Translations of “The Israeli-Hamas war from a geopolitical perspective”

Translations below into German (Andreas Mylaeus), Italian (Weber Potsie) and French (Youri)

Der israelische Krieg gegen die Hamas aus einer geopolitischen Perspektive

Der verheerende Angriff der Hamas auf Israel gestern und Israels Erklärung des totalen Krieges waren heute die Hauptthemen in den westlichen Medien. Einiges von dem, was die Sprachrohre bei CNN, Euronews und der BBC sagen, ist scharfsinnig und wertvoll, viel mehr als ihre Kommentare zum Krieg in der Ukraine, der mein Hauptaugenmerk ist. Ich glaube, dass ich nicht nur deshalb beeindruckt bin, weil es umso leichter ist, die Aussagen des Mainstreams ernst zu nehmen, je weniger man über ein bestimmtes Thema weiß. Nein, was ich über die Versäumnisse des israelischen Geheimdienstes bei diesen Sendern gehört habe, war sehr sinnvoll und scheint glaubwürdig zu sein.

Ich habe es heute im indischen Fernsehen WION gewagt, ein paar Worte über den Konflikt zu sagen, weil ich die Gelegenheit hatte, ihn aus der geopolitischen Perspektive zu betrachten, die im westlichen Mainstream relativ wenig Beachtung findet. Der Link zu diesem Interview wird weiter unten veröffentlicht, sobald er verfügbar ist.

Im Übrigen gibt es zwei Anhaltspunkte, die es rechtfertigen, die geopolitische Perspektive zu überdenken. Das eine ist die Nachricht, dass der Vorsitzende der Arabischen Liga heute zu Gesprächen mit Außenminister Lawrow nach Moskau geflogen ist. Der andere ist die Erklärung eines Beamten im russisch kontrollierten Donbass, dass die Anfang des Jahres an die Ukraine gelieferten NATO-Waffen weiterverkauft wurden und in dem dortigen Krieg, der jetzt im Gange ist, wahrscheinlich gegen Israel eingesetzt werden. Das erinnert an die Äußerungen von Benjamin Netanjahu im vergangenen Juli, wonach die Palästinenser bekanntlich Panzerabwehrwaffen, vermutlich Javelins, von den Ukrainern bezogen haben. Das ist nicht unerheblich, denn die Israelis werden Panzer in den Gazastreifen verlegen müssen, um die Kontrolle zu übernehmen, und diese Art von NATO-Waffen könnte dem Personal und der Ausrüstung der IDF großen Schaden zufügen.

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Mainstream-Kommentatoren mit einiger militärischer Erfahrung haben darauf hingewiesen, dass ein Angriff wie dieser eine lange Vorbereitungszeit benötigt haben muss, vielleicht sogar ein Jahr. Es stellt sich also die Frage: Warum gerade jetzt?

Ein Hinweis, der von Kommentatoren erwähnt wird, ist, dass der Angriff kurz nach den jüdischen Hohen Feiertagen stattfand. Das könnte ein Hinweis sein, wenn wir bedenken, dass dieser Hamas-Angriff die größte Bedrohung für die israelische Sicherheit seit dem Jom-Kippur-Krieg 1973 darstellt, der auch deshalb so verheerend war, weil die israelischen Geheimdienste ihn nicht kommen sahen.

Ich glaube jedoch, dass der Zeitpunkt aus einem ganz anderen Grund gewählt wurde, der rein geopolitischer Natur ist: Der Anschlag wurde inszeniert, um die laufende Annäherung zwischen Saudi-Arabien und Israel unter der Leitung von Washington zu stören. Sollte es den Parteien gelingen, ein Abkommen über die Normalisierung der Beziehungen zu schließen, würde dies alle Hoffnungen der Palästinenser auf die Unterstützung ihrer arabischen Brüder in der Region bei der Verwirklichung ihrer politischen Ambitionen auf Staatlichkeit gefährden. In der Zwischenzeit würde sich im Falle eines saudi-israelischen Abkommens das Machtgleichgewicht in der Region zwischen Iran und Saudi-Arabien deutlich zu Gunsten der Saudis verschieben, da die Bedingungen, die sie mit Washington für einen Frieden mit Israel aushandelten, die Erklärung eines formellen Sicherheitsabkommens mit den Vereinigten Staaten und den Zugang zu amerikanischer Nukleartechnologie bis hin zur Anreicherung von Uran einschlossen. Mit anderen Worten, die Saudis würden den derzeitigen iranischen Vorteil, nur eine Haaresbreite vom Besitz von Bomben entfernt zu sein, einholen.

Unter den gegenwärtigen Bedingungen eines totalen Krieges Israels gegen die Hamas und der Aussicht auf einen blutigen Einmarsch der israelischen Verteidigungsstreitkräfte in den Gazastreifen ist es für Saudi-Arabien undenkbar, die Beziehungen zu normalisieren. Dies bedeutet, dass der Außenpolitik der Regierung Biden ein schwerer Schlag versetzt worden ist. Dieses Scheitern kommt zu dem Fiasko des Afghanistan-Abzugs hinzu. Der Nettoeffekt wird sich nicht nur im Wahlkampf um die Präsidentschaft im Herbst bemerkbar machen, sondern auch unmittelbar, da er die Position des Präsidenten in den laufenden Auseinandersetzungen mit dem Kongress über den Haushalt 2024 und insbesondere über die Finanzierung der Ukraine schwächt. Wenn die Behauptungen, dass NATO-Waffen über die Ukraine in die Hände der Hamas gelangt sind, zutreffen, dann werden die Folgen unkontrollierter Waffenlieferungen an Kiew für jedermann sichtbar sein.

Misserfolg erzeugt Misserfolge, und man kann diese neue Nahost-Politik von Biden, Blinken und Sullivan nicht mit Lippenstift beschönigen.

Il devastante attacco di ieri a Israele da parte di Hamas e la dichiarazione di guerra da parte di Israele sono ovviamente le notizie principali dei media occidentali oggi. I commenti della CNN, Euronews e della BBC sono interessanti e il loro tono ben diversi da quello dei commenti cui ci hanno abituato in merito alla guerra in Ucraina. Commenti che mi colpiscono non solo perché meno si conosce una cosa, più è facile prendere sul serio quello che il mainstream ci passa. Ma perché quello che leggo dei fallimenti dell’intelligence israeliana sembra sensato, credibile.

Oggi mi sono azzardato a dire qualche parola sul conflitto alla televisione indiana WION, perché mi è stata data l’opportunità di parlarne in prospettiva geopolitica, cosa che ha ricevuto relativamente poca attenzione sul mainstream occidentale.

Ci sono, tra l’altro, due segnali che giustificano un’interpetazione geopolitica di quanto e’ successo. La notizia che il capo della Lega Araba è volato oggi a Mosca per colloqui con il Ministro degli Esteri Lavrov. E la dichiarazione di un funzionario del Donbas, regione controllata dalla Russia, secondo cui le armi della NATO consegnate all’inizio dell’anno all’Ucraina sarebbero state vendute e probabilmente utilizzate contro Israele. Questo riporta alla mente le osservazioni di Benjamin Netanyahu dello scorso luglio, secondo cui i palestinesi si sarebbero procurati armi anticarro, presumibilmente giavellotti, dagli ucraini. Il che non è irrilevante, perché gli israeliani dovranno spostare mezzi blindati nella Striscia di Gaza per prenderne il controllo della situazione, e perche’ questo tipo di armamento NATO potrebbe infliggere ingenti danni al personale e alle attrezzature dell’Iesercito israeliano.

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Tra i commentatori dei fatti di ieri che hanno esperienza militare hanno sottolineato che un attacco come questo deve aver richiesto una lunga preparazione, forse un anno. E allora la domanda sorge spontanea: perché proprio ora?

Alcuni di loro hanno fatto notare la coincidenza dell’attacco con le festività ebraiche. Il che ovviamente ricorda la scelta dei giorni dello Yom Kippur nel 1973, una guerra che face gravi danni a Israele. Anche allora si parlo’ dell’ncapacità dell’intelligence israeliana di prevederla.

Personalmente ritengo che la tempistica sia stata guidata da qualcosa di completamente diverso, e di natura puramente geopolitica: l’attacco è stato inscenato per interrompere il riavvicinamento in corso tra Arabia Saudita e Israele sotto la guida di Washington. Se le parti riuscissero a concludere un accordo sulla normalizzazione delle loro relazioni, questo metterebbe a repentaglio le speranze dei palestinesi di avere il sostegno dei loro fratelli arabi nella regione per realizzare le loro ambizioni e creare uno stato palestinese. Nel frattempo, se dovesse esserci un accordo saudita-israeliano, l’equilibrio di potere nella regione tra l’Iran e l’Arabia Saudita si sposterebbe significativamente a favore dei sauditi, poiché le condizioni che stavano negoziando con Washington per fare la pace con Israele includono la dichiarazione di un trattato formale di sicurezza con gli Stati Uniti e l’accesso alla tecnologia nucleare americana, comprese le tecnologie di arricchimento dell’uranio. In altre parole, i sauditi potrebbero essere vicini a possedere bombe nucleari, e quindi a ridurre se non eliminare il vantaggio di cui al moment ancora gode ancora l’Iran nella regione.

Nelle attuali condizioni di guerra totale da parte di Israele contro Hamas e con la prospettiva di una sanguinosa incursione a Gaza da parte della Forza di Difesa israeliana, è impensabile che l’Arabia Saudita proceda alla normalizzazione delle relazioni con Israele. Il che significa che l’attacco di Hamas ha inferto un duro colpo alla politica estera dell’amministrazione Biden. Questo fallimento si aggiunge al fiasco del ritiro dall’Afghanistan. L’effetto netto non si farà sentire solo quando la campagna elettorale per la presidenza prenderà il via nel corso dell’autunno, ma si farà sentire subito nella misura in cui indebolirà la mano del Presidente nel braccio di ferro in corso con il Congresso sul bilancio 2024 e in particolare sui finanziamenti all’Ucraina. Se le accuse che le armi della NATO sono arrivate nelle mani di Hamas attraverso l’Ucraina, allora le conseguenze di una consegna incontrollata di armi a Kiev saranno sotto gli occhi di tutti.

I fallimenti generano fallimenti, e sarà difficile trovare il modo di nascondere il fallimento della politica mediorientale di Biden, Blinken e Sullivan.

La guerre israélienne contre le Hamas dans une perspective géopolitique

L’attaque dévastatrice du Hamas contre Israël hier et la déclaration de guerre totale d’Israël ont été les principaux sujets d’actualité dans les médias occidentaux aujourd’hui. Certains des propos tenus par les responsables de CNN, Euronews et la BBC sont perspicaces et précieux, bien plus que leurs commentaires sur la guerre en Ukraine, qui est mon principal sujet d’intérêt. Je pense que je suis impressionné non seulement parce que moins on en sait sur un sujet donné, plus il est facile de prendre au sérieux ce que le courant dominant présente. Non, ce que j’ai entendu sur les échecs des services de renseignement israéliens sur ces chaînes est logique et semble crédible.

J’ai osé dire quelques mots sur le conflit à la télévision indienne WION plus tôt aujourd’hui, car j’ai eu l’occasion d’en parler d’un point de vue géopolitique, qui a reçu relativement peu d’attention de la part du courant dominant occidental. Le lien vers cette interview sera publié ci-dessous dès qu’il sera disponible.

Il y a d’ailleurs deux éléments qui justifieraient que l’on réfléchisse davantage à la perspective géopolitique. Le premier est la nouvelle selon laquelle le chef de la Ligue arabe s’est envolé aujourd’hui pour Moscou afin de s’entretenir avec le ministre des Affaires étrangères Lavrov. L’autre est la déclaration d’un responsable du Donbass, contrôlé par la Russie, selon laquelle les armes de l’OTAN livrées à l’Ukraine au début de l’année ont été revendues et sont probablement utilisées contre Israël dans le cadre de la guerre qui se déroule actuellement dans cette région. Cela rappelle les remarques de Benjamin Netanyahu en juillet dernier, selon lesquelles les Palestiniens étaient connus pour s’être procuré des armes antichars, vraisemblablement des Javelins, auprès des Ukrainiens. Ce n’est pas sans importance, car les Israéliens devront faire entrer des blindés dans la bande de Gaza pour en prendre le contrôle et ce type d’armement de l’OTAN pourrait infliger d’importants dégâts au personnel et à l’équipement des FDI.

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Les commentateurs classiques ayant une certaine expérience militaire ont souligné qu’une attaque comme celle-ci a dû être préparée de longue date, peut-être même pendant un an. La question se pose donc : pourquoi maintenant ?

L’un des indices mentionnés par les commentateurs est que l’attaque a eu lieu juste après les jours saints juifs. Ce pourrait être un indice si l’on considère que cette attaque du Hamas constitue la plus grande menace pour la sécurité d’Israël depuis la guerre du Kippour en 1973, qui a également été si préjudiciable parce que les services de renseignement israéliens n’ont pas su la voir venir.

Toutefois, je pense que le choix du moment était motivé par quelque chose d’entièrement différent, qui relève purement du domaine de la géopolitique : l’attentat a été organisé pour perturber le rapprochement en cours entre l’Arabie saoudite et Israël sous la direction de Washington.  Si les parties parvenaient à conclure un accord sur la normalisation des relations, cela mettrait en péril tous les espoirs des Palestiniens de bénéficier du soutien de leurs frères arabes dans la région pour réaliser leurs ambitions politiques de création d’un État. Entre-temps, si un accord israélo-saoudien devait être conclu, l’équilibre des forces dans la région entre l’Iran et l’Arabie saoudite changerait considérablement en faveur des Saoudiens, puisque les conditions qu’ils négociaient avec Washington pour faire la paix avec Israël comprenaient la déclaration d’un traité de sécurité formel avec les États-Unis et l’accès à la technologie nucléaire américaine jusqu’à l’enrichissement de l’uranium. En d’autres termes, les Saoudiens se rapprocheraient de l’avantage actuel de l’Iran, qui n’est qu’à un cheveu de posséder des bombes.

Dans les conditions actuelles de guerre totale d’Israël contre le Hamas et la perspective d’une incursion sanglante dans Gaza par les forces de défense israéliennes, il est impensable que l’Arabie saoudite procède à la normalisation de ses relations. Cela signifie, en effet, qu’un coup sérieux a été porté à la politique étrangère de l’administration Biden. Cet échec vient s’ajouter au fiasco du retrait d’Afghanistan. L’effet net ne se fera pas seulement sentir lorsque la campagne électorale pour la présidence commencera plus tard cet automne, mais il se fera sentir immédiatement dans la mesure où il affaiblira la main du président dans son bras de fer actuel avec le Congrès sur le budget 2024 et en particulier sur le financement de l’Ukraine. Si les allégations selon lesquelles des armes de l’OTAN sont arrivées entre les mains du Hamas via l’Ukraine se confirment, les conséquences d’une livraison incontrôlée d’armes à Kiev seront exposées au grand jour.

L’échec engendre l’échec, et on ne peut pas maquiller de rouge à lèvres ce nouveau cochon de la politique moyen-orientale de Biden, Blinken et Sullivan.

The Iranian interest in the Israeli-Hamas war

In my analysis yesterday of the geopolitical dimension to the Hamas attack on Israel this past Saturday, I mentioned Iran en passant as a beneficiary insofar as it is inconceivable that the pending Saudi-Israeli normalization of relations that was being brokered by Washington will proceed to successful conclusion, and that normalization would have been very prejudicial to Iranian interests.

This opens the possibility to a separate examination of whether cui bono helps us to understand that Iran was more than an idle bystander in the preparation and execution of the Hamas attack. And that takes us to published remarks on my essay of yesterday by former U.S. ambassador to Saudi Arabia Chas Freeman, Jr. to the effect that the geopolitical dimension of the Israeli-Hamas conflict means for him possible spread of the conflict across the region rather than its repercussions on U.S. budgetary disputes and further aid to Ukraine.

However, all of these questions are intertwined. So far the regional spread has been limited to cross border artillery and rocket exchanges between Hezbollah fighters in Lebanon and the Israeli Defense Forces. But it is easy to foresee outbreaks of violence between Israeli and Syrian troops at their common border. And behind all these minor flash points there is the simmering hostility between Iran and Israel that will have a global impact if the United States and Israel should decide to pin responsibility for arming and abetting the Hamas forces on Iran.

Let us remember that back in July, when Prime Minister Benjamin Netanyahu spoke to reporters about the possibility that NATO military materiel sent to Ukraine had already been illegally diverted to Palestinian terrorists, he identified Iran as the broker. In this light, it makes more sense to interpret Joe Biden’s sending a U.S. aircraft carrier and other naval vessels closer to Israel as preparations for an attack on Iran than for preparations to attack the Hamas urban guerillas in Gaza.

There is even wild speculation in some social media that the U.S. will now use the pretext of Iranian aid to Hamas to bomb Iranian nuclear installations, with either conventional or tactical nuclear arms. The logic and the timing should be seen in the context of restoring U.S. credibility to the Saudis as their security umbrella, while removing the threat of a nuclear empowered Iran from the region.

With its foreign policies since taking office failing one after another, in Afghanistan, in Ukraine, the Biden administration is like a cornered rat that will strike out in all directions in the desperate attempt to appear to be a winner before the electoral campaign in the States begins in earnest.

Against these thickening clouds of war over the region and potentially over the world, Russia also enters the picture as a global power, not the “regional power” that Barack Obama foolishly called it. Any U.S. threats to Iran cannot and will not be ignored by Moscow. The simple days of gunboat diplomacy that Biden’s latest directives evoke are long gone.

I close out this essay with a look at what Russian state television was showing in its coverage of the Israeli-Hamas war by its veteran war correspondent Yevgeni Poddubny, who has been transferred from Donbas to their Middle East bureau. What he and the rest of the Vesti news team put on the screen has not yet passed censorship in Washington and London: that is to say, scenes of losses by the Israeli military in the Saturday attack, and not just scenes of civilian casualties, such as video of the kids who were murdered by Hamas fighters at a music festival near Gaza that has filled the reportage on BBC, Euronews, CNN.

On the military side, what Poddubny was reporting on looked very much like what he left behind in Donetsk. There were the supposedly invincible latest generation Israeli tanks set ablaze, there were images of Hamas drone attacks, there was a report that Hamas captured more than 20 Israeli tanks in an incursion against an IDF military base.  They showed images of the hang gliders carrying Hamas fighters from the sea onto Israeli shores.  With advanced lethal materiel in their hands and with the highly sophisticated tactical direction that the entire multifaceted attack by the Palestinians has demonstrated, it is clear that Israeli attempts to take Gaza by a ground campaign are going to resemble the fighting for control of Bakhmut and not the Desert Storm campaign beloved by American generals.

©Gilbert Doctorow, 2023

The Israeli war on Hamas from a geopolitical perspective

The devastating attack on Israel by Hamas yesterday and Israel’s declaration of total war have been the featured news items in Western media today. Some of what the talking heads are saying to CNN, Euronews and the BBC is perceptive and valuable, much more so than any of their commentary on the war in Ukraine, which is my primary focus.  I think that I am impressed not merely because the less you know about any given subject, the easier it is to take seriously what mainstream presents. No, what I have heard about the failures of Israeli intelligence on these stations has made good sense and seems credible.

I ventured to say a few words about the conflict on WION Indian television earlier today, because I was given the opportunity to talk about it from the geopolitical perspective, which got relatively little attention in Western mainstream. The link to that interview will be posted below when it becomes available.

There are, incidentally, two markers that would justify giving the geopolitical perspective more thought. One is the news that the head of the Arab League flew to Moscow today for talks with Foreign Minister Lavrov. The other is the statement from an official in the Russia-controlled Donbas that NATO arms delivered earlier in the year to Ukraine were resold and likely are being used against Israel in the war there now under way. That brings up the remarks of Benjamin Netanyahu this past July that the Palestinians were known to have procured anti-tank weapons, presumably Javelins, from the Ukrainians. That is not an irrelevancy, because the Israelis will have to move armor into the Gaza Strip to take control and this type of NATO weaponry could inflict great damage on IDF personnel and equipment.

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Mainstream commentators with some military experience have pointed out that an attack like this one must have taken a long time in preparation, perhaps as long as a year. And so the question arises, why now?

One clue mentioned by commentators is that it has come just after the Jewish High Holy Days. That might be a clue if we consider that this Hamas attack is the greatest threat to Israeli security since the Yom Kippur War back in 1973, which also was so damaging because of failures by Israeli intelligence to see it coming.

However, I believe the timing was driven by something entirely different, something purely in the domain of geopolitics: the attack was staged to disrupt the ongoing rapprochement of Saudi Arabia and Israel under the direction of Washington.  If the parties succeeded in concluding the agreement on normalization of relations, then that would put in jeopardy all hopes of the Palestinians to enjoy the support of their Arab brethren in the region for realization of their political ambitions for statehood. Meanwhile, if there should be a Saudi-Israeli agreement, then the power balance in the region between Iran and Saudi Arabia would shift significantly in Saudis’ favor, since the conditions they were negotiating with Washington to make peace with Israel included declaration of a formal security treaty with the United States and access to U.S. nuclear technology up to and including enrichment of uranium. In other words, the Saudis would close in on the current Iranian advantage of being a hair’s breadth away from possessing bombs.

Under present conditions of all-out war by Israel on Hamas and the prospect of a bloody incursion into Gaza by the Israeli Defense Force, it is unthinkable for Saudi Arabia to proceed with normalization of relations.  This means, in effect, that a serious blow has been dealt to the foreign policy of the Biden administration. This failure comes on top of the Afghanistan withdrawal fiasco.  The net effect will not only be felt once the electoral campaign for the presidency gets underway later this autumn, but will be felt immediately insofar as it weakens the president’s hand in his ongoing arm-wrestling with Congress over the 2024 budget and in particular over funding for Ukraine. If the allegations that NATO weapons have come into the hands of Hamas via Ukraine, then the consequences of uncontrolled delivery of weapons to Kiev will be on display for everyone to see.

Failure breeds failures, and you cannot dress up this new pig in the Middle East policy of Biden and Blinken and Sullivan with lipstick.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translations of “No survivors…”

Translations below into French (Youri) and German (with transcript of the interview)

Il n’y aura pas de survivants si la Russie déploie son arsenal nucléaire : Poutine / Discussion en direct sur WION, télévision indienne

C’est une très bonne chose que WION, le plus grand diffuseur de télévision mondial de langue anglaise de l’Inde, m’ait invité à commenter la question la plus importante lors de la réunion du Club de discussion Valdaï qui vient de se terminer à Sotchi : la doctrine nucléaire de la Russie et l’entrée en production massive de ses nouveaux missiles de pointe qui constitueront sa principale dissuasion nucléaire. Vladimir Poutine a souligné que les ICBM ultra-lourds SARMAT et le missile de croisière Burevestnik à moteur nucléaire dévasteront tout pays qui osera attaquer sa patrie.

Dans cette interview, j’ai eu l’occasion de replacer cette menace dans son contexte : un avertissement au Pentagone de ne pas commencer les essais nucléaires en violation du traité d’interdiction des essais nucléaires qui remonte à des décennies mais n’a jamais été ratifié par la partie américaine. Poutine a déclaré que la Russie était sur le point de retirer sa ratification du traité et qu’elle répondrait à toute infraction américaine en lançant elle-même des tests. Cela signifierait une course aux armements nucléaires tous azimuts dans laquelle la Russie est déjà en avance parce qu’elle a peut-être cinq ans d’avance sur les États-Unis dans le développement et la mise en production en série de nouveaux systèmes de livraison imparables.

L’interview a ensuite abordé d’autres questions de grande importance qui ont émergé la semaine dernière, notamment la fermeture virtuelle du Congrès lorsque le poste de président de la Chambre a été libéré et ce que cela signifie pour la guerre en cours en Ukraine.

Vous pouvez trouver l’interview ici : https://www.youtube.com/watch?v=QCEp5HTlO4c

Keine Überlebenden, wenn Russland sein Atomwaffenarsenal einsetzt: Putin / Live-Diskussion auf WION, indisches Fernsehen

Es ist sehr gut, dass WION, Indiens größter englischsprachiger Fernsehsender, mich eingeladen hat, auf der gerade zu Ende gegangenen Tagung des Valdai-Diskussionsclubs in Sotschi zum wichtigsten Thema Stellung zu nehmen: Russlands Nukleardoktrin und der Beginn der Massenproduktion seiner neuen hochmodernen Raketen, die seine wichtigste nukleare Abschreckung darstellen werden. Wladimir Putin betonte, dass die ultraschweren Interkontinentalraketen SARMAT und der atomgetriebene Marschflugkörper Burewestnik jedes Land vernichten werden, das es wagt, sein Heimatland anzugreifen.

In diesem Interview hatte ich die Gelegenheit, diese Drohung in den richtigen Kontext zu stellen: eine Warnung an das Pentagon, keine Atomtests durchzuführen, die gegen den seit Jahrzehnten bestehenden, aber von der US-Seite nie ratifizierten Kernwaffenteststopp-Vertrag verstoßen. Putin sagte, dass Russland im Begriff sei, seine Ratifizierung des Vertrages zurückzunehmen und auf jeden amerikanischen Verstoß mit eigenen Tests reagieren werde. Dies würde ein komplettes nukleares Wettrüsten bedeuten, bei dem Russland bereits einen großen Vorsprung hat, da es den USA bei der Entwicklung und Serienproduktion neuer und unaufhaltsamer Trägersysteme vielleicht fünf Jahre voraus ist.

In dem Interview ging es auch um andere wichtige Themen, die in der vergangenen Woche aufgetaucht sind, darunter der Beinahe-Stillstand des Kongresses, als der Posten des Parlamentspräsidenten frei wurde, und was dies für den laufenden Krieg in der Ukraine bedeutet.

Sie können das Interview hier finden: https://www.youtube.com/watch?v=QCEp5HTlO4c

Transkript:

 Erick Kamau Njoka:

Der russische Präsident Wladimir Putin hat bekannt gegeben, dass Russland einen Test einer neuen Generation von atomgetriebenen Marschflugkörpern erfolgreich durchgeführt hat. Die erschreckende, aber wahre Realität ist, dass wir nicht mit Sicherheit wissen können, ob Putin oder irgendein Führer eines nuklear bewaffneten Staates zu irgendeinem Zeitpunkt Atomwaffen einsetzen wird. Was wir wissen, ist, dass Atomwaffen unannehmbare humanitäre Folgen haben und dass es keine Kapazitäten gibt, um den Überlebenden in der Zeit danach zu helfen.

Mein Name ist Eric Ander. Lassen Sie uns darüber sprechen. Und Dr. Gilbert Doctorow, Analyst für internationale Angelegenheiten, Autor und Historiker aus Brüssel ist bei uns. Dr. Gilbert, vielen Dank, dass Sie sich Zeit für uns genommen haben, und willkommen bei WION WORLD IS ONE.

Präsident Putin hat deutlich gemacht, dass er über sehr mächtige Waffen verfügt und bereit ist, sie einzusetzen. Was halten Sie von seiner Erklärung?

Gilbert Doctorow:

Dies muss in den spezifischen Kontext eingeordnet werden. Er hat dies in Beantwortung einer Frage über die russische Nukleardoktrin gesagt, und die Bemerkung über diese wichtigen neuen Waffensysteme einschließlich des erfolgreichen Tests des Burewestnik, auf den Sie anspielen, bezog sich auf den Status des Verbots von Kernwaffentests. Die Bemerkungen wurden nicht nur einfach gemacht, um Russlands Erfolg bei einem neuartigen und ziemlich bedrohlichen militärischen Waffensystem zu verkünden. Sie wurden gemacht, um seinen Appell über die Köpfe seiner Zuhörer, die Akademiker sind, hinweg und direkt an die Vereinigten Staaten und das Pentagon zu richten, den Umgang Russlands und der Vereinigten Staaten mit Atomwaffentests zu überdenken.

 Erick Kamau Njoka::

Aber lassen Sie uns mehr über seine Äußerungen und das, worüber er sprach, sprechen. Er deutete an, dass Russland zum ersten Mal seit mehr als drei Jahrzehnten wieder Kernwaffentests durchführen könnte. Welche Folgen könnte das haben, und was besagt dieser Vertrag?

Gilbert Doctorow:

Der Vertrag verbietet alle Arten von Atomwaffentests, ob in der Atmosphäre, in den Ozeanen oder unter der Erde. Er wurde in der frühen Phase der Normalisierung der Rüstungskontrolle in den 1960er Jahren geschlossen, nachdem die Vereinigten Staaten und die Sowjetunion in der so genannten Kubakrise kurz vor einem Atomkrieg gestanden hatten. Die Absicht war, das nukleare Wettrüsten zu beenden, indem man die Tests einstellte.

Dies wird nun in Frage gestellt, da beide großen Atommächte, die Vereinigten Staaten und Russland, im Begriff sind, neue Waffensysteme in Betrieb zu nehmen, und alle von ihren Militärs aufgefordert werden, echte Tests in der Atmosphäre oder anderswo durchzuführen, um sich selbst und anderen zu beweisen, dass diese neuen Waffensysteme tatsächlich funktionieren.

 Erick Kamau Njoka::

Herr Doktor, lassen Sie uns darüber sprechen, was derzeit vor Ort geschieht und wie die Realität aussieht. Einige in Russland haben Putin aufgefordert, eine Atombombe zu zünden, um dem Westen zu zeigen, dass die Geduld Moskaus gegenüber der Unterstützung für die Ukraine und seiner offensichtlichen Unwilligkeit zu verhandeln am Ende ist. Ihre Reaktion?

Gilbert Doctorow:

Ja, da haben Sie recht. Das Thema kam am Donnerstag dieser Woche auf der Plenarsitzung der so genannten Valdai-Diskussionsgruppe zur Sprache, an der 140 Teilnehmer aus 40 Ländern der Welt einschließlich Indien teilnahmen. Das war eine einmalige Gelegenheit über neue Atomwaffen mit dem Mann zu sprechen, der die Frage, die Sie gerade gestellt haben, aufgeworfen hat, Sergej Karaganow. Vor etwa drei Monaten hat Herr Karaganow, ein hochrangiger politischer Analyst, der im Westen und insbesondere in Deutschland sehr bekannt ist, die gleiche Frage gestellt wie Sie: Dass der Westen durch die lange Zeit nach dem Fall der Sowjetunion, in der die Vereinigten Staaten eine unipolare Welt gelenkt haben, eingelullt wurde und Russland weiterhin als schwach und inkompetent ansieht und daher das Gefühl der Angst verloren hat, obwohl Russland in der Tat das Land mit dem größten Atomwaffenarsenal bleibt. Herr Karaganow hat also genau wie Sie vorhin gesagt, dass Russland einen Test durchführen sollte, oder er hat sogar vorgeschlagen, dass Russland seine taktischen Atomwaffen einsetzen und einen Schlag gegen eines der kleineren NATO-Länder wie Rumänien oder Polen führen könnte, die heute in den Beziehungen zu Russland so problematisch sind. Das würde den Westen davon überzeugen, dass er aufpassen muss, damit wir nicht alle in einen Atomkrieg abgleiten.

 Erick Kamau Njoka::

Herr Doktor, wir alle wissen, dass eine Atombombe innerhalb weniger Stunden Millionen von Menschen töten würde. Aber was sind die langfristigen Folgen eines Atomkriegs?

Gilbert Doctorow:

Nun, es gab eine Menge wissenschaftlicher Diskussionen zu diesem Thema. Es gibt Grund zu der Annahme, dass es zu einem nuklearen Winter kommen würde, dass der gesamte Staub, der durch diese Tausende von Nuklearexplosionen erzeugt wird, die obere Atmosphäre bedecken, die Sonne blockieren und das Licht, das für die Pflanzen und die Pflanzen für die Tiere und für die Tiere, die für uns wichtig sind, essentiell ist, abschirmen würde. Daher würde die Welt praktisch verhungern. Das ist die vorherrschende Vorstellung davon, was ein Atomkrieg bringen würde.

Wir sind sehr besorgt über die Menschen, die bei Auto- oder Busunfällen sterben, wie bei dem, der sich vor einigen Tagen in der Nähe von Venedig ereignet hat, bei dem 20, 30 oder 40 Menschen starben. Wir sind sehr besorgt über die 50 Zivilisten, die möglicherweise bei einem Bombenangriff in der Region Charcow in Russland, genauer gesagt in der Ukraine, in dieser Woche getötet wurden.

Aber wir übersehen dabei, dass wir auf einen Atomkrieg zusteuern, in dem 7 Milliarden Menschen sterben werden, und das ist eigentlich das Thema des Tages.

 Erick Kamau Njoka:

Herr Doktor, wie kann die internationale Gemeinschaft Ihrer Meinung nach den Einsatz von Atomwaffen verhindern?

Gilbert Doctorow:

Ich denke, dass die führenden Länder, die über Atomwaffentechnologie verfügen, und Indien ist eines davon, sich selbst und der ganzen Welt gegenüber verpflichtet sind, sich zu diesem Thema zu äußern und nicht stumme Zeugen der Konfrontation zwischen den Vereinigten Staaten und Russland zu sein. Wir können nicht einfach nur stumme Zeugen sein, denn wir werden letztlich die Opfer sein. Und wie ich schon sagte, ist Ihr Land eines von mehreren, die das Privileg und die Pflicht haben, ihre Stimme zu erheben.

 Erick Kamau Njoka:

Gut, lassen Sie uns jetzt über den Krieg sprechen. Putin bezeichnete den Krieg in der Ukraine als einen “Kampf um Prinzipien” und nicht um Territorium. Wie interpretieren Sie das?

Gilbert Doctorow:

Nun, um ehrlich zu sein, hat sich Putins Position zur Erklärung des Krieges im Laufe der Zeit geändert, weil sich der Krieg selbst geändert hat. Die Vereinigten Staaten, die Russland einen Angriffskrieg, einen unprovozierten Krieg vorwerfen, verweisen immer wieder – insbesondere Herr Biden – auf die angeblichen imperialen Ambitionen Russlands und seinen Wunsch, der Ukraine Territorium zu entreißen und letztlich Mitteleuropa Territorium wegzunehmen und das Sowjetreich wiederherzustellen. Ich halte das für vorgeschoben. Es dient dem Zweck eines kalten Krieges und dazu, die Verbündeten um die Vereinigten Staaten und ihre Führung zu scharen. Aber es entspricht nicht der Realität. Putin hat von Anfang an davon gesprochen, die ethnisch russische oder russischsprachige Bevölkerung des Donbass zu verteidigen, die seit 2014 Gegenstand militärischer Angriffe ist, als sie sich weigerte, die Ergebnisse des von den Vereinigten Staaten eingefädelten Staatsstreichs in Kiew zu akzeptieren.

Dies ist eine Situation, die in seinen Erklärungen zum Vorgehen Russlands in der Ukraine im Laufe der Zeit vorherrschend war. Aber es ist nicht die einzige Erklärung, und wie ich schon sagte, hat er seine Aussagen von Zeit zu Zeit in Übereinstimmung mit seinem Publikum oder seinen Überlegungen, die sich im Laufe der Zeit ändern, geändert.

 Erick Kamau Njoka:

Dr. Gilbert schließlich: Putins Erklärung erfolgte, nachdem sich der Widerstand im US-Kongress gegen die Bereitstellung weiterer Hilfe für die Ukraine verstärkt hat. Was passiert letztlich, wenn der Kongress diese Hilfe verzögert oder sich dafür entscheidet, länger zu warten, bevor er sie leistet?

Gilbert Doctorow:

Russland sieht wahrscheinlich eine günstige Gelegenheit, diesen Krieg schnell, zerstörerisch und mit massiver Gewaltanwendung zu beenden, während die Vereinigten Staaten über ihren eigenen Nabel nachdenken.

Das Interessante für Leute wie mich, die sich gegen den Krieg ausgesprochen und versucht haben, die Öffentlichkeit über seine tatsächlichen Ursachen zu informieren, ist, dass keine unserer Bemühungen zur Beendigung des Krieges geführt haben wird, während der innenpolitische Zusammenbruch Amerikas für die Beendigung des Krieges entscheidend sein könnte.

Für die Russen ist dies, wie gesagt, ein Zeitfenster, in dem sie den Übergang von der Verteidigung zur Offensive und vom Einsatz sehr teurer Raketen zu billigeren schweren Bomben vollziehen. In den letzten Wochen haben sie ein völlig neues Bombardierungsprogramm eingeführt, bei dem anderthalb Tonnen schwere Fliegerbomben eingesetzt werden, bei denen es sich um “dumme” (nicht zu steuernde) Bomben handelt, die so umgerüstet wurden, dass sie entweder gleiten oder auf andere Weise selektiv zielen können, obwohl sie ursprünglich nicht dafür entwickelt wurden.

Die Vereinigten Staaten verfügen über solche Waffen und haben sie in der Vergangenheit eingesetzt. Die Russen verfügen über enorme Mengen solcher Waffen, und das Entscheidende in diesem Krieg ist nicht, über die neueste Technologie zu verfügen, sondern über wirksame Waffen in großen Mengen. Diese umgebauten “dummen” Bomben sind genau das, und sie werden in den kommenden Wochen wahrscheinlich Chaos anrichten und den Krieg möglicherweise plötzlich und entscheidend zu Gunsten Russlands beenden.

 Erick Kamau Njoka:

Gut dann, Dr. Gilbert Doctorow, Analyst für internationale Angelegenheiten, Autor und Historiker. Doktor, vielen Dank, dass Sie sich Zeit für uns genommen haben und heute mit WION WORLD IS ONE sprechen.

Gilbert Doctorow:

Es war mir ein Vergnügen.

Translations of “Vladimir Putin on Russian nuclear doctrine…”

Translations below into German (Andreas Mylaeus) and French (Youri)

Wladimir Putin über die russische Atomdoktrin: Was war neu in seinen Fragen und Antworten im Valdai Discussion Club?

Donnerstag, 5. Oktober, war der Höhepunkt in der 20. Ausgabe der Jahrestagung des Valdai-Diskussionsklubs, als Präsident Putin eine 30-minütige Rede vor dem Plenum hielt und dann eine 3-stündige Fragerunde mit den 140 geladenen Gästen abhielt. Moderiert wurde die Veranstaltung vom Programmdirektor des Clubs, dem viel gelesenen internationalen Analysten Fjodor Lukjanow, obwohl Putin selbst von Zeit zu Zeit intervenierte, um den nächsten Fragesteller aus dem Kreis derer zu bestimmen, die er im Publikum erkannte.

Dieses Ereignis, das immer auf der Herbstagenda des Präsidenten steht, wurde zuerst im Kurort Valdai abgehalten, daher der Name. Valdai liegt auf halbem Weg zwischen Petersburg und Moskau und wurde von Putin immer für ein paar Tage der einsamen Ruhe geliebt, außer im April-Mai, wenn die Birken, auf die er allergisch ist, in Blüte sind. Ein spezielles Gleis brachte ihn an den Rand des ihm dort zur Verfügung gestellten Grundstücks. Die Veranstaltung der Diskussionsgruppe wurde schnell zu gross für die Räumlichkeiten in Valdai und wurde nach Sotschi verlegt, dem russischen Pendant zu Camp David in den USA, zu dem ausländische Staatsmänner und andere hochrangige Gäste zu Gesprächen eingeladen werden können.

Genauer gesagt war der tatsächliche Veranstaltungsort in der vergangenen Woche im nahe gelegenen Krasnaja Poljana, einem Skigebiet in den Bergen mit Blick auf Sotschi, das für ganzjährige Erholung entwickelt wurde. Es wurde berichtet, die Teilnehmer stammten aus 42 Ländern, darunter auch jenen, die heute als “unfreundlich” bezeichnet werden. Wie es üblich ist, waren nicht alle Eingeladenen “Freunde Russlands”, ohne Bezug auf ihre Herkunft.

Wie üblich, bestand die gesamte Gruppe hauptsächlich aus Universitätsmitarbeitern, Think Tank Research Fellows und Diplomaten. Mit Ausnahme der letztgenannten sind sie nicht regelmäßige Gesprächspartner des Präsidenten, die nun häufiger aus Regierungsbeamten, Geschäftsleuten, Soldaten und Offizieren sowie Schulkindern an den Spitzen-Bildungseinrichtungen Russlands bestehen. Aber er hat keine Schwierigkeiten, das Eis zu brechen und Gemeinsamkeiten mit den Intellektuellen zu finden.

Man sollte davon ausgehen, dass es keine Vorvereinbarung mit den Teilnehmern darüber gibt, was sie den Präsidenten fragen werden. Jedoch sind ihre Veröffentlichungen oder früheren Auftritte bei den Valdai-Konferenzen bekannt, was bedeutet, dass ihre Fragen vorhersehbar sind und Putin sich entsprechend vorbereitet hat. Dennoch nutzten einige die Gelegenheit, um feindselige Fragen zu stellen, und ich erwähne dies unten. Gleichwohl, Putin behandelte sie alle mit Selbstbewusstsein. Er spricht aus dem Stegreif und ohne Notizen, was für jeden mit einem objektiven Auge enorm beeindruckend ist.

Die gesamte Veranstaltung wurde live im russischen Staatsfernsehen übertragen und wurde von verschiedenen russischen Nachrichtenportalen ins Netz gestellt. Ich habe Folgendes von Komsomolskaya Pravda konsultiert: https://www.youtube.com/watch?v=-GYbhHVOPVo

Für diejenigen, die eine englischsprachige Niederschrift der Valdai-Veranstaltung wünschen, verweise ich auf die Website des Präsidenten, auf der die Übersetzung in Abschnitten bereitgestellt wird:

http://en.kremlin.ru/events/president/transcripts/72444

Putins einleitende Rede und die gestellten Fragen berührten eine Vielzahl unterschiedlicher Themen. Es ist interessant festzustellen, dass die Financial Times und die New York Times von gestern kein Wort über Putins Auftritt vor der Valdai-Gruppe verloren haben. Im Gegensatz dazu haben CNN und Euronews gestern Morgen darüber berichtet. Aber beide haben sich auf nur einen Punkt aus der Fragerunde konzentriert und dabei alles andere ignoriert. Was sie für berichtenswert hielten, war Putins Antwort auf eine Frage nach dem Schicksal der Wagner-Gruppe nach dem tödlichen Flugzeugabsturz vor einigen Monaten, bei dem Dmitri Prigoschin und mehrere andere ihrer Gründer und führenden Persönlichkeiten ums Leben kamen. Ihre Berichterstattung bezog sich auf Putins Enthüllung der Erkenntnis der offiziellen Untersuchung des Unfalls, wonach in den geborgenen Leichen Fragmente von einer Handgranate gefunden wurden. Putin sagte, dass dies bedeute, dass das Flugzeug nicht von einem externen Faktor zum Absturz gebracht worden sei. Erinnern wir uns daran, dass westliche Medien kurz nach dem Absturz behauptet hatten, dass Prigoschin von einer Rakete getroffen worden sei, die von der russischen Armee abgefeuert worden sei, und dass er ein Opfer der Rache des Präsidenten für seine Meuterei gewesen sei.

Aber beim Thema Wagner haben westliche Medien andere wichtige Enthüllungen und Putins eigene Spekulationen über den Vorfall völlig verpasst. Er bedauerte, dass die Ermittler die Leichen nicht auf Alkohol oder Betäubungsmittel überprüft hätten. Und in diesem Zusammenhang sagte er, dass 5 Kilogramm Kokain von der Polizei gefunden worden seien, als sie nach dem Flugzeugabsturz die Büros der Wagner-Gruppe durchsucht haben. Die klare Andeutung war, dass die Explosion, die das Flugzeug zum Absturz brachte, auf jemanden an Bord zurückzuführen war, der “unter dem Einfluss” agierte und den Stift an einer Granate herausgezogen hat.

Was die westlichen Medien in Bezug auf die Wagner-Story ebenfalls übersehen haben, waren Putins allgemeine Bemerkungen darüber, dass Russland keine gesetzlichen Regelungen über “private Militärunternehmen” habe und dass dies ein großer Fehler sei, weil diejenigen, die tapfer unter Wagner an der ukrainischen Front gekämpft haben, keine soziale Absicherung durch den Staat erhielten und in bar bezahlt wurden, ohne dass jemand die Kontrolle darüber hatte, wie eine gerechte Entschädigung zugeteilt wurde. Es sei noch unklar, ob eine solche Operation zukünftig erlaubt sei, aber inzwischen hätten sich mehrere tausend Wagner-Kämpfer wie andere Freiwillige der regulären russischen Armee unter normalen Verträgen angeschlossen.

Und was die reguläre russische Armee selbst betrifft, so sagte Putin, dass die erfolgreichen Monate der erfolgreichen Abwehr der ukrainischen Gegenoffensive und der massiven Verluste des Feindes zeigten, dass sie ohne Söldnertruppen wie Wagner an seiner Seite durchaus in der Lage sei, den Erfolg der russischen militärischen Sonderoperation zu sichern.

Wie Euronews werde ich mich im Folgenden auch auf eines der vielen Themen konzentrieren, die gestern in der Valdai-Veranstaltung diskutiert wurden, nämlich das Thema der russischen Nukleardoktrin, die Putin in einem sehr wichtigen Aspekt für die Beziehungen zu den Vereinigten Staaten klargestellt hat. Ich bezweifle, dass Beamte im Pentagon oder im Außenministerium übersehen haben werden, was er gestern gesagt hat. Im Gegensatz zu Euronews werde ich diesen Essay mit einem kurzen Überblick über Putins Einführungsrede abschließen, sowie mit einigen Antworten, die ich für die interessantesten Antworten auf andere Fragen halte.

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Sergej Karaganow ist ein bekannter russischer Politikwissenschaftler, der sich viele Jahre lang von Bewunderern im Ausland kultivieren und schmeicheln ließ. Sie genossen seinen Roman und seine sich häufig ändernden Modelle einer zukünftigen Weltordnung sowie seine Begabung als Redner in der Öffentlichkeit. Und er war darauf bedacht, sich vom Putin-Regime zu distanzieren. Ich habe ihn persönlich gesehen, als er zu den Lieblingsgästen auf einer Jahrestagung einer sozialdemokratischen Denkfabrik in einem angesagten Frankfurter Vorort gehörte, zu der ich auch, versehentlich, wie ich sagen würde, von den Organisatoren eingeladen wurde.

Wie ich vor einigen Monaten geschrieben habe, hat es Karaganow in der gegenwärtig sehr patriotischen Stimmung in Russland eindeutig für angebracht gehalten, seine Referenzen als eingeborener Sohn Russlands aufzupolieren. Mit seinem Vorschlag, das Undenkbare zu tun und die Angst vor Russland zurück in den Westen zu tragen, hat er im In- und Ausland einen Sturm ausgelöst, indem er vorschlug, Russland solle taktische Atomwaffen einsetzen, um seine ungezügelte Macht zu demonstrieren, sei es auf einem Testgelände oder gegen die schwächeren, aber aggressiveren NATO-Mitglieder Polen und Rumänien, wo die Vereinigten Staaten Raketenstützpunkte gegen Russland gebaut haben. Sprachrohre in Washington haben Alarm geschlagen, und einige von Karaganovs Kollegen in Russland, die über seine Verantwortungslosigkeit empört waren, haben ihn öffentlich getadelt.

Als Putin Karaganow gestern im Publikum identifizierte und ihn zu einer Frage einlud, musste man sich nicht zweimal überlegen, was das für eine Frage sein würde. Tatsächlich fragte Karaganow, ob es für Russland nicht an der Zeit sei, seinen Ansatz in Bezug auf Atomwaffen zu ändern und seine Abschreckungskraft in den Augen der westlichen Eliten wiederherzustellen, die immer wieder wiederholen, dass Russland schwach sei.

Wladimir Putin ließ sich Zeit und gab Karaganow und den Zuhörern eine sehr vollständige Antwort, beginnend mit einer Zusammenfassung der beiden Hauptpunkte der Doktrin, die Russlands möglichen Einsatz von Atomwaffen leitet.

Erstens wird Russland einen Atomangriff auf jedes Land führen, das Radaranzeigen zufolge eine oder mehrere Raketen gegen Russland abgeschossen hat. Die Reaktion werde unmittelbar erfolgen, sagte Putin. Und die Machthaber im Ausland verstehen sehr wohl, dass Russland hunderte von Raketen, die aus allen Richtungen auf sie gerichtet sind, abschießen wird, sodass das Endergebnis ihre totale Zerstörung sein wird. Russland muss nicht mehr sagen oder tun, damit seine Abschreckung respektiert wird.

Zweitens wird Russland einen Atomangriff gegen jedes Land oder alle Länder führen, die seine Existenz als souveräner Staat bedrohen, unabhängig davon, ob die Bedrohung durch Atomwaffen oder konventionelle Waffen besteht. Da für das heutige Russland keine solche existenzielle Bedrohung besteht, gibt es keinen Grund, mit Atomwaffen zu fuchteln.

Es wäre keine Nachricht, wenn Wladimir Putin nicht weiter erklären würde, welche Veränderungen in der Atompolitik derzeit in Bezug auf eine der wenigen verbleibenden ,,Leitplanken” vorbereitet werden, die in den vergangenen Jahrzehnten errichtet wurden, um ein umfassendes Wettrüsten zwischen den Supermächten zu verhindern: den Kernwaffenteststopp-Vertrag [https://de.wikipedia.org/wiki/Kernwaffenteststopp-Vertrag].

Wie er erklärte, wurde dieser Vertrag vor langer Zeit zwischen den Vereinigten Staaten und Russland geschlossen. Es wurde von Russland unterzeichnet und ratifiziert. Die Vereinigten Staaten haben ihn jedoch nur unterzeichnet und nie ratifiziert. Jetzt verlangen einige Mitglieder des russischen Militärs, dass die Tests wieder aufgenommen werden und der Vertrag kommt ungelegen. Sie wollen Tests durchführen, um sicher zu gehen, dass neue hochmoderne strategische Waffensysteme wie die sehr schwere ICBM Sarmat oder der globale Marschflugkörper Burewestnik, den Russland in Kürze als Hauptstütze seiner Atomraketentruppen etablieren wird, das beabsichtigte Ergebenis liefern. Außerdem geht Russland davon aus, dass genau diese Frage in den Vereinigten Staaten von ihren Streitkräften vorgebracht wurde, die nicht de jure durch einen Vertrag eingeschränkt werden, den das Land nicht ratifiziert hat. Aus all diesen Gründen ist Wladimir Putin dabei, der Duma einen Gesetzesentwurf vorzulegen, um Russlands Ratifizierung des Teststoppvertrags zu widerrufen. Washington wurde gestern gewarnt: Wir stehen an der Schwelle eines hemmungslosen nuklearen Wettrüstens, bei dem Russland derzeit eine große Führungsrolle im Bereich der Trägersysteme hat.

Hat das irgendjemand von unseren Massenmedien bemerkt? Offenbar mit Verzögerung taten sie es: Bloomberg postete gestern sehr früh am Morgen ein Video zu diesem Thema auf ihrem YouTube-Account; NBC tat es am Nachmittag ebenfalls.

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Das Thema der diesjährigen Valdai-Club-Konferenz lautete “Faire Multipolarität: Wie kann Sicherheit und Entwicklung für alle gewährleistet werden”, und dies war es, worauf Putin in seiner Einführungsrede einging. Seine Rede war intellektuell herausfordernd, aber ungeschickt, weil sie nicht zusammengehörige Ideen zusammenbrachte.

Die Rede stellt den neuesten Stand von Putins Denkprozessen über Russlands Beziehungen zum Westen dar, die er erstmals bei seiner Ansprache an der Münchner Sicherheitskonferenz im Februar 2007 öffentlich gemacht hat und in der er Russlands Ablehnung der globalen Hegemonie der USA auf der Grundlage der falschen Vorstellung ihres Exzeptionalismus darlegte. Was er gestern ankündigte, war Russlands Ablehnung des Westens in seiner Gesamtheit, und damit meinte er nicht nur den Hegemon, sondern auch die “Satelliten” des Hegemon, die europäischen ehemaligen Kolonialmächte, die aus seiner Sicht ihren Wohlstand aus der jahrhundertelangen Plünderung der übrigen Welt herleiten.

In dieser Rede hallte das wider, was Putin vor etwas mehr als einem Monat in seiner Rede vor der Wirtschaftsgruppe des BRICS-Gipfels in Südafrika gesagt hatte, als er den Westen für die neokoloniale Mentalität im Umgang mit der übrigen Welt verurteilte. Nun ging er einen Schritt weiter und brachte neokoloniales Denken mit “Block”-Mentalität zusammen, d.h. der Schaffung von Militärbündnissen durch die Vereinigten Staaten in Europa, in Asien, die einen “wir gegen sie”-Geist fördern, die einen Feind identifizieren, um die Blockmitglieder um das Herrenland herum zu sammeln und um die Kontrolle über die Bevölkerung in ihren Ländern zu behalten. Russland, China, Indien und andere werden als Feind bezeichnet, wenn es den Vereinigten Staaten passt, weil sie sich weigern, sich unterzuordnen und ihre nationalen Interessen den Interessen Washingtons zu opfern. Ich gehe davon aus, dass die Erwähnung der “Blockmentalität” aus seinen Gesprächen mit Präsident Xi stammt, für den dies ein regelmäßiger Gesprächsstoff ist. Oder es war ein Versuch, die Aufmerksamkeit der chinesischen Öffentlichkeit auf sich zu ziehen.

Im Valdai Discussion Club spricht Putin, wie ich oben bemerkte, mit Intellektuellen, und der größte Teil seiner Rede war philosophisch, indem er seine Ansichten zum kulturellen Relativismus darlegt, die in direktem Widerspruch zum heutigen Universalismus des Westens und mit der Story vom Ende der Geschichte stehen, die Francis Fukuyama Anfang der 1990er Jahre populär gemacht hat, als die Vereinigten Staaten und andere nach einer neuen Roadmap suchten, nach einer neuen Ideologie, um die von den USA geführte Welt zu führen und zu rechtfertigen, nachdem die bipolare Welt der UdSSR und der USA zu Ende gegangen war und die Menschheit sich auf eine einzige Welt festgelegt zu haben schien, eine gemeinsame Ideologie, die wir nun “neokonservativ” nennen würden.

Putins Rede spielte auch auf Ideen an, die Sam Huntington in seinem Buch Kampf der Kulturen aus den 1990er Jahren populär machte. Schließlich sagte Huntington, dass es eine Anzahl verschiedener Zivilisationsmodelle gäbe, die in der gegenwärtigen Welt funktionieren. In Putins Rede heißt es, dass gerade die Vielfalt kultiviert werden muss, damit es in der kommenden Weltordnung eine faire Multipolarität gibt. Allerdings wird seine Vorstellung von Zivilisation eher mit einzelnen Nationen als mit Gruppen von Nationen identifiziert, wie bei Huntington, oder bei mit politischen Denkern des 19. Jahrhunderts, von denen Huntington das Konzept entlehnt hatte.

Laut Putin ist keine Zivilisation besser oder schlechter als andere. Jede ist autark und damit souverän, während sie gleichzeitig in gewissem Maße mit anderen verflochten ist. Jede Zivilisation beruht auf den nationalen Traditionen und Werten ihrer Träger. Jeder von ihnen hat es verdient, sich sicher zu fühlen, was nur möglich ist, wenn ein Staat nicht versucht, seine eigene Sicherheit auf Kosten der anderen zu erhöhen.

Die Ideen in Putins Rede sind nicht sein letztes Wort zu diesem Thema. Er weist die Schuld für die Konfrontation mit dem Westen den Eliten zu, während er gleichzeitig darauf beharrt, dass Russland viele Freunde in Europa und Glaubensbrüder jener christlichen Zivilisation hat, die sie einst mit Russland teilten, bevor diese ihre eigenen kulturellen Wurzeln zerrissen und ihren Sinn für die Realität verloren haben. Den Kolonialisten mag die Plünderung in der Vergangenheit noch zu verzeihen sein, wenn sie ihre Arroganz heute aufgeben und die neue multipolare Weltordnung unterstützen.

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Putin stand bei seinen Antworten auf Fragen aus dem Publikum auf festerem Boden.

Ein Beispiel dafür war seine Antwort auf eine Frage von Margarita Simonyan, der Direktorin von RT, in der sie als ethnische Armenierin den armenischen Ministerpräsidenten Nikol Paschinjan für seinen Verrat an armenischen Landsleuten in Berg-Karabach scharf kritisierte, der die Besetzung des Territoriums durch die Aserbaidschaner und die daraus folgende Flucht der 120.000 ethnischen Armenier in dieser Enklave über die Grenze nach Armenien ermöglichte. Sie deutete an, dass Paschinjan vom Westen an die Macht gebracht wurde und dass er die armenische Bevölkerung von Berg-Karabach von Anfang an verkauft hat.

Putin zögerte nicht, diese Anschuldigungen einer der hochrangigsten russischen Journalistinnen zu bestreiten. Nach Putin war Paschinjan von seinem Volk fair gewählt worden und hatte lange Zeit nichts unternommen, was die Interessen der Armenier in Berg-Karabach gefährden würde. Putin sagte, dass er von seinen mehreren Treffen mit Paschinjan wisse, dass der armenische Führer nicht die Absicht habe, seinen in Aserbaidschan lebenden Landsleuten Schaden zuzufügen. Das Problem entstand, als Paschinjan in Prag mit dem Präsidenten des Europäischen Rates, Charles Michel, zusammentraf, der ihn überzeugte, öffentlich anzuerkennen, dass Berg-Karabach ein integraler Bestandteil Aserbaidschans ist und dass die Grenzen des Landes seit dem Zusammenbruch der UdSSR im Jahr 1991 von Armenien anerkannt werden. Leider haben Michel und Paschinjan nichts unternommen, um sich auf die wahrscheinlichen Folgen einer solchen Anerkennung vorzubereiten, nämlich auf den Versuch des aserbaidschanischen Präsidenten Alijew, die Rebellenprovinz mit Waffengewalt zu kontrollieren.

Die Wahrscheinlichkeit einer ethnischen Säuberung oder freiwilligen Ausreise der armenischen Bevölkerung hätte vorhergesehen werden müssen, und es hätten Maßnahmen zu ihrer Bekämpfung ergriffen werden müssen. Obwohl Putin nicht darauf einging, was diese Maßnahmen hätten sein können, wäre es für Paschinjan logisch gewesen, von Baku eine finanzielle Lösung zu verlangen, die es der Bevölkerung von Berg-Karabach ermöglicht, sich in Würde und mit Unterkünften wiederanzusiedeln, sollten sie abreisen. So wie es ist, werden die Aserbaidschaner jetzt alle Häuser und Wohnungen übernehmen, die von den Flüchtlingen zurückgelassen wurden, ohne dass irgendeine Entschädigung gezahlt würde. Das hätte sich das relativ reiche Aserbaidschan leisten können. Das relativ arme Armenien kann sich das nicht leisten. Und die EU hat keinen einzigen Euro angeboten, um dabei zu helfen. Sie hat Armenien lediglich einige Kampfjets angeboten, die in einem Krieg nutzlos wären und die Beziehungen zu Baku nur verschlechtern könnten, während sie darüber gackert, wie Russland seinen Einfluss in der Region verloren hat.

Was ich über Putins wahrscheinliches Denken über die Neuansiedlung Armeniens gesagt habe, stammt direkt aus dem, was er bei dem Valdai-Treffen über ein ähnliches Problem gesagt hat, das Russland selbst am Ende des Kalten Krieges erlebt hat, als Präsident Jelzin die sowjetischen Streitkräfte aus den Ländern des Warschauer Pakts zurückzog. Es waren keine Vorkehrungen getroffen worden, um die mehreren hunderttausend Soldaten, Offiziere und ihre Familien bei ihrer Rückkehr nach Russland aufzunehmen. Infolgedessen kehrten sie “unter freiem Himmel” unter erbärmlichen Bedingungen zum Leben zurück. Dieses verheerende Versagen gilt heute als eines der größten Verbrechen Jelzins gegen die Nation. Manche meinen, Moskau hätte seine Truppen in Deutschland, Polen und anderswo belassen sollen, bis eine tatsächliche Einigung erzielt wurde, im Gegensatz zu symbolischen Entschädigungen, um die Kosten der Umsiedlung aufzuschieben.

Natürlich boten seine Einführungsrede und die Fragen und Antworten Putin die Gelegenheit, zum Ukraine-Krieg Stellung zu nehmen, einem Krieg, bei dem es seiner Meinung nach überhaupt nicht um territoriale Ambitionen gehe, sondern um die Verteidigung der russischen Welt, also der ethnischen Russen und der russischsprachigen Bevölkerung in den Donbass-Regionen der Ukraine. Sie waren seit neun Jahren ständigen militärischen Angriffen durch die Streitkräfte der Ukraine ausgesetzt, wobei ab 2014 Tausende von zivilen Toten zu beklagen waren. Diese Gräueltaten erregten im Westen kein Interesse, bis Russland im Februar 2022 beschloss, in ihrem Namen militärisch zu intervenieren und die militärische Sonderoperation einzuleiten.

Ein weiterer Aspekt der militärischen Sonderoperation tauchte an anderer Stelle in den Fragen und Antworten auf, als ein deutscher Teilnehmer eine eher aggressive, sagen wir mal feindselige Frage an Putin stellte. Er fragte, wie Russland die Ukraine für den Faschismus verurteilen könne, wenn sie selbst freundschaftliche Beziehungen zur offen faschistischen Alternative für Deutschland (AfD) unterhielten. Putin stellte ihm seinerseits eine Frage: Seien Sie bitte konkreter, damit wir nicht in Gemeinplätzen reden; was genau bringt Sie auf den Gedanken, dass die AfD faschistisch ist?

Der deutsche Fragesteller antwortete, man müsse sich nur eine kürzlich stattgefundene AfD-Kundgebung in einer ostdeutschen Stadt ansehen, an der offen demonstrativ Neonazis teilnahmen.

Putin reagierte daraufhin mit Hochdruck und sagte zunächst, dass Russlands Freundschaft mit den in keiner Weise faschistisch gesinnten AfD-Parteiführern bestehe. Wenn einige unangenehme Leute bei einer Kundgebung auftauchen, sagt das nichts. Darüber hinaus zeige sich bei Betrachtung der Entwicklungen der AfD in der vergangenen Woche, dass die Parteivorsitzenden selbst Opfer klassischer körperlicher Angriffe im faschistischen Stil waren und nicht Täter. Tatsächlich wurde bei einer Kundgebung vor den Wahlen in Bayern in der vergangenen Woche einer der beiden wichtigsten Parteiführer attackiert und ins Krankenhaus auf die Intensivstation gebracht.

Putin leitete diese Diskussion dann weiter zur Ukraine und zu dem Vorfall im kanadischen Parlament vor einer Woche, als das gesamte Repräsentantenhaus, angeführt von seinem Sprecher, ein ehemaliges Mitglied einer Waffen-SS-Einheit für seine Kämpfe gegen Sowjetrussland während des Zweiten Weltkriegs zur Verteidigung der ukrainischen Unabhängigkeit bejubelte. Der Mann, heute 98 Jahre alt und kanadischer Staatsbürger, hatte zwangsläufig unter Anleitung deutscher Nazi-Offiziere an der Abschlachtung von Juden, Polen und anderen Untermenschen (sic!) teilgenommen. Die Episode fand anlässlich des Besuchs von Präsident Selenskyj in Kanada statt, und Zelensky selbst gehörte zu denen, die diesem Nazi applaudierten, der, wie Putin betonte, kein Sympathisant der Nazis, sondern ein aktiver Kollaborateur der Nazis bei Kriegsverbrechen war.

Und Putin fuhr fort, seinen Standpunkt in Bezug auf den Krieg in der Ukraine klarzustellen. Hier habe man Zelensky, in dessen Adern jüdisches Blut fließe und einem Mann, der sich am Holocaust beteiligt hat, öffentlich applaudiert. Genau aus diesem Grund kämpft Russland gegen das Regime in Kiew, um die Ukraine zu entnazifizieren.

Ein Redner aus dem Publikum fragte Putin nach seinen Gedanken zu einem historischen Wendepunkt in der russischen Geschichte, denn er bricht mit der Tradition enger Integration mit Europa, die Peter der Große mit der Schaffung seines “Fensters zu Europa” in St. Petersburg begründet hat.

In seiner Antwort sagte Putin, nicht Russland habe das “Fenster nach Europa” geschlossen, sondern Europa habe einen neuen Eisernen Vorhang gegen Russland herabgelassen. Und auf jeden Fall ist Europa selbst nicht mehr das, was es einmal war. Es hat freiwillig seine Souveränität aufgegeben und hat sich in eine Abhängigkeit von den Vereinigten Staaten begeben. Das Ergebnis der von den USA verhängten Sanktionen ist der Verlust der Wettbewerbsfähigkeit Europas. Warum brauchen wir einen solchen Partner, fragte er rhetorisch. Wir haben unsere Bemühungen, mit dem aufstrebenden Asien in Kontakt zu treten, neu ausgerichtet. Wenn Europa uns nicht will, werden wir uns nicht aufdrängen.

Ich möchte auch Putins Bemerkungen in den Fragen und Antworten zu den Bombenanschlägen von North Stream und zu der Frage aufgreifen, wer dafür verantwortlich war. Putins wichtigster Punkt bei der Suche nach den Verantwortlichen ist es, sich an Joe Bidens Worte lange vor dem Bombenanschlag zu erinnern, dass die North-Stream-Pipelines auf die eine oder andere Weise gestoppt würden. Deren Interessen diente dann die Zerstörung dieser Pipelines: Es sind eindeutig US-Interessen, denn die USA sind nun der größte Erdgaslieferant für Europa. Die europäischen Ermittlungen zu den Bombenanschlägen gehen indessen ins Leere, und es ist unwahrscheinlich, dass ihre Ergebnisse veröffentlicht werden.

Aber der interessanteste Teil seiner Antwort war seine Aussage, dass eine der Nord Stream II Pipelines bei dem Terroranschlag nicht beschädigt wurde und voll funktionsfähig sei. Im Westen wird dies meist übersehen. Sagte Putin: Wenn Deutschland grünes Licht gebe, dann könne das Gas morgen über diese überlebende Pipeline transportiert werden und Europa jedes Jahr 27 Milliarden Kubikmeter Gas bringen.

Schließlich hebe ich Putins Antwort auf eine Frage eines irakischen Gastes hervor, der fragte, was während des bald erwarteten Besuchs des irakischen Ministerpräsidenten in Moskau Gegenstand von Diskussionen sein würde.

Putin sagte, natürlich werde die Zusammenarbeit in Energiefragen weit oben auf der Liste stehen. Große russische Öl- und Gasunternehmen sind bereits sehr aktiv im Land, und es wurden bereits erhebliche Investitionen in die Förderung getätigt. Aber es gäbe noch andere Schlüsselthemen, vor allem im Bereich der Logistik, d.h. die Einrichtung neuer Handelsrouten, von denen sowohl beide Länder als auch die Region profitieren werden.

Es gab in den drei Stunden der Fragen und Antworten noch viele andere interessante Austausche, die die Leser für sich selbst entdecken können, indem sie die Transkripte und das Video ansehen, die ich oben erwähnt habe.

Putins Ausdauer und sein geistiger Fokus auf diese lange Sitzung waren bemerkenswert. Es wäre unfair, das gleiche von den Lesern dieses Newsletters zu verlangen.

Vladimir Poutine sur la doctrine nucléaire russe : qu’y a-t-il de nouveau dans ses questions-réponses au Club de discussion de Valdaï ?

Le jeudi 5 octobre a été le point culminant de la 20e édition de la réunion annuelle du Club de discussion Valdaï : le président Poutine a prononcé un discours de 30 minutes lors de la session plénière et a ensuite tenu une séance de questions-réponses de 3 heures avec les 140 invités. La séance était animée par le directeur du programme du club, l’analyste des affaires internationales Fyodor Lukyanov, qui a été largement publié, bien que Poutine lui-même soit intervenu de temps à autre pour désigner le prochain intervenant parmi ceux qu’il reconnaissait dans l’assistance.

Cet événement phare de l’agenda automnal du président s’est d’abord tenu dans la station balnéaire de Valdaï, d’où son nom. Situé à mi-chemin entre Pétersbourg et Moscou, Valdaï était le lieu de prédilection de Poutine pour quelques jours de repos isolé, sauf en avril-mai, lorsque les bouleaux, auxquels il est allergique, sont en fleurs. Un embranchement de train spécial l’emmenait jusqu’à la limite de la propriété mise à sa disposition. Le groupe de discussion a rapidement dépassé les limites des installations de Valdaï et a été transféré à Sotchi, l’équivalent pour le président russe de Camp David aux États-Unis, où des hommes d’État étrangers et d’autres invités de marque peuvent être conviés pour des entretiens.

Pour être plus précis, la semaine dernière, l’événement s’est déroulé à Krasnaya Polyana, une station de ski située dans les montagnes surplombant Sotchi, qui a été aménagée pour des activités récréatives tout au long de l’année. On nous dit que les participants venaient de 42 pays, y compris ceux qui sont aujourd’hui désignés comme « inamicaux ». Comme de coutume, tous les participants n’étaient pas des « amis de la Russie », sans référence à leur pays d’origine.

Comme à l’accoutumée, l’ensemble du groupe était composé principalement d’universitaires, de chercheurs de groupes de réflexion et de diplomates. À l’exception de ces derniers, il ne s’agit pas des interlocuteurs habituels du président, qui sont désormais plus souvent des fonctionnaires, des hommes d’affaires, des soldats et des officiers, ainsi que des étudiants des établissements d’enseignement de pointe de Russie. Mais il n’a aucune difficulté à briser la glace et à trouver un terrain d’entente avec les intellectuels.

On peut raisonnablement supposer qu’il n’y a pas d’accord préalable avec les participants sur les questions qu’ils poseront au Président. Cependant, chacun d’entre eux a un dossier de publications ou d’apparitions antérieures aux conférences de Valdaï, ce qui signifie que leurs questions peuvent être anticipées et que Poutine se prépare en conséquence. Néanmoins, certains ont profité de l’occasion pour poser des questions hostiles, ce que je mentionne ci-dessous. Peu importe, Poutine les traite toutes avec aplomb. Il parle spontanément et sans notes, ce qui est extrêmement impressionnant pour quiconque a un œil objectif.

L’événement a été retransmis en direct par la télévision d’État russe et a été mis en ligne par divers portails d’information russes.  J’ai consulté le suivi sur Komsomolskaya Pravda : https://www.youtube.com/watch?v=-GYbhHVOPVo

Pour ceux qui souhaitent une transcription en anglais des débats de Valdaï, je vous renvoie au site web du président, qui met en ligne la traduction par segments : http://en.kremlin.ru/events/president/transcripts/72444

Le discours d’introduction de Poutine et les questions posées ont abordé un grand nombre de sujets distincts. Il est intéressant de noter que le Financial Times et le New York Times d’hier n’ont pas eu un mot à dire sur la comparution de Poutine devant le groupe Valdaï. En revanche, CNN et Euronews en ont parlé hier matin, mais ils se sont tous deux concentrés sur un seul point des questions-réponses, en ignorant tout le reste. Ce qu’ils ont trouvé digne d’intérêt, c’est la réponse de Poutine à une question sur le sort du groupe Wagner après l’accident d’avion fatal qui a coûté la vie à Dmitry Prigojine et à plusieurs autres de ses fondateurs et personnalités de premier plan, il y a plusieurs mois. Leur couverture s’est concentrée sur la révélation par Poutine des conclusions de l’enquête officielle sur l’accident, à savoir que les corps retrouvés contenaient des fragments d’une grenade à main. Poutine a déclaré que cela indiquait que l’avion n’avait pas été abattu par un facteur externe. Rappelons que les médias occidentaux avaient suggéré, peu après le crash, que l’avion avait été touché par un missile tiré par l’armée russe et que Prigojine avait été victime de la vengeance du président pour sa mutinerie.

Mais dans le cadre de l’affaire Wagner, les médias occidentaux ont omis d’autres révélations importantes et les propres spéculations de Poutine sur l’incident. Il a regretté que les enquêteurs n’aient pas vérifié la présence d’alcool ou de stupéfiants sur les corps. À cet égard, il a indiqué que la police avait trouvé 5 kilogrammes de cocaïne lors de la perquisition des bureaux du groupe Wagner après l’accident d’avion. Il est clair que l’explosion qui a provoqué la chute de l’avion est due à une personne à bord, agissant « sous influence », qui a dégoupillé une grenade.

Ce que les médias occidentaux n’ont pas non plus retenu de l’affaire Wagner, ce sont les remarques générales de Poutine sur le fait que la Russie n’avait pas de lois régissant une « société militaire privée », que c’était une grave erreur parce que ceux qui ont combattu vaillamment au sein de Wagner sur le front ukrainien ne bénéficiaient d’aucune protection sociale de la part de l’État et étaient payés en espèces sans aucun contrôle sur la manière dont la compensation était répartie équitablement. Il a ajouté que l’on ne savait pas encore si une telle opération serait autorisée à l’avenir, mais qu’entre-temps, plusieurs milliers de combattants de Wagner avaient rejoint l’armée régulière russe sous des contrats normaux, comme d’autres volontaires.

En ce qui concerne l’armée régulière russe elle-même, Poutine a déclaré que les derniers mois au cours desquels elle a repoussé avec succès la contre-offensive ukrainienne et infligé des pertes massives à l’ennemi ont montré qu’elle était tout à fait capable d’assurer le succès de l’opération militaire spéciale de la Russie sans avoir à ses côtés des groupes mercenaires tels que Wagner.

Dans ce qui suit, comme Euronews, je me concentrerai également sur l’un des nombreux sujets qui ont été discutés lors de l’événement de Valdaï hier, à savoir le sujet de la doctrine nucléaire de la Russie, que M. Poutine a clarifié sur un aspect très important pour les relations avec les États-Unis. Je doute que les responsables du Pentagone ou du Département d’État aient négligé ce qu’il a dit hier. Contrairement à Euronews, je terminerai cet article par un bref aperçu du discours d’introduction de Poutine, ainsi que par quelques-unes des réponses à d’autres questions que je considère comme les plus intéressantes.

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Sergei Karaganov est un politologue russe bien connu qui, pendant de nombreuses années, s’est laissé entretenir et flatter par des admirateurs à l’étranger. Ceux-ci appréciaient ses nouvelles conceptions de l’ordre mondial futur, qui changeaient souvent, ainsi que ses talents d’orateur. Et il a pris soin de se distancer du régime de Poutine. Je l’ai vu en personne lorsqu’il était l’un des invités privilégiés d’une conférence annuelle d’un groupe de réflexion du parti social-démocrate dans une banlieue chic de Francfort, à laquelle j’avais également été invité, par erreur dirais-je, par les organisateurs.

Comme je l’ai écrit il y a plusieurs mois, dans le climat très patriotique qui règne actuellement en Russie, Karaganov a manifestement estimé qu’il était opportun de faire valoir ses compétences en tant que fils du pays. Il a déclenché une tempête dans son pays et à l’étranger en proposant de faire l’impensable et de redonner à l’Occident la peur de la Russie en utilisant des armes nucléaires tactiques pour démontrer leur puissance brute, que ce soit sur un terrain d’essai ou contre les États membres de l’OTAN plus faibles mais plus agressifs que sont la Pologne et la Roumanie, où les États-Unis ont construit des bases de missiles dirigées vers la Russie. Les experts de Washington ont tiré la sonnette d’alarme et certains des pairs de Karaganov en Russie, indignés par son irresponsabilité, l’ont publiquement réprimandé.

Lorsque Poutine a identifié Karaganov dans le public hier et l’a invité à poser une question, il n’a pas été nécessaire de réfléchir à deux fois à ce que serait cette question. En effet, Karaganov a demandé s’il n’était pas temps pour la Russie de changer son approche des armes nucléaires et de restaurer leur force de dissuasion aux yeux des élites occidentales qui répètent inlassablement que la Russie est faible.

Vladimir Poutine a pris son temps et a donné à Karaganov et à l’auditoire une réponse très complète, en commençant par un résumé des deux principaux points de la doctrine guidant l’utilisation éventuelle des armes nucléaires par la Russie.

Tout d’abord, la Russie lancera une attaque nucléaire contre tout pays qui, selon les indications des radars, aura lancé un ou plusieurs missiles contre la Russie. La réponse sera instantanée, a déclaré Poutine. Et ceux qui détiennent le pouvoir à l’étranger comprennent parfaitement que la Russie lancera des centaines de missiles venant de toutes les directions, de sorte que le résultat final sera leur destruction totale.  La Russie n’a pas besoin d’en dire ou d’en faire plus pour faire respecter sa dissuasion.

Deuxièmement, la Russie lancera une attaque nucléaire contre tout pays qui menacera son existence en tant qu’État souverain, que la menace provienne d’armes nucléaires ou d’armes conventionnelles. Étant donné que la Russie n’est pas exposée à une telle menace existentielle aujourd’hui, il n’y a aucune raison de brandir des armes nucléaires.

Il n’y aurait pas de nouvelles ici si Vladimir Poutine n’expliquait pas plus en détail les changements de politique nucléaire qui sont en cours de préparation en ce qui concerne l’un des derniers « garde-fous » établis au cours des dernières décennies pour empêcher une course aux armements nucléaires entre les superpuissances : le traité d’interdiction des essais nucléaires.

Comme il l’a expliqué, ce traité a été conclu il y a longtemps entre les États-Unis et la Russie. Il a été signé et ratifié par la Russie. Cependant, les États-Unis l’ont seulement signé et ne l’ont jamais ratifié. Aujourd’hui, certains militaires russes exigent que les essais soient relancés et le traité devient donc gênant. Ils veulent procéder à des essais pour s’assurer que les nouveaux systèmes d’armes stratégiques de pointe, tels que le très lourd ICBM Sarmat ou le missile de croisière à portée globale Burevestnik, dont la Russie s’apprête à faire les piliers de ses forces de missiles nucléaires, donneront effectivement le choc escompté. En outre, la Russie estime que la même question a été soulevée aux États-Unis par ses forces armées, qui ne sont pas limitées de jure par un traité que le pays n’a pas ratifié. Pour toutes ces raisons, Vladimir Poutine s’apprête à soumettre à la Douma un projet de loi visant à révoquer la ratification par la Russie du traité d’interdiction des essais nucléaires. Washington a été mis au courant hier : nous sommes à l’aube d’une course effrénée aux armements nucléaires dans laquelle la Russie dispose actuellement d’une large avance en matière de systèmes de lancement.

Nos grands médias l’ont-ils remarqué ?  Apparemment, après un certain temps, ils l’ont fait :  Bloomberg a publié une vidéo sur le sujet sur son compte YouTube hier en fin de matinée ; NBC a fait de même dans l’après-midi.

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Le thème de la conférence du club Valdaï de cette année était « Une multipolarité équitable : comment assurer la sécurité et le développement pour chacun » et c’est ce que Poutine a abordé dans son discours d’introduction. Son discours était intellectuellement stimulant, mais maladroit parce qu’il rassemblait des idées sans rapport les unes avec les autres.

Ce discours représente le dernier état des processus de réflexion de Poutine sur les relations de la Russie avec l’Occident, qu’il a rendu public pour la première fois lors de son discours à la conférence de Munich sur la sécurité en février 2007. Dans ce discours, il a exposé le rejet par la Russie de l’hégémonie mondiale des États-Unis, fondée sur la notion erronée de leur caractère exceptionnel.  Ce qu’il a annoncé hier, c’est le rejet par la Russie de l’Occident dans son ensemble, c’est-à-dire non seulement de l’hégémon, mais aussi de ses « satellites », les anciennes puissances coloniales d’Europe qui, selon lui, tirent leur prospérité d’un pillage séculaire du reste du monde.

Ce discours fait écho aux propos tenus par Poutine lors de son allocution devant le groupe d’affaires du sommet des BRICS en Afrique du Sud, il y a un peu plus d’un mois, lorsqu’il a condamné l’Occident pour sa mentalité néocoloniale dans sa façon de traiter le reste du monde. Il est allé encore plus loin et a fait l’amalgame entre la pensée néocoloniale et la mentalité de « bloc », c’est-à-dire la création par les États-Unis d’alliances militaires en Europe et en Asie qui promeuvent l’esprit « nous contre eux », qui identifient un ennemi dans le but de rallier les membres du bloc autour du pays dirigeant et dans le but de maintenir le contrôle sur la population de leurs pays. La Russie, la Chine, l’Inde et d’autres pays sont désignés comme ennemis lorsque cela convient aux États-Unis pour leur refus de se soumettre et de sacrifier leurs intérêts nationaux aux intérêts de Washington. Je suppose que la mention de la « mentalité de bloc » provient de ses entretiens avec le président Xi, pour qui il s’agit d’un sujet de discussion habituel. Ou bien il s’agit d’une tentative d’attirer l’attention du public chinois.

Au Club de discussion de Valdaï, Poutine s’adresse à des intellectuels, comme je l’ai indiqué plus haut, et la majeure partie de son discours est philosophique, exposant ses vues sur le relativisme culturel qui sont en contradiction directe avec l’universalisme actuel de l’Occident et avec la théorie de la Fin de l’Histoire que Francis Fukuyama a popularisée au début des années 1990, lorsque les États-Unis et d’autres pays cherchaient une nouvelle feuille de route, une nouvelle idéologie pour guider et justifier le monde dirigé par les États-Unis, maintenant que le monde bipolaire de l’URSS et des États-Unis avait pris fin et que l’humanité semblait s’être ralliée à une seule idéologie commune que nous appellerions aujourd’hui « néoconservatrice ».

Le discours de Poutine reflétait également les idées popularisées par Sam Huntington dans son livre Clash of Civilizations, paru dans les années 1990. Après tout, Huntington affirmait qu’il existait un certain nombre de modèles civilisationnels différents dans le monde actuel. Dans le discours de Poutine, cette diversité est précisément ce qu’il faut cultiver pour qu’il y ait une multipolarité équitable dans le nouvel ordre mondial. Toutefois, sa notion de civilisation s’identifie à des nations individuelles plutôt qu’à des groupes de nations, comme chez Huntington ou chez les penseurs politiques du 19e siècle à qui Huntington a emprunté le concept.

Selon Poutine, aucune civilisation n’est meilleure ou pire que les autres. Chacune est autosuffisante et donc souveraine, tout en ayant une certaine interdépendance avec les autres. Chaque civilisation repose sur les traditions et les valeurs nationales de ses détenteurs. Chacun mérite de se sentir en sécurité, ce qui n’est possible que lorsqu’un État n’essaie pas de renforcer sa propre sécurité aux dépens des autres.

Les idées contenues dans le discours de Poutine ne constituent pas son dernier mot sur le sujet. Il a rejeté la responsabilité de la confrontation avec l’Occident sur les élites, tout en insistant sur le fait que la Russie a de nombreux amis en Europe et qu’ils croient en la civilisation chrétienne qu’ils partageaient autrefois avec la Russie, avant qu’ils ne détruisent leurs propres racines culturelles et ne perdent le sens des réalités. Les colonialistes peuvent encore se voir pardonner leurs pillages passés s’ils renoncent aujourd’hui à leur arrogance et soutiennent l’ordre mondial multipolaire qui se met en place.

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Poutine s’est montré plus ferme dans ses réponses aux questions du public.

Il a notamment répondu à une question de Margarita Simonyan, directrice de RT, qui, en tant qu’Arménienne de souche, a sévèrement critiqué le premier ministre arménien Nikol Pashinyan pour sa trahison des compatriotes arméniens du Haut-Karabakh, qui a permis l’occupation armée azérie du territoire et la fuite consécutive des 120 000 Arméniens de souche de cette enclave de l’autre côté de la frontière, en Arménie proprement dite. Elle a insinué que Pashinyan avait été mis au pouvoir par l’Occident et qu’il avait vendu la population arménienne du Haut-Karabakh depuis le début.

Poutine n’a pas hésité à contester ces allégations de l’un des journalistes les plus connus de Russie.  Selon lui, Pashinyan a été élu équitablement par sa nation et, depuis longtemps, il n’a pris aucune mesure susceptible de compromettre les intérêts des Arméniens du Haut-Karabakh. Poutine a déclaré que, suite à ses nombreuses rencontres avec Pashinyan, il savait que le dirigeant arménien n’avait pas l’intention de nuire à ses compatriotes vivant en Azerbaïdjan. Le problème s’est posé lorsque Pashinyan a rencontré à Prague le président du Conseil européen, Charles Michel, qui l’a persuadé de reconnaître publiquement le Haut-Karabakh comme faisant partie intégrante de l’Azerbaïdjan et que les frontières du pays datant de l’éclatement de l’URSS en 1991, sont reconnues par l’Arménie.  Malheureusement, Michel et Pashinyan n’ont rien fait pour se préparer à la conséquence probable de cette reconnaissance, à savoir la tentative du président azerbaïdjanais Aliyev d’exercer un contrôle sur la province rebelle en recourant à la force armée.

La probabilité d’un nettoyage ethnique ou d’un départ volontaire de la population arménienne aurait dû être anticipée et des mesures auraient dû être mises en place pour y faire face.  Bien que Poutine n’ait pas précisé quelles auraient pu être ces mesures, il aurait été logique que Pashinyan exige de Bakou un règlement financier permettant à la population du Haut-Karabakh de se réinstaller dignement et de se loger en cas de départ. Or, les Azéris vont maintenant s’approprier toutes les maisons et appartements laissés par les réfugiés sans qu’aucune compensation ne soit versée. L’Azerbaïdjan, relativement riche, aurait pu se le permettre. L’Arménie, relativement pauvre, ne peut pas se le permettre. Et l’UE n’a pas offert un seul euro pour aider à résoudre ce problème. Elle a seulement offert quelques avions de chasse à l’Arménie, qui ne serviraient à rien en cas de guerre et ne peuvent qu’aggraver les relations avec Bakou, tandis qu’elle se gargarise de la perte d’influence de la Russie dans la région.

Ce que j’ai dit au sujet de la pensée probable de Poutine sur la réinstallation des Arméniens découle directement de ce qu’il a dit à la réunion de Valdaï au sujet d’un problème similaire que la Russie a elle-même rencontré à la fin de la guerre froide, lorsque le président Eltsine a retiré les forces armées soviétiques des pays du Pacte de Varsovie. Aucune disposition n’avait été prise pour accueillir les quelques centaines de milliers de soldats, d’officiers et leurs familles à leur retour en Russie. Ils sont donc retournés vivre « en rase campagne » dans des conditions misérables. Cet échec désastreux est considéré aujourd’hui comme l’un des plus grands crimes d’Eltsine contre la nation. Certains pensent que Moscou aurait dû maintenir ses troupes en Allemagne, en Pologne et ailleurs jusqu’à ce qu’un accord soit conclu sur des compensations réelles, et non symboliques, pour différer les dépenses de réinstallation.

Bien entendu, son propre discours d’introduction et les questions-réponses ont donné à Poutine l’occasion de commenter la guerre en Ukraine, une guerre qui, selon lui, n’a rien à voir avec une ambition territoriale, mais vise à défendre le monde russe, c’est-à-dire les Russes ethniques et les russophones des régions du Donbass en Ukraine. Ils ont été soumis à une agression militaire constante par les forces armées de l’Ukraine pendant neuf ans, avec des milliers de morts civils à partir de 2014. Ces atrocités n’ont suscité aucun intérêt en Occident, jusqu’à ce que la Russie décide d’intervenir militairement en leur nom en lançant l’opération militaire spéciale en février 2022.

Un autre aspect de la SMO (ndt : Opération militaire spéciale) est apparu dans les questions-réponses lorsqu’un participant allemand a posé une question plutôt agressive, voire hostile, à Poutine. Il a demandé comment la Russie pouvait condamner l’Ukraine pour fascisme alors qu’elle entretient elle-même des relations amicales avec le parti Alternativ für Deutschland (AfD), qui est ouvertement fasciste.  Poutine lui a posé une question à son tour : veuillez être plus concret afin que nous ne parlions pas de généralités ; qu’est-ce qui vous fait penser exactement que l’AfD est fasciste ?

L’Allemand a répondu qu’il suffisait de regarder un récent rassemblement de l’AfD dans une ville d’Allemagne de l’Est, où des néonazis ouvertement démonstratifs étaient présents.

Poutine a alors réagi de manière virulente, déclarant tout d’abord que l’amitié de la Russie allait aux dirigeants du parti AfD, qui n’ont aucunement l’esprit fasciste. Si des personnes indésirables se présentent à un rassemblement, cela ne signifie rien. En outre, si l’on observe l’évolution de l’AfD au cours de la semaine écoulée, il apparaît que les dirigeants du parti eux-mêmes ont été victimes et non auteurs d’une agression physique de type fasciste classique. En effet, lors d’un rassemblement préélectoral en Bavière la semaine dernière, l’un des deux principaux dirigeants a été agressé et envoyé à l’hôpital en soins intensifs.

Poutine a ensuite réorienté la discussion vers l’Ukraine et l’incident survenu au Parlement canadien il y a une semaine, lorsque l’ensemble de la Chambre, sous la conduite de son président, a salué un ancien membre d’une unité de la Waffen SS pour s’être battu contre la Russie soviétique pendant la Seconde Guerre mondiale afin de défendre l’indépendance de l’Ukraine. Cet homme, aujourd’hui âgé de 98 ans et citoyen canadien, avait nécessairement participé à la boucherie des Juifs, des Polonais et d’autres « Untermenschen » sous la direction d’officiers de l’Allemagne nazie. L’épisode s’est déroulé à l’occasion de la visite du président Zelensky au Canada, et Zelensky lui-même a été l’un de ceux qui ont applaudi ce nazi qui, comme l’a souligné Poutine, n’était pas un sympathisant nazi, mais un collaborateur nazi actif dans les crimes de guerre.

Et Poutine a continué à faire valoir son point de vue en ce qui concerne la guerre en Ukraine.  Zelensky, dont le sang juif coule dans les veines, a applaudi publiquement un homme qui a participé à l’Holocauste.  C’est précisément pour cette raison que la Russie combat le régime de Kiev, pour        dénazifier l’Ukraine.

Un intervenant a demandé à Poutine ce qu’il pensait de ce qui semble être un tournant historique dans l’histoire de la Russie, car il rompt avec une tradition d’intégration étroite avec l’Europe établie par Pierre le Grand lorsqu’il a créé sa « fenêtre sur l’Europe », Saint-Pétersbourg.

Dans sa réponse, Poutine a déclaré que ce n’est pas la Russie qui a fermé une fenêtre sur l’Europe, mais l’Europe qui a abaissé un nouveau rideau de fer contre la Russie. Et de toute façon, l’Europe elle-même n’est plus ce qu’elle était. Elle a volontairement abandonné sa souveraineté et est devenue une dépendance des États-Unis. Les sanctions imposées par les États-Unis ont eu pour conséquence la perte de compétitivité de l’Europe. Pourquoi avons-nous besoin d’un tel partenaire, a-t-il demandé de manière rhétorique. Nous avons réorienté nos efforts pour nous rapprocher de l’Asie montante. Si l’Europe ne veut pas de nous, nous ne forcerons pas notre intégration.

Je souhaite également souligner les remarques de Poutine lors des questions-réponses concernant les attentats à la bombe contre le North Stream et ceux qui en sont responsables. Le point numéro un de Poutine pour trouver les responsables est de se rappeler les paroles de Joe Biden, bien avant l’attentat, selon lesquelles les gazoducs du North Stream seraient interrompus d’une manière ou d’une autre. Ensuite, quels sont les intérêts concernés par la destruction de ces gazoducs ? Il s’agit clairement des intérêts américains, car les États-Unis sont aujourd’hui le plus grand fournisseur de gaz naturel de l’Europe. Pendant ce temps, l’enquête européenne sur l’attentat à la bombe n’avance pas et il est peu probable que les résultats soient rendus publics.

Mais la partie la plus intéressante de sa réponse est sa déclaration selon laquelle l’un des gazoducs Nord Stream II n’a pas été endommagé lors de l’attaque terroriste et fonctionne parfaitement. Ce fait est généralement ignoré en Occident. Selon M. Poutine, si l’Allemagne donne son feu vert, le gaz pourra être acheminé dès demain par ce gazoduc qui a survécu, ce qui permettra d’acheminer 27 milliards de mètres cubes de gaz vers l’Europe chaque année.

Enfin, je note la réponse de Poutine à une question d’un invité irakien qui demandait quel serait le sujet des discussions lors de la visite prochaine du premier ministre irakien à Moscou.

Poutine a déclaré que, bien entendu, la coopération dans le domaine énergétique figurerait en tête de liste. Les grandes sociétés pétrolières et gazières russes sont déjà très actives dans le pays, avec des investissements importants déjà réalisés dans la production. Mais il y aurait d’autres sujets clés, notamment dans le domaine de la logistique, notamment la mise en place de nouvelles routes commerciales qui profiteront à la fois aux nations et à la région.

Il y a eu au cours des trois heures de questions/réponses de nombreux autres échanges intéressants que les lecteurs peuvent découvrir par eux-mêmes en consultant les transcriptions et la vidéo comme je l’ai mentionné ci-dessus.

L’endurance et la concentration mentale de Poutine au cours de cette longue séance ont été remarquables. Il serait injuste de demander la même chose aux lecteurs de ce bulletin.

No survivors if Russia unleashes nuclear arsenal: Putin / Live discussion on WION, Indian television

It is very good that WION, India’s largest English-language global television broadcaster, invited me to comment on the most significant issue at the just closed Valdai Discussion Club gathering in Sochi: Russia’s nuclear doctrine and the entry into mass production of its new cutting-edge missiles that will constitute its chief nuclear deterrent. Vladimir Putin stressed that the SARMAT ultra-heavy ICBMs and the nuclear engine powered Burevestnik cruise missile will devastate any country that dares attack his homeland.

In this interview, I was given the opportunity to place this threat in its proper context: a warning to the Pentagon not to begin nuclear tests in violation of the nuclear test ban treaty that dates back decades but was never ratified by the U.S. side. Putin said that Russia is about to retract its ratification of the treaty and will respond to any American infraction by itself initiating tests. This would mean an all-out nuclear arms race in which Russia is already way ahead because it is perhaps five years in advance of the USA in developing and putting into serial production  new and unstoppable delivery systems.

The interview moved on to other issues of great importance that emerged in the past week including the virtual shutdown of Congress when the position of House Speaker was vacated and what this means for the ongoing war in Ukraine.

You can find the interview here:  https://www.youtube.com/watch?v=QCEp5HTlO4c

©Gilbert Doctorow, 2023

Vladimir Putin on Russian nuclear doctrine: what was new in his Q&A at the Valdai Discussion Club?

Thursday, 5 October, was the high point in the 20th edition of the Valdai Discussion Club annual meeting when President Putin delivered a 30 minute address to the Plenary Session and then held a 3 hour long Q&A with the 140 invited guests. It was moderated by the Club’s program director, the widely published international affairs analyst Fyodor Lukyanov, though Putin himself intervened from time to time to designate the next questioner from among those he recognized in the audience.

This featured event in the President’s autumn agenda was first held in the resort village of Valdai, hence the name. Valdai is located midway between Petersburg and Moscow and was beloved by Putin at all times for a few days of secluded rest except in April-May when the birch trees, to which he is allergic, are in bloom. A special train spur would take him to the edge of the property made available to him there.  The Discussion Group event quickly outgrew the on-site facilities in Valdai and was moved down to Sochi, the Russian president’s equivalent of Camp David in the USA, to which foreign statesmen and other highly distinguished guests can be invited for talks.

 To be more precise, the actual venue this past week was in nearby Krasnaya Polyana, a ski resort in the mountains overlooking Sochi that has been developed for year-round recreation. We are told that the participants came from 42 countries, including those nowadays designated as “unfriendly.”   As is customary, not everyone invited was a ‘friend of Russia,” without reference to where they come from.

As is customary, the entire group consisted mostly of university people, think tank research fellows and diplomats. With the exception of the last-named, they are not the President’s regular interlocutors, who are now more commonly government officials, business people, soldiers and officers, and schoolchildren at Russia’s cutting edge educational establishments. But he has no difficulty breaking the ice and finding common ground with intellectuals.

It would be reasonable to assume that there is no pre-agreement with participants over what they will ask the President. However, each of them has a record of publications or of previous appearances at the Valdai conferences, which means that their questions can be anticipated and Putin prepares accordingly.  Nonetheless, a few used the occasion to pose hostile questions, and I mention this below. No matter; Putin handles them all with aplomb.  He speaks extemporaneously and without notes, all of which is enormously impressive to anyone with an objective eye.

The entire event was broadcast live on Russian state television and has been made available online by various Russian news portals.  I have consulted the following from Komsomolskaya Pravda:  https://www.youtube.com/watch?v=-GYbhHVOPVo

For those who want an English language transcript of the Valdai proceedings, I refer you to the President’s website, which is putting up the translation in segments:

http://en.kremlin.ru/events/president/transcripts/72444

Putin’s introductory speech and the questions posed touched upon a great number of separate issues. It is interesting to note that yesterday’s Financial Times and New York Times did not have a word to say about Putin’s appearance before the Valdai group. By contrast, CNN and Euronews did report on it  yesterday morning, but they both focused on just one item from the Q&A, while ignoring everything else. What they found newsworthy was Putin’s answer to a question about the fate of the Wagner Group following the fatal air crash several months ago that killed Dmitry Prigozhin and several others from among its founders and leading personalities. Their coverage homed in on Putin’s revealing the finding by the official investigation into the accident, namely that the recovered bodies had in them fragments of a hand grenade.  Putin said that this indicated the plane was not brought down by some external factor. Let us remember that Western media had suggested soon after the crash that it had been hit by a missile fired by the Russian Army, that Prigozhin was a victim of the President’s revenge for his mutiny.

But within the topic of Wagner, Western media missed entirely other important revelations and Putin’s own speculation on the incident. He said he regretted that the investigators had not checked for the presence of alcohol or narcotics in the corpses. And in this connection he said that 5 kilograms of cocaine had been found by police when they searched Wagner Group offices after the plane crash. The clear intimation was that the explosion that brought down the plane was due to someone on board, acting ‘under the influence,’ and pulling the pin on a grenade. 

What the Western media also missed with respect to the Wagner story was Putin’s overall remarks on how Russia had no laws sanctioning a ‘private military company,’ that this was a big mistake because those who fought valiantly within Wagner on the Ukrainian front were given no social protection by the state and were being paid in cash with no control over how fairly compensation was allocated. He said it was still not clear whether any such operation would be allowed in the future, but that in the meantime several thousand Wagner fighters had now joined the regular Russian army under normal contracts like other volunteers.

And with respect to the regular Russian army itself, Putin said the past several months of its successfully repelling the Ukrainian counter-offensive and dealing out massive losses to the enemy showed that it was fully capable of ensuring the success of Russia’s Special Military Operation without mercenary groups like Wagner at its side.

In what follows, like Euronews, I also will focus on one of the many topics that were discussed in the Valdai event yesterday, namely the subject of Russia’s nuclear doctrine, which Putin clarified in a very important aspect for relations with the United States. I doubt that officials in the Pentagon or the State Department will have overlooked what he said yesterday. Unlike Euronews, I will close this essay with a brief overview of Putin’s introductory speech, as well as some of what I consider to have been the most interesting answers to other questions.

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Sergei Karaganov is a well-known Russian political scientist who for many years allowed himself to be cultivated and flattered by admirers abroad. They enjoyed his novel and frequently changing models of a future world order, as well as his talents as a public speaker. And he was careful to distance himself from the Putin regime. I saw him in person when he was one of the favored guests at an annual conference of a Social Democratic Party think tank in a fashionable suburb of Frankfurt to which I was also invited, mistakenly I would say, by the organizers.

 As I wrote several months ago, in the current very patriotic mood of Russia, Karaganov clearly felt it was appropriate to polish his credentials as a native son. He created a storm at home and abroad with his proposal to do the unthinkable and put the fear of Russia back into the West by actually using tactical nuclear weapons to demonstrate their raw power, whether on a test field or against the weaker but more aggressive NATO member states Poland and Romania, where the United States has built missile bases directed at Russia. Talking heads in Washington were sounding alarms and some of Karaganov’s peers within Russia who were outraged by his irresponsibility issued a public rebuke to him.

When Putin identified Karaganov in the audience yesterday and invited him to ask a question, one didn’t have to think twice what that question would be. Indeed Karaganov enquired whether it was not time for Russia to change its approach to nuclear arms and restore their deterrent strength in the eyes of Western elites who repeat endlessly that Russia is weak.

Vladimir Putin took his time and gave Karaganov and the audience a very complete answer, beginning with a summary of the two principal points of the doctrine guiding Russia’s possible use of nuclear arms.

First, Russia will launch a nuclear attack against any country which, according to radar indications, has launched one or more missiles against Russia. The response will be instantaneous, said Putin. And those in power abroad understand perfectly well that Russia will be launching hundreds of missiles coming at them from all directions so that the end result will be their total destruction.  There is no need for Russia to say or do more to make its deterrence respected.

Second, Russia will launch a nuclear attack against any country or countries that threaten its continued existence as a sovereign state, regardless of whether the threat posed is by nuclear arms or conventional arms. Since there is no such existential threat to Russia today, there is no reason to brandish nuclear arms.

There would be no news here if Vladimir Putin did not proceed to a further explanation of what changes in nuclear policy are now being prepared with respect to one of the few remaining set of “handrails” that were established in past decades to prevent an all-out nuclear arms race between the super powers: the test ban treaty. 

As he explained, this treaty was concluded long ago between the United States and Russia. It was both signed and ratified by Russia. However, the United States only signed it and never ratified it. Now some in the Russian military are demanding that testing be restarted and the treaty becomes inconvenient. They want to conduct tests to be sure that new cutting-edge strategic weapons systems like the very heavy ICBM Sarmat or the global range Burevestnik cruise missile which Russia is about to make the mainstays of its nuclear missile forces actually will deliver the punch as intended. Moreover, Russia assumes that the very same question has been advanced in the United States by its armed forces, which are not de jure restrained by a treaty which the country did not ratify. For all of these reasons, Vladimir Putin is about to put before the Duma a bill to revoke Russia’s ratification of the test ban treaty. Washington was put on notice yesterday: we are on the cusp of an unrestrained nuclear arms race in which Russia presently has a vast lead in delivery systems.

Did any of our mass media notice?  Apparently after a delay, they did:  Bloomberg  posted a video on the subject on their youtube account late very early in the morning yesterday; NBC did the same in the afternoon.

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The theme of this year’s Valdai Club conference was “Fair multipolarity: how to ensure security and development for everyone” and this was what Putin spoke to in his introductory address. His speech was intellectually challenging, but clumsy because it put together unrelated ideas.

The speech represents the latest state of Putin’s thinking processes about Russia’s relations with the West that he first made public at his address to Munich Security Conference in February 2007.  In that speech, he set out Russia’s rejection of U.S. global hegemony based on the false notion of its exceptionalism.  What he announced yesterday was Russia’s rejection of the West in its entirety, meaning not only the hegemon but also the hegemon’s “satellites,” the former colonial powers of Europe which, in his view, derive their prosperity from centuries long plundering of the rest of the world.

There were echoes in this speech of what Putin had said in his address to the Business Group of the BRICS summit in South Africa a little more than a month ago when he condemned the West for the neocolonial mindset in its treatment of the rest of the world. Now he went a step further and conflated neocolonial thinking with ‘bloc’ mentality, i.e., the creation by the United States of military alliances in Europe, in Asia that promote a ‘we versus them’ spirit, that identify an enemy for the sake of rallying the bloc members around the boss country and for the purpose of maintaining control over the populace within their countries.  Russia, China, India and others are named as the enemy when it suits the United States for their refusal to be subservient and to sacrifice their national interests to the interests of Washington. I assume that the mention of ‘bloc mentality’ comes from his talks with President Xi, for whom this is a regular talking point. Or it was an attempt to catch the attention of the Chinese public.

In the Valdai Discussion Club, Putin is speaking to intellectuals, as I noted above, and the greater part of his speech was philosophical, setting out his cultural relativism views which are in direct contradiction with the present day universalism of the West and with the End of History story that Francis Fukuyama popularized at the beginning of the 1990s when the United States and others were looking for a new road map, for a new ideology to guide and justify the U.S.-led world now that the bipolar world of the USSR and the USA had come to an end and mankind seemed to have settled on a single common ideology, which we now would call “neo-Conservative.”

There also was in Putin’s speech a reflection of ideas that Sam Huntington popularized in his 1990s book Clash of Civilizations. After all, Huntington was saying that there are a number of different civilizational models operating in the current world. In Putin’s speech that diversity is precisely what needs to be cultivated for there to be fair multipolarity in the incoming world order. However, his notion of civilization is identified with single nations rather than with clusters of nations, as in Huntington, or in the 19th century political thinkers from whom Huntington borrowed the concept.

Per Putin, no civilization is better or worse than others. Each is self-sufficient and thereby sovereign while at the same time having some interdependence with others. Each civilization rests on the national traditions and values of its bearers. Each deserves to feel secure, which is possible only when one state is not trying to enhance its own security at the expense of others.

The ideas in Putin’s speech are not his final word on the subject. He has put the blame for the confrontation with the West on elites, while insisting that Russia has many friends in Europe and fellow believers in the Christian civilization that they once shared with Russia, before they tore up their own cultural roots and lost their sense of reality. The colonialists may yet be forgiven their past plundering if they give up their arrogance today and lend support to the incoming multipolar world order.

                                                                  *****

Putin was on firmer ground in his answers to questions from the audience.

A case in point was his response to a question from Margarita Simonyan, director of RT in which, speaking as an ethnic Armenian, she harshly criticized prime minister of Armenia Nikol Pashinyan for his betrayal of fellow Armenians in Nagorno-Karabakh that enabled the Azeri armed occupation of the territory and consequent flight of the 120,000 ethnic Armenians in this enclave across the border into Armenia proper. She insinuated that Pashinyan was put in power by the West and that he had sold out the Armenian population of Nagorno-Karabakh from the beginning.

Putin did not hesitate to dispute these allegations from one of Russia’s most senior journalists.  Per Putin, Pashinyan was fairly elected by his nation and for a long time had taken no action that would compromise the interests of the Armenians in Nagorno-Karabakh. Putin said that from his several meetings with Pashinyan, he knew that the Armenian leader had no intentions to do harm to his compatriots living in Azerbaijan. The problem arose when Pashinyan met in Prague with President of the European Council Charles Michel who persuaded him to publicly acknowledge that Nagorno-Karabakh is an integral part of Azerbaijan, and that the country’s borders dating from the break-up of the USSR in 1991 are recognized by Armenia.  Regrettably, Michel and Pashinyan did nothing to prepare for the likely consequence of such recognition, namely the attempt by President Aliyev of Azerbaijan to exercise control over the rebel province by using armed force.

 The likelihood of ethnic cleansing or voluntary departure of the Armenian population should have been anticipated and measures put in place to deal with it.  Though Putin did not go into what these measures could have been, it would have been logical for Pashinyan to demand that Baku provide a financial settlement to allow the Nagorno-Karabakh population to resettle with dignity and with lodgings should they depart. As it is, the Azeris will now take over all the houses and apartments left behind by the refugees without any compensation being paid. Relatively rich Azerbaijan could have afforded this. Relatively poor Armenia cannot afford it.  And the EU has not offered a single euro to help with this. It has only offered some fighter jets to Armenia, which would be useless in a war and can only aggravate relations with Baku, while it cackles over how Russia has lost its influence in the region.

What I have said about Putin’s likely thinking on Armenian resettlement comes directly from what he said at the Valdai meeting about a similar problem that Russia itself experienced at the close of the Cold War when President Yeltsin withdrew Soviet armed forces from the Warsaw Pact countries. No provision had been made for taking in the several hundred thousand soldiers, officers and their families upon their return to Russia. As a result, they returned to live “in open fields” under beggarly conditions. This disastrous failure is seen today as one of Yeltsin’s greatest crimes against the nation. There are those who believe that Moscow should have kept its troops in Germany, Poland and elsewhere until an agreement was made on real, as opposed to token compensation to defer the expenses of resettlement.

Of course, his own introductory speech and the Q&A provided Putin with an opportunity to comment on the Ukraine war, a war which he said was not at all about territorial ambition but about defending the Russian world, meaning the ethnic Russians and Russian speakers in the Donbas regions of Ukraine. They had been subjected to constant military aggression by the armed forces of Ukraine for nine years, with thousands of civilian deaths beginning in 2014. These atrocities attracted no interest in the West, until Russia decided to intervene militarily on their behalf by initiating the Special Military Operation in February 2022.

Another aspect of the SMO came up elsewhere in the Q&A when a German participant posed a rather aggressive, shall we say hostile question to Putin. He asked how Russia can condemn Ukraine for fascism when they themselves maintain friendly relations with the Alternativ für Deutschland party (AfD), which is openly fascist.  Putin asked him a question in turn:  please be more concrete so we don’t talk in generalities; what exactly makes you think that the AfD is fascist?

The German questioner responded that you just had to look at a recent AfD rally in a town in East Germany where openly demonstrative neo-Nazis were in attendance.

Putin then responded with full blast, saying first that Russia’s friendship was with the AfD party leaders who are not fascist minded in any way. If some objectionable people show up at a rally, that tells you nothing. Moreover, looking at AfD developments in the past week it appeared that the party leaders themselves were victims of classic fascist style physical attack not perpetrators.  Indeed, at a pre-election rally in Bavaria this past week one of the two principal leaders was attacked and sent to hospital in intensive care.

Putin then redirected this discussion to Ukraine and the incident in the Canadian parliament a week ago when the entire House, led by its Speaker, hailed a former Waffen SS unit member for his fighting against Soviet Russia during WWII in defense of Ukrainian independence. The man, now 98 and a Canadian citizen, had necessarily participated in the butchery of Jews, Poles and other Untermenschen under guidance of Nazi German officers. The episode took place on the occasion of President Zelensky’s visit to Canada, and Zelensky himself was one of those applauding this Nazi, who was, Putin emphasized, not a Nazi sympathizer but an active Nazi collaborator in war crimes.

And Putin went on to drive home his point as it relates to the Ukraine war.  Here you had Zelensky, who has Jewish blood flowing through his veins, publicly applauding a man who took part in the Holocaust.  It is precisely for this reason that Russia is fighting the Kiev regime, to de-Nazify Ukraine.

One questioner from the floor asked Putin for his thoughts on what seems to be a historic turning point in Russian history as it breaks with a tradition of close integration with Europe established by Peter the Great when he established his “window on Europe,” St Petersburg.

In his response, Putin said that it was not Russia which closed a window on Europe, but Europe which has lowered a new Iron Curtain against Russia.  And in any case, Europe itself is no longer what it was. It has voluntarily abandoned its sovereignty and become a dependency of the United States. The result of the U.S. directed sanctions has been Europe’s loss of competitiveness.  Why do we need such a partner, he asked rhetorically. We have redirected our efforts to connect with rising Asia.  If Europe does not want us, we will not force our way in.

I also wish to call out Putin’s remarks in the Q&A with respect to the North Stream bombings and who was responsible. Putin’s point number one in finding those responsible is to remember Joe Biden’s words long before the bombing, that the North Stream pipelines would be stopped one way or another. And then whose interests are served by the destruction of these pipelines:  clearly it is U.S. interests because the U.S. is now the biggest supplier of natural gas to Europe. Meanwhile, the European investigation into the bombing is going nowhere and the results are unlikely to be made public.

But the most interesting part of his response was his statement that one of the Nord Stream II pipelines was not damaged in the terror attack and is fully functional. This is generally overlooked in the West. Said Putin, if Germany gives the go-ahead, then gas can be shipped via this surviving pipeline tomorrow, bringing 27 billion cubic meters of gas to Europe each year.

Finally, I note Putin’s response to a question from an Iraqi guest who asked what would be the subject of discussions during the soon awaited visit of the Iraqi premier to Moscow.

Putin said that, of course, cooperation in energy matters would be high on the list. Major Russian oil and gas companies are already very active in the country, with significant investments in production already made. But there would be other key topics, especially in the domain of logistics, meaning setting up new trade routes that will benefit both nations and the region.

There were in the three hours of Q&A many other interesting exchanges which readers can discover for themselves by consulting the transcripts and video as I mentioned above. 

Putin’s stamina and mental focus over this long session were remarkable. It would be unfair to ask the same of readers of this newsletter.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translations of “A reader comment…”

Translations below into German (Andreas Mylaeus) and French (Youri)

Ein Leserkommentar zu “Further to ‘Divine Intervention'”, der eine breite Veröffentlichung verdient

Einer der erfreulichsten Aspekte des Publizierens auf einigen Internetplattformen ist das Feedback, das ich von Lesern erhalte, von denen einige eindeutig Experten auf Gebieten sind, die für die Themen, über die ich schreibe, relevant sind. Es gibt keine Universalgenies. Der Leserkommentar auf meiner Website substack.com, den ich im Folgenden ausführlich zitiere, stammt eindeutig von jemandem, der über fundierte Kenntnisse in den Bereichen Kriegsmaterial, Taktik und Strategie verfügt, die ich nicht besitze. Mein eigener Beitrag liegt in einem anderen Bereich: Ich berichte über das, was die Russen ihrer Nation im staatlichen Fernsehen und auf den großen Nachrichtentickern präsentieren, und setze es in den Kontext meines eigenen jahrzehntelangen Wissens über Russland, das ich sowohl aus Büchern als auch aus eigener Erfahrung als häufiger Besucher Russlands und aus meinem Arbeitsleben mit Wohnsitz in Russland gewonnen habe.

Aufgrund dieser Kompetenz füge ich dem unten Zitierten die Bemerkung hinzu, dass der Einsatz schwerer Bomben, von dem ich sagte, dass er eine neue Phase der russischen Kriegsführung in der Ukraine einläutet, nun durch Bilder in den jüngsten Nachrichten sowohl im russischen als auch im westlichen Fernsehen belegt wird. Die Einführung schwerer Bomben wurde nicht als solche bezeichnet, aber die Videobilder von der jüngsten Zerstörung einer Stadt in der Provinz Charkow in der Nähe von Kupiansk und andere Szenen von der Front, die gestern aufgenommen wurden, zeigen, dass die 1,5-Tonnen-Bomben bereits im Einsatz sind, und zwar sowohl mit den positiven als auch den negativen Aspekten einer solchen Kriegsführung. Der negative Aspekt ist die größere Zahl von Opfern unter der Zivilbevölkerung.

Leserkommentar:

Bei der von Ihnen erwähnten FAB-1500 handelt es sich um eine Standard-Mehrzweckbombe, die jetzt zu einer korrigierenden (wenn auch nicht präzisionsgelenkten, afaik) Gleitbombe, der FAB-1500M-54, umgebaut wurde. Dies war keine kleine technische Leistung. Ursprünglich war sie mit Flossen ausgestattet, die der Rotation entgegenwirken sollten, so dass sie auf einer möglichst senkrechten Bahn abgeworfen werden konnte. Modifikationen, um sie gleiten zu lassen und sie auch zu einem Ziel zu steuern, machen sie furchterregend. Dies macht aus einem relativ billig herzustellenden Gegenstand eine hochmoderne Waffe; eine Alternative zu den bestehenden russischen (und amerikanischen) speziell entwickelten Analogprodukten, die nicht billig sind.

Das Problem bei Offensivaktionen besteht darin, dass Bewegungen heutzutage schnell entdeckt werden können, vor allem, wenn es sich um eine zusammengezogene Truppe handelt, und dass sie sehr schnell und in Echtzeit durch Präzisionsfeuer zerstört werden können. Innovationen wie Gleitbomben ermöglichen einen einigermaßen sicheren Abschuss von außerhalb des bekannten feindlichen Luftverteidigungsperimeters, wobei die Gleitbahn des Flugkörpers so gesteuert wird, dass er ein bestimmtes Ziel trifft. Diese sind einigermaßen präzise, aber nicht vollständig.

Die kleineren 500er und 250er sind in dieser Hinsicht besser. Sie werden auch häufiger eingesetzt. Alle diese Bomben sind “Mehrzweckbomben”. Sie kombinieren Zerstörungsradius, Durchschlagskraft und Splitterwirkung, daher die Bezeichnung Mehrzweckbombe. Sie werden zur Bekämpfung von Personen, Gebäuden und gepanzerter Ausrüstung eingesetzt. Da der effektive Zerstörungsradius bei etwa 200 Fuß liegt und sich das Verstümmelungspotenzial verdoppelt, ist die Bombe eine Schlachtfeldwaffe, es sei denn, sie wird speziell auf ein Gebäude in einem städtischen Gebiet gerichtet. Sie richtet ein Blutbad unter der Zivilbevölkerung an, wenn sie in der gleichen Zone in beliebiger Anzahl eingesetzt wird.

Die von Ihnen erwähnten wirklich großen Bomben bis zu 9.000 kg (es gibt auch eine 5.000er) sind ebenfalls Gefechtsfeldwaffen und nicht zielgerichtet. Wenn sie in anderen Szenarien eingesetzt werden, ist das ein klarer Schritt weg von dem erklärten Ziel, die Zahl der zivilen Opfer zu begrenzen. Ich kann mir nicht vorstellen, dass sie eingesetzt werden. Ich bin mir nicht einmal sicher, ob sie seit dem Zweiten Weltkrieg eingesetzt worden sind. Tatsache ist, dass Russland jedes beliebige Gebäude in Kiew, einschließlich Bankova, morgen zerstören könnte, wenn es wollte. Die Kriegsführung hat sich verändert, und da viele der neuen Innovationen bei Waffen und Trägersystemen neu sind, findet ein laufender Lernprozess statt.

Was wir von der russischen Strategie sehen, spiegelt gut entwickelte militärstrategische Theorie wider, aber die Umsetzung der Theorie in effektive “operative Kunst” ist noch nicht abgeschlossen. Mit seinen Erfahrungen in Syrien und nun auch in der Ukraine, der russischen Theorie, der bekannten Fähigkeit zur Vorhersage künftiger Kriegsmotive und der praktischen Erfahrung mit modernen Systemen ist Russland jedoch das aktuellste und zunehmend effektive Instrument des politischen Willens. Das Gleichgewicht zwischen Zerstörungs- und Zermürbungsstrategie (die Vermischung von offensiven und defensiven Aktivitäten) ist das, was wir täglich erleben. Die Fähigkeit, jenseits der Kontaktlinie bis in die entferntesten Bereiche der Infrastruktur, der Industrie und der Kommandohauptquartiere des Gegners vorzudringen, ist kein Indiz für bloße Zermürbung, und die gut durchdachten defensiven Staffeln und Feuerzonen ermöglichen es, den Feind zu vernichten, während er sich in der Nähe der eigenen Linien bewegt.

Insgesamt ist dies die wirtschaftlichste und sicherste Anwendung von Gewalt. Die Russen schonen ihr Personal und ihre Ausrüstung und warten ab, während sie gleichzeitig ihre Streitkräftestruktur, die Kapazität ihres militärisch-industriellen Komplexes und ihr bewaffnetes Personal erneuern. Ich würde sagen, das ist eine ziemlich interessante, wenn nicht gar erstaunliche Leistung. Das ganze westliche Geschwätz über ein schwaches, korruptes oder schlecht ausgerüstetes Militär ist Unsinn. Westliche Militäranalysten (und nicht die von den Medien gepachteten Generäle) wissen, was los ist, und das gibt Anlass zur Sorge, aber es gehört zum modernen Spiel, das Narrativ zu steuern, so dass wir immer noch in der Sun lesen können, dass Russland fast erschöpft ist. Der Hinweis auf eine bevorstehende russische Offensive übersieht die zahlreichen Offensiven, die unter dem Deckmantel der “aktiven Verteidigung” durchgeführt werden, sowie die unglaublichen offensiven Verwüstungen, die täglich in der Ukraine angerichtet werden. Ich frage mich, warum man sein Personal oder seine Ausrüstung in Gefahr bringen sollte, wenn das, was man tut, gut funktioniert. Ich würde sagen, erst dann, wenn die Kampfkraft, die die Ukraine noch hat, eindeutig erschöpft ist. Die Zeit ist auf Russlands Seite, und es zeigt keine Neigung, auf westliche Provokationen einzugehen, um eine Eskalation herbeizuführen.

Zitat Ende

Commentaire d’un lecteur sur « Suite à ‘Intervention divine’ »   qui mérite d’être largement diffusé

L’un des aspects les plus gratifiants de la publication sur différents sites Internet est le retour d’information que je reçois de mes lecteurs, dont certains sont manifestement des experts dans des domaines en rapport avec les sujets sur lesquels j’écris. Il n’y a pas de génies universels.  Le commentaire d’un lecteur posté sur mon site substack.com que je cite abondamment ci-dessous est manifestement celui d’une personne ayant une connaissance approfondie du matériel de guerre, de la tactique et de la stratégie, autant de domaines que je ne maîtrise pas. Ma propre contribution se situe dans un autre domaine : rendre compte de ce que les Russes présentent à leur nation à la télévision d’État, sur les grands médias, et le replacer dans le contexte de mes propres connaissances de la Russie, acquises au fil des décennies, à la fois par les livres et par l’expérience, en tant que visiteur fréquent et ancien résident de longue date travaillant en Russie.

À ce titre, j’ajoute à ce qui est cité ci-dessous l’observation selon laquelle l’utilisation de bombes lourdes, dont j’ai dit qu’elle s’inscrivait dans une nouvelle phase de la guerre menée par les Russes en Ukraine, est désormais attestée par des images diffusées dans les dernières actualités, tant à la télévision russe qu’occidentale. L’introduction des bombes lourdes n’a pas été mentionnée en tant que telle, mais les images vidéo de la dernière destruction d’une ville de la province de Kharkov près de Kupiansk et d’autres scènes du front prises hier montrent que les bombes d’une tonne et demie sont déjà à l’œuvre, avec les aspects positifs et négatifs d’une telle guerre. L’aspect négatif est l’augmentation du nombre de victimes civiles.

Commentaire du lecteur :

Le FAB-1500 que vous mentionnez est une bombe aérienne polyvalente standard qui a été convertie en une bombe planante correctionnelle (mais non guidée avec précision, semble-t-il), le FAB-1500M-54. Ce n’était pas une mince affaire d’ingénierie. Elle avait été initialement conçue avec des ailerons pour contrer la rotation afin qu’elle descende sur une ligne aussi verticale que possible. Les modifications apportées pour la faire planer et la diriger vers une cible la rendent redoutable. Cela transforme un objet plutôt bon marché à produire en une arme de pointe, une alternative aux analogues russes (et américaines) spécialement conçues qui ne sont pas bon marché. Le problème de l’action offensive est que, de nos jours, les mouvements peuvent être rapidement détectés, surtout s’il s’agit d’une force rassemblée, et très rapidement, en temps réel, des tirs de précision peuvent être dirigés et détruits. Des innovations telles que les bombes planantes permettent un lancement raisonnablement sûr en dehors du périmètre connu de défense aérienne de l’ennemi, puis la trajectoire de l’engin est contrôlée pour atteindre la cible visée. Ces bombes sont raisonnablement précises, mais pas totalement. Les plus petites de 500 et 250 sont plus performantes à cet égard. Elles sont également plus utilisées. Toutes ces bombes sont des bombes « polyvalentes ». Elles sont utilisées pour combiner le rayon de destruction, la pénétration et la fragmentation, d’où la désignation polyvalente. Elles sont utilisées comme bombes antipersonnel, sur les bâtiments et les équipements blindés. Étant donné que le rayon d’action meurtrier est d’environ 200 pieds, que le potentiel de mutilation est deux fois plus élevé et que la profondeur d’impact est généralement de 20 pieds, il s’agit d’une arme de champ de bataille, à moins qu’elle ne soit utilisée spécifiquement sur un bâtiment dans une zone urbaine. Elle provoquera un carnage civil si elle est utilisée de manière multiple dans la même zone. Les très grosses bombes référencées jusqu’à 9000 kg (il y en a aussi à 5000) sont également des armes de champ de bataille et ne sont pas non plus guidées avec précision. Si elles sont utilisées dans d’autres scénarios, elles s’éloignent nettement de l’objectif déclaré de limiter les pertes civiles. Je n’envisage pas leur utilisation. Je ne suis même pas sûr qu’elles aient été utilisées depuis la Seconde Guerre mondiale. Le fait est que si la Russie voulait détruire n’importe quel bâtiment à Kyiv, y compris Bankova demain, elle le pourrait. Le jeu de la guerre a changé, et comme la plupart des innovations en matière d’armement et de systèmes de largage sont nouvelles, l’apprentissage se fait à la volée. Ce que nous voyons de la stratégie russe reflète des théories de stratégie militaire bien développées, mais la mise en œuvre de la théorie dans l’« art opérationnel » effectif est encore un travail en cours. Cependant, avec son expérience en Syrie et maintenant en Ukraine, la théorie russe, sa capacité bien connue à prévoir les futurs plans de guerre et son expérience pratique des systèmes modernes font de la Russie l’instrument le plus récent et le plus efficace de la volonté politique. L’équilibre entre la stratégie de destruction et d’attrition (le mélange des activités offensives et défensives) est ce dont nous sommes témoins tous les jours. La capacité de frapper n’importe où au-delà de la ligne de contact, jusqu’aux endroits les plus reculés de l’infrastructure, de l’industrie et des quartiers généraux de l’ennemi, n’est pas le signe d’une simple attrition, et ses échelons défensifs et ses zones de feu bien conçus lui permettent de détruire l’ennemi lorsqu’il se déplace à l’arrière immédiat de ses lignes. La combinaison de ces éléments constitue l’application la plus économique et la plus sûre de la force. Préserver les effectifs et l’équipement de la Russie et attendre le moment où elle réorganisera la structure de ses forces, sa capacité MIC et ses effectifs sous les drapeaux. Je dirais qu’il s’agit là d’une réalisation assez intéressante, voire étonnante. Tout le bla-bla occidental sur une armée faible, corrompue ou mal équipée est absurde. Les analystes militaires occidentaux (pas les généraux loués par les médias populaires) savent ce qu’il en est, et il y a de quoi s’inquiéter, mais la gestion du récit fait partie du jeu moderne, de sorte que nous pouvons encore lire dans The Sun que la Russie est au bord de l’épuisement. La question de l’imminence d’une offensive russe ne tient pas compte des nombreuses offensives menées sous le couvert de la « défense active », ni des ravages incroyables causés chaque jour par les offensives sur le territoire ukrainien. Je me demande pourquoi mettre vos effectifs en danger, ou votre équipement, si ce qui est fait fonctionne bien. Je dirais pas avant que les moyens de l’Ukraine ne soient clairement épuisés. Le temps joue en faveur de la Russie, qui ne semble pas disposée à miser sur l’escalade des provocations occidentales.

Fin de citation

A reader comment on “Further to ‘Divine Intervention” that merits wide exposure

One of the most gratifying aspects of publishing on a couple of internet platforms is the feedback I receive from readers, some of whom are clearly experts in fields germane to the topics about which I am writing. There are no universal geniuses.  The reader comment posted on my substack.com site that I quote extensively below is clearly by someone with an in-depth knowledge of war materiel, tactics and strategy, all of which I do not possess. My own contribution is in another domain: reporting on what the Russians are presenting to their nation on state television, on major news tickers, and putting it into a decades-long context of my own knowledge of Russia, both book learned and experiential as a frequent visitor and past long-time resident working in Russia.

In that capacity, I add to what is quoted below the observation that the use of heavy bombs which I said was coming in a new stage of the Russian way of war in Ukraine has now been evidenced by images in latest news both on Russian and Western television. The introduction of heavy bombs has not been called out as such, but the video images of the latest destruction of a town in Kharkov province near Kupiansk and other scenes from the front taken yesterday show that the 1.5 ton bombs are already at work, with both the positive and negative aspects of such warfare. The negative is greater civilian casualties.

Reader comment:

The FAB-1500 you mention is a standard aerial multipurpose bomb that has now been converted to a correctional (though not precision guided afaik) glide bomb, FAB-1500M-54. This was no small engineering feat. It had been initially designed with fins to counter rotation so it descends on nearly as vertical a line as possible. Modifications to glide it and also control it to a target makes it fearsome. This turns a rather cheap to produce item into a state of art weapon; an alternative to existing Russian (and American) specially designed analogues which are not cheap. The problem with offensive action is that nowadays movement can be quickly detected, more so if an amassed force, and very quickly in real time, precision fire directed, and destroyed. Innovations such as glide bombs provide a reasonably safe launch from outside of the known enemy air defense perimeter, then the glide path of the thing is controlled to hit an intended target. These are reasonably precise, not fully. The smaller 500 and 250’s are better at that. Used more as well. All of these are “multi purpose” bombs. Used to combine destructive radius, penetration and fragmentation, thus the multipurpose designation. These are used as anti personnel, on buildings, and armored equipment. Since the effective kill radius is about 200feet, and double that for its likely maiming potential, and a typical 20 ft deep cratering, it’s a battlefield weapon unless used specifically on a building target in an urban area. It’s going to create civilian carnage if used in any sort of multiples in the same zone. The really big bombs you referenced up to 9000kg (there’s a 5000 too) are again battlefield weapons, and also not precision guided. If used other scenario-wise, it’s a definite step away from the professed goal of limiting civilian casualties. I do not envision these being used. I’m not even sure they’ve been used since wwII. The fact of the matter is, if Russia wanted to destroy any particular bldg in kyiv, including Bankova tomorrow, it could. The game of warfare has changed, and since much of new innovations in weaponry and delivery systems are new, learning in the fly is happening. What we see of Russian strategy reflects well developed military strategy theories, but implementation of theory to effective “operational art” still a work in progress. However, with its experience in Syria coupled now to Ukraine, Russian theory, well known skill in forecasting future war motifs, and practical experience with modern systems, it makes Russia the most up to date and increasingly effective instrument of political will. It’s balance of strategy of destruction vs attrition (the blurring together of offensive and defensive activities) is what’s being witnessed everyday. The ability to strike anywhere beyond the line of contact to the farthest reaches of its enemies infrastructure and industry and command hq’s, is not indicative of mere attrition, and it’s well designed defensive echelons and fire zones allow it to destroy the enemy as it moves in the near rear of its lines. Together, it’s the most economical application of force, and safest. Preserving Russian personnel, equipment and biding time as it all the while revamps its force structure, it’s MIC capacity, and personnel under arms. I’d say this is a pretty interesting, if not amazing, accomplishment. All the western jive about a weak, corrupt or ill equipped military is nonsense. Western military analysts (not the popular media rent a generals) know what’s up, and it’s cause for concern, but managing the narrative is part of the modern game, so we still can read in The Sun about how Russia is nearly exhausted. To address the point about an impending Russian offensive misses the numerous such in the guise of “active defense”, as well as, the incredible offensive havoc conducted daily over the Ukrainian country. I wonder why put your personnel at risk, or your equipment, if what’s being done is working well. I’d say not until what fight Ukraine retains is clearly exhausted. Time is on Russia’s side, and it shows no inclination to buy on western provocations to escalate.

Unquote

 

Translations of “Further to ‘Divine Intervention'”

Translations below into Italian (Weber Potsie) and French (Youri)

Troppo bello per essere vero? Continuazione sulla questione della “divina provvidenza”

Constato con piacere che la mia ultima newsletter è’ stata letta da molti sottoscrittori al mio blog e parecchi si questi mi hanno inviato e-mails per chiedermi se il mio ritrovato ottimismo sulla possibile rapida fine della guerra in Ucraina sia giustificato.

Nel migliore dei casi lo stallo politico in America potrebbe volere dire che gli ucraini finiranno le munizioni prima che il Congresso possa autorizzare ulteriori aiuti militari. Come minimo, gli ucraini e i loro sostenitori in Europa saranno demoralizzati dal caos americano, anche se alla fine verranno votati gli stanziamenti. Data l’importanza della dimensione psicologica, questo fatto da solo potrebbe accelerare l’epilogo del cambio di regime a Kiev e la capitolazione dell’Ucraina.

Permettetemi di aggiungere un’ulteriore considerazione a sostegno della mia tesi secondo cui la “vacanza” del posto di Presidente della Camera è una manna dal cielo.

Nessuno può dire per quanto tempo i repubblicani del Senato litigheranno tra loro prima di raggiungere un consenso su chi debba succedere a McCarthy alla presidenza della Camera, ponendo fine al caos attuale. Ma questo periodo di confusione offre ai russi un’occasione per porre fine a questa guerra rapidamente e con minime perdite di vite umane tra le loro forze armate.

I media, sia quelli statali russi che quelli occidentali, ne hanno parlato pochissimo, ma resta il fatto che nelle ultime settimane i russi hanno testato l’efficacia dell’uso di bombe pesanti, sia costose bombe intelligenti che bombe convenzionali, per bombardare le posizioni fortificate e le concentrazioni di truppe ucraine. Finora i test sono stati eseguiti con bombe da 1,5 tonnellate.  Ma nell’arsenale russo ci sono bombe più grandi e più devastanti, fino a 9 tonnellate.

Nell’edizione mattutina di ieri di Sixty Minutes, l’esperto militare del programma, che è anche collaboratore del principale quotidiano del Paese, Rossiiskaya Gazeta, ha detto chiaramente che l’uso di bombe è il modo migliore per porre fine rapidamente alla guerra.

Ha ricordato la campagna di bombardamenti NATO su Belgrado e più in generale in Serbia nel 1999. Sebbene ci fossero più di mille aerei della NATO impegnati a bombardare la Serbia durante quella campagna, bombe pesanti vennero inviate direttamente dagli Stati Uniti su bombardieri stealth B2 e persino su aerei da trasporto. Le bombe pesanti possono essere un fattore di svolta oggi, anche perché i russi godono ancora di un dominio aereo incontrastato. Come sappiamo, gli F16 e i Typhoon saranno presto messi a disposizione degli ucraini.

Washington è solita insinuare che la Russia intende usare armi nucleari tattiche per avere la meglio nella guerra. Ma Mosca pare invece orientata a prendere spunto dalle pratiche militari americane e porre a termine alla guerra con armi convenzionali di grande impatto. Dimentichiamoci i droni, i duelli di artiglieria, lo scavo di trincee e la guerra di logoramento: i russi potrebbero considerare di “bombardare la loro strada verso la vittoria”.

La confusione e l’autocompiacimento di Washington sono un’ottima copertura per una svolta russa, in un modo o nell’altro. Un altro modo è ovviamente quello di organizzare una massiccia offensiva di terra, per la quale i russi hanno già preparato uomini e materiali. Ma questo sarebbe certamente più costoso in termini di vite umane e richiederà più tempo, dando agli americani e ai loro alleati di Escalade nuovamente le cose, e il che ci porterebbe sempre più vicini a una vera e propria guerra NATO-Russia.

Come si evolverà la situazione sarà chiaro nelle prossime settimane.

Suite à « Intervention divine » : Trop beau pour être vrai ?

Je suis heureux de constater que ma dernière lettre d’information a été bien accueillie par les abonnés et qu’un bon nombre d’entre vous m’ont envoyé des courriels pour me demander si mon nouvel optimisme concernant une fin rapide de la guerre en Ukraine était justifié.

La conséquence maximale de l’impasse politique américaine est que les Ukrainiens seront à court de munitions avant que le Congrès ne puisse autoriser une aide militaire supplémentaire. Au minimum, les Ukrainiens et leurs soutiens en Europe seront démoralisés par le chaos qui règne aux États-Unis, même si des crédits sont finalement votés. Compte tenu de l’importance de la dimension psychologique, ce seul facteur peut accélérer le dénouement du changement de régime à Kiev et la capitulation de l’Ukraine.

Permettez-moi d’ajouter ici une considération supplémentaire pour étayer mon argument selon lequel la « vacance » du poste de président de la Chambre est une aubaine.

Personne ne peut dire combien de temps les Républicains du Sénat se battront entre eux avant de parvenir à un consensus sur la personne qui devrait succéder à McCarthy à la présidence, mettant ainsi fin au chaos actuel. Toutefois, cette période de confusion offre aux Russes une fenêtre d’opportunité pour poursuivre leur nouvelle réflexion sur la manière de mettre fin à cette guerre rapidement et avec un minimum de pertes en vies humaines parmi leurs forces armées.

Les médias, qu’il s’agisse des médias d’État russes ou des médias occidentaux, en ont très peu parlé, mais il n’en reste pas moins que ces dernières semaines, les Russes ont testé l’efficacité de l’utilisation de bombes lourdes, qu’il s’agisse de bombes intelligentes coûteuses ou de bombes muettes bon marché, pour pilonner les positions fortifiées et les concentrations de troupes ukrainiennes. Jusqu’à présent, il s’agissait de bombes de 1,5 tonne. Mais l’arsenal russe comporte des bombes plus grandes et encore plus dévastatrices, pesant jusqu’à 9 tonnes.

Dans l’émission Sixty Minutes d’hier matin, l’expert militaire habituel de l’émission, qui collabore également au principal journal du pays, Rossiiskaya Gazeta, a explicitement affirmé qu’il s’agissait du meilleur moyen de mettre fin rapidement à la guerre.

Il a évoqué les opérations de l’OTAN dans le cadre d’une campagne de bombardement sur Belgrade et plus largement sur la Serbie en 1999. Bien que plus d’un millier d’avions de l’OTAN aient bombardé la Serbie au cours de cette campagne, l’expert a attiré l’attention sur les bombes lourdes acheminées directement depuis les États-Unis à bord de bombardiers furtifs B2 et même d’avions de transport. Il a affirmé que les bombes lourdes peuvent changer la donne aujourd’hui, en particulier lorsque les Russes jouissent encore d’une domination aérienne incontestée. Comme nous le savons, les F16 et les Typhoons seront bientôt mis à la disposition des Ukrainiens.

Washington laisse généralement entendre que la Russie a l’intention d’utiliser des armes nucléaires tactiques pour parvenir à ses fins dans la guerre. Toutefois, Moscou affirme aujourd’hui qu’elle peut s’inspirer des pratiques militaires américaines et faire le travail avec des armes conventionnelles à fort impact. Oubliez les drones, les duels d’artillerie, le creusement de tranchées et la guerre d’usure : les Russes peuvent éventuellement bombarder leur chemin vers la victoire.

La confusion et le nombrilisme à Washington constituent une excellente couverture pour une percée russe, d’une manière ou d’une autre.  L’autre solution consiste, bien sûr, à organiser une offensive terrestre massive, pour laquelle les Russes ont déjà préparé les hommes et le matériel. Mais cela coûtera plus cher en vies humaines et prendra plus de temps, ce qui donnera aux Américains et à leurs alliés le temps de mettre en œuvre un nouveau cycle d’escalade qui nous rapprochera d’une véritable guerre entre l’OTAN et la Russie.

La suite des événements sera connue dans les semaines à venir.