise ich auf seine kurze Biographie auf der Website der University of Illinois:

https://law.illinois.edu/faculty-research/faculty-profiles/francis-boyle/   Hinzufügen kann ich, dass sein Studium der Politikwissenschaften für seinen Master und sein Ph.D. in Harvard vorwiegend russische/sowjetische Angelegenheiten betrafen und dass er in seiner Zeit in Harvard unter vielen Professoren gearbeitet hat wie ich. Vor diesem Hintergrund ist Boyle ein ausgewiesener Russland-Experte, wenngleich sein primärer Schwerpunkt in Illinois auf dem Schutz der Menschenrechte liegt. Hervorzuheben ist in diesem Jahr vor allem sein Einsatz gemeinsam mit einigen führenden Kongressabgeordneten für einen Antrag auf Amtsenthebung gegen Präsident Biden, den er formuliert hat; der Vorwurf – Führung eines nicht erklärten Krieges gegen Russland in Verletzung der amerikanischen Verfassung. Bisher hat dies nur wenig Zugkraft entwickelt, aber wenn der neue Kongress mit einer republikanischen Mehrheit 2023 seine Arbeit aufnimmt, steigen die Chancen, dafür Sponsoren zu finden, signifikant.

Trotz der vorstehenden besorgniserregenden und alarmierenden Nachricht schließe ich diesen Essay mit einem Hoffnungsschimmer, dass die Welt noch nicht komplett verrückt geworden ist. Von meinem deutschen ehrenamtlichen Übersetzer in Deutschland habe ich erfahren, dass in der Bundesrepublik eine landesweite Bewegung mit dem Motto „Ami Go Home“ an den Start geht. Sie wird mit Massendemonstrationen in der ostdeutschen Stadt Leipzig am 26. November beginnen. Die Proteste sind von den Gedanken von Oskar Lafontaine inspiriert, einem deutschen Politiker, der Führungspositionen in der SPD und später in Die Linke innegehabt hat: insbesondere die Auffassung, dass die Besatzungstruppen der Vereinigten Staaten Deutschland verlassen sollten, damit das Land seine Souveränität wieder erlangen kann. Diese für Deutschland neue Politik kann ohne weiteres Lafontaine als den Ehemann von Sahra Wagenknecht kennzeichnen, der beredten oppositionellen Bundestagsabgeordneten. Es geziemt sich für mich hinzuzufügen, dass nach dem Hinweis meines Übersetzers als er mir die Nachricht über die „Ami Go Home“ Demonstration übermittelt hat, dass die tatsächlichen Organisatoren nicht aus der deutschen Linken sondern im Gegenteil aus der harten Rechten stammen. Diese Interpretation wurde von einem gutinformierten Leser bestätigt, der in Berlin lebt. Man könnte das vielleicht als eine weiteres „impersonation“ oder imposter-Phänomen bezeichnen. Wir leben in interessanten Zeiten.

Nichtsdestotrotz müssen wir uns freuen, wo wir können, und so biete ich diesen Link zu einem Lied an, das sicherlich bei den Demonstrationen in Deutschland wieder auftauchen wird:   https://www.youtube.com/watch?v=kIEEwgljX34

Translation into German from the English source text by Andreas Mylaeus

Autres mauvaises nouvelles

Autres mauvaises nouvelles : le centre américain de coordination récemment créé à Stuttgart pour les opérations en Ukraine est un jalon sur la voie de la troisième guerre mondiale.

Plus tôt dans la journée, j’ai reçu un courriel de mon bon ami Francis A. Boyle, professeur de droit à l’université de l’Illinois, concernant la création à Stuttgart d’un nouveau centre de coordination américain pour les opérations de guerre en Ukraine, dirigé par un général trois étoiles. Cette nouvelle semble avoir été reléguée au second plan la semaine dernière en raison de la couverture médiatique occidentale du retrait russe de Kherson et de l’entrée des forces ukrainiennes dans cette ville.  Cependant, à en juger par l’interprétation de M. Boyle, il y a toutes les raisons de mettre l’accent sur cette question et de susciter la discussion la plus large possible dans les médias électroniques et imprimés de la presse alternative.

Je vous propose la citation suivante, extraite du courriel de M. Boyle, avec son autorisation :

L’histoire décrite ci-dessous est une pure dissimulation de la part du Pentagone. Vous n’avez pas besoin d’un général 3 étoiles et d’un état-major de 300 personnes pour surveiller les armes américaines en Ukraine. C’est un commandement de guerre pour faire la guerre à la Russie. La dernière fois que j’ai eu affaire personnellement à un général 3 étoiles, c’était lorsque j’ai donné une conférence à West Point sur la “dissuasion nucléaire” dans le cadre de leur conférence sur ce sujet, devant, entre autres, le général 3 étoiles en charge des opérations de guerre au Pentagone. Le Pentagone place un général 3 étoiles à la tête des opérations de guerre, pas de la gestion des stocks. Et vous n’avez pas besoin d’un état-major de 300 personnes pour faire un inventaire. C’est un état-major de guerre. Nous allons entrer en guerre contre la Russie, à moins que le peuple américain ne trouve un moyen de l’arrêter !

Francis A. Boyle

Professeur de droit

STUTTGART, Allemagne – Un général trois étoiles dirigera un nouveau quartier général de l’armée en Allemagne qui comprendra environ 300 militaires américains chargés de coordonner l’aide en matière de sécurité pour l’Ukraine, a déclaré cette semaine un haut responsable militaire américain.

Fin de citation

Je renvoie ceux qui ne connaissent pas Francis Boyle à sa brève biographie sur le site Web de l’Université de l’Illinois. J’ajouterai que ses études de « sciences politiques » en vue de l’obtention d’une maîtrise et d’un doctorat à Harvard portaient essentiellement sur les affaires russes/soviétiques et que, pendant son séjour à Harvard, il a travaillé sous la direction de plusieurs des mêmes professeurs que moi. En ce sens, M. Boyle est un expert de la Russie tout à fait qualifié, même si, à I’ Université de l’Illinois, il est avant tout considéré comme un défenseur des droits de l’homme.  Il est également particulièrement connu cette année pour ses efforts visant à promouvoir auprès de plusieurs membres clés du Congrès les articles de mise en accusation contre le président Biden qu’il a rédigés ; les accusations étant de mener une guerre non déclarée contre la Russie en violation de la Constitution. Jusqu’à présent, ces articles n’ont pas eu beaucoup de succès, mais lorsque le nouveau Congrès à majorité républicaine prendra ses fonctions en 2023, les chances de trouver des soutiens pourraient être nettement meilleures.

En dépit des nouvelles inquiétantes ou alarmantes ci-dessus, je termine cet essai avec une lueur d’espoir que le monde n’est pas encore devenu complètement fou. Grâce à mon traducteur bénévole en Allemagne, j’ai appris le lancement de ce qui devrait être un mouvement national « Ami Go Home » en République fédérale. Il débutera par des manifestations de masse dans la ville est-allemande de Leipzig le 26 novembre. Les manifestations s’inspirent de la pensée d’Oskar Lafontaine, un homme politique allemand qui a occupé des fonctions de premier plan au sein du SPD puis de Die Linke, qui estime qu’il est grand temps que les forces d’occupation américaines quittent l’Allemagne afin que le pays puisse retrouver sa souveraineté. Ceux qui ne connaissent pas la politique allemande peuvent plus facilement désigner Lafontaine comme étant le mari de l’éloquente membre de l’opposition au Bundestag, Sahra Wagenknecht. Il m’incombe d’ajouter, sur les conseils de mon traducteur lorsqu’il m’a transmis des informations sur la manifestation « Ami Go Home », que les véritables organisateurs ne sont pas de la gauche allemande mais, au contraire, de la droite dure. Cette interprétation a été reconfirmée par un lecteur bien renseigné vivant à Berlin. Appelez cela un autre phénomène « d’usurpation d’identité » ou de substitution, si vous voulez. Nous vivons des moments intéressants.

Pour conclure, je recommande aux lecteurs le lien suivant vers une chanson qui réapparaîtra probablement lors des prochaines manifestations en Allemagne.

https://www.youtube.com/watch?v=kIEEwgljX34

Translation into French of the English source text by Youri

More bad news

More bad news:  the newly created U.S. coordination center in Stuttgart for Ukraine operations as a landmark on the way to WWIII

Earlier today I received an email from my good friend Professor of Law at the University of Illinois Francis A. Boyle regarding the creation in Stuttgart of a new U.S. coordination center for war operations in Ukraine headed by a 3-star general. The news item seems to have been sidelined this past week by Western mainstream coverage of the Russian withdrawal from Kherson and entry of Ukrainian forces into that city.  However, judging by Boyle’s interpretation, there is every reason to put a spotlight on this issue and to seek the broadest possible discussion in Alternative News electronic and print media.

I offer the following quote from Boyle’s email with his permission:

The story below is a pure cover story by the Pentagon. You do not need a 3 Star General and a Staff of 300 to keep tabs on U.S. Weapons in Ukraine. This is a War Command to wage war against Russia. The last time I dealt personally with a 3 Star General was  when I lectured at West Point on “Nuclear Deterrence” in their Senior Conference on that subject in front of, among others, the 3 Star General in Charge of War Operations at the Pentagon. The Pentagon puts a 3 Stars  General in Charge of War Operations—not Inventory. And you do not need a Headquarters Staff of 300 to do an Audit. It’s a War Headquarters Staff. We are going to war against Russia unless the American People can figure out some way to stop it!

Francis A. Boyle

Professor of Law

STUTTGART, Germany — A three-star general will lead a new Army headquarters in Germany that will include about 300 U.S. service members responsible for coordinating security assistance for Ukraine, a senior U.S. military official said this week.

Unquote

I refer those unfamiliar with Francis Boyle to his brief biography in the University of Illinois website:

https://law.illinois.edu/faculty-research/faculty-profiles/francis-boyle/   To that I can add, that his ‘political science’ studies for the Masters and Ph.D. degrees at Harvard were primarily in Russian/Soviet affairs, and that in his time at Harvard he worked under many of the same professors as did I.  In this sense, Boyle is a well qualified Russia expert, even if his primary listing at Illinois is as defender of human rights.  He is also particularly noteworthy this year for his efforts to promote among several key Congressmen the articles of impeachment against President Biden that he has drafted; the charges – waging undeclared war on Russia in violation of the Constitution. So far that has gained little traction, but when the new Congress with Republican majority takes its seats in 2023 the prospects of finding sponsors may be significantly improved.

Notwithstanding the worrisome or alarming news above, I close this essay with a glimmer of hope that the world has not yet gone completely mad.  From my volunteer translator in Germany, I have learned about the start of what should be a nationwide “Ami Go Home” movement in the Federal Republic. It will begin with mass demonstrations in the East German city of Leipzig on 26 November. The protests are inspired by the thinking of Oskar Lafonteine, a German politician who held leading positions in the SPD and later in Die Linke: namely the notion that it is high time for the United States occupation forces to leave Germany so that the country may recover its sovereignty. Those new to German politics may more easily identify Lafonteine as the husband of the eloquent Opposition member of the Bundestag Sahra Wagenknecht. It behooves me to add that per the advice of my translator when he forwarded to me news about the ‘Ami Go Home’ demonstration that the actual organizers are not on the German Left but, on the contrary, on the Hard Right. This interpretation has been reconfirmed by a well informed reader living in Berlin. Call this yet another ‘impersonation’ or imposter phenomenon if you will. We are living through interesting times.

©Gilbert Doctorow, 2022

P.S. – readers may find cheer in the following song which is sure to be revived during the coming demonstrations in Germany https://www.youtube.com/watch?v=kIEEwgljX34

Translation into Brazilian Portuguese of the foregoing by Evandro Menezes

Mais notícias ruins: o mais novo centro de coordenação para as operações na Ucrânia dos EEUU em Stuttgart é um marco no caminho para a 3ª Guerra Mundial

Hoje [13 de novembro] cedo, recebi um e-mail de um grande amigo e professor de direito na Universidade de Illinois, Francis A. Boyle, sobre a criação em Stuttgart de um novo centro de coordenação de operações da guerra na Ucrânia dos EEUU liderado por um general de três estrelas. A notícia parece ter sido colocada de lado nesta semana pela cobertura da retirada russa de Kherson e a entrada de forças ucranianas nela pela grande mídia ocidental. Entretanto, julgando pela interpretação de Boyle, há toda razão para se chamar a atenção para esta questão e se procurar a mais ampla discussão possível nos canais de notícias alternativos em mídias eletrônica e impressa.

Eis a citação do e-mail de Boyle, com sua permissão:

A estória abaixo é apenas uma dissimulação pelo Pentágono. Não se precisa de um general de três estrelas e uma equipe de 300 para se acompanharem armamentos estadunidenses na Ucrânia. Isto é um Comando de Guerra para se fazer uma guerra contra a Rússia. Na última vez que lidei com um general de três estrelas foi quando fiz uma palestra na West Point sobre Dissuasão Nuclear” na conferência sênior neste assunto diante do, entre outros, general de três estrelas encarregado das operações de guerra no Pentágono. O Pentágono encarrega um general de três estrelas com operações de guerra, não inventário. E não se precisa de uma equipe de 300 para se fazer uma auditoria. É uma equipe de um quartel-general de guerra. Estamos indo para a guerra contra a Rússia a menos que o povo estadunidense possa descobrir alguma maneira para a parar!

Francis A. Boyle

Professor de direito

STUTTGART, Alemanha Um general de três estrelas liderará um novo quartel-general do Exército na Alemanha que contará com 300 membros da força dos EEUU responsável por coordenar a assistência de segurança para a Ucrânia, disse um oficial militar dos EEUU nesta semana.

Aqueles que não conhecem Francis Boyle podem conferir sua biografia no sítio da Universidade de Illinois: https://law.illinois.edu/faculty-research/faculty-profiles/francis-boyle/.

Ao que posso adicionar, que seus estudos em ‘ciências políticas’ para o mestrado e doutorado na Harvard foram principalmente em assuntos russos e soviéticos e que, quando na Harvard, trabalhou sob a orientação de muitos dos mesmos professores que eu. Neste sentido, Boyle é um especialista na Rússia bem qualificado, ainda que conste na lista da [Universidade de] Illinois primariamente como um defensor de direitos humanos. Ele também é particularmente notável neste ano por seus esforços para promover entre vários congressistas chave seus artigos de impeachment contra o Presidente Biden; as acusações: ir a uma guerra não declarada contra a Rússia, violando a Constituição. Até agora, isso teve pouco apoio, mas, quando o novo Congresso, com maioria Republicana, for instaurado em 2023, as perspectivas de se encontrarem patrocinadores podem melhorar significativamente.

Apesar da notícia preocupante e alarmante acima, concluo este ensaio com um lampejo de esperança de que o mundo ainda não ficara completamente maluco. Ouvi de meu tradutor voluntário para o alemão sobre o início do movimento ‘Ami Go Home’, que deve se espalhar por toda a República Federal. Iniciará com demonstrações em massa na cidade de Leipzig na Alemanha Oriental em 26 de novembro. Os protestos são inspirados pelo pensamento de Oskar Lafonteine, um político alemão que teve posições de liderança no SPD e, depois, no Die Linke: a saber, a noção que está mais que na hora das forças de ocupação dos Estados Unidos saírem da Alemanha para que o país possa recuperar sua soberania. Aqueles menos acostumados com a política alemã podem identificar Lafonteine mais facilmente como o esposo do membro eloquente da oposição no Bundestag, Sahra Wagenknecht. Seguindo o conselho de meu tradutor, quando ele me encaminhou a notícia sobre as demonstrações ‘Ami Go Home’, adiciono que os reais organizadores não sao da Esquerda alemã, mas, pelo contrário, da Direita. Esta interpretação foi confirmada por um leitor bem informado que mora em Berlin. Chame isto de mais uma ‘imitação’ ou de um fenômeno impostor, se quiser. Estamos vivendo em tempos interessantes.

P.S. — os leitores podem se divertir com a seguinte canção que certamente será restaurada durante as demonstrações na Alemanha: https://youtu.be/kIEEwgljX34.

Das beklagenswerte Niveau des intellektuellen Diskurses über den russisch-ukrainischen Krieg

STOPPt die PRESSEn! Der folgende Widerruf der beleidigenden Bemerkungen, die in der Kommentar-Sektion dieser Website gepostet worden war, ist soeben von Dr. Lieven gekommen:

Anatol Lieven

To:gdoctorow@yahoo.com

Fri, Nov 11 at 7:02 PM

Lieber Dr. Doctorow,

Ich habe erfahren, dass jemand in meinem Namen einen Kommentar mit einem beleidigenden Angriff auf etwas, das Sie geschrieben hatten, gepostet hat. Ich möchte Ihnen versichern, dass ich dies nicht geschrieben habe. Wenn Sie meine Ansichten und meine Schriften (und insbesondere meinen persönlichen Stil) kennen, werden Sie realisieren, wie unwahrscheinlich ist, dass ich so etwas getan haben könnte.

Ich habe das folgende auf twitter gepostet:

Anatol Lieven

@lieven_anatol

·

12m

Ich habe erfahren, dass jemand in meinem Namen einen beleidigenden Kommentar zu einem Artikel von Gilbert Doctorow gepostet hat. Ich habe dies nicht geschrieben und ich habe das Werk von Gilbert Doctorow tatsächlich noch nie online kommentiert. Dies war die Aktion eines Imposters.

ZITAT ENDE

Ich habe meinen heutigen Aufsatz jetzt dahingehend geändert, dass die Anmerkungen über Dr. Lieven gestrichen wurden mit Ausnahme des Zitats des beleidigenden Kommentars, der in seinem Namen auf meiner Website erschienen war. Das übergeordnete Thema bleibt unverändert: wir leben in einer Welt, in der es fast normal erscheint, dass solche skandalösen Meldungen versandt werden. Wir leben in einer Welt, in der rationaler Diskurs schwer bis unmöglich wird.

Die zweite Hälfte dieses Essays lasse ich unverändert, weil sie nichts von ihrer Relevanz verloren hat. Die oberflächlichen Gedanken meiner Tischgenossen über den russisch-ukrainischen Krieg stammen aus erster Hand. Hier keine Imposter.

Zwar habe ich diese Bemerkungen auf das Brainwashing durch unsere Mainstream-Medien zurückgeführt. Sie könnten aber auch auf einfache Eigennützigkeit zurückgeführt werden: der Krieg der Russen gegen die Ukraine beraubt meine Adeligen ihrer Annehmlichkeiten und daher muss Herr Putin auf der ganzen Linie an allem schuld sein.

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In den letzten Tagen habe ich an einem email-Dialog mit einigen Freunden und Kollegen aus dem Lager der alternativen Narrative über die Fragen zum russisch-ukrainischen Krieg teilgenommen. Die Frage, die ich gestellt hatte, bezog sich auf den Wert oder die Sinnlosigkeit einer öffentlichen Debatte mit Menschen, die gewöhnlich die Washington-Narrative teilen.

Im Verlauf der letzten neun Monate des intensiven Propaganda-Sperrfeuers des offiziellen Washington und seiner Lakaien in den wichtigen Medien in ganz Europa, wenn nicht in der ganzen Welt über den russisch-ukrainischen Krieg, hat sich der rechte Glaube an das Raster von „gut gegen böse“ in diesem Konflikt bei ansonsten aufgeklärten und hochgebildeten Menschen so verhärtet, dass es sich als undurchdringlich von neuen Fakten oder Gesichtspunkten erwiesen hat. Inzwischen hat das ganze Niveau des Diskurses einen Tiefpunkt erreicht. Beschimpfungen und heftige Angriffe ad hominem sind jetzt die Regel.

Ein Beispiel ist gestern Abend belgischer Zeit auf meinem Schreibtisch gelandet, als ich den Kommentar-Bereich meiner Website geöffnet und den letzten Eintrag gefunden habe.

Zitat:

Anatol Lieven

Mehr über die Kriegführung mit elektromagnetischen Impulsen

Ich bin überzeugt, Sie haben das Down-Syndrom.

Wenn die Russen diese Harry Potter Waffe haben, warum laden sie dann fast alle ihre Isander, die sie in ihrem Inventar haben, und schießen sie ab? Warum kaufen sie dann Raketen vom Iran?

Wer braucht schon Zauberwaffen, wenn man nützliche Idioten hat, die ein Publikum von Dutzenden von Menschen erreichen?

Zitat ENDE

Meinung Enttäuschung über den Fund von Lieven’s stinkendem Blumenstrauß auf meiner Website wurde noch verstärkt durch Eindrücke früher am Abend beim Abendessen bei meinem Gesellschaftsclub, den ich früher in meinen Berichten zu deren Festessen bei Gelegenheit des russischen Neujahrsfests erwähnt habe, zurückreichend in die Zeiten vor Covid. Die Mitglieder dieses seit 175 Jahren bestehenden Clubs, der die Bezeichnung „königlich“ trägt und ein Hort der francophonen Brüsseler Aristokratie und der intellektuellen Elite ist, haben mich beeindruckt als der russischen Kultur besonders freundlich gesinnt und offen für nonkonformistische Ansichten von Herrn Putins Russland. Immerhin wurde ich vor drei Jahren von dem Vorsitzenden von dessen Geopolitischer Gruppe, der gleichzeitig ein hochrangiger Mitarbeiter der Europäischen Kommission ist, eingeladen, dort über Putin & Co. zu sprechen.

Die Geopolitische Gruppe innerhalb unseres Cercle, die im Prinzip jetzt nötiger wäre als je, ist aufgelöst worden. Meine Tischgenossen an dem langen Esstisch, Mitglieder der Cinema Group, die ich auch besuche, erinnerten sich an meine damalige Rede und fragten, was ich von der heutigen Situation halte. Und dann ging es los, wie man so sagt.

Ihre Bemerkungen, wie furchtbar es sei, dass Grenzen mittels militärischer Gewalt verändert werden, dass ein Land eine anderes überfällt und ein weiteres zerstört etc., waren äußerst schockierend für mich. Mein Einwand bezüglich der von den Vereinigten Staaten und der NATO durchgeführten illegalen Invasionen und begangenen Gewalttaten im Irak, in Libyen, in Syrien, in Afghanistan in den letzten paar Jahrzehnten wurde als „Antwort mit einer Gegenfrage“ (und was ist mit…) „mit Links“ zurückgewiesen, weil er nichts mit den Verbrechen gegenüber der Ukraine zu tun habe. Meine Bemerkung, dass meine Gesprächspartner nicht das Geringste über die Ukraine wissen, nichts über seine Geographie, nichts über seine Geschichte, nichts über ihre ethnische Zusammensetzung, als das, was sie in ihrer Libre belgique oder Le Soir lesen, fiel auf taube Ohren. Sie wissen alles, was sie wissen möchten, und darin besteht die Tragödie.

Die einzige Rettung war, und ich sage das mit aller Dankbarkeit, dass es an dem Tisch keine Beleidigungen gab, kein Anzeichen von Respektlosigkeit. In dieser Hinsicht bleibt mein Club was er immer war – eine Oase der Toleranz in einer Zeit von bösartiger Zwietracht. Aber meine Tischgenossen können und werden nicht durch intellektuelle Überzeugungsarbeit umgestimmt werden. Wie uns die russische Volksweisheit sagt: ein Buckliger kann erst im Grab geradegebogen werden.

All dies bringt mich zu sehr persönlichen Fragen: Warum schreiben? Warum an Sendungen im iranischen, algerischen, belarussischen, türkischen oder russischen Fernsehen teilnehmen, in denen Nachrichten analysiert werden und die unter den wenigen sind, die in ihre Sendungen Wortführer der alternativen Narrative einladen? Ich habe mich mit dieser Frage gründlich beschäftigt und bin mit dieser Antwort zufrieden: den vielen intellektuellen, wissbegierigen und offenherzigen Menschen in Europa, in den Vereinigten Staaten und auf der ganzen Welt Trost spenden, die sich ansonsten von den eingebildeten Trägern der Mainstream-Narrative umgeben sehen. Jeden Tag stammen meine Leser meiner Website aus 50 und mehr Ländern. Das positive Feedback dieser Leser bestärkt mich regelmäßig darin, dass sich der Aufwand lohnt.

Translation from English source text into German by Andreas Mylaeus

The lamentable state of intellectual discourse about the Russia-Ukraine War

STOP THE PRESSES! THE FOLLOWING REPUDIATION OF THE INSULTING REMARKS POSTED IN THE COMMENTS SECTION OF THIS WEBSITE HAS JUST ARRIVED FROM DR LIEVEN:

Anatol Lieven

To:gdoctorow@yahoo.com

Fri, Nov 11 at 7:02 PM

Dear Dr Doctorow,

It has come to my notice that someone posted a comment in my name making an insulting attack on something that you had written. I want to assure you that I did NOT write this. If you know my views and record (and indeed personal style) you will realise how very unlikely it is that I would have done so.

I have posted the following on twitter:

Anatol Lieven

@lieven_anatol

·

12m

It has come to my notice that someone posted a derogatory comment in my name on a piece by Gilbert Doctorow. I did NOT write this, and in fact have never commented online about Gilbert Doctorow’s work. This was the action of an imposter.

UNQUOTE

I have now modified my essay of today to remove discussion of Dr Lieven other than to quote the insulting comment which arrived on my website in his name. The overriding issue remains unchanged: we are living in a world where such scandalous messages being sent can appear almost normal. We are living in a world where rational discourse becomes hard, even impossible to practice.

The second half of this essay I leave intact because it has lost none of its relevance. My tablemates’ superficial thoughts about the Russia-Ukraine war came ‘from the horses’ mouth.’ No imposters there. While I attributed these remarks to brainwashing from our mainstream media, they may also be attributed to simple selfishness: the Russian war on Ukraine deprives my peers of their creature comforts and so Mr Putin is to blame up and down the line.

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In recent days, I have been in email dialogue with several friends and associates in the Alternative Narratives camp on the issues of the Russia-Ukraine War. The question I posed relates to the value or futility of public debate with standard bearers of the Washington Narrative.

During the course of the last nine months of intensive propaganda barrage from official Washington and its minions in the major media across Europe if not the world over the Russia-Ukraine War, righteous belief in the ‘good versus evil’ framing of the conflict in otherwise enlightened and well educated people has hardened so as to be nearly impenetrable to new facts or points of view. Meanwhile, the whole level of discourse has descended into the gutter. Name calling and vicious ad hominem attacks are now the rule. 

A case in point arrived on my desk late last night Belgian time when I opened the “Comments” section of my website and found the newest addition.

Quote

Anatol Lieven

More on Electromagnetic Pulse warfare

I’m convinced you have Down syndrome.

If the Russians had this Harry Potter weapon, why would they blow their load and fire off nearly every Iskander in their inventory? Why would they buy ballistic missiles from Iran?

Who needs magical weapons when you have useful idiots speaking to audiences reaching dozens of people?

UNQUOTE

My disappointment at finding the foul-smelling bouquet on my website over Anatol Lieven’s name was heightened by impressions earlier in the evening over dinner at my social club, which I have previously described in my reports on their gala dinners on the occasion of Russian New Year’s going back to the pre-Covid days. The membership of this 175-year-old club, which bears the designation ‘royal’ and is a nest of Brussels’ Francophone aristocracy and intellectual elite, had impressed me as especially sympathetic to Russian culture and open to hearing nonconformist views of Mr. Putin’s Russia.  After all, three years ago I was invited to speak about Putin & Co. by the chairman of what was their Geopolitics Group, himself a ranking employee of the European Commission.

The Geopolitics Group within our Cercle, which, in principle, is now more needed than ever, has been disbanded.  But my tablemates at the long dinner table set for members of the Cinema Group which I also frequent remembered my speech back then and asked what I make of the current situation. And then we were off to the races, as they say.

It was utterly shocking for me to hear their remarks on how horrible it is that borders may be changed by military force, that one country can invade and destroy another, etc.  My mention of the illegal invasions and violence perpetrated by the United States and its NATO allies in Iraq, in Libya, in Syria, in Afghanistan over the past couple of decades was rejected out of hand as ‘whataboutism’ which has no relevance to the ongoing crimes against Ukraine.  My remark that my interlocutors know nothing whatever about Ukraine, not its geography, not its history, not its ethnic composition other than what they read in their Libre belgique or Le Soir fell on deaf ears. They know all that they want to know, and therein is the tragedy.

The only saving grace, and I call it out with all due gratitude, is that there was no name-calling at the table, no show of disrespect. In this regard my club remains what it always was – an oasis of tolerance in an age of vicious partisanship. But my tablemates cannot and will not be won over by intellectual persuasion.  As the Russian folk wisdom tells us, the hunchback straightens out only in the grave.

All of this brings me to very personal questions:  Why write? Why participate in news analysis shows on Iranian, Indian, Algerian, Belarus, Turkish or Russian television, which are among the few to invite on air spokesmen for the Alternative Narratives?  It is an issue to which I have given due attention and am satisfied with this answer:  to give comfort to those many intellectually curious and still open-minded people in Europe, in the United States and around the globe who otherwise find themselves surrounded by the smug bearers of the mainstream narrative. Each day my website readers are from 50 or more countries. Positive feedback from these readers regularly assures me that the effort is worth making.

©Gilbert Doctorow, 2022

More on Electromagnetic Pulse warfare

More on Electromagnetic Pulse warfare:  ‘News Review’ program on Press TV, Iran

Further to my remarks yesterday on this website pointing to Russian options to break any stalemate in the war on the ground by deploying a wholly new weapon system that could bring Ukrainian forces to their knees in a day with virtually no loss of life or destruction of cities, I was given the opportunity to expand on the point during this morning’s 10am edition of the ‘News Review’ program of Iran’s English language broadcasting service.

One correction must be noted: the common abbreviation of Electromagnetic Pulse is EMP, whereas I inadvertently inverted the letters when I spoke.

Belgian nationwide strike of 9 November

After my recent explanation of the way the Europe-wide energy crisis is forcing the household finances of the vast majority of Belgians into red figures each month, and after speculating on whether and when this untenable situation will lead to civil unrest, I am duty bound to report on today’s “nationwide strike” in Belgium: namely what were the demands of the union leaders who called the strike, what impact their action has had on daily life here and, most importantly, whether this in any way prefigures changes with respect to Belgian support for the EU policies of sanctions on Russia and military-financial aid to Ukraine.

This was called a ‘nationwide strike’ rather than a ‘general strike’ because the strike action was called by the country’s two biggest labor unions acting on their own and representing several clearly defined economic sectors, chief among them being transportation. The Belgian railways were nearly shut down, as were most municipal public transportation networks, meaning metros, trams and buses, though certain lines were provided with sharply reduced service.  Of the two national airports serving commercial flights, Charleroi was completely shut, while Zaventem outside Brussels cancelled 60% of its flights. In retailing, the main supermarket chains were shuttered. Post offices, hospitals, prisons and many other public services were maintained at minimal levels typical of Sundays. However, the schools remained open.  For that matter, most shops, eateries and other private enterprises remained open.

The union bosses called the day’s action a success. It was a shot over the bow of the government to warn of the demands that the unionists want to see satisfied in the weeks ahead. These demands are strictly economic, seeking government assistance in putting a cap on energy bills to households and scrapping controls on allowable salary increases set in law, so that workers can negotiate new contracts that raise wages sufficiently to compensate for the ongoing high inflation.  For his part, Prime Minister De Croo says that the provisions of wage indexation in place protect Belgian workers better than in most other countries and he has called upon the people to pull together and avoid discord.

What are we to make of this?  The outstanding conclusion is that both sides to the issue are intentionally ignoring the elephant in the room, namely the sanctions on Russia which have driven up energy costs so dramatically over the course of this year. Most likely by intent, the unions have decided not to infringe on the prerogatives of the government by making political demands. Thus, to borrow a line from the BBC Business News programs, they are not ‘making the connection’ between the country’s foreign policy and the rising cost of living.

The problem here is that indexation or still higher salary awards in the months ahead will only aggravate the inflation, making it more intractable and longer-lasting. Moreover, since so many of those who were out on strike today are government workers, their pay increases in months ahead will push the federal budget into still greater deficit, violating EU financial rules and risking penalties of one kind or another. Meanwhile, private employers are likely to resist any large wage increases over the levels set in law since that would drive up costs and their own sale prices to uncompetitive levels on world markets. We may expect the arm wrestling to continue for some time, possibly engendering wildcat strikes and other labor unrest.

So much for Belgium.  As for Russia, what I have just described is not very promising for bringing in a change of policy in the West that would hasten the end to the war by cutting military and financial support for Kiev. It is in line with with the realistic appraisal of what Russia is up against that is being aired on state television with ever greater frequency.  Today’s morning edition of the ‘Sixty Minutes’ news and commentary show was a case in point.  As panelists and hosts were saying, the results of yesterday’s elections in America hold no promise of a quick reversal in Washington’s foreign policy. And for its part, Western Europe does not yet appear to be collapsing economically or politically. The conclusion:  the war will end only as a consequence Russia’s victory on the battlefield, not thanks to outside events.

So, how is the war going on the ground?  According to the expert panelists on ‘Sixty Minutes,’ the 80,000 or so recently mobilized Russian troops now at the front have achieved the objective of holding the lines, so that for several days now they are stable, hardly moving this way or that despite daily Ukrainian attacks on given points. The attackers are repelled with great loss of life on the Ukrainian side, but without any strategic implications. The Russians speak of 10,000 Ukrainian deaths in the Kherson zone of combat over the month of October. At the same time, the Russians say they are withdrawing from the city of Kherson, having decided that presently the logistical challenge of supplying their troops on the Western banks of the Dnepr are too great; they will continue the fight from across the river, on the Eastern banks. They have already evacuated 110,000 civilians from the city of Kherson to the East, meaning essentially to the Crimea and the southern regions of European Russia.

Thus, for the moment the war is at a stalemate. That may change only when the further 140,000 or so reservists complete their training and are sent into battle for what will be the Russian counter-offensive of 2023.  That may be a game changer, or maybe it won’t, depending on what new cutting edge weaponry Washington begins shipping to Kiev between now and then.

All of the foregoing brings me to an issue that I had dismissed out of hand…a ‘tactical nuclear strike.’  However, an article in today’s Financial Times put it into a very specific form, quite different from the low yield nuclear weapons designed for use on the battlefield that the Russians say they have no need of. What we are talking about is an ‘electromagnetic pulse strike’ to knock out Ukraine’s military potential at one blow by disabling any and all electronic and electrical equipment on the ground throughout the country and…including satellites in the space above. Here we have a nuclear device delivered by hypersonic missile and detonated at high altitude. There would be no cloud, no physical destruction to buildings, nor deaths to people on the ground. And the Russians are said to have already tested this over the Barents Sea.

This state of the art weapon used by no one till now would, indeed, conform to Vladimir Putin’s saying at the start of the war that Russia had ‘military technical means’ to prevail, an expression that had many Western analysts guessing when it was said. It would also put in a proper context Putin’s recent mention of the American bombing of Hiroshima and Nagasaki. In both the 1945 case and the possible present case, the motive of those using the new weapons was and would now be to spare the lives of tens of thousands of one’s own soldiers while putting a swift end to a war. The difference, of course, is that the American use of nuclear weapons cost the lives of hundreds of thousands of Japanese civilians whereas Russia’s possible use of a tactical electromagnetic pulse would cost virtually nothing in human lives.

I leave it to the reader to decide if this would amount to opening the Pandora’s box of nuclear horrors as Washington is intimating.

Postscript, 10 November: One reader has correctly commented that an EPM attack could also be brought about using a non-nuclear explosive, which the Russians are also said to possess. This issue will merit very close attention. And I further emphasize that Russia’s possible move on to totally new methods of warfare in which they are, with the United States, world ‘leaders’ will only come about in response to escalation in capabilities of weaponry supplied to Ukraine by the USA and NATO. Russia remains a ‘reactive’ power.

©Gilbert Doctorow, 2022

See below the translation into French (Youri). German (Andreas Mylaeus), Italian (Roberto Pozzi) and Brazilian Portuguese (Evandro Menezes)

Grève nationale du 9 novembre en Belgique

Après avoir expliqué récemment comment la crise énergétique à l’échelle européenne plonge chaque mois les finances des ménages de la grande majorité des Belges dans les chiffres rouges, et après avoir spéculé sur la question de savoir si et quand cette situation intenable débouchera sur des troubles civils, je me dois de rendre compte de la « grève nationale » qui a eu lieu aujourd’hui en Belgique : quelles étaient les revendications des dirigeants syndicaux qui ont appelé à la grève, quel impact leur action a eu sur la vie quotidienne ici et, surtout, si cela préfigure des changements en ce qui concerne le soutien belge aux politiques de l’UE en matière de sanctions contre la Russie et d’aide militaro-financière à l’Ukraine.

On a parlé de « grève nationale » plutôt que de « grève générale », car le mouvement de grève a été lancé par les deux plus grands syndicats du pays, agissant de leur propre chef et représentant plusieurs secteurs économiques clairement définis, au premier rang desquels les transports. Les chemins de fer belges ont été pratiquement bloqués, tout comme la plupart des réseaux de transport public municipaux, c’est-à-dire les métros, les tramways et les bus, bien que certaines lignes aient connu un service très limité.  Sur les deux aéroports nationaux desservant des vols commerciaux, celui de Charleroi a été complètement fermé, tandis que Zaventem, près de Bruxelles, a annulé 60 % de ses vols. Dans le commerce de détail, les principales chaînes de supermarchés ont été fermées. Les bureaux de poste, les hôpitaux, les prisons et de nombreux autres services publics ont été maintenus à des niveaux minimums correspondant à ceux des dimanches. En revanche, les écoles sont restées ouvertes.  Quant à la plupart des magasins, restaurants et autres entreprises privées, ils sont restés ouverts.

Les dirigeants syndicaux ont qualifié cette journée d’action de succès. Il s’agissait d’un coup de semonce au gouvernement pour l’avertir des revendications que les syndicalistes veulent voir satisfaites dans les semaines à venir. Ces demandes sont strictement économiques et visent à obtenir l’aide du gouvernement pour plafonner les factures d’énergie des ménages et supprimer les contrôles sur les augmentations de salaire autorisées par la loi, afin que les travailleurs puissent négocier de nouveaux contrats qui augmentent suffisamment les salaires pour compenser la forte inflation actuelle.  Pour sa part, le Premier ministre De Croo affirme que les dispositions d’indexation des salaires en place protègent les travailleurs belges mieux que dans la plupart des autres pays et il a appelé la population à se serrer les coudes et à éviter la discorde.

Que devons-nous en penser ? La conclusion la plus évidente est que les deux parties au conflit ignorent intentionnellement l’éléphant dans la pièce, à savoir les sanctions contre la Russie qui ont entraîné une hausse spectaculaire des coûts de l’énergie au cours de cette année. Très probablement à dessein, les syndicats ont décidé de ne pas empiéter sur les prérogatives du gouvernement en formulant des revendications politiques. Ainsi, pour reprendre une phrase des programmes de la BBC Business News, ils ne cherchent pas à “faire le lien” entre la politique étrangère du pays et l’augmentation du coût de la vie.

Le problème, c’est que l’indexation ou l’octroi de salaires plus élevés dans les mois à venir ne feront qu’aggraver l’inflation, la rendant plus insoluble et plus durable. En outre, étant donné qu’un grand nombre des personnes qui ont fait grève aujourd’hui sont des fonctionnaires, leurs augmentations de salaire dans les mois à venir aggraveront encore le déficit du budget fédéral, violant ainsi les règles financières de l’UE et risquant des sanctions sous une forme ou une autre. Dans le même temps, les employeurs privés sont susceptibles de s’opposer à toute augmentation importante des salaires au-delà des niveaux fixés par la loi, car cela entraînerait une hausse des coûts et de leurs propres prix de vente à des niveaux non compétitifs sur les marchés mondiaux. Nous pouvons nous attendre à ce que le bras de fer se poursuive pendant un certain temps, ce qui pourrait engendrer des grèves sauvages et d’autres perturbations du travail.

Voilà pour la Belgique. Quant à la Russie, ce que je viens de décrire n’est pas très prometteur pour provoquer un changement de politique en Occident qui accélérerait la fin de la guerre en réduisant le soutien militaire et financier à Kiev. C’est conforme à l’évaluation réaliste de ce à quoi la Russie est confrontée, diffusée de plus en plus fréquemment par la télévision d’État.  L’édition matinale d’aujourd’hui de l’émission d’information et de commentaire « Sixty Minutes » en était un bon exemple. Comme le disaient les intervenants et les animateurs, les résultats des élections d’hier en Amérique ne laissent pas présager un revirement rapide de la politique étrangère de Washington. Et pour sa part, l’Europe occidentale ne semble pas encore s’effondrer économiquement ou politiquement. Conclusion : la guerre ne prendra fin qu’à la suite de la victoire de la Russie sur le champ de bataille, et non grâce à des événements extérieurs.

Alors, comment évolue la guerre sur le terrain ?  Selon les experts de l’émission « Sixty Minutes », les quelque 80 000 soldats russes récemment mobilisés sur le front ont atteint l’objectif de tenir les lignes, de sorte qu’elles sont stables depuis plusieurs jours, ne bougeant pratiquement pas d’un côté ou de l’autre malgré les attaques ukrainiennes quotidiennes sur des points donnés. Les attaquants sont repoussés avec de lourdes pertes humaines du côté ukrainien, mais sans aucune implication stratégique. Les Russes parlent de 10.000 morts ukrainiens dans la zone de combat de Kherson au cours du mois d’octobre. Dans le même temps, les Russes déclarent qu’ils se retirent de la ville de Kherson, ayant décidé que le défi logistique que représente le ravitaillement de leurs troupes sur les rives occidentales du Dniepr est trop important ; ils poursuivront le combat de l’autre côté du fleuve, sur les rives orientales. Ils ont déjà évacué 110 000 civils de la ville de Kherson vers l’Est, c’est-à-dire essentiellement vers la Crimée et les régions méridionales de la Russie européenne.

Ainsi, pour le moment, la guerre est dans l’impasse. Cela ne changera peut-être que lorsque les quelque 140 000 réservistes supplémentaires termineront leur formation et seront envoyés au combat pour ce qui constituera la contre-offensive russe de 2023.  Cela pourrait changer la donne, ou peut-être pas, en fonction des nouvelles armes de pointe que Washington commencera à envoyer à Kiev d’ici là.

Tout ce qui précède m’amène à une question que j’avais écartée d’emblée… une « frappe nucléaire tactique ».  Cependant, un article paru dans le Financial Times d’aujourd’hui la présente sous une forme très spécifique, bien différente des armes nucléaires à faible rendement conçues pour être utilisées sur le champ de bataille et dont les Russes disent ne pas avoir besoin. Il s’agit d’une « frappe par impulsion électromagnétique » destinée à neutraliser d’un seul coup le potentiel militaire de l’Ukraine en mettant hors d’usage tout équipement électronique et électrique au sol dans tout le pays et… également les satellites dans l’espace. Nous avons ici un dispositif nucléaire livré par un missile hypersonique et qui explose à haute altitude. Il n’y aurait pas de nuage, pas de destruction physique des bâtiments, ni de décès de personnes au sol. Et les Russes l’auraient déjà testé au-dessus de la mer de Barents.

Cette arme de pointe utilisée à ce jour par personne serait en effet conforme à la déclaration de Vladimir Poutine, au début de la guerre, selon laquelle la Russie disposait de « moyens techniques militaires » pour l’emporter, une expression qui a laissé de nombreux analystes occidentaux perplexes. Cela replacerait également dans un contexte approprié la récente mention par Poutine des bombardements américains d’Hiroshima et de Nagasaki. Dans le cas de 1945 comme dans celui, éventuel, d’aujourd’hui, le motif de ceux qui utilisent les nouvelles armes était et sera toujours d’épargner la vie de dizaines de milliers de leurs propres soldats tout en mettant rapidement fin à une guerre. La différence, bien sûr, est que l’utilisation américaine des armes nucléaires a coûté la vie à des centaines de milliers de civils japonais, alors que l’utilisation éventuelle par la Russie d’une impulsion électromagnétique tactique ne coûterait pratiquement rien en vies humaines.

Je laisse au lecteur le soin de décider si cela correspond à ouvrir la boîte de Pandore des horreurs nucléaires, comme le laisse entendre Washington.

Post-scriptum, 10 novembre : Un lecteur a fait remarquer à juste titre qu’une attaque IEM pourrait également être déclenchée à l’aide d’un explosif non nucléaire, que les Russes posséderaient également. Cette question devra faire l’objet d’une attention toute particulière. J’insiste également sur le fait que le passage éventuel de la Russie à des méthodes de guerre totalement nouvelles, dans lesquelles elle est, avec les États-Unis, le « leader » mondial, ne se produira qu’en réponse à l’escalade des capacités des armements fournis à l’Ukraine par les États-Unis et l’OTAN. La Russie reste une puissance « réactive ».

Belgien: landesweiter Streik vom 9. November

Nach meiner kürzlichen Erklärung dazu, wie die europäische Energiekrise die Finanzhaushalte der überwiegenden Belgier jeden Monat in die roten Zahlen bringt, und nach der Spekulation darüber, ob und wann diese untragbare Situation zu zivilen Unruhen führen würde, bin ich verpflichtet, über den heutigen „landesweiten Streik“ in Belgien zu berichten: insbesondere darüber, welche Forderungen die Gewerkschaftsführer stellen, die den Streik ausgerufen haben, welchen Einfluss deren Aktionen für das tägliche Leben hier hatten, und vor allem darüber, ob dies irgendwie auf Änderungen an der belgischen Unterstützung für die europäische Politik der Sanktionen gegen Russland und die militärisch-finanzielle Hilfe für die Ukraine hindeutet.

Dieser Streik wurde als „landesweiter Streik“, und nicht als „Generalstreik“ bezeichnet, weil die Streikaktionen von den beiden größten Gewerkschaften des Landes ausgerufen wurden, die allein gehandelt haben und die einige klar abgegrenzte wirtschaftliche Bereiche vertreten, deren wichtigster der Transportsektor ist. Die belgischen Eisenbahnen standen nahezu still, genauso wie die meisten öffentlichen Transportwege, d.h. U-Bahnen, Straßenbahnen und Busse, wobei jedoch bestimmte Linien mit stark reduziertem Betrieb aufrechterhalten wurden. Von den beiden nationalen Flughäfen, die Transportflüge abfertigen, war Charleroi komplett geschlossen, während Zaventem außerhalb von Brüssel 60% der Flüge gestrichen hat. Der Einzelhandel hat die wichtigsten Supermarkt-Ketten geschlossen. Die Postämter, Krankenhäuser, Gefängnisse und viele andere öffentliche Einrichtungen wurden auf einem Level aufrechterhalten, wie er für Sonntage üblich ist. Die Schulen blieben jedoch geöffnet. Auch die meisten Geschäfte, Restaurants und andere private Unternehmen blieben geöffnet.

Die Gewerkschaftsführer bezeichneten die Aktionen des Tages als Erfolg. Es war ein Schuss vor den Bug der Regierung als Warnung dazu, was die Gewerkschafter für die kommenden Wochen verlangen. Es handelt sich um rein wirtschaftliche Forderungen wie eine Gaspreis-Unterstützung für die privaten Haushalte und die Streichung der gesetzlichen Begrenzung für Lohnerhöhungen, sodass die Arbeiter neue Tarifverträge mit Lohnerhöhungen als Kompensation für die derzeitige hohe Inflation verhandeln können. Premierminister De Croo hat seinerseits mitgeteilt, dass die geltende Regelung der Lohnindexierung die belgischen Arbeiter besser als in den meisten anderen Ländern schützt und hat die Menschen dazu aufgefordert, sich zusammenzureißen und Zweitracht zu vermeiden.

Was müssen wir davon halten? Die hervorstechende Schlussfolgerung ist, dass beide Seiten der Auseinandersetzung absichtlich den Elefanten im Raum ignorieren, nämlich die Sanktionen gegen Russland, die die Energiekosten im Verlauf dieses Jahres dramatisch haben steigen lassen. Höchstwahrscheinlich haben die Gewerkschaften absichtlich beschlossen, nicht gegen die Vorgabe der Regierung zu verstoßen, keine politischen Forderungen zu stellen. Demnach, um eine Aussage in dem BBC Business News Programm zu zitieren, „stellen sie die Verbindung nicht her“ zwischen der Außenpolitik des Landes und den steigenden Lebenshaltungskosten.

Das Problem ist hier, dass die Indexierung oder noch höhere Löhne in den kommenden Monaten nur die Inflation anheizen und verlängern und es schwerer machen, sie zu verringern. Hinzu kommt, dass viele der heutigen Streikenden Regierungsangestellte sind und deren Lohnerhöhungen in den kommenden Monaten das Staatsdefizit noch mehr vergrößern, was zu Verstößen gegen die EU-Finanzregeln und zu den einen oder den anderen eventuellen entsprechenden Bußgeldern führt. Die Arbeitgeber der Privatwirtschaft werden Lohnerhöhungen über die gesetzlich festgesetzte Höhe hinaus nicht zustimmen, weil dies ihre Kosten und ihre eigenen Verkaufspreise auf ein auf dem Weltmarkt nicht mehr wettbewerbsfähiges Niveau anheben würden. Dieses Armdrücken wird sich noch einige Zeit hinziehen, was möglicherweise zu wilden Streiks oder anderen Arbeiterunruhen führen könnte.

Soviel zu Belgien. Was Russland betrifft, spricht das, was ich gerade beschrieben habe, nicht gerade dafür, dass es eine Änderung in der Politik des Westens geben wird, wonach die militärische und finanzielle Unterstützung für die Ukraine eingeschränkt wird, um den Krieg schnell zu beenden. Dies stimmt mit den realistischen Einschätzungen darüber überein, womit es Russland zu tun hat, die in dem dortigen staatlichen Fernsehen immer häufiger gesendet werden. Die heutige Morgenausgabe der Nachrichten- und Kommentar-Sendung „Sechzig Minuten“ war ein typisches Beispiel. Wie die Diskussionsteilnehmer und Moderatoren gesagt haben, berechtigt das Ergebnis der gestrigen Wahlen in Amerika nicht zur Hoffnung, dass sich in der Außenpolitik Washingtons schnell etwas ändert. Und Westeuropa scheint seinerseits noch nicht wirtschaftlich oder politisch zusammenzubrechen. Die Schlussfolgerung: der Krieg wird nur durch einen Sieg Russlands auf dem Schlachtfeld enden und nicht dank auswärtiger Ereignisse.

Also, wie entwickelt sich der Krieg vor Ort? Nach den fachkundigen Diskussionsteilnehmern bei „Sechzig Minuten“ waren die etwa 80.000 kürzlich mobilisierten Soldaten, die jetzt an der Front sind, erfolgreich dabei, die Linien zu halten, sodass diese nun seit einigen Tagen stabil sind und sich trotz der täglichen ukrainischen Angriffe an bestimmten Stellen weder in die eine oder die andere Richtung bewegen. Die Angreifer werden mit großen Verlusten an Menschenleben auf Seiten der Ukraine zurückgeschlagen, ohne jede strategische Bedeutung. Die Russen sprechen von 10.000 ukrainischen Toten im Kriegsgebiet um Cherson im Verlauf des Oktobers. Gleichzeitig teilen die Russen mit, dass sie sich von der Stadt Cherson zurückziehen, weil sie entschieden haben, dass gegenwärtig die logistische Herausforderung, ihre Truppen auf dem Westufer des Dnjepr zu versorgen, zu groß ist; sie werden den Kampf vom östlichen Ufer des Flusses aus fortsetzen. Sie haben bereits 110.ooo Zivilisten aus der Stadt Cherson in den Osten, d.h. im Wesentlichen auf die Krim und in die südlichen Regionen des europäischen Teils von Russland, evakuiert.

Daher ist augenblicklich Stillstand im Krieg. Dies wird sich erst ändern, wenn die übrigen etwa 140.000 Reservisten ihr Training beendet haben und für die Gegenoffensive in 2023 in den Kampf geschickt werden. Das könnte eine Wende sein oder auch nicht, je nach dem, welche Spitzenwaffentechnologie Washington in der Zwischenzeit an Kiew zu liefern beginnt.

All das bringt mich zu einem Thema, das ich im Vornherein ausgeschlossen hatte… einen „taktischen nuklearen Angriff“. Allerdings hat ein Artikel in der heutigen Financial Times dies in eine sehr spezielle Form gebracht, ganz anders als die abgeschwächten Atomwaffen, die für den Einsatz auf dem Schlachtfeld gedacht sind, und von denen die Russen sagen, dass sie nicht brauchen. Wir sprechen von einem „Angriff mit einem elektromagnetischen Impuls“, um das ukrainische Militär mit einem Schlag auszuschalten, indem jede elektronische und elektrische Ausrüstung auf dem Boden im ganzen Land und einschließlich der Satelliten im Weltraum darüber deaktiviert wird. Es handelt sich um eine Atomwaffe, die von einer Hyperschallrakete in großer Höhe abgeschossen. Es gäbe keine Wolke, keine physische Zerstörung an Gebäuden, keine toten Menschen am Boden. Und es wird gesagt, die Russen hätten dies über der Barentssee bereits getestet.

Diese Waffe, die nach dem derzeitigen Stand der Technik noch von niemandem eingesetzt worden ist, würde in der Tat die Aussage von Vladimir Putin bestätigen, die er am Beginn des Krieges getätigt hat, dass Russland über „militärisch technische Mittel“ verfügt, um den Krieg zu gewinnen – ein Ausdruck, die viele westliche Analysten zum Grübeln gebracht hat, als er gefallen ist. Es würde auch Putins kürzliche Erwähnung der amerikanischen Bombenabwürfe von Hiroshima und Nagasaki in einen geeigneten Kontext stellen. Sowohl im Fall von 1945 und im Fall von heute war bzw. ist das Motiv derer, die die neuen Waffen eingesetzt haben bzw. einsetzen würden, das Leben von Zehntausenden von eigenen Soldaten zu schonen und den Krieg schnell zu beenden. Der Unterschied ist natürlich, dass der amerikanische Einsatz der Atomwaffen Hundertausenden von japanischen Zivilisten das Leben gekostet hat, wohingegen Russlands möglicher Einsatz eines taktischen elektromagnetischen Impulses praktisch keine Menschenleben fordern würde.

Ich überlasse es dem Leser zu entscheiden, ob dies dazu führen würde, die Büchse der Pandora der nuklearen Schrecken öffnen würde, wie Washington dies zu verstehen gibt.

Postscript, 10. November: Ein Leser hat zutreffender weise bemerkt, dass ein EPM-Angriff auch mit dem Einsatz einem nicht-nuklearen Sprengsatz durchgeführt werden kann, den zu besitzen Russland nachgesagt wird. Diese Angelegenheit verdient große Aufmerksamkeit. Zudem hebe ich hervor, dass sich Russlands möglicher Schritt hin zu völlig neuen Methoden der Kriegsführung, in denen sie gemeinsam mit den Vereinigten Staaten weltweit führend sind, nur ereignen wird als Antwort auf eine Eskalation hinsichtlich der Waffen, die die Ukraine von den USA und der NATO erhält. Russland bleibt eine „reagierende“ Macht.

Sciopero nazionale in Belgio, 9 novembre

Dopo avere spiegato in un mio recente articolo come la crisi energetica in Europa stia mandando in rosso i conti mensili della stragrande maggioranza dei cittadini belgi, e dopo aver speculato su se e quando questa situazione insostenibile porterà a disordini civili, mi sento in dovere di scrivere su quanto e’ successo oggi in Belgio, giornata di sciopero nazionale: in particolare, quali sono state le richieste dei leader sindacali che hanno indetto lo sciopero, quale impatto ha avuto la loro azione sulla nostra vita quotidiana qui e, soprattutto, se questo evento prefigura in qualche modo dei cambiamenti rispetto al sostegno belga alle politiche dell’Unione Europea, ovvero le sanzioni alla Russia e gli aiuti sia militari che finanziari all’Ucraina.

È stato definito “sciopero nazionale” piuttosto che “sciopero generale” perché l’azione di sciopero è stata indetta dai due maggiori sindacati del Paese che agiscono da soli e rappresentano diversi settori economici ben definiti, primo fra tutti quello dei trasporti. Le ferrovie belghe sono rimaste praticamente bloccate, così come la maggior parte delle reti di trasporto pubblico municipale, ovvero metropolitane, tram e autobus, anche se alcune linee hanno funzionato ma con servizio fortemente ridotto. Dei due aeroporti, Charleroi è rimasto completamente chiuso, mentre Zaventem, fuori Bruxelles, ha cancellato il 60% dei voli. I maggiori supermercati sono rimasti chiusi. Uffici postali, ospedali, prigioni e molti altri servizi pubblici sono stati mantenuti a livelli minimi, come fosse domenica. Solo le scuole sono rimaste aperte. Cosi’ come la maggior parte dei negozi, dei ristoranti e delle altre imprese private.

I leaders sindacali hanno detto che lo sciopero e’ stato un successo. Un avvertimento al governo delle richieste che i sindacalisti vorranno vedere soddisfatte nelle prossime settimane. Si tratta di richieste prettamente economiche, ovvero richieste di aiuti da parte del governo in termini di un tetto alle bollette energetiche per le famiglie e dell’abrogazione dei limiti di legge agli aumenti salariali. Questi ultimi per permettere ai lavoratori di negoziare nuovi contratti che quantomeno coprano il tasso d’inflazione attuale. Da parte sua, il primo ministro De Croo ha detto che le norme di indicizzazione dei salari esistenti già’ tutelano i lavoratori belgi meglio che nella maggior parte degli altri paesi e ha invitato la popolazione a rimanere uniti e a evitare discordia.

Che dire? La conclusione più importante da trarre da tutto questo è che entrambe le parti in causa evitano intenzionalmente di parlare di quello che tutti sanno ma di cui, appunto, nessuno vuole parlare. Ovvero le sanzioni alla Russia che hanno fatto salire i costi dell’energia in modo così drammatico nel corso di quest’anno. Molto probabilmente, i sindacati hanno consciamente deciso di non immischiarsi in questi politiche, prerogativa del governo. Come anche recentemente riportato in un notiziario della BBC, non si vuole fare nessun collegamento logico tra la nostra politica estera e l’aumento del costo della vita.

Il problema è che l’indicizzazione o l’aumento dei salari nei prossimi mesi non faranno altro che aggravare l’inflazione, rendendola ancora più intrattabile e strutturale. Inoltre, poiché molti di coloro che hanno scioperato oggi sono impiegati statali, i loro aumenti salariali nei prossimi mesi aumenteranno il deficit di bilancio federale, violando le regole finanziarie dell’Unione Europea e rischiando cosi’ sanzioni di qualche natura. Nel frattempo, è probabile che gli imprenditori privati si oppongano ad aumenti salariali oltre i livelli stabiliti dalla legge, perché questo farebbe lievitare i i loro costi rendendo le loro attivita’ non competitive sui mercati mondiali. Possiamo aspettarci che il braccio di ferro continui per un po’ di tempo, con possibili scioperi selvaggi e altre agitazioni sindacali.

Questo per quanto riguarda il Belgio. Per quanto riguarda la Russia, quello che ho appena descritto non e’ affatto facile che conduca ad un cambiamento della politica estera occidentale nel senso di un’accelerazione della fine della guerra attraverso il taglio del sostegno militare e finanziario a Kiev. È in linea con la realistica valutazione che in Russia si sta facendo su quello che il paese sta affrontando, e che viene diffusa dalla televisione di Stato con sempre maggiore frequenza. Il programma televisivo Sixty Minutes di questa mattina ne ha fornito un esempio. Relatori e conduttori hanno commentato i risultati delle elezioni americane di ieri dicendo che queste non promettono affatto una rapida inversione di rotta nella politica estera americana. E dal canto suo, l’Europa occidentale non sembra ancora vicina al crollo  economico o politico. Conclusione: la guerra finirà solo come se Russia vincera’ sul campo di battaglia, non grazie a eventi esterni.

E quindi, come sta andando la guerra sul campo? Secondo gli esperti invitati alla trasmissione “Sixty Minutes”, le circa 80.000 truppe russe recentemente mobilitate al fronte hanno raggiunto l’obiettivo di mantenere le posizioni, che da parecchi giorni rimangono le stesse nonostante attacchi quotidiani degli ucraini. Gli attacchi vengono respinti con grandi perdite di vite umane da parte ucraina, ma senza alcuna conseguenza strategica. I russi parlano di 10.000 morti ucraini nella zona di Kherson in ottobre. I russi dicono anche che si stanno ritirando dalla città di Kherson, avendo deciso che rifornire le loro truppe sulla riva occidentale del Dnepr è troppo difficile; continueranno a combattere dall’altra parte del fiume, sulla riva orientale. Hanno già evacuato 110.000 civili da Kherson verso est, ovvero verso la Crimea e le regioni meridionali della Russia europea.

Per il momento, quindi, la guerra è in una situazione di stallo. La situazione potrebbe cambiare solo quando i circa 140.000 riservisti completeranno il loro addestramento e saranno mandati a combattere nella controffensiva russa del 2023. Questo potrebbe cambiare le carte in tavola, o forse no, a seconda del livello di sofisticazione delle armi che Washington fornirà a Kiev nel frattempo.

Tutto ciò mi fa pensare ad una cosa che avevo scartato a priori: un “attacco nucleare tattico”. Un articolo pubblicato oggi dal Financial Times non fa riferimento a quelle armi nucleari a basso rendimento progettate per l’uso sul campo di battaglia di cui i russi dicono di non avere bisogno. Parlano invece di un “attacco a impulsi elettromagnetici” per mettere fuori gioco in un colpo solo l’intero potenziale militare ucraino, disattivando tutte le apparecchiature elettroniche ed elettriche a terra in tutto il paese, compresi i satelliti nello spazio. Si tratterebbe di un ordigno nucleare trasportato da un missile ipersonico e fatto esplodere ad alta quota. Non ci sarebbe nessun fungo atomico, nessuna distruzione fisica di edifici, né morti. Si dice che i russi lo abbiano già testato sul Mare di Barents.

Quest’arma all’avanguardia, finora mai utilizzata da nessuno, farebbe in effetti meglio comprendere quello che Vladimir Putin intendeva dire quando, all’inizio della guerra, disse che la Russia dispone di “mezzi tecnici militari” decisivi, un’espressione che rese perplessi molti analisti occidentali quando fu pronunciata. Il che farebbe anche capire meglio il contesto cui si riferiva  Putin quando ha recentemente citato il bombardamento americano di Hiroshima e Nagasaki. Sia nel 1945 che oggi, la ragione per usare nuove armi era e sarebbe ora quello di risparmiare la vita di decine di migliaia di propri soldati e di porre rapidamente fine alla guerra. Con la differenza, ovviamente, che l’uso americano delle armi nucleari costo’ la vita a centinaia di migliaia di civili giapponesi, mentre l’eventuale uso russo di un impulso elettromagnetico tattico non costerebbe praticamente nulla in termini di vite umane a nessuno.

Lascio al lettore decidere se questo equivarrebbe ad aprire il vaso di Pandora degli orrori nucleari a cui Washington sta alludendo.

Greve Nacional na Bélgica em 9 de Novembro

Após minha recente explicação sobre como a crise energética em toda Europa está empurrando as finanças domésticas da vasta maioria dos belgas para o vermelho todo mês e, após especular sobre se e quando esta situação insustentável levará a distúrbios civis, vejo-me obrigado a relatar a “greve nacional” hoje na Bélgica: a saber, quais foram as exigências dos líderes sindicais que convocaram a greve, que impacto a greve teve na vida diária aqui e, mais importante, se isto prefigura, de alguma maneira, mudanças com respeito ao apoio belga às políticas da UE de sanções contra a Rússia e apoios militar e financeiro à Ucrânia.

Esta greve foi chama de “nacional” ao invés de “geral” porque ela foi convocada,  por iniciativa própria, pelos dois maiores sindicatos do país, representando vários setores econômicos específicos, dentre os mais importantes o de transportes. As ferrovias belgas foram quase paralisadas, assim como a maioria das redes municipais de transporte público, tais como metrôs, bondes e ônibus, apesar se certas linhas continuarem operando minimamente. Dos dois aeroportos nacionais operando vôos comerciais, Charleroi foi completamente paralisado, enquanto que Zaventem, na periferia de Bruxelas, cancelou 60% dos vôos. No comércio varejista, as principais redes de supermercados foram paralisadas. Correios, hospitais, prisões e muitos outros serviços públicos mantiveram um nível mínimo de operação, típico de domingos. Entretanto, as escolas permaneceram abertas. Da mesma forma, a maioria das lojas, restaurantes e outros negócios privados permaneceram abertos.

Os líderes sindicais consideraram as paralisações um sucesso. Foi um aviso dado ao governo sobre as exigências que os sindicalistas querem que sejam atendidas nas próximas semanas. Estas exigências são puramente econômicas, procurando assistência estatal limitando as contas de luz residenciais e abolindo controles que limitam o aumento de salários pela lei, de forma que os trabalhadores possam negociar novos contratos coletivos aumentando os salários o suficiente para compensar a alta inflação atual. De sua parte, o Primeiro Ministro De Croo diz que as provisões de indexação salarial protegem os trabalhadores belgas melhor que na maioria de outros países e convocou o povo a se unir e a evitar a discórdia.

O que podemos concluir disto tudo? A conclusão pendente é que ambos os lados da questão estão ignorando o óbvio ululante, a saber, as sanções contra a Rússia que elevaram os custos de energia tão dramaticamente no curso deste ano. Muito provavelmente intencionalmente, os sindicatos decidiram não infringir as prerrogativas do governo fazendo exigências políticas. Logo, emprestando uma frase dos programas da BBC Business News, eles não estão ‘fazendo a conexão’ entre a política externa do país e o aumento do custo de vida.

O problema é que a indexação ou ainda maiores aumentos salariais apenas agravará a inflação, a tornando mais intratável e duradoura. E ainda, já que tantos daqueles trabalhadores em greve hoje são servidores públicos, seus aumentos salariais nos próximos meses vão empurrar o orçamento federal para um déficit ainda maior, violando as normas financeiras da UE e arriscando punições de um ou outro tipo. Por outro lado, os empregadores privados provavelmente resistirão qualquer aumento salarial muito acima dos níveis especificados pela lei, já que isto elevaria seus preços finais a níveis não competitivos em mercados externos. Pode-se esperar que o braço de ferro continue por algum tempo, possivelmente levando a greves selvagens e a outros distúrbios trabalhistas.

Chega de Bélgica. Quanto à Rússia, o que acabei de descrever não é muito promissor para se trazer uma mudança de políticas no Ocidente que anteciparia o final da guerra com o corte dos apoios militar e financeiro a Kiev. Isto condiz com a avaliação realista do que a Rússia enfrenta, como discutido na televisão estatal com cada vez mais frequência. A edição desta manhã do noticiário e programa de comentários ‘Sessenta Minutos’ foi um exemplo. Como diziam os panelistas e apresentadores, os resultados das eleições ontem nos EUA não prometem uma rápida reversão na política externa de Washington. E, de sua parte, a Europa Ocidental ainda não parece estar desabando econômica ou politicamente. A conclusão: a guerra só terminará como consequência da vitória russa no campo de batalha, não graças a eventos externos.

Ora, como está a guerra no chão?  De acordo com os panelistas no ‘Sessenta Minutos’, os aproximadamente 80.000 soldados russos recentemente convocados agora na frente de batalha atingiram o objetivo de manter as formações, de tal forma que agora, por vários dias, elas estão estáveis, praticamente não se movendo de um lado ou de outro, apesar de ataques diários pela Ucrânia a certos pontos. Os ataques são repelidos com enorme perda de vidas no lado ucraniano, mas sem resultados estratégicos. Os russos falam em 10.000 ucranianos mortos na zona de combate de Kherson durante o mês de outubro. Ao mesmo tempo, os russos dizem que estão recuando da cidade de Kherson, tendo decidido que o atual desafio logístico para suprir seus soldados na margem oeste do rio Dnepr é grande demais; continuarão a luta do outro lado do rio, na margem leste. Já se evacuaram 110.000 civis da cidade de Kherson para o leste, ou seja, em prática para as regiões da Criméia e as regiões no sul da Rússia européia.

Logo, no momento, a guerra está num impasse. Isto pode mudar apenas quando o suplemento de cerca de 140.000 reservistas completarem seu treinamento e forem enviados para o que será a contraofensiva russa de 2023. Isto poderá

mudar tudo, ou talvez não, dependendo de qual novo armamento avançado Washington comece a enviar para Kiev desde gora até então.

Tudo acima mencionado me traz à questão que antes rejeitara de imediato: um ‘ataque nuclear tático’. Entretanto, um artigo hoje no Financial Times a abordou de forma mais específica, muito diferente de armas nucleares de baixa potência projetadas para o uso no campo de batalha que os russos dizem ser desnecessárias. Estamos falando de um ‘ataque por pulso eletromagnético’ para nocautear o potencial militar ucraniano com um só golpe, incapacitando qualquer e todo equipamento eletroeletrônico em campo por todo o país, inclusive os satélites acima dele. Se trata de um dispositivo nuclear lançado por um míssil hypersônico e detonado à grande altitude. Não haveria nuvem, destruição física de edifícios, nem a morte de pessoas no solo. Se diz que os russos já testaram isto sobre o Mar de Barents.

Este armamento do estado da arte, jamais usado por ninguém, em verdade se conformaria ao que disse Vladimir Putin no início da guerra que a Rússia tinha ‘meios técnicos militares’ para prevalecer, uma expressão que deixou então muitos analistas ocidentais perplexos. Também colocaria corretamente em contexto a menção recente por Putin do bombardeio de Hiroshima e Nagasaki pelos EUA. Tanto no caso de 1945 e possivelmente no presente caso, o motivo daqueles usando novos armamentos foi e agora seria para poupar as vidas de dezenas de milhares de seus próprios soldados e, ao mesmo tempo, para trazer rapidamente uma guerra ao fim. A diferença, claro, é que o uso de armas nucleares pelos estadunidenses custou a vida de centenas de milhares de civis japoneses, ao passo que o possível uso de um pulso eletromagnético tático custaria virtualmente nenhuma vida humana.

Deixo ao leitor decidir se isto equivaleria a se abrir a caixa de horrores nucleares de Pandora, como Washington insinua.

PS, 10 de novembro: um leitor corretamente comentou que um ataque de PEM poderia também ser obtido se usando um explosivo não nuclear, que se diz também que os russos possuem. Esta questão merecerá ser acompanhada de perto. E mais,  enfatizo que a possível mudança para métodos de combate totalmente novos pela Rússia, e que sejam, como antes pelos Estados Unidos, ‘pioneiros’ no mundo,  apenas acontecerá em resposta à escalada da capacidade de armamentos fornecidos à Ucrânia pelos EUA e pela OTAN. A Rússia continua uma potência ‘reagente’.

‘Spotlight’ on Iran’s Press TV: has Iran been delivering drones to Russia and, if so, to what effect?

‘Spotlight,’ a leading news analysis program of the English-language service of Iran’s state television  opens with a discussion of the latest remarks by their Foreign Minister on what exactly Iran has supplied to Russia by way of drones and..when.  It proceeds to examine other highly topical questions with respect to EU-US relations in support of Kiev and with respect to Russian military capabilities.

I use this opportunity to add one further consideration which was not brought up in the on air discussion: all restrictions on sale of military hardware by Iran in export markets, including drones and missiles, which may have figured in UN resolutions of the past expired more than two years ago, so that the country is entirely free to supply such arms to Russia if it so desired. Therefore, all of the current insinuations by the United States and NATO that there is some illicit trading between Russia and Iran are empty rhetoric.

For those who are not yet familiar with Iran’s English language broadcasting, I direct attention to their performing a responsible mission of disseminating precisely non-mainstream opinions about the critical issues of the day. Though you might expect that from countries which are outside the U.S. orbit, as Iran is, the opposite is true when you look at the world’s biggest current competitor for Western audiences: China’s CGTN. Regrettably, they hand the microphone to many of the same U.S. and European ‘experts’ as does CNN or the BBC. Regrettably, their own Chinese presenters are all too fluent in American English meaning they spent too much time studying in the U.S. and imbibing its ‘values.’ I have little doubt that as the conflict over Taiwan intensifies, Beijing will discover it has the same problem with a domestic ‘fifth column’ that the Russians found on the day after the start of the ‘Special Military Operation.’ And so I say ‘bravo’ to Teheran for fulfilling its obligation to inform a global audience about facts and views that contradict Western propaganda on air.

Translation below into German (Andreas Mylaeus) and into French (Youri), followed by the link to the broadcast:

‘Spotlight’ auf Iran’s Press TV: hat der Iran Drohnen an Russland geliefert und, falls ja, mit welchem Effekt?

‘Spotlight,’ ein führendes Nachrichten-Analyse Programm des englischsprachigen staatlichen iranischen Fernsehens macht auf mit einer Diskussion zu den kürzlichen Bemerkungen ihres Außenministers dazu, was der Iran Russland genau im Hinblick auf Drohnen zur Verfügung gestellt hat und wann. Dann fährt es damit fort andere wichtige zentrale Fragen bezüglich des Verhältnisses der EU und der USA hinsichtlich der Unterstützung für Kiew und des russischen militärischen Potentials zu untersuchen.

Bei dieser Gelegenheit füge ich hier eine weitere Überlegung an, die in der gesendeten Diskussion nicht aufgebracht wurde: alle Restriktionen gegenüber dem Iran hinsichtlich des Verkaufs von militärischem Gerät für den Export, einschließlich Drohnen und Raketen, die in den früheren UN-Resolutionen enthalten sein könnten, sind vor mehr als zwei Jahren ausgelaufen, sodass das Land vollständig frei ist, solche Waffen an Russland zu liefern, wenn es das will. Daher sind all die gegenwärtigen Unterstellungen seitens der Vereinigten Staaten und der NATO, dass hier irgendwelcher rechtswidriger Handel zwischen Russland und Iran stattfinde, inhaltsleere Rhetorik.

Alle, die die englischsprachigen iranischen Sendungen noch nicht kennen, mache ich hiermit auf deren verantwortungsbewussten Einsatz aufmerksam, mit dem sie diejenigen Meinungen zu den kritischen Tagesfragen verbreiten, die dem Mainstream widersprechen. Obwohl man das von den Ländern erwarten würde, die sich außerhalb des U.S.-Orbits befinden, wie der Iran, ist das Gegenteil der Fall, wenn man den bedeutendsten Konkurrenten für westliches Publikum betrachtet: China’s CGTN. Bedauerlicherweise überlassen diese vielen derselben U.S. und europäischen „Experten“ das Mikrophon, die auch bei CNN und BBC auftreten. Bedauerlicherweise sprechen deren eigenen chinesischen Moderatoren viel zu gut amerikanisches Englisch, was bedeutet, dass sie zu viel Zeit im Studium in den USA verbracht haben, sodass sie dessen „Werte“ aufgesaugt haben. Wenn sich der Konflikt über Taiwan zuspitzt, wird Peking zweifellos erkennen, dass es dasselbe Problem mit einer heimischen „fünften Kolonne“ hat, wie es die Russen ab dem Tag nach dem Beginn der „militärischen Spezialoperation“ bemerkt haben. Also sage ich Teheran „bravo“ für die Erfüllung seiner Verpflichtung, ein weltweites Publikum über die Fakten und Sichtweisen zu informieren, die der Propaganda in den westlichen Sendungen widerspricht.

Pleins feux sur la chaîne iranienne Press TV :

l’Iran a-t-il livré des drones à la Russie et, si oui, dans quel but ?

« Spotlight », un programme d’analyse de l’actualité du service anglophone de la télévision d’État iranienne, s’ouvre sur les dernières remarques de son ministre des Affaires étrangères sur ce que l’Iran a réellement fourni à la Russie sous forme de drones et… quand.  Il examine ensuite d’autres questions d’actualité concernant les relations entre l’Union européenne et les États-Unis en faveur de Kiev et les capacités militaires russes.

Je profite de cette occasion pour ajouter une autre considération qui n’a pas été évoquée lors de la discussion à l’antenne : toutes les restrictions sur la vente de matériel militaire par l’Iran sur les marchés d’exportation, dont les drones et les missiles, qui ont pu figurer dans les résolutions de l’ONU du passé ont expiré il y a plus de deux ans, de sorte que le pays est entièrement libre de fournir ces armes à la Russie s’il le souhaite. Par conséquent, toutes les insinuations actuelles des États-Unis et de l’OTAN selon lesquelles il y aurait un commerce illicite entre la Russie et l’Iran ne sont que des paroles en l’air.

Pour ceux qui ne sont pas encore familiarisés avec la radiodiffusion iranienne en langue anglaise, j’attire l’attention sur le fait qu’elle remplit une mission responsable en diffusant des opinions qui ne sont pas celles du courant dominant sur les questions critiques du jour. Bien que l’on puisse s’attendre à cela de la part de pays qui ne sont pas dans l’orbite des États-Unis, comme c’est le cas de l’Iran, on constate le contraire lorsqu’on regarde le plus grand concurrent actuel des audiences occidentales : la chaîne chinoise CGTN. Il est regrettable qu’ils tendent le micro à un grand nombre des mêmes « experts » américains et européens que CNN ou la BBC. Malheureusement, leurs propres présentateurs chinois parlent trop couramment l’anglais américain, ce qui signifie qu’ils ont passé trop de temps à étudier aux États-Unis et à s’imprégner de leurs « valeurs ». Je ne doute guère qu’à mesure que le conflit sur Taïwan s’intensifiera, Pékin découvrira qu’il a le même problème de « cinquième colonne » intérieure que les Russes ont découvert le lendemain du début de l’« Opération militaire spéciale ». Et donc je dis « bravo » à Téhéran pour avoir rempli son devoir d’informer un public mondial des faits et des points de vue qui contredisent la propagande occidentale sur les ondes.

Cost of Living in Europe and Further Aid to Ukraine

The single largest contingent of readers of my essays is in the United States, and it is for their particular benefit that I open today’s piece with some concrete facts on how Europe’s self-imposed energy crisis resulting from the ban on import of Russian hydrocarbons is making it impossible for your average citizen of France, Belgium and many other countries in the EU to make ends meet. I hasten to add that the unworkable arithmetic of monthly household finance is day by day, week by week bringing us to the social unrest and political instability that I and others have been predicting ever since the trend lines on cost of living became clear some months ago.

I will not introduce official statistics, because when the going gets tough they tend to be presented in a very selective manner by the authorities. My ‘anecdotal’ evidence comes from the energy bills I am now receiving at my home in Brussels and from what friends and acquaintances in this country and in France tell me about their personal situations.

A couple of weeks ago, I received from Engie, the French based energy giant that owns Electrabel, the formerly independent Belgian electricity generator and distributor, a report on my annual electricity consumption for their accounting year ending on 7 October 2022.  The total charges were 1807 euros, meaning 150 euros per month. In the same communication, they informed me that the new rates applied to the coming year will require a 285 euro debit from my bank each month. Presto, my electricity bill doubles! 

Meanwhile, my latest delivery of 1,000 liters of heating oil for our house was invoiced at 1,500 euros, which is also virtually double what I paid for oil one year ago. And I consider myself lucky that I did not follow the advice of various heating specialists who visited my home a year ago for maintenance work on our furnace. They had suggested that we go ‘modern’ and convert from oil to natural gas, because for seniors like myself that spares us the necessity of monitoring the level of mazout remaining in our basement tank so as to place a delivery order on time.  If you order too early, the minimum quantity of 1,000 liters will not fit and you are charged a premium for the delivery of a short order. If you order too late, the sludge at the bottom of the tank may feed into the system, blocking the filter on the way to the point of ignition and you have to bring in a repair man at the cost of several hundred euros.  Natural gas, I was told, would spare us these inconveniences.  Of course, today gas heating is not double but triple or more the cost it was a year ago, and friends who ‘went modern’ rue that decision. If there will be gas shortages this winter, which remains a possibility depending on the severity of the frosts ahead, these friends will also regret the inconvenience of heating cut-offs leaving them in the cold, literally and figuratively.

Again, to make sense of the heating oil figures, the 1,000 liters mentioned above heats my home for a period of 4 to 6 weeks in autumn, winter and early spring depending on how low the air temperature outside descends. So far this year, we have been very lucky temperature-wise in Western Europe this fall. But a nice drop to zero at night for a week or more later in this year can reduce substantially the staying power of 1,000 liters.

Lest my mention of these new costs sound like whining, let me assure the gentle reader that I personally have no problems meeting the costs. Now that the euro has fallen like a stone this year due to the shaky economy driven by the energy crisis and inflation, my U.S. social security checks each month are worth 20% more in local currency and my new additional energy costs are largely covered.  My highlighting these figures and new ratios of cost is to bring to the fore how they affect the great majority of this country’s working population.

 It would be fair to say that the monthly take-home pay of 70% of Belgians after the 50% income tax is withheld comes to about 1,500 euros. Just for comparison, if this figure seems unduly low, the state pensions of many Belgians come to just a few hundred euros; and you have to have been very successful in your working career to receive a pension equivalent to those same 1,500 euros.

Let us assume that my electricity and heating costs are well above average because of the size of my home and the unimproved state of our insulation.  Let us assume that these same 70% of the population have total energy costs now of 900 euros a month, or half of what I will be paying in effect.  In a household where there is only one breadwinner, this would leave just 600 euros a month for food, apartment rent or mortgage payments and all other expenses. The arithmetic just doesn’t work. Your household budget will be in sharp deficit each month.

I have taken Belgium as my example, but I assure the reader that the numbers for income and outgo of the majority of the populations in neighboring European countries are not much different. That is true even in Germany despite its seeming prosperity.  So what will the people do about it?  At what point does public indignation and growing poverty spill over into social and political unrest?

In past essays, I pointed to France as a country with a long tradition of political volatility, a country where workers will go out on strike at the drop of the hat. Indeed, when Macron raised the tax on petrol in November 2018 we saw the voluble and politically threatening emergence of the gilets jaunes or Yellow Vests, a movement which for a couple of years stubbornly resisted all of the government’s measures at suppression. Today, after losing its parliamentary majority in the last elections, the Macron government is much weaker and understands that it cannot fight strike movements head on even if it briefly threatened to bring in the army and to forcibly send workers back to their jobs in the refineries and petrol distribution network.  Accordingly, Macron has folded and now resorts to buying off strikers and other protesters. Their demands for salary hikes are not met, but they are quietly being given ‘premiums’ of several months pay to go back to work and shut up. So far that has been effective, but it is running up the ongoing budget deficits and may soon be unsustainable. It also places France in great dependence on Germany’s looking a blind eye at the fiscal irresponsibility of Paris and its violation of EU finance rules.

And so street demonstrations by tens of thousands of irate citizens against untenable increases in cost of living have arisen elsewhere in Europe. Even The Financial Times is today giving extensive coverage to yesterday’s march in downtown Rome which brought together the economic issue of unsustainable rises in energy costs and the political issue of the ongoing war in Ukraine and Europe’s failed policies in that regard. The banners read “End to Violence” and the overriding message was that Italy must work to bring the warring parties to the negotiating table, not feed the conflict by further deliveries of arms to Kiev. This is a movement that is sure to turn up in many other European cities in the coming weeks, and the European governments will be unable to ignore it.

Even in the United States, the worsening financial position of the government will likely force an abrupt change of policy on Ukraine after the Midterm Elections deprive the Democrats of control over Congress. Humanitarian instincts, concern for the growing death toll of Ukrainian males on the field of battle will have no role whatsoever in this revaluation of policy. It will be driven and it will be justified by the high and rising cost of federal government borrowing in pace with the rises in the prime rate to tame inflation, inflation that is in large part due to distortions in the global oil and gas markets that the sanctions on Russian energy are causing. 

For the powers that be, in Europe and the United States, the only ‘bright spot’ in the immediate future may be that the Russians solve their problems for them by winning the war with lightning speed.

Zelensky is reported today in Western media as saying that 3 million people may be forced to evacuate Kiev if the Russian assault on the electricity generation and distribution proceeds at its current pace.  Ukrainian authorities responsible for the national grid, say it may collapse in the near future.  And so we may envision two developments that lead to the same conclusion of Kiev suing for peace:  the flight of 9 million or more citizens to Western Europe where they threaten to overwhelm capacity of reception centers and so precipitate an armed push-back; and the disintegration of the Ukrainian fighting forces in the midst of national black-out.

©Gilbert Doctorow, 2022

Please find below translations of this article into French (Youri), German (Andreas Mylaeus), Brazilian Portuguese (Evandro Menezes) and Italian (Roberto Pozzi)

Coût de la vie en Europe et aide accrue à l’Ukraine

Le plus grand contingent de lecteurs de mes essais se trouve aux États-Unis, et c’est dans leur intérêt particulier que je commence l’article d’aujourd’hui par quelques faits concrets sur la façon dont la crise énergétique que l’Europe s’est imposée d’elle-même, suite à l’interdiction d’importer des hydrocarbures russes, empêche le citoyen moyen de France, de Belgique et de nombreux autres pays de l’UE de joindre les deux bouts. Je m’empresse d’ajouter que l’arithmétique irréalisable des finances mensuelles des ménages nous amène jour après jour, semaine après semaine, à l’agitation sociale et à l’instabilité politique que moi-même et d’autres avons prédites depuis que les lignes de tendance du coût de la vie sont clairement apparues il y a quelques mois.

Je ne présenterai pas de statistiques officielles, car lorsque les choses se gâtent, elles ont tendance à être présentées de manière très sélective par les autorités. Mes preuves “anecdotiques” proviennent des factures d’énergie que je reçois actuellement à mon domicile à Bruxelles et de ce que des amis et des connaissances dans ce pays et en France me disent de leur situation personnelle.

Il y a quelques semaines, j’ai reçu d’Engie, le géant de l’énergie basé en France qui possède Electrabel, le producteur et distributeur d’électricité belge anciennement indépendant, un rapport sur ma consommation annuelle d’électricité pour leur exercice comptable se terminant le 7 octobre 2022.  Le total des charges s’élevait à 1807 euros, soit 150 euros par mois. Dans la même communication, ils m’ont informé que les nouveaux tarifs appliqués à l’année à venir nécessiteront un prélèvement de 285 euros sur ma banque chaque mois. Résultat : ma facture d’électricité a doublé !

Entre-temps, ma dernière livraison de 1 000 litres de mazout pour notre maison a été facturée 1 500 euros, ce qui représente aussi pratiquement le double de ce que je payais pour le mazout il y a un an. Et je m’estime heureux de ne pas avoir suivi les conseils des différents chauffagistes qui se sont rendus chez moi il y a un an pour des travaux d’entretien sur notre chaudière. Ils nous avaient suggéré d’opter pour la « modernité » et de passer du mazout au gaz naturel, car pour les personnes âgées comme moi, cela nous épargnait la nécessité de surveiller le niveau de mazout restant dans notre cuve au sous-sol afin de passer une commande de livraison à temps. Si vous commandez trop tôt, la quantité minimale de 1 000 litres ne conviendra pas et vous devrez payer une prime pour la livraison d’une commande courte. Si vous commandez trop tard, la boue qui se trouve au fond de la cuve peut s’infiltrer dans le système, bloquer le filtre sur le chemin du point d’allumage et vous devez faire venir un réparateur au prix de plusieurs centaines d’euros. Le gaz naturel, m’a-t-on dit, nous épargnerait ces désagréments. Bien sûr, aujourd’hui, le chauffage au gaz ne coûte pas le double mais le triple, voire plus, de ce qu’il coûtait il y a un an, et les amis qui ont opté pour la modernité regrettent cette décision. S’il y a des pénuries de gaz cet hiver, ce qui reste une possibilité en fonction de la sévérité des gelées à venir, ces amis regretteront également le désagrément des coupures de chauffage qui les laisseront dans le froid, au sens propre comme au figuré.

Encore une fois, pour donner un sens aux chiffres du fioul domestique, les 1 000 litres mentionnés ci-dessus chauffent ma maison pendant une période de 4 à 6 semaines en automne, en hiver et au début du printemps, en fonction de la baisse de la température de l’air extérieur. Jusqu’à présent, cet automne, nous avons eu beaucoup de chance au niveau des températures en Europe occidentale. Mais une bonne chute à zéro la nuit pendant une semaine ou plus dans le courant de l’année peut réduire considérablement la durée de vie de 1 000 litres.

Au cas où ma mention de ces nouveaux coûts ressemblerait à des jérémiades, permettez-moi d’assurer à l’aimable lecteur que je n’ai personnellement aucun problème pour faire face à ces coûts. Maintenant que l’euro est tombé comme une pierre cette année en raison de l’économie chancelante entraînée par la crise énergétique et l’inflation, mes chèques de sécurité sociale américains valent chaque mois 20 % de plus en monnaie locale et mes nouveaux coûts énergétiques supplémentaires sont largement couverts.  Si j’insiste sur ces chiffres et ces nouveaux ratios de coûts, c’est pour mettre en évidence la façon dont ils affectent la grande majorité de la population active de ce pays.

On peut dire que le salaire mensuel net de 70 % des Belges, après déduction de l’impôt sur le revenu de 50 %, s’élève à environ 1 500 euros. À titre de comparaison, si ce chiffre semble exagérément bas, la retraite publique de nombreux Belges ne s’élève qu’à quelques centaines d’euros ; et il faut avoir réussi sa carrière professionnelle pour recevoir une pension équivalente à ces mêmes 1 500 euros.

Supposons que mes coûts d’électricité et de chauffage soient bien supérieurs à la moyenne en raison de la taille de ma maison et de l’état d’isolation médiocre de notre maison.  Supposons que ces mêmes 70 % de la population ont des coûts énergétiques totaux actuels de 900 euros par mois, ce qui représente la moitié de ce que je paierai en réalité. Dans un ménage où il n’y a qu’un seul revenu, il ne resterait que 600 euros par mois pour la nourriture, le loyer de l’appartement ou le remboursement du prêt hypothécaire et toutes les autres dépenses. L’arithmétique ne fonctionne tout simplement pas. Le budget de votre ménage sera fortement déficitaire chaque mois.

J’ai pris la Belgique comme exemple, mais je peux assurer le lecteur que les chiffres relatifs aux revenus et aux dépenses de la majorité des populations des pays européens voisins ne sont pas très différents. C’est vrai même en Allemagne, malgré son apparente prospérité. Alors, que va faire la population ? À quel moment l’indignation de la population et la pauvreté croissante se transforment-elles en troubles sociaux et politiques ?

Dans des essais précédents, j’ai décrit la France comme un pays ayant une longue tradition de mobilité politique, un pays où les travailleurs se mettent en grève pour un rien. En effet, lorsque Macron a augmenté la taxe sur l’essence en novembre 2018, nous avons assisté à l’émergence d’un mouvement politiquement menaçant et volubile, les Gilets jaunes, qui a résisté obstinément à toutes les mesures de répression du gouvernement pendant deux ans. Aujourd’hui, après avoir perdu sa majorité parlementaire lors des dernières élections, le gouvernement Macron est beaucoup plus faible et comprend qu’il ne peut pas combattre de front les mouvements de grève, même s’il a brièvement menacé de faire intervenir l’armée et de renvoyer de force les travailleurs à leur travail dans les raffineries et le réseau de distribution d’essence.  Macron a donc plié et recourt maintenant à l’achat des grévistes et autres manifestants. Leurs demandes d’augmentation de salaire ne sont pas satisfaites, mais ils reçoivent discrètement des « primes » de plusieurs mois de salaire pour retourner au travail et se taire. Jusqu’à présent, cette mesure a été efficace, mais elle creuse les déficits budgétaires actuels et pourrait bientôt devenir insoutenable. Cela place également la France dans une grande dépendance vis-à-vis de l’Allemagne qui ferme les yeux sur l’irresponsabilité fiscale de Paris et sa violation des règles financières de l’UE.

C’est ainsi que des manifestations de rue rassemblant des dizaines de milliers de citoyens en colère contre les augmentations insoutenables du coût de la vie ont eu lieu ailleurs en Europe. Même le Financial Times accorde aujourd’hui une large couverture à la marche d’hier dans le centre de Rome, qui a rassemblé la question économique des hausses insoutenables des coûts de l’énergie et la question politique de la guerre en Ukraine et de l’échec des politiques européennes à cet égard. Les banderoles affichaient « Fin à la violence » et le message dominant était que l’Italie doit s’efforcer d’amener les parties belligérantes à la table des négociations, et non alimenter le conflit par de nouvelles livraisons d’armes à Kiev. Ce mouvement ne manquera pas de se manifester dans de nombreuses autres villes européennes dans les semaines à venir, et les gouvernements européens ne pourront l’ignorer.

Même aux États-Unis, la détérioration de la situation financière du gouvernement obligera probablement à un changement brusque de politique à l’égard de l’Ukraine après que les élections de mi-mandat auront privé les démocrates du contrôle du Congrès. Les instincts humanitaires, l’inquiétude face au nombre croissant de morts parmi les Ukrainiens sur le champ de bataille ne joueront aucun rôle dans cette réévaluation de la politique. Elle sera motivée et justifiée par le coût élevé et croissant des emprunts du gouvernement fédéral au rythme des augmentations du taux préférentiel pour maîtriser l’inflation, inflation qui est en grande partie due aux distorsions des marchés mondiaux du pétrole et du gaz que les sanctions contre l’énergie russe provoquent.

Pour les pouvoirs en place, en Europe et aux États-Unis, le seul « point positif » dans l’avenir immédiat pourrait être que les Russes résolvent leurs problèmes à leur place en gagnant la guerre à la vitesse de l’éclair.

Les médias occidentaux rapportent aujourd’hui que M. Zelensky a déclaré que 3 millions de personnes pourraient être contraintes d’évacuer Kiev si l’assaut russe contre la production et la distribution d’électricité se poursuit au rythme actuel. Les autorités ukrainiennes responsables du réseau national disent qu’il pourrait s’effondrer dans un avenir proche. Nous pouvons donc envisager deux évolutions qui mènent à la même conclusion, à savoir que Kiev demande la paix : la fuite de 9 millions de citoyens ou plus vers l’Europe occidentale, où ils risquent de dépasser la capacité des centres d’accueil et de provoquer ainsi un refoulement armé, et la désintégration des forces de combat ukrainiennes au milieu du black-out national.

Lebenshaltungskosten in Europa und weitere Hilfen an die Ukraine

Der größte Teil der Leser meiner Essays stammt aus den Vereinigten Staaten und speziell zu deren Nutzen eröffne ich den heutigen Artikel mit einigen konkreten Fakten dazu, wie Europas durch das Importverbot für russische Kohlenwasserstoffe verursachte, selbstauferlegte Energiekrise es den durchschnittlichen Bürgern Frankreichs, Belgiens und anderer EU-Länder verunmöglicht, wirtschaftlich zurechtzukommen. Und ich füge hinzu, dass die untragbaren Berechnungen der monatlichen Kosten der Haushaltsführung zu den täglichen und wöchentlichen Unruhen und zu der politischen Instabilität führen, die andere und ich vorausgesagt haben, als vor einigen Monaten klar wurde, wohin der Trend der Lebenshaltungskosten gehen würde.

Ich werde mich nicht auf offizielle Statistiken beziehen, weil diese von den Behörden in einer sehr selektiven Weise präsentiert werden, wenn es eng wird. Meine Belege stammen aus Einzelberichten über die Energierechnungen, die ich derzeit für mein Haus in Brüssel erhalte, und daraus, was mir Freunde und Bekannte in unserem Land und in Frankreich über ihre jeweilige persönliche Situation berichten.

Vor einigen Wochen habe ich von Engie, dem französischen Energiegiganten, dem Electrabel, den früher unabhängigen belgischen Stromversorger und Netzbetreiber gehört, eine Abrechnung über meinen jährlichen Stromverbrauch für das am 7. Oktober 2022 endende Abrechnungsjahr erhalten. Die Gesamtsumme betrug 1.807 Euro, d.h. 150 Euro pro Monat. In dem beiliegenden Anschreiben haben sie mich darüber informiert, dass die neuen Abschlagszahlungen für das kommende Jahr mit 285 Euro pro Monat von meinem Bankkonto abgebucht werden. Simsalabim, meine Stromrechnung verdoppelt sich!

Inzwischen wurden mir für die Lieferung von 1.000 Liter Heizöl für unser Haus 1.500 Euro in Rechnung gestellt, was ebenfalls praktisch das Doppelte von dem ist, was ich vor einem Jahr bezahlt habe. Und ich schätze mich noch glücklich, dass ich dem Rat verschiedener Heizungsspezialisten nicht gefolgt bin, die mein Haus vor einem Jahr wegen Wartungsarbeiten an unserer Ölheizung besucht hatten. Sie hatten vorgeschlagen, unsere Heizung zu modernisieren und von Heizöl auf Erdgas umzustellen, weil dies Senioren wie mir die Mühe ersparen würde, den Füllstand des Heizöltanks laufend zu überwachen, damit rechtzeitig nachbestellt werden kann. Wenn man nämlich zu früh bestellt, wird die Mindestmenge von 1.000 Liter nicht erreicht, und man muss für die Mindermenge einen Zusatzbetrag bezahlen. Bestellt man zu spät, kann der Bodensatz im Tank in die Zuleitung geraten und den Ölfilter vor dem Brenner blockieren, und man muss einen Servicemonteur bestellen, was einige hundert Euro kosten kann. Erdgas würde uns diese Unannehmlichkeiten ersparen – so die Auskunft. Tatsächlich sind heute die Heizkosten für eine Gasheizung nicht doppelt, sondern dreimal so hoch wie vor einem Jahr und Freunde, die „modernisiert“ haben, bereuen diese Entscheidung. Wenn in diesem Winter Erdgas knapp wird, was bei den bevorstehenden niedrigen Temperaturen möglich ist, werden diese Freunde auch die Unannehmlichkeiten bedauern, die durch einen Heizungsausfall entstehen, bei dem sie buchstäblich und tatsächlich im Kalten sitzen.

Um die Heizkosten zu erklären: die vorerwähnten 1.000 Liter heizen mein Haus für einen Zeitraum von 4 bis 6 Wochen im Herbst, Winter und Frühjahr, abhängig von den Außentemperaturen. Bisher haben wir in diesem Jahr Glück gehabt, weil die Temperaturen in diesem Herbst in Westeuropa niedrig waren. Aber wenn die Temperatur später im Jahr nachts für eine Woche oder mehr unter Null sinkt, kann dies die Zeit, für die der Öl-Vorrat von 1.000 Liter reicht, erheblich verkürzen.

Wenn meine Erwähnung dieser neuen Kosten wie Jammern klingt, kann ich dem freundlichen Leser versichern, dass ich persönlich kein Problem habe, diese Kosten aufzubringen. Jetzt, wo der Euro in diesem Jahr bei der wackeligen Wirtschaft aufgrund der Energiekrise und der Inflation wie ein Stein gefallen ist, ist mein monatlicher US Sozialversorgungs-Scheck 20% in lokaler Währung mehr wert und meine zusätzlichen Energiekosten sind dadurch weitgehend gedeckt. Ich weise auf diese Zahlen deshalb hin, weil sie zeigen, wie sehr sie die überwiegende Mehrheit der werktätigen Bevölkerung in diesem Land betreffen.

Man kann davon ausgehen, dass für 70% der Belgier das monatliche Nettoeinkommen nach dem Abzug von 50% Einkommensteuer bei etwa 1.500 Euro liegt. Wenn einem diese Zahl unangemessen niedrig vorkommt, so muss man das damit vergleichen, dass die staatliche Rente vieler Belgier nur ein paar hundert Euro beträgt; und man muss in seinem Berufsleben sehr erfolgreich gewesen sein, um eine Rente vergleichbar mit den erwähnten 1.500 Euro zu erreichen.

Nehmen wir einmal an, dass meine Strom- und Heizkosten aufgrund der Größe und der schlechten Wärmedämmung meines Hauses deutlich über dem Durchschnitt liegen. Nehmen wir weiter an, dass die erwähnten 70% der Bevölkerung monatliche Energiekosten in Höhe von 900 Euro im Monat haben, was etwa die Hälfte von dem ist, was ich bezahlen muss. In einem Haushalt, in dem nur ein Ernährer vorhanden ist, würden dann nur noch 600 Euro im Monat bleiben für Essen, Wohnungsmiete oder Hypothekenzinsen und andere Ausgaben. Die Berechnung geht einfach nicht auf. Das Haushaltskonto würde jeden Monat ein deutliches Defizit aufweisen.

Ich habe Belgien als Beispiel gewählt, weil ich dem Leser versichern kann, dass die Zahlen für Einkommen und Auskommen der Mehrheit der Bevölkerung in den benachbarten Ländern nicht großartig anders sind. Das gilt sogar auch für Deutschland trotz dessen anscheinenden Wohlstands. Also, was werden die Menschen dagegen tun? An welchem Punkt wird die öffentliche Empörung und die zunehmende Verarmung in soziale und politische Unruhen umschlagen?

In früheren Aufsätzen habe ich auf Frankreich hingewiesen mit seiner langen Tradition politischer Unbeständigkeit, ein Land, wo Arbeiter schnell streiken. In der Tat, als Macron im November 2018 die Kraftstoffsteuer erhöht hat, haben wir das wortgewaltige und politisch bedrohliche Auftreten der gilets jaunes oder Gelbwesten gesehen, eine Bewegung, die für einige Jahre stur allen Unterdrückungsmaßnahmen der Regierung widerstanden haben. Nachdem die Macron Regierung ihre parlamentarische Mehrheit bei den letzten Wahlen verloren hat, ist sie viel schwächer und versteht, dass sie Streikbewegungen nicht frontal bekämpfen kann, auch wenn sie gedroht hat, die Armee einzusetzen und Arbeiter zwangsweise an ihre Arbeitsstellen in den Raffinerien und dem Kraftstoff-Verteilungsnetz zu schicken.

Folgerichtig hat Macron jetzt aufgegeben und sich darauf verlegt, Streikende und Protestierende freizukaufen. Ihre Streikforderungen nach höherer Bezahlung werden zwar zurückgewiesen, aber sie bekommen klammheimlich „Prämien“ in Höhe von mehreren Monatslöhnen dafür, dass sie wieder zu ihren Arbeitsplätzen zurückkehren und sich ruhig verhalten. Bislang hat das funktioniert, aber es erhöht das laufende Budgetdefizit und könnte bald nicht mehr tragbar sein. Außerdem bringt es Frankreich in eine Abhängigkeit zu Deutschland, das wegen der fiskalischen Verantwortungslosigkeit von Paris und seiner Verletzung der Finanzregeln der EU ein Auge zudrücken muss.

Also haben anderswo in Europa Straßendemonstrationen von Tausenden wütender Bürger gegen die untragbaren Erhöhungen der Lebenshaltungskosten stattgefunden. Sogar The Financial Times hat heute ausführlich über den gestrigen Marsch in der Stadtmitte von Rom berichtet, in dem das Problem der untragbaren Erhöhung der Energiekosten in Zusammenhang gebracht wurde mit dem andauernden Krieg in der Ukraine und die diesbezügliche verfehlte europäische Politik. Auf den Plakaten stand „Ende der Gewalt“ und die übergeordnete Botschaft war, dass Italien daran arbeiten muss, die kriegführenden Parteien an den Verhandlungstisch zu bringen und den Konflikt nicht weiter zu schüren, indem Waffen an Kiew geliefert werden. Das ist eine Bewegung, die mit Sicherheit in den kommenden Wochen in vielen anderen europäischen Städten aufkommen wird und die die europäischen Regierungen nicht werden ignorieren können.

Sogar in den Vereinigten Staaten wird die sich verschlechternde finanzielle Position der Regierung wahrscheinlich eine abrupte Änderung der Politik zur Ukraine erzwingen, nachdem die Midterm Elections die Demokraten ihrer Kontrolle im Kongress beraubt haben werden. Humanitäre Regungen oder Sorge wegen der zunehmenden Zahl der toten ukrainischen Männer auf dem Schlachtfeld wird bei der Neubewertung dieser Politik keine Rolle spielen. Sie wird vielmehr getrieben und gerechtfertigt durch die hohen und weiter steigenden Kosten der Staatsverschuldung und die höheren Leitzinsen zur Bekämpfung der Inflation, einer Inflation, die zum größten Teil ihre Ursache in den Störungen der weltweiten Öl- und Erdgasmärkte hat, die die Energiesanktionen gegen Russland verursacht haben.

Der einzige Lichtblick für die Mächtigen in Europa und in den Vereinigten Staaten besteht in der unmittelbaren Zukunft nur darin, dass die Russen deren Probleme dadurch lösen, dass sie den Krieg blitzschnell gewinnen.

Westliche Medien berichten heute, Zelensky habe gesagt, dass 3 Millionen Menschen gezwungen sein könnten, Kiew zu verlassen, wenn der russische Angriff auf die Stromerzeugung und -verteilung in dem gegenwärtigen Tempo weiter geht. Die ukrainischen Behörden, die für das Stromnetz verantwortlich sind, sagen, dass es bald zusammenbrechen könnte. Daher könnten zwei Entwicklungen eintreten, die beide Kiew dazu bringen würden, um Frieden zu bitten: die Flucht von 9 Millionen oder mehr Menschen nach Westeuropa, wo sie die Kapazitäten der Aufnahmezentren überfordern, und die zu einer Zurückweisung unter Waffengewalt führt; und den Zerfall der ukrainischen Streitkräfte inmitten eines landesweiten Blackouts.

Custo de vida na Europa e ajuda adicional à Ucrânia

O maior contingente individual de leitores de meus ensaios está nos Estados Unidos e é particularmente para seu benefício que abro a obra de hoje com alguns fatos concretos sobre como a crise energética auto imposta da Europa, resultante da proibição da importação de hidrocarbonetos russos, está tornando impossível para o cidadão típico da França, Bélgica e de muitos outros países na UE fecharem o balanço. Adianto que a aritmética inviável das finanças domésticas mensais está dia a dia, semana a semana nos trazendo ao distúrbio social e à instabilidade política que eu e outros temos predito desde que as tendências do custo de vida se tornaram claras há alguns meses.

Não apresentarei estatísticas oficiais porque, quando a situação se torna insustentável, elas geralmente são apresentadas de maneira bastante seletiva pelas autoridades. Em meu testemunho, a prova vem das contas de luz que estou recebendo em minha casa em Bruxelas e que amigos e conhecidos neste país e na França me contam sobre suas situações pessoais.

Há duas semanas atrás, recebi da Engie, o conglomerado de energia francês que é dona da Electrabel, anteriormente a empresa independente belga de geração e distribuição de eletricidade, um relatório sobre meu consumo anual de eletricidade para seu ano fiscal até 7 de outubro de 2022. O total de cobranças foi de 1.807 euros, ou 150 euros por mês em média. No mesmo comunicado, fui informado que os novos custos aplicados para o próximo ano irão requerer que 285 euros sejam debitados de meu banco a cada mês. Então, assim, minha conta de luz dobrou!

Por outro lado, minha última entrega de 1.000 litros de óleo para o aquecimento de nossa casa foi faturada em 1.500 euros, que também é praticamente o dobro que paguei por óleo há um ano atrás. E me considero com sorte que não seguira o conselho de vários especialistas em aquecimento que visitaram minha casa há um ano atrás para fazer a manutenção em nossa fornalha. Sugeriam que a ‘modernizássemos’ com uma conversão de óleo para gás natural, porque, para idosos como eu, isso nos pouparia de ter de monitorar o nível de fueóleo restante em nosso tanque no porão para se fazer um pedido a tempo. Se se fizer o pedido prematuramente, a quantia mínima de 1.000 litros não caberá e um pedido menor é mais caro. Se se fizer o pedido tardiamente, a borra no fundo do tanque pode entrar no sistema, bloqueando o filtro de entrada no queimador e se tem de chamar o técnico de manutenção, ao custo de algumas centenas de euros. Gás natural, me disseram, nos pouparia esses inconvenientes. Claro, hoje o aquecimento a gás não está o dobro, mas o triplo ou mais do custo há um ano atrás e amigos que se ‘modernizaram’ se arrependem dessa decisão. Se houver escassez de gás neste inverno, o que continua sendo uma possibilidade, dependendo da severidade do frio à frente, esses amigos também lamentarão a inconveniência dos cortes de gás que os deixará no frio, literal e figurativamente.

Outra vez, para se entenderem os números sobre óleo para aquecimento, os 1.000 litros mencionados acima aquecem minha casa por um período de 4 a 6 semanas no outono, inverno e início da primavera, dependendo de quanto frio fizer do lado de fora. Até agora neste ano, tivemos muita sorte com a temperatura na Europa Ocidental neste outono. Mas uma bela queda até zero durante a noite por uma semana ou mais até o final do ano pode reduzir substancialmente a capacidade de 1.000 litros.

A fim de que eu mencionar estes custos não soe como lamúria, asseguro o caro leitor que eu mesmo não tenho dificuldades em absorver os custos. Agora que o euro caiu como pedra este ano devido à frágil economia motivada pela crise energética e pela inflação, meus cheques mensais da previdência social dos EEUU valem 20% a mais na moeda local e meus custos adicionais de energia estão em grande parte cobertos. Saliento estes números e estes novos custos para levantar como eles afetam a maioria dos trabalhadores deste país.

É razoável se dizer que a renda mensal líquida de 70% dos belgas, depois de 50% de imposto de renda, é de cerca de 1.500 euros. Apenas para comparação, se este número parecer excessivamente baixo, a aposentadoria pública de muitos belgas é de apenas uma poucas centenas de euros. Você deve ter sido muito bem sucedido em sua carreira profissional para receber uma aposentadoria equivalente àqueles mesmos 1.500 euros.

Suponhamos que meus custos de eletricidade e de aquecimento sejam bem acima da média por causa do tamanho de minha casa e do estado precário de sua isolação. Suponhamos que estes mesmos 70% da população tenha agora um custo total de 900 euros por mês, ou metade do que com efeito estarei pagando. Num domicílio onde há apenas um salário, isto deixaria apenas 600 euros por mês disponíveis para alimentação, aluguel ou prestação do imóvel e todas as outras despesas. As contas não batem. Seu orçamento domiciliar estará no vermelho todo mês.

Tomei a Bélgica para meu exemplo, mas garanto ao leitor que os números para a renda e despesas da maioria das populações dos países europeus vizinhos não são muito diferentes. Isto é verdade também na Alemanha, apesar de sua aparente prosperidade. O que então as pessoas farão sobre isto? A que ponto a indignação pública e a crescente pobreza se desdobram em distúrbios sociais e políticos?

Em ensaios anteriores, indiquei que a França era um país com uma longa tradição de volatilidade política, um país onde os trabalhadores entrariam em greve sem hesitação. De fato, quando Macron aumentou o imposto na gasolina em novembro de 2018, vimos o surgimento eloquente, e politicamente ameaçador, dos Gilets Jaunes ou Coletes Amarelos, um movimento que por dois anos resistiu teimosamente a todas as medidas governamentais de supressão. Hoje, após perder sua maioria parlamentar nas últimas eleições, o governo do Macron está muito mais fraco e compreende que não consegue confrontar movimentos grevistas, ainda que tenha, de passagem, ameaçado a convocar o exército e a forçar os trabalhadores de volta a seus postos de trabalho nas refinarias e na rede de distribuição de gasolina. Por conseguinte, o Macron fracassou e agora recorre a pagar grevistas e outros manifestantes. Suas reivindicações por aumentos salariais não são atendidas, mas são discretamente pagos ‘bônus’ no valor de vários salários mensais para voltarem ao trabalho e se calarem. Por enquanto, isso tem sido efetivo, mas está aumentando o déficit corrente do orçamento e pode em breve ser insustentável. Isso também coloca a França à mercê da Alemanha fingir que não vê a irresponsabilidade fiscal de Paris violando as regras financeiras da UE.

Então, demonstrações de rua por dezenas de milhares de cidadãos irados contra aumentos indefensáveis do custo de vida surgiram algures na Europa. Até o Financial Times hoje faz uma extensa cobertura da marcha no centro de Roma que juntou a questão econômica de aumentos insustentáveis dos custos de energia e a questão política da guerra em curso na Ucrânia e as políticas falhas da Europa quanto a ela. Se lia nas faixas ‘Fim da Violência’ e a mensagem primordial era que a Itália deveria trabalhar para trazer os lados beligerantes para a mesa de negociação, ao invés de fomentar o conflito com entregas adicionais de armas a Kiev. Este é um movimento que certamente aparecerá em outras cidades européias nas próximas semanas e os governos europeus não serão capazes de o ignorar.

Até nos Estados Unidos a posição financeira em declínio do governo plausivelmente forçará uma mudança abrupta da política sobre a Ucrânia depois que as eleições para o congresso privarem os Democratas de seu controle. Instintos humanitários, preocupação pelo crescente número de baixas de homens ucranianos no campo de batalha não terão qualquer papel nesta reavaliação de políticas. Ela será guiada e justificada pelo alto,  e aumentando, custo da dívida do governo federal ao mesmo tempo em que se aumenta a taxa de juros básica para se domar a inflação, a qual é em grande parte devido às distorções nos mercados globais de petróleo e gás que as sanções contra a energia russa estão causando.

Para os poderes estabelecidos, na Europa e nos Estados Unidos, o único ‘lado positivo’ no futuro próximo pode ser os russos lhes resolverem seus problemas vencendo a guerra à velocidade da luz.

Se noticiou hoje na imprensa ocidental que o Zelensky disse que 3 milhões de pessoas podem ser forçadas a evacuar de Kiev se o assalto russo contra a geração e distribuição de eletricidade continuar em seu ritmo atual. As autoridades ucranianas responsáveis pela rede elétrica dizem que ela pode cair no futuro próximo. Então podemos imaginar dois desenvolvimentos que levam à mesma conclusão de Kiev fazendo um acordo de paz: a fuga de 9 milhões ou mais de cidadãos à Europa Ocidental onde eles ameaçam a ultrapassar a capacidade de centros de refugiados e então precipitam uma resposta armada; e a desintegração das forças combatentes ucranianas num apagão nacional.

Costo della vita in Europa e ulteriori aiuti all’Ucraina

Il contingente più numeroso di lettori dei miei articoli si trova negli Stati Uniti ed è proprio per loro che apro il pezzo di oggi con alcuni fatti concreti su come la crisi energetica autoimposta dall’Europa, causata dal divieto di importazione di idrocarburi russi, stia rendendo impossibile per il cittadino medio di Francia, Belgio e di molti altri Paesi dell’UE di arrivare a fine mese. Mi affretto ad aggiungere che l’improponibile aritmetica delle finanze mensili delle famiglie ci sta portando, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ai disordini sociali e all’instabilità politica che io e altri abbiamo previsto da quando, alcuni mesi fa, il trend del costo della vita è diventato chiaro.

Non presenterò statistiche ufficiali, perché quando il gioco si fa duro tendono a essere presentate in modo molto selettivo dalle autorità. Le mie prove “aneddotiche” provengono dalle bollette che ricevo ora nella mia casa di Bruxelles e da ciò che amici e conoscenti in questo Paese e in Francia mi raccontano delle loro situazioni personali.

Un paio di settimane fa ho ricevuto da Engie, il gigante francese dell’energia che controlla Electrabel, il produttore e distributore di elettricità belga un tempo indipendente, un resoconto del mio consumo annuale di elettricità per l’anno contabile conclusosi il 7 ottobre 2022.  Il totale degli addebiti era di 1.807 euro, ovvero 150 euro al mese. Nella stessa lettera mi hanno informato che le nuove tariffe applicate al prossimo anno richiederanno un addebito di 285 euro al mese sul mio conto in banca. Et voila’, la mia bolletta elettrica raddoppia! 

Nel frattempo, la fattura per l’ultima fornitura di 1.000 litri di gasolio per il riscaldamento della nostra casa ammonta a 1.500 euro, anche questa praticamente il doppio di quello che ho pagato per il gasolio un anno fa. E mi ritengo fortunato perché non ho seguito il consiglio di diversi esperti di riscaldamento che un anno fa hanno visitato la mia casa per un intervento di manutenzione per il nostro forno. Ci avevano suggerito di “modernizzarci” e di passare dal gasolio al gas naturale, perché, per anziani come me, questo ci risparmia la necessità di monitorare il livello di olio combustibile rimasto nel nostro serbatoio interrato ogni volta che facciamo un nuovo ordine. Se ordini troppo presto, la quantità minima di 1.000 litri non ci sta nel serbatoio e ti viene addebitato una penale. Se ordini troppo tardi, la melma sul fondo del serbatoio può penetrare nell’impianto, bloccando il filtro, il che richiede l’intervento di un tecnico e parecchie centinaia di euro. Il gas naturale, mi dicevano, ci avrebbe risparmiato questi inconvenienti. Naturalmente, oggi il riscaldamento a gas costa non il doppio, ma il triplo o più di un anno fa, e gli amici che si sono “modernizzati” rimpiangono la loro decisione. Se quest’inverno ci sarà carenza di gas, cosa perfettamente possibile a seconda della gravità delle gelate che ci attendono, questi amici rimpiangeranno anche l’inconveniente dell’interruzione del riscaldamento che li lascerà al freddo.

Tornando al discorso e per dare un senso alle cifre sul gasolio da riscaldamento, i 1.000 litri di cui sopra riscaldano la mia casa per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane in autunno, inverno e inizio primavera, a seconda di che tempo fa. Finora quest’anno, in Europa occidentale, siamo stati molto fortunati dal punto di vista delle temperature in autunno. Ma se scendiamo a zero di notte per una settimana o più nel corso dell’anno, 1.000 litri non bastano.

Perché il mio accenno a questi nuovi costi non suoni come un piagnisteo, permettetemi di assicurare il gentile lettore che personalmente non ho problemi a sostenere i costi. Ora che l’euro è sceso come un sasso quest’anno a causa di un’economia traballante dovuta alla crisi energetica e all’inflazione, i miei assegni mensili della previdenza sociale statunitense valgono il 20% in più in valuta locale e i miei nuovi costi energetici aggiuntivi sono ampiamente coperti. Il fatto che io metta in evidenza queste cifre e i nuovi rapporti di costo è per far capire come essi incidano sulla grande maggioranza della popolazione attiva di questo Paese.

Si può dire che il reddito mensile del 70% dei belgi, dopo la ritenuta del 50% dell’imposta sul reddito, è di circa 1.500 euro. Per fare un paragone, se questa cifra vi sembra eccessivamente bassa, le pensioni statali di molti belgi ammontano a poche centinaia di euro; e bisogna aver avuto molto successo nella propria carriera lavorativa per ricevere una pensione di 1.500 euro.

Supponiamo che i miei costi di elettricità e riscaldamento siano ben superiori alla media a causa delle dimensioni della mia casa e dello cattivo stato dell’isolamento. Supponiamo che questo stesso 70% della popolazione abbia costi energetici totali di 900 euro al mese, ovvero la metà di quanto pagherò io. In una famiglia con un solo capofamiglia, rimarrebbero solo 600 euro al mese per mangiare, per l’affitto o il mutuo, e per tutte le altre spese. I conti non tornano. Il vostro bilancio familiare sarà in forte deficit ogni mese.

Ho preso come esempio il Belgio, ma assicuro al lettore che entrate e uscite della maggior parte dei cittadini negli altri Paesi europei non sono molto diverse. Questo vale anche per la Germania, nonostante la sua apparente prosperità. Allora cosa farà la gente? Quanto ci vuole perché’ l’indignazione pubblica e la crescente povertà si trasformi in disordini sociali e politici?

In precedenti articoli ho indicato la Francia come un Paese con una lunga tradizione di volatilità politica, un Paese in cui i lavoratori ci mettono poco a mettersi in sciopero. Ad esempio, quando Macron ha aumentato la tassa sulla benzina nel novembre 2018, abbiamo visto emergere i gilets jaunes (i gilet gialli), un movimento volubile e politicamente pericoloso che per un paio d’anni ha resistito ostinatamente a tutte le misure di repressione messe in atto dal governo francese. Oggi, dopo aver perso la maggioranza parlamentare alle ultime elezioni, il governo Macron è molto più debole e capisce che non può affrontare di petto gli scioperanti, anche se in un primo tempo ha minacciato di far intervenire l’esercito usare la forza per costringere i lavoratori a rientrare al lavoro nelle raffinerie e nei distributori di benzina. Macron si è infatti arreso e ora ricorre a misure per comprarsi il consenso di chi sciopera e di altri che manifestano. Le loro richieste di aumenti salariali non vengono soddisfatte, ma vengono tranquillamente concessi loro “premi” di diverse mensilità per tornare al lavoro e starsene buoni. Finora questa soluzione è stata efficace, ma sta facendo lievitare il deficit di bilancio francese e potrebbe presto diventare insostenibile. Inoltre, la Francia conta sul tacito appoggio della Germania, che per ora chiude un occhio sull’irresponsabilità fiscale di Parigi e sulla sua violazione delle regole finanziarie dell’Unione Europea.

E così, in altre parti d’Europa, continuano le manifestazioni di piazza di decine di migliaia di cittadini irati contro gli insostenibili aumenti del costo della vita. Anche il Financial Times oggi dà ampio spazio alla marcia di ieri nel centro di Roma, che ha unito la questione degli insostenibili aumenti dei costi dell’energia alla questione politica della guerra in corso in Ucraina, e delle decisioni politiche fallimentari prese dall’Europa al riguardo. Gli striscioni della manifestazione di Roma recitavano “La violenza deve finire”, ovvero il messaggio principale è che l’Italia deve lavorare per portare le parti in guerra al tavolo dei negoziati, non per alimentare il conflitto con ulteriori forniture di armi a Kiev. È un movimento che sicuramente si manifesterà in molte altre città europee nelle prossime settimane e che i governi europei non potranno ignorare.

Anche negli Stati Uniti, il deterioramento della posizione finanziaria americana costringerà probabilmente a un brusco cambiamento di politica sull’Ucraina dopo che le elezioni di midterm avranno tolto ai democratici il controllo del Congresso. Gli istinti umanitari, la preoccupazione per il crescente numero di vittime ucraine sul campo di battaglia non avranno alcun ruolo in questa rivalutazione della politica. Sarà guidata e giustificata dall’alto e crescente costo dei prestiti del governo federale, in linea con gli aumenti del tasso di interesse primario per domare l’inflazione, inflazione che è in gran parte dovuta alle distorsioni dei mercati globali di petrolio e gas che le sanzioni sull’energia russa stanno causando. 

Per i poteri forti, sia in Europa che negli Stati Uniti, l’unica nota positiva nell’immediato futuro forse consiste in una vittoria lampo dei russi, il che risolverebbe i loro (dei poteri forti) problemi.

Secondo quanto riportato oggi dai media occidentali, Zelensky potrebbe costringere 3 milioni di persone a evacuare Kiev se l’attacco russo agli impianti di generazione di elettricità e alla rete elettrica continuerà al ritmo attuale. Le autorità ucraine responsabili della rete elettrica nazionale dicono che questa potrebbe crollare molto presto. Possiamo quindi immaginare due sviluppi che portano alla stessa conclusione, ovvero che portino Kiev a chiedere la pace: la fuga di 9 milioni o più di cittadini verso l’Europa occidentale, il che supererebbe di gran lunga la capacità dei centri di accoglienza e potrebbe quindi provocare una reazione armata; e la disintegrazione delle forze combattenti ucraine nel bel mezzo del black-out nazionale.