Further to “Divine Intervention”:   Too good to be true?

I am glad to see that my last newsletter found a strong reception among subscribers and that a goodly number of you have sent me emails asking whether my newfound optimism regarding an early end to the war in Ukraine is justified.

The maximum consequence of the political stalemate in America is that the Ukrainians will run out of munitions before Congress can authorize additional military aid to them. At a minimum, the Ukrainians and their backers in Europe will be demoralized by the chaos in America even if appropriations are eventually voted. Given the importance of the psychological dimension, that alone can hasten the denouement of regime change in Kiev and Ukrainian capitulation.

Allow me to add here an additional consideration underpinning my argument for the ”vacancy” of the House Speaker’s post being a godsend.

No one can say how long the Senate Republicans will be fighting among themselves before they reach a consensus on who should succeed McCarthy in the speakership, putting an end to the present chaos. However, this period of confusion provides the Russians with a window of opportunity to proceed with their new thinking on how to end this war quickly and with minimum loss of life among their armed forces.

There has been very little coverage of this in the media, Russian state media as well as Western media, but the fact remains that in the past few weeks the Russians have been testing the effectiveness of using heavy bombs, both expensive smart and cheap dumb bombs, to pound Ukrainian fortified positions and troop concentrations. So far these have been 1.5 ton bombs.  But there are in the Russian arsenal larger and still more devastating bombs weighing up to 9 tons. 

On yesterday’s morning edition of Sixty Minutes, the regular military expert panelist on the show who is also a contributor to the country’s leading newspaper Rossiiskaya Gazeta, stated explicitly that this is the best way to end the war quickly.

He pointed to the NATO operations in a bombing campaign on Belgrade and more widely in Serbia during 1999. Though there were more than a thousand NATO aircraft engaged in bombing Serbia during that campaign, the expert drew attention to the heavy bombs flown in directly from the States on B2 stealth bombers and even on transport planes. He maintained that heavy bombs can be a game changer today, especially while the Russians still enjoy unchallenged air dominance. As we know, F16s and Typhoons will be made available to the Ukrainians rather soon.

Washington is usually intimating that Russia plans to use tactical nuclear weapons to have its way in the war. However, Moscow is now saying it can take a page from U.S. military practice and get the job done with highly impactful conventional weapons. Forget the drones, artillery duels, trench digging and war of attrition: the Russians can perhaps bomb their way to victory.

Confusion and navel gazing in Washington provide excellent cover for a Russian breakthrough, one way or another.  The other way is, of course, to stage a massive ground offensive, for which the Russians have the men and materiel prepared already. But that will be more costly in the lives of their own men and will take longer, giving the Americans and their allies time to implement a new round of escalation that brings us closer to a full-blown NATO-Russia war.

How this plays out will be clear in the coming weeks.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translations of “Divine intervention…”

Translations below into Italian (Weber Potsie), French (Youri) and German (Andreas Mylaeus)

La crisi dei missili di Cuba del 1962 è stato l’evento più noto e discusso del XX secolo in cui il mondo ha sfiorato una guerra nucleare. Alla sua conclusione pacifica, furono messe in atto diverse procedure di salvaguardia, o come le chiamiamo oggi, “guard rail”, per garantire che la competizione tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica per il controllo del destino umano non degenerasse improvvisamente in una guerra calda. Fu istituita una “linea rossa” telefonica per garantire che i capi di Stato potessero contattarsi reciprocamente nel caso in cui le azioni dell’una o dell’altra parte potessero essere interpretate come un attacco nucleare. Questo aspetto è stato satirizzato nel famoso film anti-guerra Il dottor Stranamore.

Decennio dopo decennio, nel corso del secolo scorso sono arrivate altre garanzie procedurali sotto forma di trattati sulla limitazione degli armamenti e poi sulla riduzione degli arsenali nucleari, con ispezioni in loco, il tutto con l’intento di aumentare la fiducia tra parti ostili e sospettose.

Ciononostante, ci sono state diverse occasioni in cui solo il sangue freddo di un ufficiale con il potere di lanciare missili, russo o americano, ha impedito che false letture radar sull’attività missilistica della controparte portassero a un attacco “preventivo”, applicando il principio “usarli o perderli” rispetto all’arsenale sotto il suo controllo.  Il fatto che abbiamo superato indenni il XX secolo può essere considerato “dumb luck”, come si dice in inglese americano, o “miraculous”, come direbbe chi ha fede in Dio.

In questo contesto, penso che quello che è accaduto ieri al Congresso degli Stati Uniti è stato un atto di intervento divino per salvarci da noi stessi. I trenta minuti di preavviso prima che un missile intercontinentale in arrivo colpisca il bersaglio o le ore di preavviso prima che un bombardiere armato di armi nucleari raggiunga l’obiettivo, come nel caso del Dottor Stranamore, sono un lusso che non esiste più. L’esistenza di missili statunitensi a raggio intermedio armati di nucleare ai confini della Russia e di missili ipersonici russi installati su navi o sottomarini in acque internazionali al largo delle coste degli Stati Uniti, significa che il tempo di preavviso è stato ridotto a cinque o dieci minuti, il che significa che non c’è più un cuscinetto contro i falsi allarmi e i lanci automatici. Se gli Stati Uniti dovessero continuare la loro politica di escalation in Ucraina, aiutati e spalleggiati da britannici e tedeschi, con i loro piani recentemente annunciati di introdurre nella guerra in Ucraina i jet Typhoon o i missili TAURUS, allora non avremmo quasi nessuna possibilità di evitare che la NATO o la Russia passino alle armi nucleari tattiche e poi strategiche, il che significa la fine della civiltà sulla terra.

Ecco l’intervento divino.

CNN, EuroNews, BBC: le loro trasmissioni di questa mattina erano tutte incentrate sul voto di ieri alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti per “rimuovere” il suo Speaker Kevin McCarthy. Gli esperti di diritto costituzionale americano hanno preso il microfono per spiegare quali sono i compiti e i poteri del Presidente della Camera, per dirci che si tratta di un fatto senza precedenti, la prima volta nella storia degli Stati Uniti che un Presidente della Camera viene rimosso dall’incarico.  Gli analisti politici hanno parlato a lungo su chi siano stati gli otto rappresentanti del popolo americano che hanno richiesto il voto che ha fatto cadere il Presidente della Camera. Sono stati descritti come dei piantagrane, dei guastafeste che vogliono solo ostacolare il funzionamento del governo federale.  Alcuni hanno ricondotto questa linea di condotta ai ribelli del Tea Party all’interno del Partito Repubblicano e alla successiva comparsa dei più ferventi sostenitori di Trump che cercavano di rovesciare il consenso delle élite al potere in America. C’è molto di vero in queste caratterizzazioni, ma non considerano il lato positivo della rimozione del leader della Camera e dell’effettiva chiusura del ramo legislativo del governo. 

L’elemento più positivo è che tutto questo convalida il concetto di “checks and balances” (controlli ed equilibri) della governance americana, che era un principio guida dei fondatori della nazione.  L’intero Paese è stato gestito da successive amministrazioni democratiche come se non ci fossero alternative, come se i “controlli e contrappesi” non fossero applicabili a coloro che si considerano gli araldi dell’umanità progressista, cioè loro stessi. Tutti coloro che non erano d’accordo con le posizioni del partito democratico su qualunque vertenza sono, secondo le stante parole della candidata Hilary Clinton nel 2016, “deplorevoli”.  Ebbene, ieri i deplorevoli hanno avuto il loro giorno glorioso e hanno vinto.

Perché dico tutto questo in una newsletter dedicata alle questioni di politica estera? Perché il risultato netto della rimozione di McCarthy, avvenuta ieri, è quello di bloccare per un tempo indefinito tutti i lavori per ripristinare nel bilancio federale i circa 6 miliardi di dollari dei 24 miliardi totali per il 2024 che sono stati cancellati dalla legge di bilancio di compromesso passata al Congresso lo scorso fine settimana, e poi firmata dal Presidente per finanziare il funzionamento del governo federale per i prossimi 45 giorni.

Ritengo che “tempo indefinito” significhi un periodo piuttosto prolungato, dato che la guerra intestina in corso all’interno del partito repubblicano a Capitol Hill è feroce e intransigente.  Questo crea la possibilità concreta che non si possa trovare nessun stratagemma, nessun trucco sporco che permetta a Biden e ai suoi colleghi criminali di guerra al potere per continuare a fornire assistenza finanziaria e quindi militare all’Ucraina.  In assenza di questo ossigeno, lo sforzo bellico ucraino si spegnerà piuttosto rapidamente. L’Europa rimarrà sbigottita, ma non sarà in grado di ovviare al contributo americano.

L’ironia di questi sviluppi è che la guerra ucraina potrebbe finire per ragioni del tutto arbitrarie all’interno della struttura di potere degli Stati Uniti.  Tutti gli sforzi di Jeffrey Sachs e John Mearsheimer, che hanno portato all’attenzione di milioni di spettatori di youtube le colpe dell’Occidente in questa guerra, non avranno avuto alcun ruolo nel suo epilogo.  E non si potrà nemmeno dire che coloro che al Congresso si sono opposti a ulteriori aiuti all’Ucraina lo abbiano fatto perché pacifisti, perché preferiscono combattere con la Cina.  No, il crollo del sostegno all’Ucraina sarà attribuibile ad un vero e proprio collasso della cultura politica americana.

Gli opinionisti parlano da più di un anno del rischio di una guerra civile negli Stati Uniti perché l’interesse per l’arte della politica come arte del compromesso e della ricerca del pragmatismo è evaporato da tempo. La scandalosa persecuzione giudiziaria di Donald Trump per estrometterlo dalla campagna elettorale del 2024 è sotto gli occhi di tutti.  Lo scandaloso comportamento del presidente in carica quando era vicepresidente sotto Barack Obama sta venendo alla luce con il processo giudiziario del figlio, nonche’ suo collaboratore. Hunter Biden ha preso tangenti dai cinesi.  Molti si chiedono per quanto tempo tutto questo possa continuare senza che il sistema crolli.   Ebbene, amici, è appena crollato e io dico che è una manna dal cielo nel senso letterale del termine.

Intervention divine et fin de la guerre en Ukraine

La crise des missiles de Cuba de 1962 est la plus connue et la plus discutée des situations où le monde a frôlé une guerre nucléaire au cours du XXe siècle. À l’issue pacifique de la crise, plusieurs procédures de sauvegarde ou, comme nous les appelons aujourd’hui, des « garde-fous », ont été mises en place pour éviter que la compétition entre les États-Unis et l’Union soviétique pour le contrôle de la destinée humaine ne dégénère soudainement en une guerre chaude. Une « ligne rouge » téléphonique a été mise en place pour permettre aux chefs d’État de se contacter au cas où les actions de l’un ou l’autre camp seraient interprétées à tort comme une attaque nucléaire. Ce dispositif a fait l’objet d’une moquerie célèbre dans le film anti-guerre Dr Strangelove.

Décennie après décennie, au cours du siècle dernier, d’autres garanties procédurales sont apparues sous la forme de traités sur la limitation des armements, puis sur la réduction des arsenaux nucléaires, avec des inspections sur place, le tout dans l’intention de renforcer la confiance entre les deux parties hostiles et méfiantes.

Néanmoins, il est arrivé à plusieurs reprises que seul le sang-froid d’un officier ayant le pouvoir de lancer des missiles, qu’il soit russe ou américain, ait empêché que de fausses lectures radar sur l’activité des missiles de l’autre partie n’entraînent une frappe « préventive », en appliquant le principe « utilisez-les ou perdez-les » à l’égard de l’arsenal qu’il contrôlait. Le fait que nous ayons traversé le XXe siècle sans encombre peut être considéré comme une « chance insensée », comme on dit en anglais américain, ou comme un « miracle », comme le diraient les personnes qui ont foi en Dieu.

Dans ce contexte, je soutiens que ce qui s’est passé hier au Congrès américain est un acte d’intervention divine pour nous sauver de nous-mêmes. Le délai d’avertissement de trente minutes avant qu’un missile balistique intercontinental ne frappe ou le délai d’avertissement d’une heure avant qu’un bombardier nucléaire n’atteigne sa cible, comme dans le cas de Dr Strangelove, est un luxe qui n’existe plus. L’existence de missiles américains à portée intermédiaire dotés d’armes nucléaires aux frontières de la Russie et de missiles russes hypersoniques logés sur de petits navires de surface ou des sous-marins dans les eaux internationales au large des côtes des États-Unis signifie que le délai d’alerte a été réduit à cinq ou dix minutes, c’est-à-dire qu’il n’y a plus de tampon contre les fausses alertes et les lancements automatisés. Si les États-Unis devaient poursuivre leur politique d’escalade en Ukraine, avec l’aide et la complicité des Britanniques et des Allemands, qui viennent d’annoncer leur intention d’introduire des avions à réaction Typhoon ou des missiles TAURUS dans la guerre en Ukraine, nous n’aurions pratiquement aucune chance d’empêcher l’OTAN ou la Russie de passer aux armes nucléaires tactiques, puis stratégiques, ce qui signifierait la fin de la civilisation sur terre.

C’est là que survient l’intervention divine.

CNN, Euronews, la BBC : leurs émissions de ce matin étaient consacrées au vote d’hier à la Chambre des représentants des Etats-Unis pour « libérer » le poste de Président, c’est-à-dire la destitution de Kevin McCarthy. Des spécialistes du droit constitutionnel américain ont pris le micro pour expliquer quels sont les devoirs et les pouvoirs du Président, pour nous dire que c’est sans précédent, que c’est la première fois dans l’histoire des États-Unis qu’un Président est démis de ses fonctions. Les analystes politiques ont longuement parlé à l’antenne de l’identité des huit personnes qui ont précipité le vote qui a fait tomber le Président. Ils ont été décrits comme des fauteurs de troubles, des agitateurs qui ne cherchent qu’à entraver le fonctionnement du gouvernement fédéral. Certains ont fait remonter cette ligne de conduite aux rebelles du Tea Party au sein du parti républicain, et à l’émergence ultérieure des plus fervents partisans de Trump qui cherchaient à renverser le consensus des élites dirigeantes américaines. Il y a beaucoup de vérité dans ces caractérisations, mais elles ne tiennent pas compte de l’aspect positif de la destitution du leader de la Chambre et de la fermeture effective de la branche législative du gouvernement. Je vais tenter d’y répondre ici.

L’élément le plus positif est que tout cela valide la notion de gouvernance « freins et contrepoids » qui était un principe directeur des fondateurs de la nation. Le pays tout entier a été dirigé par les administrations démocrates successives comme s’il n’y avait pas d’alternative, comme si les « freins et contrepoids » ne s’appliquaient pas à ceux qui sont les hérauts de l’humanité progressiste, c’est-à-dire eux-mêmes. Tous ceux qui ne sont pas d’accord avec les positions du parti démocrate sur tout et n’importe quoi sont, selon les termes appropriés de la candidate Hillary Clinton en 2016, des « déplorables ». Hier, les déplorables ont eu leur journée au tribunal et ils ont gagné.

Pourquoi est-ce que je dis tout cela dans une lettre d’information consacrée aux questions de politique étrangère ? Parce que le résultat net de la révocation de Mr. McCarthy hier est de stopper pour une durée indéterminée tout travail de fond visant à rétablir dans le budget fédéral les quelque 6 milliards de dollars sur le total de 24 milliards de dollars pour 2024 qui ont été supprimés du projet de loi de finances de compromis qui a été adopté par le Congrès le week-end dernier et signé par le Président pour financer le fonctionnement du gouvernement fédéral pour les 45 jours à venir.

Je considère qu’il s’agit d’un « délai indéfini », étant donné que la guerre intestine au sein du parti républicain au Capitole est féroce et intransigeante. Il est donc fort possible que Biden et ses collègues criminels de guerre au pouvoir ne puissent recourir à aucun stratagème, à aucune entourloupe pour poursuivre l’aide à l’Ukraine. Sans cette oxygène, l’effort de guerre ukrainien s’arrêtera assez rapidement. L’Europe sera consternée mais ne pourra pas suppléer à la contribution américaine manquante.

L’ironie de ces développements est que la guerre ukrainienne pourrait se terminer pour des raisons totalement arbitraires au sein de la structure du pouvoir américain. Tous les efforts de Jeffrey Sachs et de John Mearsheimer, qui ont attiré l’attention de millions de téléspectateurs sur la culpabilité de l’Occident dans cette guerre prétendument « non provoquée », n’auront joué aucun rôle dans le dénouement. On ne pourra même pas dire que les membres du Congrès qui se sont opposés à la poursuite de l’aide à l’Ukraine l’ont fait non pas parce qu’ils sont des pacifistes, mais parce qu’ils préfèrent se battre avec la Chine. Non, l’effondrement du soutien à l’Ukraine sera imputable au véritable effondrement de la culture politique américaine.

Les experts évoquent depuis plus d’un an le risque d’une guerre civile aux États-Unis car tout intérêt pour le sens de la politique comme art du compromis et de la recherche du pragmatisme s’est évaporé depuis longtemps. La scandaleuse persécution judiciaire de Donald Trump pour l’écarter de la course électorale en 2024 s’est jouée au vu et au su de tout le monde. Le comportement scandaleux, voire de trahison, du président en exercice lorsqu’il était vice-président de Barack Obama est porté à l’attention du public alors que le processus judiciaire est appliqué à son fils et collaborateur Hunter dans l’obtention de pots-de-vin de la part des Chinois. Nombreux sont ceux qui ont demandé combien de temps cela pouvait durer sans que le système ne s’effondre. Eh bien, mes amis, il vient de s’effondrer et je dis que c’est une aubaine au sens littéral du terme.

Göttliches Eingreifen und das Ende des Krieges in der Ukraine

Die Kubakrise von 1962 war der bekannteste und meistdiskutierte “Beinahe-Krieg”, den die Welt im 20. Jahrhundert erlebt hat. Nach ihrem friedlichen Ende wurden mehrere Schutzmaßnahmen oder, wie wir sie heute nennen, “Leitplanken” eingerichtet, um sicherzustellen, dass der Wettbewerb zwischen den Vereinigten Staaten und der Sowjetunion um die Kontrolle des menschlichen Schicksals nicht plötzlich zu einem heißen Krieg eskalieren würde. Ein “rotes Telefon” wurde eingerichtet, um sicherzustellen, dass die Staatschefs miteinander Kontakt aufnehmen konnten, falls Aktionen der einen oder anderen Seite als Atomangriff missverstanden werden könnten. Dies wurde in dem Antikriegsfilm Dr. Strangelove [Dr. Seltsam: Wie ich lernte, die Bombe zu lieben] berühmt karikiert.

Jahrzehnt für Jahrzehnt kamen im letzten Jahrhundert weitere Verfahrensgarantien in Form von Verträgen über Rüstungsbegrenzungen und später über die Reduzierung der Atomwaffenarsenale mit Inspektionen vor Ort hinzu, alles in der Absicht, das Vertrauen zwischen den beiden feindlichen und misstrauischen Seiten zu stärken.

Dennoch gab es mehrere Gelegenheiten, bei denen nur der kühle Kopf eines Offiziers mit der Befugnis zum Abschuss von Raketen, ob russisch oder amerikanisch, verhinderte, dass falsche Radarmessungen über die Raketenaktivität der anderen Seite zu einem “Präventiv”-Schlag führten, nach dem Prinzip “use them or lose them” [“benutze sie oder verliere sie”] in Bezug auf das Arsenal unter seiner Kontrolle. Dass wir das 20. Jahrhundert unbeschadet überstanden haben, kann man wohl als “dumb luck” [Glück im Unglück] bezeichnen, wie man im amerikanischen Englisch sagt, oder als “miraculous” [wundertätig], wie gottgläubige Menschen sagen würden.

In diesem Zusammenhang behaupte ich, dass das, was gestern im US-Kongress geschah, ein Akt göttlicher Intervention war, um uns vor uns selbst zu retten. Die dreißigminütige Vorwarnzeit vor dem Einschlag einer ankommenden Interkontinentalrakete oder die stundenlange Vorwarnzeit, bevor ein nuklear bewaffneter Bomber sein Ziel erreichen würde, wie im Fall von Dr. Seltsam, ist ein Luxus, den es nicht mehr gibt. Die Existenz nuklear bewaffneter amerikanischer Mittelstreckenraketen an den Grenzen Russlands und russischer Hyperschallraketen, die auf kleinen Überwasserschiffen oder U-Booten in internationalen Gewässern vor der Küste der Vereinigten Staaten untergebracht sind, bedeutet, dass die Vorwarnzeit auf fünf oder zehn Minuten verkürzt wurde, d.h. es gibt keinen Puffer mehr gegen Fehlalarme und automatische Starts. Würden die USA ihre Eskalationspolitik in der Ukraine fortsetzen, unterstützt von den Briten und den Deutschen, mit ihren eigenen neu angekündigten Plänen, Typhoon-Jets oder TAURUS-Raketen in den Krieg in der Ukraine einzubringen, dann hätten wir kaum eine Chance, einen Wechsel der NATO oder Russlands zu taktischen und dann zu strategischen Atomwaffen abzuwenden, was das Ende der Zivilisation auf der Erde bedeuten würde.

Hier kommt die göttliche Intervention ins Spiel.

CNN, EuroNews, BBC: In ihren Sendungen heute Morgen ging es ausschließlich um die gestrige Abstimmung im US-Repräsentantenhaus über die “Räumung” des Amtes des Speakers [des Parlamentspräsidenten], d.h. die Absetzung von Kevin McCarthy. Experten für amerikanisches Verfassungsrecht wurden ans Mikrofon gebeten, um die Aufgaben und Befugnisse des Speakers zu erläutern und uns zu erklären, dass dies das erste Mal in der Geschichte der Vereinigten Staaten ist, dass ein Speaker seines Amtes enthoben wird. Politische Analysten haben sich in der Sendung sehr ausführlich darüber geäußert, wer die acht Personen waren, die die Abstimmung zum Sturz des Speakers herbeigeführt haben. Sie wurden als Störenfriede bezeichnet, die nur die Arbeit der Bundesregierung behindern wollen. Einige haben dieses Verhalten auf die Tea-Party-Rebellen innerhalb der Republikanischen Partei zurückgeführt und auf das spätere Auftauchen der glühendsten Trump-Anhänger, die den Konsens der herrschenden Eliten Amerikas zu stürzen versuchten. An diesen Charakterisierungen ist viel Wahres dran, aber sie berücksichtigen nicht die positive Seite der Absetzung des Vorsitzenden des Repräsentantenhauses und der effektiven Schließung der Legislative. Ich werde versuchen, dies hier anzusprechen.

Das positivste Element ist, dass dies alles das Konzept der “Checks and Balances” [Kontrolle und Ausgleich = Gewaltenteilung] der Regierung bestätigt, das ein Leitprinzip der Gründer der Nation war. Das ganze Land wurde von aufeinanderfolgenden demokratischen Regierungen regiert, als ob es keine Alternative gäbe, als ob “Checks and Balances” nicht auf diejenigen anwendbar wären, die die Vorboten der fortschrittlichen Menschheit sind, nämlich sie selbst. All diejenigen, die mit den Positionen der Demokratischen Partei in Bezug auf alles und jedes nicht einverstanden sind, sind – in den treffenden Worten der Kandidatin Hillary Clinton im Jahr 2016 – “deplorables”. Nun, gestern hatten die “Deplorables” ihren Gerichtstag und sie haben gewonnen. [Anm. des Übersetzers: Für den Begriff “deplorables” gibt es im Deutschen keine direkte Entsprechung, da er im Englischen in einem bestimmten politischen Kontext verwendet wurde, insbesondere während der Präsidentschaftswahlen 2016 in den USA. Der Begriff “Deplorables” wurde von Hillary Clinton verwendet, um einen Teil der Anhänger von Donald Trump zu bezeichnen. Es ist ein etwas abfälliger Begriff, der eine Gruppe von Menschen beschreibt, die als ungebildet oder unerwünscht gelten.]

Warum sage ich das alles in einem Newsletter, der sich mit außenpolitischen Themen befasst? Weil das Nettoergebnis der gestrigen Absetzung von Herrn McCarthy darin besteht, dass alle substanziellen Arbeiten zur Wiedereinfügung von etwa 6 Mrd. Dollar in den Bundeshaushalt von insgesamt 24 Mrd. Dollar für 2024, die aus dem Haushaltskompromiss gestrichen worden waren, der den Kongress am vergangenen Wochenende passierte und vom Präsidenten unterzeichnet wurde, um die Arbeit der Bundesregierung für die kommenden 45 Tage zu finanzieren, auf unbestimmte Zeit eingestellt werden.

Ich gehe davon aus, dass “auf unbestimmte Zeit” eher “auf längere Zeit” bedeutet, da der innerparteiliche Krieg innerhalb der republikanischen Partei auf dem Capitol Hill erbittert und kompromisslos geführt wird. Damit besteht die reale Möglichkeit, dass Biden und die anderen Kriegsverbrecher an der Macht keinen Trick finden, um die Hilfe für die Ukraine fortzusetzen. Fehlt dieser Sauerstoff, werden die ukrainischen Kriegsanstrengungen ziemlich schnell zum Erliegen kommen. Europa wird entsetzt sein, ist aber nicht in der Lage, für den fehlenden amerikanischen Beitrag einzuspringen.

Die Ironie dieser Entwicklungen besteht darin, dass der Krieg in der Ukraine aus völlig willkürlichen Gründen innerhalb der US-Machtstruktur enden könnte. All die Bemühungen von Jeffrey Sachs und John Mearsheimer, die Millionen von youtube-Zuschauern die Schuld des Westens an diesem angeblich “unprovozierten” Krieg vor Augen geführt haben, werden beim Ausgang der Angelegenheit keine Rolle gespielt haben. Man wird auch nicht einmal sagen können, dass diejenigen im Kongress, die sich gegen weitere Hilfen für die Ukraine ausgesprochen haben, dies nicht getan haben, weil sie Friedensfanatiker sind, sondern weil sie es vorziehen, sich mit China anzulegen. Nein, der Zusammenbruch der Unterstützung für die Ukraine wird auf den wirklichen Zusammenbruch der amerikanischen politischen Kultur zurückzuführen sein.

Experten sprechen seit mehr als einem Jahr von der Gefahr eines Bürgerkriegs in den Vereinigten Staaten, weil jegliches Interesse an der Kunst der Politik als der Kunst des Kompromisses und der Suche nach Pragmatismus längst verflogen ist. Die skandalöse gerichtliche Verfolgung von Donald Trump mit dem Ziel, ihn 2024 aus dem Rennen um die Wahlen zu nehmen, hat sich vor aller Welt abgespielt. Das skandalöse, oder sagen wir, verräterische Verhalten des amtierenden Präsidenten, als er unter Barack Obama Vizepräsident war, kommt an die Öffentlichkeit, da das Gerichtsverfahren gegen seinen Sohn und Kollaborateur bei der Bestechung durch die Chinesen, Hunter, durchgeführt wird. Viele haben sich gefragt, wie lange das so weitergehen kann, ohne dass das System zusammenbricht. Nun, Freunde, es ist gerade zusammengebrochen, und ich sage, das ist ein Geschenk des Himmels im wahrsten Sinne des Wortes.

Divine intervention and the end of the war in Ukraine

The Cuban Missile Crisis of 1962 was the most widely known and discussed ‘near miss’ which the world had with a nuclear war in the 20th century. At its peaceful conclusion, several safeguard procedures, or as we now call them, “guard rails,” were put in place to ensure that the competition between the United States and the Soviet Union for control of human destiny would not suddenly escalate to a hot war. A “red line” telephone was set up to ensure that the heads of state could contact one another in case actions of one or the other side could be misconstrued as a nuclear attack. This was famously mocked in the anti-war movie Dr. Strangelove.

Decade by decade, during the last century other procedural safeguards came in the form of treaties on arms limitations and then on reduction of nuclear arsenals, with on-site inspections, all with the intent of raising trust between the two hostile and suspicious sides.

Nonetheless, there were several occasions when it was only the cool head of an officer with power to launch missiles, whether Russian or American, that prevented false radar readings on missile activity of the other side to result in a “preventive” strike, applying the principle of “use them or lose them” with respect to the arsenal under his control.  That we made it through the 20th century unscathed may well be considered as “dumb luck” as they say in American English, or “miraculous,” as people with faith in God would say.

In this context, I contend that what happened in the U.S. Congress yesterday was an act of divine intervention to save us from ourselves. The thirty minutes warning time before an incoming ICBM hits or an hours long warning time before a nuclear armed bomber would reach target, as in the case of Dr Strangelove, is a luxury that no longer exists. The existence of nuclear armed intermediate range U.S. missiles at Russia’s borders and hypersonic Russian missiles housed on small surface vessels or submarines in international waters off the shores of the United States, means that the warning time has been cut to five or ten minutes, which is to say, there is no longer a buffer against false alarms and automated launches. If the United States were to continue its escalation policy in Ukraine, aided and abetted by the British and the Germans, with their own newly announced plans for introducing Typhoon jets or TAURUS missiles into the war in Ukraine, then we would have hardly a chance of averting a shift by NATO or by Russia to tactical and then to strategic nuclear weapons, meaning the end of civilization on earth.

Enter Divine intervention.

CNN, EuroNews, the BBC: their broadcasts this morning were all about the vote yesterday in the U.S. House of Representatives to “vacate” the position of the Speaker, meaning the removal of Kevin McCarthy. Specialists on U.S. constitutional law have been given the microphone to explain what the duties and powers of the Speaker are, to tell us how this is unprecedented, the first time in U.S. history that a Speaker has been removed from office.  Political analysts have spoken on air at great length on who were the eight who precipitated the vote that brought down the Speaker. They have been described as trouble makers, rabble rousers who want only to obstruct the working of the federal government.  Some have taken this line of conduct back to the Tea Party rebels within the Republican Party, and to the later emergence of the most fervent Trump supporters who sought to overthrow the consensus of America’s ruling elites. There is a lot of truth in these characterizations, but they do not consider the positive side to the removal of the House leader and effective shutdown of the legislative branch of government. I will try to address that here.

The most positive element is that it all validates the “checks and balances” notion of governance that was a guiding principle of the nation’s founders.  The whole country has been run under successive Democratic administrations as if there is no alternative, as if “checks and balances” were not applicable to those who are the heralds of progressive humanity, meaning themselves. All of those who have disagreed with the Democratic party positions on everything and anything are, in the apt words of candidate Hilary Clinton in 2016 “deplorables.”  Well, yesterday the deplorables had their day in court and they won.

Why am I saying all of this in a newsletter that is dedicated to foreign policy issues? Because the net result of the removal of Mr. McCarthy yesterday is to halt for an indefinite time all substantive work to restore to the federal budget the $6 billion or so of the total $24 billion for 2024 that was deleted from the compromise budget bill that passed Congress this past weekend and was signed by the President to finance the working of the federal government for the coming 45 days. 

I take “indefinite time” to be rather prolonged, given that the internecine war going on within the Republican party on Capitol Hill is fierce and uncompromising.  This creates the real possibility that there will be no stratagem, no dirty trick that Biden and his fellow war criminals in power can turn to continue assistance to Ukraine.  Absent this oxygen, the Ukrainian war effort will shut down rather swiftly. Europe will be aghast but is unable to fill in for the missing American contribution.

The irony of these developments is that the Ukrainian war may end for entirely arbitrary reasons within the U.S. power structure.  All the efforts of Jeffrey Sachs and John Mearsheimer that brought to the attention of millions of youtube watchers the guilt of the West for this supposedly “unprovoked” war will have played no role in the denouement.  Nor will one even be able to say that those in Congress who opposed further aid to Ukraine did so not because they are peace-niks but because they prefer to do battle with China.  No, the collapse of support for Ukraine will be attributable to the true collapse of American political culture. 

Pundits have spoken for more than a year about the risk of a civil war in the United States because all interest in the art of politics as the art of compromise and search for pragmatism evaporated long ago. The scandalous judicial persecution of Donald Trump to remove him from the electoral race in 2024 has been playing out for all the world to see.  The scandalous, shall we say treasonous behavior of the sitting president when he served as vice president under Barack Obama is coming to public attention as the judicial process is applied to his son and collaborator in bribe-taking from the Chinese, Hunter.  Many have asked how long this can continue without the system collapsing.   Well, friends, it has just collapsed and I say that is a godsend in the literal sense of the word.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translations of “Are the talk shows on Russian state television just yes-men..”

Translations below into German (Andreas Mylaeus) and French (Youri(

Sind die Talkshows im russischen Staatsfernsehen nur Ja-Sager für die Macht?  Sind die Dumaparteien außer der Regierungspartei “Einiges Russland” nur Pudel, die nie bellen, geschweige denn beißen?

Für diejenigen, die keine Ahnung von Russland haben, d.h. für die gesamte amerikanische politische Elite und den größten Teil der außenpolitischen Fachwelt, ist Russland leicht zu durchschauen, ein leichtes Ziel für Bezeichnungen wie “Autokratie” und “Imperialist”. Aber diese Leute scheren sich nicht einmal viel um die Eigenheiten von Freunden und Verbündeten im Ausland, solange diese Washington völlig untergeordnet sind. Warum sollten sie sich mit den Realitäten eines Landes befassen, das sich über 11 Zeitzonen erstreckt, fast 15 % der Landmasse der Erde ausmacht und in dem 145 Millionen Menschen leben, die einer Vielzahl von ethnischen Gruppen oder “Nationalitäten” angehören?

Die Sonntagabendausgabe der Wladimir-Solowjow-Talkshow gab dank einiger außergewöhnlicher Äußerungen eines Diskussionsteilnehmers, des stellvertretenden Vorsitzenden der Staatsduma Aleksandr Michailowitsch Babakow, eine eindeutige negative Antwort auf die beiden Fragen in meinem Titel.

Die Führer und Vertreter der Dumaparteien außerhalb der regierenden Fraktion “Einiges Russland” sind seit Jahren fester Bestandteil der Solowjow-Show. Der Chef der Kommunistischen Partei, Gennadi Sjuganow, war früher ein geladener Gast, aber er war kein guter Gesprächspartner und ist von der Bildfläche verschwunden. Stattdessen ist der kommunistische Parlamentarier und Vorsitzende des Duma-Ausschusses für die Beziehungen zur Gemeinschaft Unabhängiger Staaten [ehemalige Sowjetrepubliken] Leonid Kalaschnikow ein regelmäßiger Podiumsteilnehmer. Er und Solowjow liefern sich ein Sparring, wobei der eine für den Kommunismus im Allgemeinen und die Kriegswirtschaft im Besonderen, der andere für den freien Markt steht. Ihre Wettkämpfe sind so vorhersehbar wie früher das amerikanische Wrestling im Fernsehen.

Der Gründer und Führer der rechtsgerichteten Liberaldemokraten (LDPR), Wladimir Schirinowski, war bis zu seinem Tod inmitten der Covid-Pandemie ein häufiger Gast in der Solovyov-Show. Solowjow teilte viele von Schirinowskis nationalistischen, antiwestlichen Ansichten und erlaubte ihm, andere Diskussionsteilnehmer verbal zu verprügeln. Ich weiß das aus eigener Erfahrung, als ich bei meiner einzigen Einladung zu der Veranstaltung im Jahr 2016 von Schirinowski als Spion denunziert wurde. Aber andererseits war in Schirinowskis Lexikon fast jeder westliche Besucher ein Spion, und das Publikum hat immer gelacht.

Schirinowskis ernsthafte Beiträge in den Podiumsdiskussionen standen oft im Zusammenhang mit seinem Fachwissen über türkische Angelegenheiten wegen seiner Kenntnis dieser Sprache. Außerdem kritisierte er die Putin-Regierung scharf für ihren sanftmütigen Ansatz in den Außenbeziehungen. Wenn es nach Schirinowski gegangen wäre, hätten die Russen Berlin schon längst bombardiert. Was die Auslandshilfe betrifft, so hielt Schirinowski nichts von der Art und Weise, wie sie in der Vergangenheit von der Sowjetunion mit Blankoschecks an die Freunde Russlands praktiziert wurde. Stattdessen forderte er die Regierung auf, ihre diplomatischen Bemühungen zu nutzen, um nach dem Vorbild der Vereinigten Staaten Beziehungen zum Ausland aufzubauen, die Moskau Nettoeinnahmen bringen. Wie Sie weiter unten sehen werden, denke ich, dass dieser Teil von Schirinowskis politischem Programm die Regierung Putin beeinflusst hat. Es wäre jedoch besser, wenn Russlands führende Staatsmänner ihre Absichten nicht offen zeigen würden.

Schirinowskis Nachfolger als Vorsitzender des Parteiblocks in der Duma, Leonid Slutsky, ist so langweilig wie nur möglich und erscheint nie in der Talkshow. Ein anderer LDPR-Abgeordneter, der ehemalige KGB-Agent Andrej Lugowoj, der von der britischen Polizei wegen des Verdachts des Mordes an Litwinenko gesucht wird, wird jedoch recht häufig von Solowjow eingeladen und bringt etwas Würze in die Diskussionen über die Beziehungen zum Westen. Er ist kein Freund Londons und vertritt eine viel aggressivere Linie als das russische Außenministerium.

Nun komme ich zu dem Diskussionsteilnehmer, der mich gestern Abend so beeindruckt hat: Babakow. Lassen Sie uns mit seinen Worten beginnen.

Das Hauptthema, das er verfolgte, war eine sehr scharfe Kritik an der Arbeit der Chefin der Zentralbank, Elvira Nabiullina, die eine der relativ wenigen Überlebenden der liberalen Gruppe von Wirtschaftsberatern ist, die seit weit mehr als einem Jahrzehnt im Zentrum der Macht stehen. Sie arbeitete unter Finanzminister Alexej Kudrin. Sie arbeitete unter dem Minister und späteren Sberbank-Chef German Gref. Beide waren/sind Putin-Schützlinge. Und, was am wichtigsten ist, sie genießt heute eindeutig den Schutz von Wladimir Putin. In dieser Hinsicht ist Babakovs Kritik an ihr ….eine direkte Kritik an Putin selbst. Und da das, was Babakov sagte, auch von vielen gewöhnlichen Russen geäußert wird, ist die Ausstrahlung im staatlichen Fernsehen von politischer Bedeutung.

Babakov sagte uns, dass Nabiullina die Wirtschaft durch ihre derzeitige Politik der sehr hohen Zinssätze zur Bekämpfung der Inflation in die Wüste führt, was zu sinkenden Investitionen und stagnierender Produktion führt, die wiederum eine neue Inflationsrunde auslösen wird, da die Produktion nicht mit der Kaufkraft und der Nachfrage Schritt hält. Babakov hat jedes Recht, die Finanzverwaltung des Landes in Frage zu stellen: Er hat an der Moskauer Staatsuniversität in Wirtschaftswissenschaften promoviert und ist ein erfolgreicher Unternehmer, der sein Vermögen mit Unternehmen gemacht hat, die er in der Ukraine im Energiesektor mitbegründet hat, und mit verschiedenen Beteiligungen, darunter ein großes Hotel in Kiew.

Babakov erläuterte gestern Abend ausführlich, warum sich Russland stärker am chinesischen Modell der Wirtschafts- und Finanzverwaltung orientieren sollte, bei dem das Äquivalent der russischen Zentralbank, die Bank of China, kein unabhängiger Akteur ist, sondern in enger Abstimmung mit der Regierung arbeitet, um deren Wachstumspläne zu unterstützen, und unterschiedliche Zinssätze und Konditionen für die verschiedenen Unternehmensebenen, von kleinen Unternehmen bis hin zu mittleren und sehr großen Unternehmen, festlegt. Darüber hinaus lobte Babakov die chinesischen Regeln für das Währungsmanagement und insbesondere die Kontrollen von Devisentransfers ins Ausland. Während in Russland jeder, der über ein Guthaben auf seinem Konto verfügt, monatlich bis zu einer Million Dollar ins Ausland überweisen kann, liegt diese Grenze in China tausendmal niedriger.

Diese Äußerungen Babakovs stehen in direktem Widerspruch zu Nabiullinas öffentlicher Ablehnung des chinesischen Modells als ungeeignet für Russland in der vergangenen Woche auf einem Finanztreffen, auf dem auch andere hochrangige Vertreter der Branche, darunter der Vorsitzende der VTB-Bank (der früheren Außenhandelsbank) Andrej Kostin, sprachen. Kostin hatte sich übrigens für eine Zweiteilung des Devisenmarktes nach chinesischem Vorbild in inländische und ausländische Transaktionskurse ausgesprochen.

Babakov hat auch Finanzminister Siluanov aufs Korn genommen. Er zitierte Siluanovs dumm klingende Ratschläge an die zweihundert Parlamentarier aus den meisten lateinamerikanischen Ländern, die sich letzte Woche als Gäste der russischen Staatsduma in Moskau versammelt hatten. Laut Babakov, der als stellvertretender Duma-Vorsitzender an allen Beratungen teilnahm, befanden sich unter den Besuchern viele Sprecher ihrer nationalen Parlamente, und alle waren trotz der massiven Lobbyarbeit der US-Botschaft in ihrem Land, die sie von der Umarmung durch Russland fernhalten sollte, nach Moskau gereist. Was Babakov am meisten beeindruckte, war, dass die Lateinamerikaner alle ihre Unterstützung für Russland, ihr richtiges Verständnis für die Ursachen des Krieges in der Ukraine und ihre Ablehnung jeglicher Sanktionen gegen Moskau zum Ausdruck brachten. Sie haben Putins Rede an sie mit Begeisterung aufgenommen.

Natürlich, so deutete Babakov an, hofften die Besucher, während ihres Aufenthalts etwas über russische Investitionspläne in ihrer Region zu erfahren. Stattdessen erzählte Siluanov ihnen, dass Geld nicht das Wesentliche im Leben sei, dass es vielmehr darauf ankomme, klug zu sein und gute Hände zu haben, damit man mit weniger Geld auskommen könne. Nach Babakovs Meinung sang Siluanov aus der falschen Partitur in der falschen Oper.

Werden die Angriffe auf die Chefin der Nationalbank und den Finanzminister der Regierung durch Babakov und andere wie ihn diese zu Fall bringen? Durchaus möglich. Das gestrige Abrutschen des Rubels unter 100 zum Dollar hat die russische Mittelschicht verunsichert. Wenn sie auf Kostins Prognose hören, dass der Wert des Rubels in Dollar gerechnet im kommenden Jahr noch weiter um die Hälfte sinken könnte, dann werden sie eine unaufhaltsame Kraft gegen Nabiullina und die anderen Verteidiger des freien Marktes in Putins Umfeld sein.

Ich habe Babakov viele Male in der Solovyov-Show gesehen und er war immer adrett gekleidet. Sein Auftreten ist onkelhaft. Man versteht sofort, dass er in niemandes Tasche steckt. Im Laufe der Jahre hat er mehrmals seine Parteizugehörigkeit gewechselt. Eine Zeit lang war er Vorsitzender der sehr patriotischen Partei Rodina (Heimat), die von dem eigenwilligen Politiker Dmitri Rogosin gegründet wurde. Dann verbrachte er mehrere Jahre in der linksgerichteten Partei Gerechtes Russland unter der Führung von Sergej Mironow. Er verließ diese Partei und übernahm eine Position in einer Organisation für öffentlichen Aktivismus unter der Ägide der Regierungspartei Einiges Russland. Danach war er Mitbegründer der Partei Za pravdu (Für die Wahrheit), die sich schließlich mit Mironow zu einer gemeinsamen Organisation mit Bindestrich zusammenschloss.

Von 2003 bis 2016 war Babakov ein gewähltes Mitglied der Duma. Von 2016 bis 2020 gehörte er dem Oberhaus der russischen Legislative an und trug den Titel Senator. Dies war jedoch eine Ernennungsposition. Anschließend kandidierte er erneut für einen Sitz in der Staatsduma, gewann und stieg dort zum stellvertretenden Sprecher auf. In der Zwischenzeit war er in einer Reihe von Missionen des Präsidenten tätig, u.a. als Verantwortlicher für die Beziehungen zu Organisationen von Landsleuten im Ausland und in einem Rat, der die Umsetzung der nationalen Projekte des Landes beaufsichtigt.

Babakov ist eindeutig ein Insider der russischen Machtelite, obwohl er sich immer frei bewegen und, wie am Sonntagabend angedeutet, auch frei äußern konnte. Ungeachtet seiner finanziellen Erklärungen vor seiner Kandidatur für die Duma, aus denen hervorgeht, dass er so gut wie nichts besitzt und ein Jahreseinkommen von vielleicht 20.000 Dollar hat, sagt uns sein Wikipedia-Eintrag, dass er ein Anwesen in Frankreich besitzt, das 16 Millionen Dollar wert sein soll, sowie eine Wohnung in der Rue de l’Université in Paris. Da er auf der EU-Sanktionsliste steht, ist es zweifelhaft, dass er heute viel Freude an diesen Immobilien hat.

Um die Komplexität des russischen Machtgefüges zu verstehen, lohnt es sich, einen Blick auf die vorpolitische Biografie Babakows zu werfen. Er wurde 1963 geboren und wuchs in der Hauptstadt Kischinew (dem heutigen Chișinău) des heute ärmsten Staates Europas, der Republik Moldau (damals Moldauische SSR), auf. Wie also kam dieser Junge aus der fernen Provinz an die Moskauer Staatsuniversität und dann an die Spitze der russisch-ukrainischen Wirtschafts- und Politikelite?

Erstens geschah dies, weil die sowjetische Gesellschaft und die heutige russische Gesellschaft sehr mobil war und ist, mit vielen sozialen Aufstiegsmöglichkeiten für Kinder mit Köpfchen und Talent. Denjenigen, die dies bezweifeln, weil es nicht mit dem Konzept eines korrupten, autokratischen Regimes übereinstimmt, sage ich: Überdenken Sie das Letztere, nicht das Erstere.

Zweitens geschah es, weil zu der Zeit, als der junge Babakov bereit war, sich an einer Universität einzuschreiben, die Republik Moldau sehr gut dastand. Es war die Heimatbasis von Parteichef Leonid Breschnew und erhielt vorrangige Investitionen in seine Agrarwirtschaft und auch in die Industrie. Das Land war durch zahlreiche tägliche Flüge eng mit Moskau verbunden, mehr als beispielsweise mit dem sowjetischen Georgien. Ich weiß das: Ich war zu dieser Zeit dort. Im Jahr 1978 besuchte ich in Begleitung des Top-Managements von Castle & Cooke Inc. die Obst- und Gemüseplantagen der Republik Moldau, um deren Pläne für den Anbau von Eisbergsalat in der UdSSR zu unterstützen. Darüber habe ich in meinem Buch Memoirs of a Russianist, Band I, geschrieben.

Der Landmaschinenhersteller FMC betrieb damals in Moldawien umfangreiche landwirtschaftliche Projekte zum Anbau von Tomaten und deren Verarbeitung zu Püree. In einem anderen Bereich baute das amerikanische Pharmaunternehmen Abbott Labs Mitte der 1970er Jahre in Moldawien die erste Fabrik für Säuglingsnahrung (Similac) in der Sowjetunion. Ich sah, dass die Geschäfte in Kischinjow besser sortiert waren als die in Moskau. Dieses Moldawien war die Ausgangsbasis für Herrn Babakov.

Sicherlich war es diese persönliche Erfahrung, wie ein weit entferntes und ehemals armes Land unter staatlicher Planung zu Wohlstand kommen kann, um dann unter dem Einfluss der freien Marktwirtschaft und ungünstiger geopolitischer Entwicklungen in bittere Armut zurückzufallen, die Herrn Babakovs Überzeugungen über die Vorteile des staatlichen Dirigismus heute prägen. Es gibt viele andere mit ähnlichen Erfahrungen und kritischen Ansichten über die unangemessene liberale Wirtschaftspolitik, die unter Wladimir Putin verfolgt wird. Sie werden sich wahrscheinlich durchsetzen.

Les talk-shows de la télévision d’État russe ne sont-ils que des béni-oui-oui du pouvoir ? Les partis de la Douma autres que le parti au pouvoir, Russie unie, sont-ils des caniches qui n’aboient jamais, et surtout qui ne mordent pas ?

Pour ceux qui ignorent tout de la Russie, c’est-à-dire toutes les élites politiques américaines et la plupart des experts en politique étrangère, la Russie est facile à comprendre, une cible facile pour des étiquettes comme « autocratie » et « impérialiste ». Mais ces gens ne se soucient guère des particularités de leurs amis et alliés à l’étranger, tant qu’ils sont totalement soumis à Washington. Pourquoi se préoccuperaient-ils des réalités d’un pays qui s’étend sur 11 fuseaux horaires, représente près de 15 % des terres émergées et compte 145 millions d’habitants issus d’une multitude d’ethnies ou de « nationalités » ?

L’édition de dimanche soir du talk-show de Vladimir Solovyov a donné une réponse négative sans équivoque aux deux questions de mon titre, grâce aux déclarations extraordinaires d’un des panélistes, le vice-président de la Douma Aleksandr Mikhaïlovitch Babakov.

Les dirigeants et les représentants des partis de la Douma qui ne font pas partie du groupe au pouvoir, Russie Unie, sont depuis des années des habitués du spectacle de Solovyov. Le chef du parti communiste, Guennadi Ziouganov, était autrefois invité, mais il n’avait pas le sens de la conversation et a disparu. En revanche, le parlementaire communiste et président de la commission de la Douma chargée des relations avec la Communauté des États indépendants [anciennes républiques de l’Union soviétique], Leonid Kalachnikov, est un habitué de l’émission. Solovyov et lui s’affrontent, l’un défendant le communisme en général et une économie de guerre totale aujourd’hui, l’autre le libre marché. Leurs joutes sont aussi prévisibles que l’était autrefois le catch télévisé américain.

Vladimir Jirinovski, fondateur et dirigeant du parti de droite des libéraux-démocrates (LDPR), était un invité fréquent de l’émission de Solovyov jusqu’à sa mort en pleine pandémie de Covid.  Solovyov partageait bon nombre des opinions nationalistes et anti-occidentales de Jirinovski et lui permettait d’asséner des coups de fouet verbaux aux autres invités. Je le sais pour avoir été dénoncé par Jirinovski comme un espion lors de ma seule invitation au salon en 2016. Mais là encore, la plupart des visiteurs occidentaux étaient des espions dans le lexique de Jirinovski et cela faisait toujours rire le public.

Les contributions sérieuses de Jirinovski aux groupes de discussion étaient souvent liées à sa grande connaissance des affaires turques en tant que locuteur de la langue. Il a également critiqué vertement le gouvernement Poutine pour son approche modérée des relations extérieures. Si Jirinovski avait pu faire ce qu’il voulait, les Russes auraient bombardé Berlin depuis longtemps. En ce qui concerne l’aide étrangère, Jirinovski ne croit pas à la manière dont l’Union soviétique l’a pratiquée dans le passé en remettant des chèques en blanc aux amis de la Russie. Au contraire, il a appelé le gouvernement à utiliser ses efforts diplomatiques pour établir des relations à l’étranger qui rapportent des revenus nets à Moscou, à l’instar des États-Unis. Comme vous le verrez plus loin, je pense que cette partie de la plate-forme politique de Jirinovski a influencé le gouvernement Poutine. Toutefois, il serait préférable que les principaux hommes d’État russes n’affichent pas ouvertement leurs intentions.

Le successeur de Jirinovski à la présidence du bloc du parti à la Douma, Leonid Slutsky, est on ne peut plus ennuyeux et n’apparaît jamais dans le talk-show. En revanche, un autre député du LDPR, l’ancien agent du KGB Andrei Lugovoy, recherché par la police britannique pour le meurtre de Litvinenko, est invité assez fréquemment par Solovyov et ajoute un peu de piment aux discussions sur les relations avec l’Occident. Il n’est pas un ami de Londres et défend une ligne beaucoup plus agressive que le ministère russe des affaires étrangères.

J’en viens maintenant à l’intervenant d’hier soir qui m’a le plus impressionné : Babakov. Commençons par ce qu’il a dit.

Le sujet principal qu’il a abordé était une critique très sévère du travail de la directrice de la Banque centrale, Elvira Nabioullina, qui est l’une des rares survivantes du groupe libéral de conseillers économiques au centre du pouvoir depuis bien plus d’une décennie. Elle a travaillé sous la direction du ministre des finances Alexei Kudrin. Elle a travaillé sous la direction du ministre, puis du directeur général de la Sberbank, German Gref. Tous deux étaient/sont des protégés de Poutine. Et, le plus important, elle bénéficie clairement de la protection de Vladimir Poutine aujourd’hui. À cet égard, la critique de Babakov à son égard est… une critique directe de Poutine lui-même. Et comme les propos de Babakov sont également tenus par de nombreux Russes ordinaires, leur diffusion à la télévision d’État est politiquement importante.

Babakov nous a dit que Nabioullina mène l’économie dans le désert par sa politique actuelle de taux d’intérêt très élevés pour lutter contre l’inflation, ce qui entraîne une baisse des investissements et une stagnation de la production qui, à son tour, déclenchera un nouveau cycle d’inflation car la production ne suivra pas le pouvoir d’achat et la demande. Babakov a tous les droits de remettre en question la gestion financière du pays : il est titulaire d’un doctorat en économie de l’université d’État de Moscou et est un entrepreneur prospère qui a fait fortune grâce à des sociétés qu’il a cofondées en Ukraine dans le secteur de l’énergie et à des intérêts divers, notamment un grand hôtel à Kiev.

Babakov a longuement expliqué hier soir pourquoi la Russie devrait s’intéresser de plus près au modèle chinois de gestion économique et financière, dans lequel l’équivalent de la banque centrale russe, la Banque de Chine, n’est pas un acteur indépendant mais travaille en étroite coordination avec le gouvernement pour soutenir ses plans de croissance et fixe des taux d’intérêt et des conditions différents pour les différents niveaux d’activité, des petites entreprises aux moyennes et très grandes entreprises. En outre, Babakov a fait l’éloge des règles chinoises en matière de gestion des devises, et notamment des contrôles sur les transferts de devises à l’étranger. Alors qu’en Russie, toute personne disposant de fonds sur son compte peut transférer jusqu’à un million de dollars à l’étranger chaque mois, en Chine, la limite est mille fois inférieure.

Ces remarques de Babakov sont en contradiction directe avec le rejet public par Nabioullina du modèle chinois, jugé inadapté à la Russie, la semaine dernière, lors d’une réunion sur la finance à laquelle d’autres poids lourds du secteur, dont le président de la banque VTB (l’ancienne banque du commerce extérieur), Andrei Kostin, ont également pris la parole. Kostin avait d’ailleurs plaidé en faveur d’une bifurcation du marché des changes à la chinoise entre les taux de change des transactions nationales et ceux des transactions étrangères.

Babakov s’en est également pris au ministre des Finances Siluanov. Il a répété les conseils stupides de ce dernier aux deux cents parlementaires de la plupart des pays d’Amérique latine qui se sont réunis à Moscou la semaine dernière en tant qu’invités de la Douma d’État russe. Selon Babakov, qui, en tant que vice-président de la Douma, a participé à tous les débats, parmi les visiteurs figuraient de nombreux présidents de leurs parlements nationaux et tous avaient fait le voyage jusqu’à Moscou en dépit des fortes pressions exercées par l’ambassade des États-Unis dans leur pays pour les éloigner de l’étreinte de la Russie. Ce qui l’a le plus impressionné, c’est que les Latino-Américains ont tous exprimé leur soutien à la Russie, leur bonne compréhension des causes de la guerre en Ukraine et leur rejet de toute sanction à l’encontre de Moscou. Ils ont accueilli avec enthousiasme le discours de Poutine.

Bien entendu, sous-entend Babakov, les visiteurs espéraient entendre parler des plans d’investissement russes dans leur région. Au lieu de cela, Siluanov leur a dit que l’argent n’était pas l’essentiel dans la vie, qu’il fallait être intelligent et avoir de bonnes mains pour pouvoir s’en sortir avec moins d’argent. Pour Babakov, Siluanov chantait la mauvaise partition du mauvais opéra.

Les attaques de Babakov et d’autres personnes comme lui contre le directeur de la banque et le ministre des Finances du gouvernement vont-elles les faire tomber ? C’est fort possible. La chute du rouble en dessous de 100 pour un dollar hier a inquiété les Russes de la classe moyenne. S’ils ont écouté les prévisions de Kostin selon lesquelles, au cours de l’année à venir, la valeur du rouble en dollars pourrait encore chuter de moitié, ils constitueront une force imparable contre Nabioullina et les autres défenseurs de l’économie de marché dans le cercle de Poutine.

J’ai regardé Babakov dans l’émission de Solovyov à de nombreuses reprises et il était toujours bien habillé.  Son attitude est cordiale. On comprend tout de suite qu’il n’est dans la poche de personne. Il a changé plusieurs fois de parti au fil des ans. Pendant un certain temps, il a dirigé le très patriotique parti Rodina (Patrie), fondé par le politicien franc-tireur Dmitry Rogozin. Il a ensuite passé plusieurs années au sein du parti de centre gauche A Just Russia, dirigé par Sergei Mironov.  Il a quitté ce parti et a pris un poste dans une organisation d’activisme public sous l’égide du parti au pouvoir, Russie unie. Il est ensuite l’un des fondateurs du parti Za pravdu (Pour la vérité), qui a finalement formé une alliance avec Mironov au sein d’une organisation commune en forme de trait d’union.

De 2003 à 2016, Babakov a été élu membre de la Douma. De 2016 à 2020, il a siégé à la chambre haute de l’assemblée législative russe avec le titre de sénateur. Mais il s’agissait d’un poste de nomination. Ensuite, il a pris ce qui est nominalement un recul pour se présenter à nouveau à un siège à la Douma d’État, a gagné et est devenu vice-président de la Chambre. Entre-temps, il a participé à un certain nombre de missions présidentielles, notamment en tant que responsable des relations avec les organisations de compatriotes à l’étranger et au sein d’un conseil chargé de superviser la mise en œuvre des projets nationaux du pays.

Il est clair que Babakov est un initié de l’élite du pouvoir russe tout en ayant toujours la liberté de mouvement et, comme l’a indiqué dimanche soir, la liberté d’expression. Nonobstant les déclarations financières qu’il a faites avant de se présenter aux élections de la Douma et qui montrent qu’il ne possède presque rien et que ses revenus annuels s’élèvent peut-être à 20 000 dollars, sa fiche Wikipédia nous apprend qu’il possède une propriété en France d’une valeur estimée à 16 millions de dollars et un appartement situé rue de l’Université à Paris. Comme il figure sur la liste des sanctions de l’UE, on peut douter qu’il tire aujourd’hui un grand profit de ces propriétés.

Pour comprendre la complexité de la structure du pouvoir russe, il convient de jeter un coup d’œil à la biographie pré-politique de Babakov. Il est né en 1963 et a grandi dans la capitale, Kichinev (aujourd’hui Chișinău), de ce qui est aujourd’hui l’État le plus pauvre d’Europe, la Moldavie (à l’époque la RSS de Moldavie). Comment ce garçon de province a-t-il pu entrer à l’université d’État de Moscou et se hisser au sommet de l’élite politique et économique russo-ukrainienne ?

Tout d’abord, cela s’est produit parce que la société soviétique, et maintenant la société russe, était et reste très mobile, avec de nombreux échelons sociaux pour les enfants dotés d’un cerveau et d’un talent.  À ceux qui en doutent parce que cela ne cadre pas avec le concept d’un régime corrompu et autocratique, je dis : repensez à ce dernier, pas au premier.

Deuxièmement, cela s’est produit parce qu’à l’époque où le jeune Babakov était prêt à s’inscrire à l’université, la Moldavie se portait très bien. Elle était le port d’attache du chef du parti, Leonid Brejnev, et recevait des investissements prioritaires dans son économie agraire et dans l’industrie. Elle était étroitement liée à Moscou par de nombreux vols quotidiens, plus nombreux, par exemple, que ceux de la Géorgie soviétique. J’en sais quelque chose : j’y étais à l’époque. En 1978, j’ai visité les vergers et les exploitations maraîchères de Moldavie en compagnie de la direction de Castle & Cooke Inc. dans le cadre de leur projet de culture de la laitue iceberg en URSS. J’en ai parlé dans mon ouvrage Memoirs of a Russianist, Volume I

L’entreprise de machines agricoles FMC avait à l’époque de très vastes projets agricoles en Moldavie pour cultiver des tomates et les transformer en purée. Dans un autre domaine, la société pharmaceutique américaine Abbott Labs a construit en Moldavie, au milieu des années 70, la première usine de lait maternisé (Similac) de l’Union soviétique.  J’ai pu constater que les magasins de Kichinev étaient mieux achalandés que ceux de Moscou. C’est cette Moldavie qui a servi de rampe de lancement à Mr Babakov.

C’est certainement cette expérience personnelle de la façon dont un pays lointain et autrefois pauvre peut devenir prospère grâce à la planification de l’État, puis retomber dans une pauvreté extrême sous l’effet de la gestion du marché libre et de développements géopolitiques défavorables, qui a façonné les convictions de Mr Babakov sur les avantages du dirigisme de l’État aujourd’hui. Beaucoup d’autres personnes ont une expérience similaire et des points de vue critiques sur les politiques économiques libérales désormais inappropriées menées par Vladimir Poutine. Il est probable qu’ils l’emporteront.

Are the talk shows on Russian state television just yes-men to power?  Are the Duma parties other than the governing party United Russia just poodles that never bark, much less bite?

To those who are totally ignorant of Russia, meaning all of the American political elites and most of the foreign policy expert community, Russia is easy to comprehend, an easy target for labels like “autocracy” and “imperialist.”  But then these folks don’t care much about the peculiarities of friends and allies abroad, so long as they are totally subservient to Washington. Why should they bother themselves with the realities of a country that stretches across 11 time zones, accounts for nearly 15% of the Earth’s land mass and has 145 million people drawn from a multitude of ethnic groups or “nationalities”?

Sunday night’s edition of the Vladimir Solovyov talk show gave an unequivocal negative answer to both questions in my title thanks to some extraordinary statements by one panelist, deputy chairman of the State Duma Aleksandr Mikhailovich Babakov.

Leaders and representatives of the Duma parties outside the governing United Russia group have been a permanent fixture of the Solovyov show going back years.  Communist Party chief Gennady Zyuganov used to be an invitee, but he was not a good conversationalist and has disappeared from view. Instead, the Communist parliamentarian and chair of the Duma committee on relations with the Community of Independent States [former Soviet Union republics] Leonid Kalashnikov is a regular panelist. He and Solovyov engage in sparring, the one standing for Communism in general and a full war economy today, the other for the free market. Their contests are as predictable as televised American wrestling used to be.

The founder and leader of the right wing Liberal Democrats (LDPR), Vladimir Zhirinovsky, was a frequent guest on the Solovyov show till his death in the midst of the Covid pandemic.  Solovyov shared many of Zhirinovsky’s nationalist, anti-Western views and allowed him to verbally whiplash other panelists. I know this from the receiving end when I was denounced by Zhirinovsky as a spy during my one invitation to the show back in 2016. But then again, most any Western visitor was a spy in Zhirinovsky’s lexicon and it always would draw a laugh from the audience.  

Zhirinovsky’s serious contributions to the panels were often in connection with his expert knowledge of Turkish affairs as a speaker of the language. He also roundly criticized the Putin government for its gently-gently approach to foreign relations. If Zhirinovsky had his way, the Russians would have bombed Berlin long ago. As for foreign aid, Zhirinovsky did not believe in the way it was practiced in the past by the Soviet Union with blank checks to the friends of Russia. Instead he called upon the government to use its diplomatic efforts to establish relations abroad that brought net revenues to Moscow, in emulation of the United States. As you will see below, I think this part of Zhirinovsky’s policy platform has influenced the Putin government. However, it would be better if Russia’s senior statesmen did not openly show their intentions.

 Zhirinovsky’s successor as chair of the party bloc in the Duma, Leonid Slutsky, is dull as dull can be and never appears on the talk show. However, a fellow LDPR deputy, former KGB operative Andrei Lugovoy, who is wanted by UK police on suspicion of the murder of Litvinenko, is invited fairly frequently by Solovyov and adds some spice to the discussions of relations with the West. He is no friend of London and is pushing a much more aggressive line than the Russian Ministry of Foreign Affairs.

Now I turn to the panelist last night who so impressed me: Babakov. Let us begin with what he said.

The main topic he pursued was a very harsh critique of the work of the head of the Central Bank, Elvira Nabiullina, who is one of the relatively few survivors of the Liberal group of economic advisers at the center of power for well more than a decade. She worked under Finance Minister Alexei Kudrin. She worked under minister, later Sberbank chief executive German Gref. Both were/are Putin protégés. And, most importantly, she clearly enjoys the protection of Vladimir Putin today. In that regard, Babakov’s criticism of her is ….a direct criticism of Putin himself.  And since what Babakov was saying is also being said by many ordinary Russians, its airing on state television is politically important.

Babakov told us that Nabiullina is leading the economy into the desert by its current policy of very high interest rates to combat inflation, all of which results in falling investments and stagnating production that, in turn, will set off a new round of inflation as output does not keep pace with buying power and demand.  Babakov has every right to challenge the country’s financial management: he holds a Ph.D. in Economics from Moscow State University and is a successful entrepreneur who made his fortune by companies he co-founded in Ukraine in the energy sector and diverse interests including a major hotel in Kiev.

Babakov explained at length last night why Russia should look more closely at the Chinese model of economic and financial management, wherein the equivalent of Russia’s Central Bank, the Bank of China, is not an independent actor but works in close coordination with the government to support its growth plans and sets out different interest rates and conditions for the different levels of business, from small enterprises to medium and very large enterprises. Moreover, Babakov praised the Chinese rules on currency management and especially the controls on currency transfers abroad.  Whereas in Russia anyone with the funds in his account can transfer up to one million dollars abroad each month, in China the limit is a thousand times less.

These remarks by Babakov are in direct contradiction with Nabiullina’s public rejection of the Chinese model as unsuitable to Russia last week at a meeting on finance at which other heavy hitters in the field, including the chairman of VTB bank (the former Foreign Trade Bank) Andrei Kostin also spoke. Kostin, by the way, had been advocating for a Chinese like bifurcation of the foreign exchange market between domestic and foreign transaction exchange rates.

Babakov also had his spear out for Finance Minister Siluanov. He repeated Siluanov’s stupid sounding advice to the two hundred parliamentarians from most Latin American countries who gathered in Moscow last week as guests of the Russian State Duma. Per Babakov, who as Duma deputy chair took part in all the proceedings, the visitors included many speakers of their national parliaments and all had made the trip to Moscow in defiance of heavy lobbying by the U.S. embassy in their country to keep them away from Russia’s embrace.  What impressed him most was that the Latin Americans all expressed their support for Russia, their correct understanding of the causes of the war in Ukraine and their rejection of any sanctions against Moscow. They enthusiastically embraced Putin’s speech to them.

Of course, implied Babakov, during their stay the visitors hoped to hear about Russian investment plans in their region. Instead, Siluanov told them that money is not the essential thing in life, that what you need is to be smart and to have good hands so that you can get along on less money.  To Babakov’s thinking, Siluanov was singing from the wrong scores in the wrong opera.

Will the attacks on the government’s bank chief and finance minister by Babakov and others like him bring them down?  Quite possibly.  The ruble’s slipping below 100 to the dollar yesterday has unnerved middle class Russians. If they listened to Kostin’s projection that in the coming year the ruble’s value in dollar terms may fall further by half, then they will be an unstoppable force against Nabiullina and the other free market defenders in Putin’s circle.

I have watched Babakov on the Solovyov show many times and he always was dapperly dressed.  His demeanor is avuncular. You understand at once that he is not in anyone’s pocket. He has changed his party affiliations several times over the years. For a time he headed the very patriotic Rodina (Homeland) party that was founded by the maverick politician Dmitry Rogozin. Then he spent several years in the left-of-center A Just Russia party headed by Sergei Mironov.  He quit that and took a position in a public activism organization under the aegis of the governing United Russia party.  Next he was a founder of the Za pravdu (For truth) party which eventually formed an alliance with Mironov in a hyphenated joint organization.

From 2003 to 2016 Babakov was an elected member of the Duma. From 2016 to 2020, he served in the upper chamber of the Russian legislature with the title of Senator. But that was an appointive position. Next he took what is nominally a step down to run again for a seat in the State Duma, won and rose to deputy speaker there. Meanwhile, he has served on a number of Presidential missions, including responsibility for relations with organizations of compatriots abroad and on a council overseeing implementation of the country’s National Projects.

Clearly Babakov is an insider in the Russian power elite while always having freedom of movement, and as Sunday night indicated, freedom of expression.  Notwithstanding his financial declarations before standing for election to the Duma showing that he owns almost nothing and has annual revenues of perhaps $20,000 per year, his Wikipedia entry tells us that he owns an estate in France said to be worth $16 million and an apartment on the Rue de l’Université in Paris.  Since he is on the EU sanctions list, it is doubtful he gets much pleasure from these properties today.

To understand the complexity of Russia’s power structure, it pays to take a look at the pre-political biography of Babakov.  He was born in 1963 and grew up in the capital, Kishinev (today’s  Chișinău), of what is today the poorest state in Europe, Moldova (then the Moldavian SSR). So how did this boy from the far provinces get into Moscow State University and then make his way to the top of Russian-Ukrainian business and political elites?

First, it happened because Soviet society and now Russian society was and is very mobile, with many social ladders for kids with brains and talent.  To those who doubt this because it does not jibe with the concept of a corrupt, autocratic regime, I say: rethink the latter, not the former.

Secondly, it happened because at the time when young Babakov was ready to enroll in a university Moldova was doing very well. It was home base of party leader Leonid Brezhnev and received priority investment into its agrarian economy and also into industry. It was closely linked to Moscow by many daily flights, more, for example than to Soviet Georgia. I know: I was there at the time.  In 1978 I visited the orchards and vegetable farms of Moldova in the company of Castle & Cooke Inc. top management for furtherance of their plans to grow iceberg lettuce in the USSR.  I wrote about this in my Memoirs of a Russianist, Volume I.

The agricultural machinery company FMC had very extensive farm projects in Moldova at the time to grow tomatoes and process them for puree. In another domain, the American pharmaceutical company Abbott Labs built the first infant formula factory (Similac) in the Soviet Union in Moldova in the mid-1970s.  I saw that the shops in Kishinev were better stocked than those in Moscow. It was this Moldova that was the launching pad for Mr. Babakov.

Surely it was this personal experience of how a distant and formerly poor land can become prosperous under state planning and then revert to dire poverty under free market management and adverse geopolitical developments that shapes Mr. Babakov’s beliefs on the benefits of state dirigisme today.  There are many others with similar experience and critical views of the now inappropriate Liberal economic policies being pursued under Vladimir Putin.  They will probably win out.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translations of “Sometimes democracy allows the will of the people…”

Translations into French (Your) and German (Andreas Mylaeusi)

Parfois, la démocratie permet à la volonté du peuple de devenir la politique de l’État : week-end mouvementé au Capitole de Washington et en Slovaquie.

Il est peut-être prématuré de parler de la fin de la guerre en Ukraine grâce au retrait du soutien des gouvernements occidentaux au régime corrompu et autocratique de Kiev, de sorte que son armée s’effondre en l’espace de quelques semaines. Toutefois, deux événements politiques majeurs survenus hier, deux exercices de démocratie représentative par lesquels les opinions majoritaires de l’électorat ont pris le contrôle de la principale question d’affaires étrangères, suggèrent que la fin des politiques ignorantes, cyniques et autodestructrices élaborées par nos élites dirigeantes pourrait arriver plus vite que beaucoup d’entre nous n’avaient osé l’espérer.

Je commence par les élections législatives en Slovaquie qui ont vu la victoire nuancée de Robert Fico, ancien premier ministre, qui s’est engagé à s’opposer au soutien de l’OTAN à l’Ukraine et, en utilisant des mots qui ont attiré l’attention du public, « à ne plus envoyer une seule balle en Ukraine ». Il a également critiqué avec force les sanctions imposées à la Russie par l’Union européenne et souhaité un retour à des relations normales d’État à État. Son principal adversaire dans la course, Michal Šimečka, dirige le parti Progressive Slovakia et est membre du Parlement européen, où il siège au sein du bloc Renew Europe. Pour ceux qui ne suivent pas de près la politique du PE, Renew Europe est un regroupement des eurodéputés français qui avaient été portés au pouvoir par la première victoire présidentielle d’Emanuel Macron avec des eurodéputés vicieusement anti-russes connus sous le nom d’Alliance des démocrates et des libéraux pour l’Europe (ADLE), dirigée par l’ancien premier ministre belge Guy Verhofstadt. La plateforme politique de Šimečka était fortement pro-UE, pro-sanctions et pro-OTAN, c’est-à-dire exigeant plus de soutien militaire et financier à Kiev.

Je dis que M. Fico a remporté une victoire « nuancée », car son parti, le Smer, a obtenu un peu moins de 23 % des voix. Le parti de M. Šimečka a obtenu 18 % des voix. Le reste des voix est allé à un ensemble de partis encore plus petits. Ce résultat donne à Fico la possibilité, en tant que tête de liste, de conclure des accords avec un certain nombre de petits partis et de former une coalition gouvernementale.

Si la formation d’un gouvernement Fico et la mise en œuvre des politiques qui lui ont valu le soutien des électeurs ne sont pas acquises, sa première place à l’issue du scrutin a ébranlé les grands médias défenseurs de l’ordre mondial actuel. Raphael Minder, correspondant pour l’Europe centrale du Financial Times, nous dit dans un article publié ce matin :

« L’élection anticipée en Slovaquie a sonné l’alarme à Washington et à Bruxelles, qui craignaient que le retour au pouvoir de M. Fico ne fasse entrer dans l’UE une autre voix anti-Ukraine, aux côtés du premier ministre hongrois Viktor Orban. M. Fico s’est opposé aux sanctions contre la Russie et affirme également que le soutien de l’OTAN à l’Ukraine porte atteinte à la souveraineté nationale ».

Ces sonnettes d’alarme ont certainement retenti dans les bureaux de la rédaction de son journal à des décibels encore plus élevés si l’on en juge par la série d’articles publiés quelques jours avant le scrutin, espérant contre toute attente que Fico perdrait.

Jusqu’à présent, le New York Times n’a pas dit un mot sur les élections slovaques. Les éditorialistes sont probablement encore en train de réfléchir à la manière de présenter cette mauvaise nouvelle.

*****

L’autre fait marquant de la journée d’hier en ce qui concerne l’Ukraine a été l’adoption et la promulgation d’un projet de loi sur le financement temporaire du gouvernement fédéral américain, qui a supprimé les dispositions relatives à une aide supplémentaire à l’Ukraine. Au moment où l’accord a été conclu sur cette rédaction finale du projet de loi, il ne restait plus que quelques heures avant qu’une fermeture du gouvernement fédéral ne soit déclarée, ce qui pourrait sérieusement compromettre la réputation des États-Unis en tant que démocratie stable qui honore ses obligations financières. Une telle atteinte a des conséquences matérielles en termes de négociabilité de la dette publique et des intérêts à payer.

En conséquence, la pression pour parvenir à un compromis entre les positions apparemment irréconciliables des partis des deux chambres du Congrès était énorme. D’un côté, il y avait les Républicains qui cherchaient à opérer des coupes sombres dans les programmes gouvernementaux afin de mieux contrôler le déficit, et qui refusaient toute nouvelle aide à l’Ukraine. De l’autre côté, les Démocrates, grands dépensiers, suivaient la ligne de conduite de Joe Biden, qui voulait aider l’Ukraine « aussi longtemps qu’il le faudrait ». L’accord de dernière minute auquel ils sont parvenus prévoit une prolongation de 45 jours du fonctionnement du gouvernement aux niveaux budgétaires actuels, mais supprime l’aide à l’Ukraine.

Il convient de mentionner que le refus de l’aide à l’Ukraine est allé directement à l’encontre des souhaits du chef de la majorité sénatoriale Mitch McConnell, favorable à la guerre. En d’autres termes, les dirigeants du parti républicain sont des partisans déterminés de Zelensky. La suppression de l’aide à l’Ukraine a été une victoire ascendante des sénateurs républicains qui écoutent leurs électeurs.

Nous avons assisté à ce moment rare où le peuple influence l’action de ses hommes politiques. Les résultats des sondages concernant la poursuite de l’aide militaire et financière à l’Ukraine sont connus depuis des semaines. Cinquante-cinq pour cent des Américains en âge de voter s’opposent à la poursuite de l’aide.  Mais plus de 70 % des Républicains inscrits s’opposent à l’aide à l’Ukraine. En fin de compte, leur voix a été entendue.

Pourquoi s’agit-il d’un événement rare ? Parce que la politique étrangère est traditionnellement une prérogative de l’exécutif et que l’obligation constitutionnelle du Sénat de donner son avis et son consentement est restée lettre morte depuis des décennies.

Bien entendu, il ne serait pas judicieux de célébrer cette victoire tout de suite.  Les partisans de l’Ukraine au Congrès, qui constituent une majorité dans les deux chambres, vont certainement essayer à nouveau dans les prochains jours d’adopter un projet de loi séparé pour les quelques milliards de dollars d’aide qui ont été supprimés du budget hier. Toutefois, il pourrait être moins facile qu’il n’y paraît d’écraser les Républicains de l’opposition. Après tout, la prolongation du financement des opérations fédérales n’était que de 45 jours et la minorité obstinée qui a remporté l’épreuve de force d’hier pourrait menacer de faire la même chose ou pire à l’expiration de cette période de sursis. En outre, au cours de l’année écoulée, l’administration a dû recourir à des subterfuges pour continuer à financer l’Ukraine. Cela s’est fait en partie en évoquant des « erreurs comptables » au Pentagone qui ont ouvert de nouvelles enveloppes d’argent et d’armes pour Kiev. Cela a été fait en partie en enterrant la question dans une loi omnibus, de sorte que la question de l’Ukraine en elle-même ne soit pas soumise au vote. Ce jeu du chat et de la souris touche à sa fin.

PS : les questions des élections slovaques et du compromis du Congrès sur le budget ont fait l’objet aujourd’hui d’une discussion sur Press TV (Iran) à laquelle j’ai participé.

Voir ici : http://urmedium.net/c/presstv/126462

Selon l’endroit où vous vous trouvez, ce programme peut être inaccessible.

Manchmal erlaubt die Demokratie, dass der Wille des Volkes Staatspolitik wird: dieses ereignisreiche Wochenende auf dem Capitol Hill in Washington und in der Slowakei

Es mag verfrüht sein, von einem Ende des Krieges in der Ukraine zu sprechen, wenn die westlichen Regierungen dem korrupten, autokratischen Regime in Kiew die Unterstützung entziehen, so dass das Militär innerhalb weniger Wochen zusammenbricht. Zwei wichtige politische Entwicklungen von gestern, zwei Übungen in repräsentativer Demokratie, bei denen die Mehrheitsmeinung der breiten Wählerschaft die Kontrolle über das wichtigste außenpolitische Thema übernommen hat, deuten jedoch darauf hin, dass das Ende der ignoranten, zynischen und selbstzerstörerischen Politik unserer Regierungseliten schneller kommen könnte, als viele von uns zu hoffen gewagt hatten.

Ich beginne mit den Parlamentswahlen in der Slowakei, aus denen der ehemalige Ministerpräsident Robert Fico als Sieger hervorging. Er hat sich gegen die Unterstützung der NATO für die Ukraine ausgesprochen und mit öffentlichkeitswirksamen Worten erklärt, dass er “keine einzige Kugel mehr in die Ukraine schicken wird”. Er war auch ein lautstarker Kritiker der von der EU gegen Russland verhängten Sanktionen und strebte eine Rückkehr zu normalen Beziehungen zwischen den Staaten an. Sein Hauptgegner im Rennen, Michal Šimečka, ist Vorsitzender der slowakischen Fortschrittspartei und Abgeordneter im Europäischen Parlament, wo er im Block “Erneuerbares Europa” sitzt. Für diejenigen, die die Politik des Europäischen Parlaments nicht so genau verfolgen: Renew Europe ist eine Gruppierung von Europaabgeordneten aus Frankreich, die durch Emanuel Macrons ersten Präsidentschaftssieg an die Macht gekommen sind, zusammen mit bösartig antirussischen Europaabgeordneten, die als Allianz der Liberalen und Demokraten für Europa (ALDE) bekannt sind und vom ehemaligen belgischen Premierminister Guy Verhofstadt angeführt werden. Šimečkas politisches Programm war stark pro-EU, pro-Sanktionen und pro-NATO, d.h. er forderte mehr militärische und finanzielle Unterstützung für Kiew.

Ich sage, dass Herr Fico einen “qualifizierten” Sieg errungen hat, denn seine Partei, Smer, hat knapp 23 % der Stimmen erhalten. Šimečkas Partei kam auf 18 % der Stimmen. Die restlichen Stimmen gingen an eine Reihe von noch kleineren Parteien. Dieses Ergebnis gibt Fico als Spitzenkandidat die Möglichkeit, sich mit einigen der kleineren Parteien zu einigen und eine Regierungskoalition zu bilden.

Auch wenn die Bildung einer Regierung Fico und die Umsetzung der Politik, die ihm die Unterstützung der Wähler eingebracht hat, nicht selbstverständlich sind, hat sein erster Platz nach der Wahl die wichtigsten Medien, die die gegenwärtige Weltordnung verteidigen, erschüttert. Raphael Minder, Mitteleuropa-Korrespondent der Financial Times, berichtet in einem heute Morgen veröffentlichten Artikel:

“Die vorgezogenen Neuwahlen in der Slowakei hatten in Washington und Brüssel die Alarmglocken schrillen lassen, da man befürchtete, dass Ficos Rückkehr an die Macht neben Ungarns Ministerpräsident Viktor Orban eine weitere ukrainefeindliche Stimme in die EU bringen würde. Fico hat sich gegen Sanktionen gegen Russland ausgesprochen und behauptet außerdem, dass die Unterstützung der Ukraine durch die Nato die nationale Souveränität untergräbt.”

Diese Alarmglocken läuteten in den Redaktionsräumen seiner Zeitung sicherlich noch lauter, wenn man bedenkt, dass sie in den Tagen vor der Abstimmung eine Reihe von Artikeln veröffentlichten, in denen sie hoffnungslos auf eine Niederlage Ficos hofften.

In der New York Times findet sich bisher kein Wort über die slowakische Wahl. Wahrscheinlich überlegen die Redakteure dort immer noch, was sie aus dieser schlechten Nachricht machen sollen.

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Die andere wichtige Entwicklung in Bezug auf die Ukraine war gestern die Verabschiedung und Unterzeichnung eines Gesetzentwurfs zur vorübergehenden Finanzierung der US-Bundesregierung, in dem die Bestimmungen für weitere Hilfen für die Ukraine gestrichen wurden. Als die Einigung über diese letzte Änderung des Gesetzentwurfs erzielt wurde, waren es nur noch wenige Stunden, bis die US-Bundesregierung zum Stillstand kommen würde, was zu einer ernsthaften Beeinträchtigung des Ansehens der USA als stabile Demokratie, die ihren finanziellen Verpflichtungen nachkommt, führen könnte. Und eine solche Beeinträchtigung hat wesentliche Folgen für die Marktfähigkeit der Staatsschulden und die zu zahlenden Zinsen.

Dementsprechend groß war der Druck, einen Kompromiss zwischen den scheinbar unvereinbaren Positionen der Parteien in beiden Häusern des Kongresses zu finden. Auf der einen Seite standen die Republikaner, die schwungvolle Kürzungen bei den Regierungsprogrammen anstrebten, um das Defizit unter Kontrolle zu halten, wobei die Ablehnung weiterer Hilfen für die Ukraine ein Teilaspekt war. Auf der anderen Seite standen die ausgabefreudigen Demokraten, die der Linie Bidens folgten, der Ukraine so lange zu helfen, wie es nötig ist. Die Einigung, auf die sie sich in der zwölften Stunde geeinigt haben, sieht eine 45-tägige Verlängerung des Regierungsbetriebs auf dem derzeitigen Haushaltsniveau, aber keine Hilfe für die Ukraine vor.

Erwähnenswert ist, dass die Verweigerung der Hilfe für die Ukraine direkt gegen die Wünsche des Mehrheitsführers im Senat, Mitch McConnell, ging, der für den Krieg ist. Das heißt, dass die republikanischen Parteiführer entschlossene Unterstützer von Zelensky sind. Die Streichung der Ukraine-Hilfe war ein Sieg der anderen republikanischen Senatoren, die auf ihre Wähler hören.

Wir haben diesen seltenen Moment erlebt, in dem das Volk Einfluss auf das Handeln seiner Politiker nimmt. Die Umfragewerte in Bezug auf weitere militärische und finanzielle Hilfe für die Ukraine sind seit Wochen bekannt. Fünfundfünfzig Prozent der wahlberechtigten Amerikaner lehnen weitere Hilfen ab. Aber mehr als 70 % der registrierten Republikaner lehnen die Hilfe für die Ukraine ab. Am Ende wurden ihre Stimmen gehört.

Warum ist dies ein seltenes Ereignis? Weil die Außenpolitik traditionell das Vorrecht der Exekutive ist und die verfassungsmäßige Verpflichtung des Senats, Rat und Zustimmung zu erteilen, seit Jahrzehnten nur noch auf dem Papier stand.

Natürlich wäre es unklug, diesen Sieg jetzt schon zu feiern. Die Befürworter der Ukraine im Kongress, die in beiden Häusern Kongresses die Mehrheit stellen, werden in den kommenden Tagen sicherlich erneut versuchen, einen separaten Gesetzentwurf für die gestern aus dem Haushalt gestrichene Hilfe in Höhe von mehreren Milliarden Dollar zu verabschieden. Es könnte jedoch weniger einfach sein, die oppositionellen Republikaner zu überrollen, als es scheint. Schließlich war die Verlängerung der Finanzierung von Bundesmaßnahmen nur für 45 Tage vorgesehen, und die hartnäckige Minderheit, die den gestrigen Showdown gewonnen hat, könnte nach Ablauf dieser Gnadenfrist mit dem Gleichen oder Schlimmerem drohen. Darüber hinaus musste die Regierung im vergangenen Jahr auf Tricks zurückgreifen, um die Finanzierung der Ukraine aufrechtzuerhalten. Zum Teil geschah dies unter Verweis auf “Buchungsfehler” im Pentagon, die neue Geld- und Waffentöpfe für Kiew eröffneten. Zum Teil wurde das Thema in einem Sammelgesetz vergraben, damit die Ukraine-Frage als solche nicht zur Abstimmung kam. Dieses Katz- und Mausspiel hat nun ein Ende.

©Gilbert Doctorow, 2023

Nachtrag: Die slowakischen Wahlen und der Haushaltskompromiss des Kongresses waren heute Gegenstand einer Diskussion auf Press TV (Iran), an der ich teilgenommen habe.

Siehe http://urmedium.net/c/presstv/126462 Je nach ihrem Standort könnte diese Sendung nicht verfügbar sein

Sometimes democracy allows the will of the people to become state policy: this eventful weekend on Capitol Hill in Washington and in Slovakia

It may be premature to speak of the end of the Ukraine war coming thanks to Western governments withdrawing support from the corrupt, autocratic regime in Kiev, so that its military collapses in the space of weeks. However, two key political developments yesterday, two exercises in representative democracy by which majority views in the broad electorate took control of the number one foreign affairs issue, suggest that the end of the ignorant, cynical and self-destructive policies crafted by our governing elites may be coming sooner than many of us had dared to hope.

I begin with the parliamentary elections in Slovakia which saw the qualified victory of Robert Fico, former prime minister, who has vowed to oppose NATO support for Ukraine and, using words that caught public attention, “not to send one bullet more to Ukraine.” He also has been a vocal critic of the sanctions imposed on Russia by the EU, seeking a return to normal state to state relations. His key opponent in the race, Michal Šimečka, heads the Progressive Slovakia party and is a Member of the European Parliament, where he sits in the Renew Europe bloc. For those who do not follow EP politics closely, Renew Europe is a grouping of the MEPs from France who had been swept to power by Emanuel Macron’s first presidential victory together with viciously anti-Russian MEPs known as the Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE),  headed by former Belgian prime minister Guy Verhofstadt.  . Šimečka’s political platform was strongly pro-EU, pro-sanctions, and pro NATO, that is to say demanding more military and financial support to Kiev.

I say that Mr. Fico has made a “qualified” victory, because his party, Smer, won just under 23% of the vote. Šimečka’s party captured 18% of the vote. The remaining votes went to an array of still smaller parties. This result gives Fico the opportunity as front runner to forge deals with a number of the smaller parties and form a governing coalition.

While the formation of a Fico government and its implementation of the policies that won him voter support cannot be taken for granted, his first place position following the vote has shaken the major media defenders of the present world order. Raphael Minder, Central Europe correspondent of The Financial Times, tells us in an article published this morning:

“Slovakia’s snap election had raised alarm bells in Washington and Brussels, which feared that Fico’s return to power would bring another anti-Ukraine voice into the EU alongside Hungary’s prime minister Viktor Orban. Fico has opposed sanctions against Russia and also claims that Nato-led support for Ukraine undermines national sovereignty.”

Those alarm bells were surely ringing in the editorial offices of his newspaper at still higher decibels judging by their string of articles in days before the balloting hoping against hope that Fico would lose.

So far there is not a word about the Slovak election in The New York Times. Editors there are probably still considering what spin to put on this bad news.

                                                                      *****

The other key development yesterday with respect to Ukraine was the passage and signing into law of a bill on temporary funding for the U.S. federal government that jettisoned provisions for further aid to Ukraine. By the time the agreement was reached on this final redaction of the bill, just hours remained before a federal shutdown would be declared, leading to possible serious impairment of U.S. standing as a stable democracy that honors its financial obligations. And such impairment has material consequences in terms of the marketability of government debt and interest to be paid.

Accordingly, the pressure to achieve a compromise between seemingly irreconcilable positions of the parties in both houses of Congress was enormous.  On the one side, there were the Republicans who sought swinging cutbacks in government programs generally to keep the deficit under tighter control, with rejection of further aid to Ukraine as a sub-issue. On the other side were the big-spending Democrats who follow Biden’s line on giving aid to Ukraine ‘for as long as it takes.’  The 12th hour settlement they reached provides for a 45 day extension of government operations at the current  budgetary levels but removes aid to Ukraine.

It bears mention that the denial of aid to Ukraine went directly against the wishes of the pro-war Senate Majority leader Mitch McConnell. That is to say, Republican party leaders are determined supporters of Zelensky. The removal of Ukraine aid was a bottom-up victory of the Republican Senators who listen to their voters.

We have witnessed that rare moment when the people influence what their politicians do. The poll figures with respect to further military and financial aid to Ukraine have been known for weeks. Fifty-five percent of voter-age Americans opposes further aid.  But more than 70% of registered Republicans oppose aid to Ukraine. In the end, their voices were heard.

Why is this a rare event? Because foreign policy is traditionally the prerogative of the Executive and the Senate’s constitutional obligation to give its advice and consent has been dead letter for decades.

Of course, it would be unwise to celebrate this victory just yet.  The backers of Ukraine in Congress, who constitute a majority in both houses, will definitely try again in coming days to pass a separate bill for the several billion dollars in assistance was deleted from the budget yesterday.  However, it may be less easy to steamroll the oppositional Republicans than it appears. After all, the extension of financing for federal operations was only for 45 days and the stubborn minority that won yesterday’s showdown may threaten the same or worse at the expiry of this period of reprieve. Moreover, over the past year the Administration has had to resort to subterfuge to keep on funding Ukraine. Partly this has been done by reference to “accounting errors” at the Pentagon which opened up new envelopes of money and weapons for Kiev. Partly this has been done by burying the issue within omnibus legislation so that the Ukraine issue by itself does not come to a vote. That cat and mouse game is coming to an end.

©Gilbert Doctorow, 2023

Postscript: the issues of the Slovak elections and the Congressional compromise on the budget were the subject of a discussion on Press TV (Iran) today in which I participated.

See http://urmedium.net/c/presstv/126462

Depending on your location this broadcaster may be inaccessible

Translations of “A two-part essay…”

Translations below into French (Youri)

Un essai en deux parties sur la réalité que l’on découvre lorsqu’on ouvre       les yeux et que l’on pense par soi-même.

Ces derniers jours, j’ai lu dans l’une des plateformes médiatiques de l’opposition que la plupart des régimes politiques découragent activement la réflexion personnelle parce qu’elle rend les gens difficiles à gouverner. Cette généralisation repose sur l’hypothèse, fausse selon moi, que les gens voudraient penser par eux-mêmes s’ils le pouvaient. Malheureusement, d’après mon expérience de la vie, la plupart des gens que je connais, y compris tous les membres de ma famille, à l’exception de mon épouse et de ma progéniture (ce qui est une fierté), préfèrent « suivre le courant » et ne pas entrer en conflit avec les personnes qui les entourent et qui se contentent de la propagande de l’État.

Quoi qu’il en soit, pour les âmes courageuses qui ignorent la pensée conventionnelle, je propose aujourd’hui un essai en deux parties qu’ils devraient trouver agréable à lire.

La guerre en Ukraine est une tragédie particulière, car de jeunes hommes y meurent.

Cette question est mon commentaire sur ce que vous entendez sans cesse de la part de ceux qui se voudraient des humanistes, des personnes avec une conscience pour qui la guerre représente des vieillards qui envoient des jeunes à la mort.  Leur cœur est à la bonne place, leur esprit ne l’est pas.  Le doyen de l’école américaine des réalistes, le professeur John Mearsheimer de l’université de Chicago, a mentionné en passant que des jeunes gens mouraient en combattant en Ukraine.

Ceux qui disent cela n’ont manifestement jamais regardé de près les vidéos russes ou ukrainiennes du front. Si vous le faites, vous arrivez à une conclusion tout à fait différente : cette guerre est menée par des hommes âgés de 30 ans et plus, avec un très grand contingent de plus de 50 ans.

En ce qui concerne les hommes ukrainiens, la jeunesse a fui la guerre pour se réfugier en Europe occidentale. Je les vois, je les entends avec leurs amies ou leurs épouses faire du shopping près de chez moi à Bruxelles. Les forces armées ukrainiennes comptent aujourd’hui un très grand contingent d’hommes qui sont arrachés aux rues de Kiev et d’autres villes et envoyés de force sur le champ de bataille. Ce sont les visages décharnés et usés que je vois parmi les prisonniers de guerre à la télévision russe. La mobilisation en cours est chaotique et motivée uniquement par le besoin de chair à canon.

En ce qui concerne les hommes russes, les images vidéo de ceux qui font la queue pour s’enrôler dans le service militaire, volontairement je le note, ne sont pas des enfants et comprennent un grand nombre de personnes à la limite de la retraite. Pourquoi ? Parce que plus ils sont âgés, plus les hommes russes ont une mémoire et un respect pour le passé soviétique, pour l’héroïsme de leur propre famille pendant la Seconde Guerre mondiale, et donc plus ils sont patriotes aujourd’hui.  En Russie, les skinheads ne partent pas à la guerre. Je suppose qu’ils vivent dans la clandestinité.

Ce que je dis n’est qu’une supposition. Je n’ai vu aucun chiffre officiel sur l’âge des forces armées russes actuelles. Mais je fais une supposition éclairée, par opposition à une « supposition sauvage », sur la base de ce que j’ai vu.

Je suis d’autant plus disposé à croire ce que le journalisme russe présente à la télévision en raison de la véracité des propos tenus par ces soldats à l’intention du grand public. Oubliez le « brouillard de la guerre ». Il s’agit surtout des machinations de Washington, Londres, Berlin et Kiev. Les Russes laissent remarquablement leurs soldats dire qu’il s’agit d’une guerre difficile, qu’ils ont peur de sortir chaque jour, mais qu’ils le font néanmoins par respect pour le serment qu’ils ont prêté lorsqu’ils sont entrés dans l’armée et par respect pour leurs ancêtres. Aucun d’entre eux n’est un jeune homme insouciant. Aucun d’entre eux ne correspondrait aux jeunes d’Oxbridge qui sont partis à la guerre en Angleterre en 1914. En observant les visages de leurs sous-officiers, je ne vois que des hommes d’une trentaine ou d’une quarantaine d’années.

Ce que l’on apprend en parlant au propriétaire d’un magasin d’alimentation polonaise dans le centre de Bruxelles

Par le passé, j’ai expliqué que les chauffeurs de taxi et les coiffeurs constituaient pour moi une source vitale d’informations sur le marché lors de mes visites périodiques en Russie. Nos relations sont anonymes. Il est peu probable que nous nous rencontrions à nouveau et, dans ces circonstances, les gens parlent.

Mais la règle selon laquelle on apprend plus en discutant avec des gens ordinaires qu’en lisant les grands médias s’applique presque partout, et pas seulement dans l’agglomération de Saint-Pétersbourg. L’échange que j’ai eu ce matin avec le propriétaire du magasin lorsque je suis allé chercher des provisions dans un magasin d’alimentation polonais situé non loin de chez moi, dans le centre de Bruxelles, en est un bon exemple.

Depuis plusieurs années, j’achète régulièrement des produits polonais dans ce magasin. Pourquoi ? Parce que si vous mettez de côté la politique et les ambitions des élites dans l’histoire et aujourd’hui, et que vous regardez plutôt ce qui se trouve sur la table du repas, les Polonais sont vraiment très proches des Russes. Si vous avez l’habitude de prendre du vrai kéfir au petit-déjeuner, de la vraie crème  épaisse pour votre soupe aux champignons sauvages et de vrais cornichons de barrique pour accompagner votre verre de vodka, alors un magasin polonais est un must pour le Russe moyen de la diaspora.

Ce qui m’a frappé ces derniers mois, c’est la forte augmentation des prix dans ce magasin. Le résultat a été le déréférencement de certains produits dont le prix était devenu totalement déraisonnable. Je pense par exemple à l’un de mes produits préférés, les choux farcis polonais « faits à la main » (goląbki) qui sont vendus par quatre dans un récipient en plastique, pesant environ une livre et convenant comme plat principal pour une famille de trois personnes. Le prix est passé d’environ 4 euros à environ 6 euros. Le prix de ce produit dépasse désormais le budget du Belge polonais moyen et il n’est plus distribué.

J’ai engagé la conversation avec la propriétaire du magasin, en français, je précise, car mon polonais n’est pas à la hauteur des discussions sur l’inflation des prix. Elle a reconnu que les hausses de prix en Pologne et dans les produits que la Pologne expédie en Belgique ont été spectaculaires. En effet, elle a déclaré qu’elle envisageait de fermer son magasin à la fin de l’année parce que les marchandises sont désormais trop chères pour ses clients par rapport aux produits locaux et d’Europe de l’Ouest dans les supermarchés belges ordinaires.

Je lui ai suggéré de faire ce qu’un autre magasin polonais voisin a fait : mettre dans ses rayons des produits destinés aux Ukrainiens parmi nous, qui semblent être assez riches. Elle s’est montrée intéressée. En effet, cet autre magasin polonais a beaucoup de nouveaux produits avec des étiquettes en cyrillique importés d’Ukraine ou fabriqués en Allemagne pour les « réfugiés » ukrainiens qui y vivent.

Ces observations ont-elles une dimension politique ? Elles soulèvent en effet la question de savoir comment le parti Droit et Justice (PiS), en tant que parti au pouvoir, peut remporter les prochaines élections nationales de la mi-octobre. Ces dernières semaines, nous avons appris que le PiS avait interdit l’importation de céréales ukrainiennes afin de protéger ses agriculteurs, dont les votes sont indispensables pour que le PiS puisse réunir suffisamment de députés au sein du nouveau parlement pour former un gouvernement (de coalition). Mais je me demande comment un gouvernement peut espérer être réélu alors qu’il a connu une inflation annuelle de plus de 20 %, avec des chiffres encore pires dans le secteur alimentaire.

Translations of “All honors to a brave Dutch woman…”

Translations below into French (Youri) and German (Andreas Mylaeus)

Tous les honneurs sont rendus à une Néerlandaise courageuse qui défend des valeurs humaines et des échanges entre personnes avec la Russie en ces temps d’intolérance.

Il y a environ sept ans, j’ai été invité par la Rusland & Oost-Europa Academie à Arnhem, aux Pays-Bas, à rejoindre le célèbre journaliste néerlandais Karel van Wolferen sur la scène d’un centre communautaire pour parler de la confrontation frontale entre la Russie et l’Occident qui se dessinait déjà à l’époque. Le public était composé d’une centaine de personnes. Il s’agissait de laïcs à la recherche de points de vue d’experts et de sages du monde qui contrebalanceraient ce qu’ils lisaient et entendaient dans les médias néerlandais. Ce fut une soirée très agréable. Notre hôtesse, la directrice de l’Académie, Marie-Thérèse ter Haar, s’est montrée très aimable.

Ma deuxième rencontre avec l’Académie a eu lieu en avril 2019, lorsqu’elle a envoyé un caméraman chez moi, à Bruxelles, pour enregistrer mes réflexions sur la signification du 9 mai, jour de la Victoire, pour les Russes. Mon petit entretien était de nature personnelle, remontant le temps jusqu’aux célébrations du 9 mai avec la famille de ma femme à Pétersbourg en 1995 et l’actualisant avec mon expérience depuis 2016 en participant à la Marche annuelle des Immortels qui est la nouvelle célébration du 9 mai dirigée par les citoyens, par opposition à la célébration officielle, organisée dans les villes et les villages à travers la Russie.

Pour ceux que cela pourrait intéresser, le lien est ici :

https://m.facebook.com/RuslandAcademie/videos/vredesdag-9-mei-prof-gilbert-doctorow/1383995488407012/

C’est pourquoi, lorsque cette année, au milieu de l’été, l’équipe de Marie-Thérèse m’a de nouveau contacté pour me proposer de réaliser une longue interview sur la guerre en Ukraine et plus généralement sur les relations entre l’Est et l’Ouest, j’ai rapidement accepté. L’enregistrement a eu lieu à Arnhem, dans les bureaux de l’Académie, et a été précédé et suivi d’une longue conversation avec Marie-Thérèse sur ses activités actuelles, alors qu’elle s’efforce de maintenir vivante sa mission d’organiser des voyages de groupe en Russie et dans les États baltes dans le but de favoriser les échanges interpersonnels et une meilleure compréhension mutuelle.

Comme les lecteurs le savent certainement, le gouvernement du Premier ministre Mark Rutte est farouchement anti-russe, de sorte que toute personne promouvant de bonnes relations avec le grand voisin de l’Est est confrontée à de sérieux vents contraires.

L’entretien d’une heure que j’ai eu à l’Académie a été mené en anglais par Elmer van Leeuwen. Il s’ouvre sur une introduction de quatre minutes en néerlandais par Marie-Thérèse. L’interview vient d’être publiée sur le compte YouTube de l’Académie et le lien est ici :

La préparation de l’entretien a été minutieuse.  L’entretien devait comporter quatre parties :  La politique étrangère russe, la politique étrangère américaine, la politique étrangère européenne et le conflit ukrainien. Chacune de ces parties a été divisée en sous-questions, présentées sur deux pages à simple interligne. Avec une telle préparation, l’interview elle-même est étroitement ciblée et le téléspectateur dispose d’un maximum de faits et d’opinions dans le temps imparti.

Alle Achtung vor einer mutigen Niederländerin, die sich in unserer intoleranten Zeit für menschliche Werte und den Austausch zwischen den Menschen mit Russland einsetzt

Vor etwa sieben Jahren wurde ich von der Rusland & Oost-Europa Academie in Arnheim (Niederlande) eingeladen, gemeinsam mit dem bekannten niederländischen Journalisten Karel van Wolferen auf der Bühne eines dortigen Gemeindezentrums über die sich schon damals abzeichnende totale Konfrontation zwischen Russland und dem Westen zu sprechen. Die Zuhörerschaft bestand aus etwa einhundert Personen. Es waren Laien, die auf der Suche nach sachkundigen und weltklugen Ansichten waren, die ein Gegengewicht zu dem bilden sollten, was sie in den niederländischen Massenmedien lesen und hören. Es war ein sehr angenehmer Abend. Unsere Gastgeberin, die Direktorin der Academie, Marie-Thérèse ter Haar, war sehr freundlich.

Meine zweite Begegnung mit der Akademie fand im April 2019 statt, als sie einen Kameramann zu mir nach Brüssel schickte, um meine Gedanken über die Bedeutung des 9. Mai, des Tags des Sieges, für die Russen aufzuzeichnen. Mein kleiner Vortrag war persönlicher Natur und ging zurück auf die Feierlichkeiten zum 9. Mai mit der Familie meiner Frau in Petersburg im Jahr 1995 und brachte sie auf den neuesten Stand mit meinen Erfahrungen seit 2016, als ich am jährlichen Marsch der Unsterblichen teilnahm, der die neue, von den Bürgern geleitete, im Gegensatz zur offiziellen Feier des 9. Mai ist, die in Städten in ganz Russland stattfindet.

Für diejenigen, die sich dafür interessieren, ist der Link hier:

https://m.facebook.com/RuslandAcademie/videos/vredesdag-9-mei-prof-gilbert-doctorow/1383995488407012/

Als sich Marie-Thérèses Mitarbeiter im Hochsommer dieses Jahres erneut an mich wandten und mir anboten, ein längeres Interview über den Krieg in der Ukraine und die Ost-West-Beziehungen im Allgemeinen zu führen, sagte ich daher schnell zu. Die Aufzeichnung fand in Arnheim in den Räumen der Academie statt. Davor und danach unterhielt ich mich lange mit Marie-Thérèse über ihre aktuellen Aktivitäten, denn sie bemüht sich, ihre Mission, Gruppenreisen nach Russland und in die baltischen Staaten zu leiten, um den Austausch zwischen den Menschen und ein besseres gegenseitiges Verständnis zu fördern, am Leben zu erhalten.

Wie die Leser sicherlich wissen, ist die Regierung von Ministerpräsident Mark Rutte stark antirussisch eingestellt, so dass jeder, der sich für gute Beziehungen mit dem großen Nachbarn im Osten einsetzt, mit heftigem Gegenwind rechnen muss.

Mein einstündiges Interview in der Academie wurde von Elmer van Leeuwen in englischer Sprache geführt. Es beginnt mit einer vierminütigen Einleitung auf Niederländisch von Marie-Thérèse. Das Interview wurde soeben auf dem YouTube-Account der Akademie veröffentlicht, den Link finden Sie hier:

[Anmerkung des Übersetzers: in der Schweiz und in Deutschland hat Youtube dieses Video gesperrt. Anbei der Screenshot…; Der Link direkt vom account von Doctorow scheint aber zu funktionieren.]

All honors to a brave Dutch woman who stands for humane values and people to people exchanges with Russia in our intolerant times

About seven years ago, I was invited by the Rusland & Oost-Europa Academie in Arnhem, The Netherlands to join the well-known Dutch journalist Karel van Wolferen on the stage of a community center there to talk about the full frontal confrontation between Russia and the West that was already taking shape even then. The audience numbered about one hundred. They were laymen who were looking for expert and worldly wise views that would offset what they were reading and hearing in Dutch mass media. It was a very pleasant evening. Our hostess, the director of the Academie, Marie-Thérèse ter Haar, was most gracious.

My second encounter with the Academie was in April 2019, when they sent a cameraman to my home in Brussels to record my thoughts on the meaning of 9 May, Victory Day, to Russians. My little talk was personal in nature, going back in time to celebrations of 9 May with my wife’s family in Petersburg in 1995 and bringing it up to date with my experience since 2016 participating in the annual March of the Immortals that is the new citizen-led, as opposed to official celebration of 9 May held in towns and cities across Russia.

For those who could find that of interest, the link is here:

https://m.facebook.com/RuslandAcademie/videos/vredesdag-9-mei-prof-gilbert-doctorow/1383995488407012/

For these reasons, when this year, in mid-summer, Marie-Thérèse’s staff reached out to me again with an offer to conduct a lengthy interview covering the war in Ukraine and more generally East-West relations, I was quick to agree.  The recording took place in Arnhem, in the Academie offices, and was preceded and followed by a long chat with Marie-Thérèse about her current activities as she strives to keep alive her mission of leading group travel to Russia and also to the Baltic States for the purpose of people-to-people exchanges and better mutual understanding.

As readers are surely aware, the government of Prime Minister Mark Rutte is fiercely anti-Russian, so that anyone promoting good relations with the big neighbor to the east faces severe head winds.

My one hour interview at the Academie was conducted by Elmer van Leeuwen in English. It opens with a four minute introduction in Dutch by Marie-Thérèse. The interview has just been posted on the Academie’s youtube account and the link is here:

Preparations for the interview were meticulous.  It would consist of four parts:  Russian foreign policy, American foreign policy, European foreign policy and the Ukraine conflict. Each of these parts was broken down into sub-questions, set out in two single-spaced pages. With such preparation, the interview itself is tightly focused and a maximum of fact and opinion is available to the viewer in the given time.

©Gilbert Doctorow, 2023