Translations of “Russian political elites…”

Translations below into Italian (Weber Potsie) and German (Andreas Mylaeus)

Le élite politiche russe sui loro omologhi statunitensi: imbroglioni!

Lo showman americano del XIX secolo P.T. Barnum è noto soprattutto per il suo aforisma “Ogni minuto nasce un babbeo”.  È proprio questo il tipo di cinico imbroglione che incarna l’establishment politico americano di oggi, secondo osservatori e legislatori russi che appaiono nel seguitissimo talk show Evening with Vladimir Solovyov. Nel loro mirino c’è solo quello che chiamano “il Biden collettivo”, cioè il pazzo senile e disorientato che ha il dito sul pulsante rosso, e lo “Stato profondo” che scrive i suoi discorsi e lo porta da una conferenza all’altra. Il sistema include anche i furfanti del Senato americano come Chuck Schumer, il mio compagno di studi a Harvard Mike Blumenthal e il famigerato Lindsey Graham. Questi personaggi sono gli stessi che vengono spesso intervistati dalle televisioni americane e che si dicono portavoce dei russi all’estero [anti-Putin].

Chi ha avuto modo di guardare RT (Russia Today) sa che c’e’ stato un grosso cambiamento di toni nella élite russa nei confronti della classe politica americana, che ora viene vista con totale disprezzo. Quando i media mainstream occidentali dicono che “c’è poca fiducia tra le parti”, non hanno idea di quanto sono lontani dalla realtà delle cose in Russia.

Se scaviamo un po’ più a fondo, il disprezzo dei commentatori politici russi, molti dei quali sono in possesso di titoli accademici avanzati, si basa sulla convinzione che i politici americani, come le loro controparti dell’Unione Europea oggi, siano poco istruiti se non semplicemente ignoranti. Per una curiosa ironia del destino, gli americani appaiono ai sofisticati russi come i bifolchi conniventi che un tempo gli americani vedevano nei leader sovietici dell’epoca di Krusciov.

Forse ci siamo fatti tutti una risata a spese della stupidissima ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, che alcuni mesi fa ha detto che “Vladimir Putin deve cambiare rotta di 360 gradi”. Ma a Mosca le risate più grandi sono state fatte a spese di Jake Sullivan, consigliere del Presidente per la sicurezza nazionale, apparentemente ben preparato e laureato a Yale, a causa della sua citazione di un paio di settimane prima dell’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre, e mai smentita, secondo cui “il Medio Oriente è più tranquillo ora di quanto non lo sia mai stato in due decenni”. Il valore di un’istruzione Ivy League, un tempo considerata il non plus ultra dagli ambiziosi genitori oligarchi di Mosca, si è dimostrato nullo.

Di fronte a tanta arroganza ed ignoranza in America e più in generale in Occidente, l’elite russa non vede più’ alternativa se non prepararsi al peggio e ad un attacco da parte americana. Attacco che gli Stati Uniti potrebbero scatenare in ogni momento contro alleati della Russia, come l’Iran, come suggerisce lo stazionamento di un sottomarino americano armato di armi nucleari nel Mar Rosso. I russi ormai anticipano lo scoppio di una guerra diretta con Washington in ogni istante.

Per questo motivo, sono determinati ad aumentare ulteriormente le spese militari e a potenziare enormemente e velocemente il loro complesso industriale militare. Per dirla con Lev Tolstoj nell’Epilogo di Guerra e Pace, Vladimir Putin è lo strumento delle élite russe quanto o più di quanto sia il loro apripista.

Ho citato tutto ciò per aiutare i lettori a capire come le élite politiche russe e il Cremlino leggono quello che che sta emergendo nei media statunitensi e occidentali, secondo i quali la guerra tra Russia e Ucraina avrebbe raggiunto un’impasse e che sarebbe giunto il momento per le due parti di negoziare una pace.

I russi ritengono che questo significa che gli Stati Uniti stiano spostando le loro priorità sul conflitto in Medio Oriente e sulla preparazione del prossimo confronto armato con la Cina. Kiev può ora essere lasciata andare senza richiamare indebitamente l’attenzione sull’inaffidabilità dell’America come garante della difesa, perché i media mondiali sono concentrati sullo scontro Hamas-Israele.

Ma dal punto di vista delle élite russe, la guerra in Ucraina si è inclinata decisamente a favore di Mosca, ora che Kiev ha esaurito le sue riserve umane e materiali per condurre la guerra. I russi non hanno alcun interesse ad una soluzione simile a quella coreana, ovvero ad un “conflitto congelato” che potrebbe essere riscaldato di nuovo in futuro, quando Washington lo deciderà. E non si siederanno a un tavolo negoziale finché e a meno che Kiev non capitoli e accetti ciò che equivale alla neutralità e alla rimozione del regime neonazista di Zelensky. Mosca è pronta a combattere “fino a quando sarà necessario” per raggiungere i suoi obiettivi.

Russische politische Eliten über ihre amerikanischen Amtskollegen: Falschspieler!

Der amerikanische Schausteller P.T. Barnum aus dem 19. Jahrhundert ist vor allem für seinen Aphorismus “There’s a sucker born every minute” (jede Minute wird ein Trottel geboren) bekannt. Genau diese Art von zynischem Falschspieler verkörpert nach Ansicht russischer Beobachter und Parlamentarier, die in der viel beachteten Talkshow Abend mit Vladimir Solovyov auftreten, heute das politische Establishment Amerikas. Im Fadenkreuz haben sie nicht nur das, was sie “den kollektiven Biden” nennen, d.h. den senilen, desorientierten Narren, der den Finger auf dem roten Knopf hat, sowie den tiefen Staat, der seine Reden schreibt und ihn zu seinen Auftritten hin- und hersteuert. Dazu gehören auch Schurken im US-Senat wie Chuck Schumer, mein Klassenkamerad (Harvard ’67) Mike Blumenthal und der stets berüchtigte Lindsey Graham. Ihre O-Töne werden sehr häufig auf dem Bildschirm eingeblendet, damit die Zuschauer besser verstehen können, was Russlands frühere “Partner” im Ausland sagen.

Diejenigen unter Ihnen, die RT (Russia Today) gesehen haben, haben noch nie eine so scharfe Analyse und so viel Verachtung für die amerikanische politische Klasse erlebt. Das geht viel weiter, als Sie sich vorstellen können, wenn westliche Mainstream-Medien zugeben, dass es “wenig Vertrauen zwischen den Seiten” gibt.

Wenn man etwas tiefer gräbt, beruht die Verachtung der russischen politischen Kommentatoren, von denen viele einen akademischen Abschluss haben, auf ihrer Überzeugung, dass die amerikanischen Politiker, wie ihre heutigen Kollegen in der Europäischen Union, schlecht ausgebildet, wenn nicht sogar schlichtweg Ignoranten sind. Durch eine seltsame Ironie des Schicksals erscheinen die Amerikaner den russischen Sophisten als die hinterhältigen Tölpel, die die Amerikaner einst in den sowjetischen Führern zu Chruschtschows Zeiten sahen.

Wir haben vielleicht alle über die völlig dumme deutsche Außenministerin Annalena Baerbock gelacht, die vor einigen Monaten sagte, dass “Wladimir Putin seinen Kurs um 360 Grad ändern muss”. Aber die größten Lacher hat man in Moskau über den scheinbar gut ausgebildeten, in Yale studierten Jake Sullivan, den Nationalen Sicherheitsberater des Präsidenten, und sein unvergessliches Zitat ein paar Wochen vor dem Hamas-Angriff auf Israel am 7. Oktober, dass “der Nahe Osten jetzt so ruhig ist wie seit zwei Jahrzehnten nicht mehr”.

Diese russischen Diskussionsteilnehmer lachen und weinen jedoch gleichzeitig. Der Wert einer Ivy-League-Ausbildung, die von ehrgeizigen Oligarchen-Eltern in Moskau einst als das Nonplusultra angesehen wurde, hat sich als gleich null erwiesen. Vielmehr sehen sie keine Alternative dazu, sich auf die schlimmsten Gräueltaten vorzubereiten, die die Vereinigten Staaten jeden Moment gegen Russlands Verbündete wie den Iran verüben könnten. Das ist der unsubtile Hinweis, den sie in der Stationierung eines atomar bewaffneten US-U-Boots im Roten Meer sehen. Sie sehen jeden Moment den Ausbruch eines direkten Krieges mit Washington voraus. Daher sind die Russen entschlossen, die Militärausgaben weiter zu erhöhen und den militärisch-industriellen Komplex in nächster Zukunft um ein Vielfaches auszubauen. Um es mit den Worten von Lew Tolstoi in seinem Nachwort zu Krieg und Frieden zu sagen: Wladimir Putin ist das Instrument der russischen Eliten, mehr noch, er ist ihr Wegbereiter.

Ich erwähne all dies, um den Lesern zu helfen, zu verstehen, wie die russischen politischen Eliten und der Kreml auf die Vorschläge reagieren, die jetzt in den amerikanischen und westlichen Medien auftauchen, dass der russisch-ukrainische Krieg in eine Sackgasse geraten sei und dass es für beide Seiten an der Zeit sei, einen Frieden auszuhandeln.

Für die Russen bedeutet dies, dass die Vereinigten Staaten ihre Prioritäten auf den Konflikt im Nahen Osten und die Vorbereitung auf die kommende bewaffnete Konfrontation mit China verlagert haben. Kiew kann nun losgelassen werden, ohne dass die Unzuverlässigkeit Amerikas als Verteidigungsgarant übermäßig auffällt, denn die globalen Medien konzentrieren sich auf den Kampf zwischen Hamas und Israel.

Aus Sicht der russischen Eliten hat sich der Krieg in der Ukraine jedoch entscheidend zu Moskaus Gunsten verschoben, nachdem Kiew seine menschlichen und materiellen Reserven für die Kriegsführung weitgehend erschöpft hat. Diese Eliten haben keinerlei Interesse an einer Lösung wie in Korea, an einem “eingefrorenen Konflikt”, der irgendwann in der Zukunft wieder aufgewärmt werden könnte, wenn Washington dies beschließt. Nein, sie werden sich nicht an einen Verhandlungstisch setzen, solange Kiew nicht kapituliert und akzeptiert, was auf Neutralität und die Beseitigung des neonazistisch geführten Zelenski-Regimes hinausläuft. Moskau ist bereit, so lange zu kämpfen, wie es nötig ist, um seine Ziele zu erreichen.

Russian political elites on their U.S. counterparts: card cheats!

The 19th century American showman P.T. Barnum is best known for his aphorism “There’s a sucker born every minute.”  This is precisely the kind of cynical card cheat who epitomizes America’s political establishment today in the view of Russian expert observers and legislators appearing on the widely watched talk show Evening with Vladimir Solovyov. They have in their crosshairs not just what they call “the Collective Biden,” meaning the senile, disoriented fool who has his finger on the red button plus the Deep State that writes his speeches and steers him to and from his speaking engagements. It also takes in scoundrels in the U.S. Senate like Chuck Schumer, my classmate (Harvard ’67) Mike Blumenthal and the ever notorious Lindsey Graham. Their sound bites are very frequently put up on the screen for the audience to better understand what Russia’s erstwhile “partners” abroad are saying.

Those of you who had experience watching RT (Russia Today) have never been exposed to this kind of trenchant analysis and utter contempt for the American political classes. This goes much farther than what you might imagine when Western mainstream media concede that ‘there is little trust between the sides.’

If we dig a bit deeper, the contempt of the Russian political commentators, many of whom hold advanced academic degrees, is built on their conviction that American politicians, like their European Union counterparts today, are poorly educated if not simply ignoramuses. By a curious irony of fate, the Americans appear to Russian sophisticates to be the conniving rubes that Americans once saw in the Soviet leaders of Khrushchev’s time in power.

We all may have had a laugh at the expense of the utterly stupid German Foreign Minister Annalena Baerbock who said several months ago that “Vladimir Putin must change his course by 360 degrees.” But then in Moscow the biggest laughs have come at the expense of the seemingly well-turned out, Yale-educated Jake Sullivan, National Security Adviser to the President, and his never to be lived down quote from a couple of weeks before the 7 October Hamas attack on Israel that “the Middle East is quieter now than it has been in two decades.”

However, these Russian panelists are laughing through their tears. The value of an Ivy League education, once considered the nec plus ultra by ambitious oligarch parents in Moscow, has been shown to be nil. More to the point, they see no alternative to preparedness for the worst atrocities to be unleashed by the United States against Russia’s allies, like Iran, at any moment. That is the unsubtle hint they read into the stationing of a nuclear-armed U.S. submarine in the Red Sea at present. They foresee the outbreak of direct warfare with Washington at any moment. Hence, the Russians are determined to further increase military expenditures and to boost the military industrial complex several times over in the immediate future. To put things in the perspective of Lev Tolstoy in his Epilogue to War and Peace, Vladimir Putin is the instrument of Russian elites as much or more than he is their pathfinder.

I mention all of the foregoing to help readers appreciate how the Russian political elites and the Kremlin look at the suggestions now surfacing in U.S. and Western media that the Russia-Ukraine war has reached an impasse and that it is time for the sides to negotiate a peace.

The Russians take this to mean that the United States has shifted its priorities to the conflict in the Middle East and to preparing for the coming armed confrontation with China. Kiev can now be let go without calling undue attention to America’s unreliability as defense guarantor, because global media are focused on the Hamas-Israel fight.

However, from the standpoint of Russian elites the war in Ukraine has tilted decisively in Moscow’s favor now that Kiev has largely exhausted its human and material reserves for waging war. These elites have no interest whatsoever in a Korea-like solution, in a ‘frozen conflict’ that could be warmed up again at some time in the future when Washington so decides. No, they will not sit down at a negotiating table until and unless Kiev capitulates and accepts what amounts to neutrality and removal of the neo-Nazi directed Zelensky regime. Moscow is ready to fight on ‘as long as it takes’ to achieve its objectives.

©Gilbert Doctorow, 2023

Transcript of 7 November interview with WION on Putin’s likely successor

Transcript below was prepared by Andreas Mylaeus, who also did the translation into German which follows.

Shiban Jno:

Hello everyone. You’re watching WION „World is One“. I’m Shiban Jno.

As for several sources Vladimir Putin has decided to run for president in the March presidential election in Russia, a move that will keep him in power until 2030. Now Russia has gone through a perilous period and Putin feels he must steer Russia through. With Putin at the helm of affairs, how will this impact the ongoing war in Ukraine and how will it impact Russia’s global imprint and the ongoing tensions with global Powers?

Now to discuss Russia ‘s future course under Putin’s reign we are joined by Dr. Gilbert Doctorow. He’s an international affairs analyst, author, and historian. He joins us from Brussels. Dr. Doctorow, always a pleasure to have you on board.

Gilbert Doctorow:

Thanks for the invitation.

Shiban Jno:

Dr. Doctorow, how do you see the Russia-Ukraine war proceeding under another term of Vladimir Putin’s leadership?

Gilbert Doctorow:

Well, first I’d like to just make one small correction. Technically speaking, Mr. Putin has not not declared his candidacy. He’ll do that in December, after the exact date of the elections has been announced.

Nonetheless what you say is correct substantially. Everyone expects him to be the candidate.

Shiban Jno:

Yes and it is 100% confirmed. The Kremlin has confirmed that he’s a candidate.

Gilbert Doctorow:

The point to make looking at the future is that Mr. Putin – despite everything that you read in mainstream western media – is not the only person in power in Russia. He has formed an most impressive team. He has been a fantastic man manager and that means that he has always had in his immediate entourage people of various opinions and various philosophies of government. So we’re speaking about a Putin team that is run by Mr Putin and not just by one Mr. Putin running the show himself. That has to be made clear.

For that very reason – and that is not an idle observation – for that very reason we have to understand that with or without Mr. Putin in power the Russian foreign policy and domestic policy, the contours have been set for many years to come by the very group around him among whom are potential successors.

Now what does this mean for the Ukraine war? The Ukraine war is now in the shadows and I think it will not reemerge into the front page news for anytime soon. The United States in particular is of two minds on this subject. The primacy of the Ukraine war in mainstream was a sore point for the United States when it became clear that Russia could not be defeated on the field of battle and that is now manifestly clear. The current byword in United States and European media is that the war has reached an impass, that it is at a stalemate. That is what is being propagated in all of our news media. It is manifestly false.

The war is a stalemate only when you look at the line of demarcation, the line of confrontation between the two sides, which indeed has not changed substantially over the last 6 months. But that is to miss the point of the war. The war is a war of attrition and the Russians have largely succeeded in their mission of demilitarizing Ukraine. Now that may sound like an overstatement because every day we read about so many sorties by Ukrainian units here and there along this 1,200 kilometer long line of confrontation and so it would appear that their counter-offensive has not entirely petered out. No, of course that’s true.

Nonetheless most of the heavy equipment which the United States and its NATO allies have shipped to Ukraine has now been destroyed. The Russians have made manifestly clear that most of the Leopard tanks have been destroyed and they show daily pictures of their being set afire by Lancet drones and by other weapons that they have adapted precisely to this task. So the loss of heavy equipment, the loss of 90,000 or more soldiers since the June counter-offensive began has been an enormous setback for Ukraine.

In the same time – although the Russians have had losses and they say that there is one Russian soldier lost for every eight Ukrainians killed or sent off the field of battle permanently from the last four months or three months of warfare… Nonetheless the Russians have a much larger army, a much larger reserve, and they are fully capable of provisioning their army, from their own manufactured armaments, whereas Ukraine is 100% dependent on the west for shipments of arms if it is to have any soldiers in the field. This does not change.

The initiative is now shifting in front of our eyes from the Ukrainians, whose reserves are exhausted, to the Russians, who are ready to strike. How they will strike, when they will strike, nobody knows for sure. That is a picture of what is to come.

Shiban Jno:

Right. Russia remains ready whereas Ukraine – the kind of support that it was getting from the US, that support has gotten divided with of course Israel-Hamas taking over most national headlines, international headlines and of course even the US attention in terms of the kind of provisions that they’re offering and the kind of support that they’re giving.

Sir, I also wanted to you know your opinion on this, on Russia’s global influence: Now the no-limits partnership with China, the close ties with North Korea and Iran. Even during the current Israel-Hamas war we saw Arab leaders visiting Russia for talks and possible solutions. Talk to us about Russia’s global imprint under Putin’s reign if he retains power.

Gilbert Doctorow:

It’s only going to grow. Even President Biden has acknowledged that there’s going to be a new world order which he hopes will nonetheless be an American dominated global order. That’s improbable. The reality before our eyes – as you had just mentioned – is that whole regions – in this case it is the Middle East – are now very clearly marching in the direction that Russia has helped to pioneer.

Now let’s be clear about it: The relative economic weight of Russia, the relative ability of Russia to be an attractive investor in the Global South is relatively minor compared to the possibilities of the much larger population and economy of China. In that sense China is the world leader in the movement to multipolarity, a leader in terms of economic heft.

On the other hand Russia is clearly now the owner of the world’s strongest military. All discussion that we’ve heard in the last six months to a year about China being the biggest military force: It’s nonsense! Russia is the world’s biggest, strongest military force, arguably stronger than the United States. That is a factor of great importance to many parts of this Global South, who are in need of defense agreements and defense providers. In that sense Russia is arguably alongside China a leader in fact and not only in thinking about the Global South and that is likely to increase in the coming years, because the Russian economy is becoming much stronger as a manufacturing industry, is growing in front of our eyes.

So the the Global South is being led intellectually, materially, in defense areas, by two countries: Russia and China. And that is the path ahead for the several years if not decades to come.

Shiban Jno:

So even West Asian nations are moving in the direction of Russia to look for some kind of solution to the ongoing conflict and if you look at other nations in the Global South: They’re also moving in the direction of Russia and China.

So I also want to just take it a little further from there. If you talk about the African region in particular, there is a defense deal in the works between Russia and Libya that we’ve heard of recently. Russia is moving to expand its military presence in the region with the possibility of a naval base. We’ve also seen Russia’s influence over the Sahel region and will we see the complete ouster of western forces from Africa the way we saw in Niger recently?

Gilbert Doctorow:

I think that is a likelihood. Nonetheless these countries I think are not going to trade subservience to their former colonial masters for subservience to a Russia or a China. I believe it’s in their interests and they have some very intelligent leaders to maintain a balance and to play off the sides. So there will be pluses and minuses in the years to come for either of the pretenders at global leadership whether it’s in the west or or in the new Russia-China-alliance. But you could not be able to say – as Americans – were saying going back in 2014 that this country or that country has been picked up and put into our following. No. The countries of Africa will likely remain free and will make their own decisions, now that they’re just beginning to breathe the air of sovereignty.

Shiban Jno:

Dr. Doctorow, I now need to quickly take one more question with you. If not Putin – and you did initially speak about a great team that he has. He is not the sole runner of the Russian Federation or the sole leader in the Russian Nation. He has an entire team and he has a great set of minds. If not Putin then who runs for the top position in Russia?

Gilbert Doctorow:

You will note that Mr. Putin has not cultivated any of his team to replace himself. Nonetheless to any outside observer it is clear who among his entourage in the government and in the legislature could fill that role and the outstanding person in my estimation is Mikhail Mishustin, the Prime Minister. He is a man of great energy, a man of great intellectual capacity. He is a mathematics wizard. He is not a bad public speaker, but not inspirational. But then Mr. Putin wasn’t inspirational at the start of his 23 years in power. He was a very modest or unimpressive speaker. So Mr. Mischustin comes to my mind as the most capable person to fill Putin’s shoes.

Nonetheless let it be said that Mr. Putin has the experience of dealing with the world’s most difficult challenges and showing remarkable restraint. That element of his personality has yet to be proven by any of the people in his surrounding, because they have not sat in the pilot seat.

Mr. Putin at the same time… Let me say that: Although his team has a certain homogeneity it is by no means exclusively consisting of one set of government principles. He has a certain minority, particularly in finance and the head of the Central Central Bank, Nabiullina, they are hold overs from the neoliberal economists who were predominant in the Russian government in the 1990s, when they wrecked Russian society and economy. Nonetheless there are among them some very capable economists and finance experts whom he has not thrown out. The man has kept talent for the sake of Russia’s betterment, even if the majority of his cabinet and legislators have not been approving of these heterodox views.

So this complexity of his management for example: He kept the finally treasonous Prigozhin working alongside the regular army and was willing even to let him go alive after the mutiny. That is a demonstration of his management principle of trying to get the best out of all the people who are under him even if they are thieves – and there have been thieves among his group like Chubais, who finally left – to get the best talents to help Russia go forward and that remains the case. Within his management group I think we will find his successor.

Shiban Jno:

Thank you so much for joining in, sir. Always a pleasure to speak with you. You never mince any words. You never take any pauses. You’re very clear in your thoughts and thank you so much for sharing them with us.

That was Dr. Gilbert Doctorow, international affairs analyst, author, and historian, joining us on WEON „World is One“.

Gilbert Doctorow:

Thank you.

Transkript

Shiban Jno:

Hallo zusammen. Ihr seht gerade WION “World is One”. Ich bin Shiban Jno.

Wie aus mehreren Quellen verlautet, hat Wladimir Putin beschlossen, bei den Präsidentschaftswahlen im März in Russland zu kandidieren, ein Schritt, der ihn bis 2030 an der Macht halten wird. Russland hat eine gefährliche Zeit hinter sich, und Putin hat das Gefühl, dass er Russland durch diese Zeit führen muss. Wie wird sich dies mit Putin an der Spitze auf den andauernden Krieg in der Ukraine auswirken und wie wird es sich auf Russlands globalen Einfluss und die anhaltenden Spannungen mit den Weltmächten auswirken?

Um den künftigen Kurs Russlands unter Putins Herrschaft zu erörtern, haben wir nun Dr. Gilbert Doctorow zu Gast. Er ist ein Analyst für internationale Angelegenheiten, Autor und Historiker. Er kommt aus Brüssel zu uns. Dr. Doctorow, es ist immer eine Freude, Sie bei uns zu haben.

Gilbert Doctorow:

Danke für die Einladung.

Shiban Jno:

Dr. Doctorow, wie sehen Sie den Verlauf des Krieges zwischen Russland und der Ukraine unter einer weiteren Amtszeit von Wladimir Putin?

Gilbert Doctorow:

Nun, zunächst möchte ich eine kleine Korrektur vornehmen. Technisch gesehen hat Herr Putin seine Kandidatur noch nicht erklärt. Das wird er im Dezember tun, nachdem das genaue Datum der Wahlen bekannt gegeben worden ist.

Nichtsdestotrotz ist das, was Sie sagen, im Wesentlichen richtig. Alle gehen davon aus, dass er kandidieren wird.

Shiban Jno:

Ja, und es ist zu 100 % bestätigt. Der Kreml hat bestätigt, dass er ein Kandidat ist.

Gilbert Doctorow:

Mit Blick auf die Zukunft ist festzustellen, dass Herr Putin – entgegen allem, was man in den westlichen Medien liest – nicht die einzige Person an der Macht in Russland ist. Er hat ein höchst beeindruckendes Team zusammengestellt. Er ist ein phantastischer Menschen-Manager, und das bedeutet, dass er in seinem unmittelbaren Umfeld immer Menschen mit verschiedenen Meinungen und verschiedenen Regierungsphilosophien hatte. Wir sprechen also von einem Putin-Team, das von Herrn Putin geleitet wird und nicht nur von einem Herrn Putin, der die Show allein leitet. Das muss deutlich gemacht werden.

Genau aus diesem Grund – und das ist keine leere Behauptung – genau aus diesem Grund müssen wir verstehen, dass mit oder ohne Herrn Putin an der Macht die russische Außen- und Innenpolitik, die Konturen für viele Jahre von der Gruppe um ihn herum, zu der auch potenzielle Nachfolger gehören, festgelegt worden sind.

Was bedeutet das nun für den Ukraine-Krieg? Der Ukraine-Krieg ist jetzt in den Hintergrund getreten, und ich glaube nicht, dass er in absehbarer Zeit wieder in die Schlagzeilen kommen wird. Vor allem die Vereinigten Staaten sind in dieser Frage zwiegespalten. Das Primat des Ukraine-Krieges im Mainstream war für die Vereinigten Staaten ein Wendepunkt, als klar wurde, dass Russland auf dem Schlachtfeld nicht besiegt werden kann, und das zeigt sich jetzt deutlich. In den amerikanischen und europäischen Medien heißt es derzeit, der Krieg sei in eine Sackgasse geraten, er befinde sich in einem Patt. Das wird in allen unseren Nachrichtenmedien propagiert. Das ist offenkundig falsch.

Der Krieg scheint nur dann ein Patt, wenn man die Demarkationslinie, die Konfrontationslinie zwischen den beiden Seiten betrachtet, die sich in den letzten sechs Monaten nicht wesentlich verändert hat. Aber das verfehlt den Sinn der Art der Kriegsführung. Der Krieg ist ein Zermürbungskrieg, und die Russen haben ihr Ziel, die Ukraine zu entmilitarisieren, weitgehend erreicht. Das mag übertrieben klingen, denn jeden Tag lesen wir von zahlreichen Einsätzen ukrainischer Einheiten hier und da entlang der 1.200 Kilometer langen Konfrontationslinie, so dass es den Anschein hat, dass ihre Gegenoffensive noch nicht ganz zum Erliegen gekommen ist. Das ist natürlich richtig.

Nichtsdestotrotz ist der größte Teil des schweren Geräts, das die Vereinigten Staaten und ihre NATO-Verbündeten in die Ukraine geliefert haben, inzwischen zerstört worden. Die Russen haben deutlich gemacht, dass die meisten Leopard-Panzer zerstört sind, und sie zeigen täglich Bilder davon, wie die von Lanzet-Drohnen und anderen Waffen, die sie genau für diese Aufgabe angepasst haben, in Brand gesetzt werden. Der Verlust von schwerem Gerät, der Verlust von 90.000 oder mehr Soldaten seit Beginn der Gegenoffensive im Juni ist also ein enormer Rückschlag für die Ukraine.

Auch wenn die Russen Verluste zu beklagen haben und sie sagen, dass auf acht getötete Ukrainer ein russischer Soldat kommt, der in den letzten vier oder drei Monaten des Krieges dauerhaft vom Schlachtfeld verwiesen wurde… Dennoch haben die Russen eine viel größere Armee, eine viel größere Reserve, und sie sind voll und ganz in der Lage, ihre Armee zu versorgen, wohingegen die Ukraine ihre eigenen Waffen herstellt, während die Ukraine zu 100 % vom Westen abhängig ist, wenn sie Waffenlieferungen benötigt, um überhaupt Soldaten im Feld zu haben. Daran wird sich nichts ändern.

Die Initiative verlagert sich nun vor unseren Augen von den Ukrainern, deren Reserven erschöpft sind, auf die Russen, die bereit sind, zuzuschlagen. Wie sie zuschlagen werden, wann sie zuschlagen werden, weiß niemand mit Sicherheit. Das ist ein Vorgeschmack auf das, was noch kommen wird.

Shiban Jno:

Richtig. Russland ist nach wie vor bereit, während die Ukraine… Die Art der Unterstützung, die sie von den USA erhalten hat, wurde geteilt, da Israel und Hamas die meisten nationalen und internationalen Schlagzeilen und natürlich auch die Aufmerksamkeit der USA in Bezug auf die Art der von ihnen angebotenen Bestimmungen und die Art der Unterstützung, die sie gewähren, übernommen haben.

Sir, ich wollte auch Ihre Meinung zu Russlands globalem Einfluss wissen: Die grenzenlose Partnerschaft mit China, die geschlossenen Augen gegenüber Nordkorea und dem Iran… Sogar während des aktuellen Krieges zwischen Israel und Hamas haben wir gesehen, wie arabische Führer Russland für Gespräche und mögliche Lösungen besucht haben. Sprechen Sie mit uns über den globalen Einfluss Russlands unter Putins Herrschaft, wenn er an der Macht bleibt.

Gilbert Doctorow:

Es wird nur noch grösser werden. Sogar Präsident Biden hat eingeräumt, dass es eine neue Weltordnung geben wird, von der er hofft, dass sie dennoch eine amerikanisch dominierte Weltordnung sein wird. Das ist unwahrscheinlich. Die Realität, die wir vor Augen haben, ist – wie Sie gerade erwähnten –, dass ganze Regionen – in diesem Fall der Nahe Osten – jetzt ganz klar in die Richtung marschieren, die Russland mit eingeleitet hat.

Lassen Sie uns das klar sagen: Das relative wirtschaftliche Gewicht Russlands, die relative Fähigkeit Russlands, ein attraktiver Investor im globalen Süden zu sein, ist relativ gering im Vergleich zu den Möglichkeiten der viel größeren Bevölkerung und Wirtschaft Chinas. In diesem Sinne ist China weltweit führend in der Bewegung zur Multipolarität, führend in Bezug auf das wirtschaftliche Gewicht.

Auf der anderen Seite ist Russland jetzt eindeutig der Besitzer des stärksten Militärs der Welt. Alle Diskussionen, die wir in den letzten sechs Monaten bis zu einem Jahr gehört haben, dass China die größte Militärmacht sei: Das ist Blödsinn! Russland ist die größte und stärkste Militärmacht der Welt, wohl stärker als die Vereinigten Staaten. Das ist ein Faktor von großer Bedeutung für viele Teile des Globalen Südens, die auf Verteidigungsabkommen und Verteidigungsanbieter angewiesen sind. In diesem Sinne ist Russland neben China wohl nicht nur in Bezug auf den Globalen Süden führend, und das wird sich in den kommenden Jahren wahrscheinlich noch verstärken, denn die russische Wirtschaft wird als verarbeitende Industrie viel stärker und wächst vor unseren Augen.

Der Globale Süden wird also intellektuell, materiell und im Bereich der Verteidigung von zwei Ländern angeführt: Russland und China. Und das ist der Weg, der in den nächsten Jahren, wenn nicht Jahrzehnten, vor uns liegt.

Shiban Jno:

Sogar die westasiatischen Länder bewegen sich in Richtung Russland, um eine Lösung für den anhaltenden Konflikt zu finden, und auch andere Länder des globalen Südens sind auf der Suche nach einer Lösung: Sie bewegen sich ebenfalls in Richtung Russland und China.

Ich möchte das Thema also noch ein wenig weiterführen. Wenn Sie über die afrikanische Region im Besonderen sprechen, so ist ein Verteidigungsabkommen zwischen Russland und Libyen in Arbeit, von dem wir kürzlich gehört haben. Russland will seine militärische Präsenz in der Region ausbauen und plant den Bau eines Marinestützpunktes. Wir haben auch den Einfluss Russlands in der Sahelzone gesehen. Werden wir eine vollständige Verdrängung der westlichen Streitkräfte aus Afrika erleben, wie wir es kürzlich in Niger gesehen haben?

Gilbert Doctorow:

Ich halte das für wahrscheinlich. Nichtsdestotrotz denke ich, dass diese Länder die Unterwerfung unter ihre ehemaligen Kolonialherren nicht gegen die Unterwerfung unter Russland oder China eintauschen werden. Ich glaube, es liegt in ihrem Interesse, und sie haben einige sehr intelligente Führer, die ein Gleichgewicht aufrechterhalten und die verschiedenen Seiten ausspielen können. In den kommenden Jahren wird es also Vor- und Nachteile für jeden der Anwärter auf die globale Führung geben, sei es im Westen oder in der neuen Russland-China-Allianz. Aber man kann nicht sagen – wie es die Amerikaner seit 2014 tun –, dass dieses oder jenes Land aufgenommen und in unsere Nachfolge gestellt worden ist. Nein. Die Länder Afrikas werden wahrscheinlich frei bleiben und ihre eigenen Entscheidungen treffen, jetzt, wo sie gerade anfangen, die Luft der Souveränität zu atmen.

Shiban Jno:

Herr Dr. Doctorow, ich muss Ihnen jetzt noch schnell eine Frage stellen. Wenn nicht Putin – und Sie sprachen anfangs von einem großen Team, das er hat. Er ist nicht der alleinige Anführer der Russischen Föderation oder der alleinige Führer der russischen Nation. Er hat ein ganzes Team, und er hat eine große Anzahl von Köpfen. Wenn nicht Putin, wer kandidiert dann für die Spitzenposition in Russland?

Gilbert Doctorow:

Sie werden feststellen, dass Herr Putin niemanden aus seinem Team für seine Nachfolge ausgewählt hat. Dennoch ist für jeden außenstehenden Beobachter klar, wer aus seiner Entourage in der Regierung und in der Legislative diese Rolle ausfüllen könnte, und die herausragende Person ist meiner Einschätzung nach Michail Mischustin, der Premierminister. Er ist ein Mann von großer Energie, ein Mann von großer intellektueller Kapazität. Er ist ein Mathematikgenie. Er ist kein schlechter Redner, nicht inspirierend. Aber Herr Putin war zu Beginn seiner 23-jährigen Amtszeit auch nicht inspirierend. Er war ein sehr bescheidener oder unbedeutender Redner. Daher halte ich Herrn Mischustin für die geeignetste Person, um in Putins Fußstapfen zu treten.

Nichtsdestotrotz sei gesagt, dass Herr Putin die Erfahrung hat, mit den schwierigsten Herausforderungen der Welt umzugehen und bemerkenswerte Zurückhaltung zu zeigen. Dieses Element seiner Persönlichkeit muss erst noch von den Menschen in seinem Umfeld unter Beweis gestellt werden, denn sie haben noch nicht auf dem Pilotensitz gesessen.

Herr Putin gleichzeitig… Lassen Sie mich das sagen: Obwohl sein Team eine gewisse Homogenität aufweist, besteht es keineswegs ausschließlich aus einem geschlossenen Satz von Regierungsprinzipien. Es gibt eine gewisse Minderheit, vor allem im Finanzbereich und die Chefin der Zentralbank, Nabiullina, die er kaum im Griff hat, die neoliberalen Ökonomen, die in den 1990er Jahren in der russischen Regierung vorherrschend waren, als sie die russische Gesellschaft und Wirtschaft ruiniert haben. Nichtsdestotrotz gibt es unter ihnen einige sehr fähige Wirtschafts- und Finanzexperten, die er nicht hinausgeworfen hat. Der Mann hat sich im Interesse der Verbesserung Russlands Talente bewahrt, auch wenn die Mehrheit seines Kabinetts und der Abgeordneten diese heterodoxen Ansichten nicht gutheißt.

Zum Beispiel diese Komplexität seines Managements: Er hat den schließlich verräterischen Prigoschin an der Seite der regulären Armee arbeiten lassen und war sogar bereit, ihn nach der Meuterei lebendig gehen zu lassen. Das ist eine Demonstration seines Managementprinzips, das darin besteht, das Beste aus allen Leuten herauszuholen, die ihm unterstellt sind, selbst wenn sie Diebe sind – und es gab Diebe in seiner Gruppe, wie Tschubais, der schließlich gegangen ist –, um die besten Talente zu bekommen, die Russland helfen, voranzukommen, und das bleibt der Fall. Ich denke, wir werden innerhalb seiner Führungsgruppe einen Nachfolger finden.

Shiban Jno:

Vielen Dank, dass Sie hier waren, Sir. Es ist immer ein Vergnügen, mit Ihnen zu sprechen. Sie lassen nie ein Wort aus. Sie machen keine Pausen. Sie sind sehr klar in Ihren Gedanken und vielen Dank, dass Sie die mit uns teilen.

Das war Dr. Gilbert Doctorow, Analyst für internationale Angelegenheiten, Autor und Historiker, der uns bei WEON “World is One” besucht hat.

Gilbert Doctorow:

Danke.

Who will be Putin’s successor?  A live discussion with WION, India’s leading global broadcaster

After several weeks of distraction with the Middle East crisis, today’s interview on WION was focused on my primary area of expertise, Russian affairs. I was especially pleased to have an opportunity to discuss with their moderator Shiban Jno who might be Vladimir Putin’s successor when he eventually steps down.

In this interview, I insist that, contrary to Western media narratives, Putin is not standing alone on the Russian political stage. On the contrary, he has formed and manages a team in the executive and legislative branches of government that is highly talented, hard working and patriotic. Foremost among these is prime minister Mikhail Mishustin, whom we see almost daily on television visiting new manufacturing facilities and meeting with both employees and management, speaking to the cabinet of ministers about coordinated actions to meet state objectives, and traveling abroad to Central Asia, to China for talks with his counterparts aimed at planning the realization of joint investment projects. His agenda is almost as full as Putin’s, meaning that he, too, has a smooth running administrative staff under him to provide support.

 As I say in the interview, Mishustin is no great orator. He is not charismatic…as yet. But let us recall that Putin was a poor public speaker when he came to office twenty three years ago.  And to his credit, Mishustin has wit and warmth. He seems to relate well to people from all levels of society. In a word, he combines the effectiveness of what Russians call a хозяйственник, meaning a good business manager, with the human touch that is essential for a good politician.

Of course, there are others in the Russian government whom we see daily on television performing their duties very impressively. One is the Minister of Trade and Industry Denis Manturov. Another is Deputy Prime Minister Alexander Novak, who previously served for a decade or so as Minister of Energy with responsibility for relations with Opec and all other gas and oil issues.

To be sure, the question of Putin’s likely successor appears to be highly premature. The interview is predicated on his standing for re-election in March 2024 and remaining in power until 2030. But, as they say, man proposes and God disposes.

The interview also provided an opportunity to discuss several other key issues in Russian affairs, including the country’s role as leading force in the move to a multi-polar world order and its prospects of achieving its goals in the Special Military Operation in Ukraine.

I trust that readers of these notes will find the 14 minute video well worth their time

©Gilbert Doctorow, 2023

Translation below into German (Andreas Mylaeus)

Wer wird Putins Nachfolger? Eine Live-Diskussion mit WION, Indiens führendem globalen Fernsehsender

Nach mehreren Wochen der Ablenkung durch die Krise im Nahen Osten konzentrierte sich das heutige Interview bei WION auf mein Hauptfachgebiet, die russischen Angelegenheiten. Ich habe mich besonders gefreut, dass ich die Gelegenheit hatte, mit dem Moderator Shiban Jno darüber zu sprechen, wer Wladimir Putins Nachfolger werden könnte, wenn er schließlich zurücktritt.

In diesem Interview habe ich betont, dass Putin im Gegensatz zu den westlichen Medienberichten nicht allein auf der russischen politischen Bühne steht. Im Gegenteil, er hat in der Exekutive und in der Legislative ein Team gebildet, das er leitet, und das hochbegabt, fleißig und patriotisch ist. An erster Stelle ist hier Premierminister Michail Mischustin zu nennen, der fast täglich im Fernsehen zu sehen ist, wenn er neue Produktionsstätten besucht und sich mit den Mitarbeitern und dem Management trifft, wenn er vor dem Ministerkabinett über koordinierte Maßnahmen zur Erreichung der Staatsziele spricht und wenn er zu Gesprächen mit seinen Amtskollegen nach Zentralasien und China reist, um die Durchführung gemeinsamer Investitionsprojekte zu planen. Sein Terminkalender ist fast so voll wie der von Putin, was bedeutet, dass auch er einen reibungslos funktionierenden Verwaltungsstab zu seiner Unterstützung hat.

Wie ich in dem Interview sage, ist Mishustin kein großer Redner. Er ist nicht charismatisch… noch nicht. Aber wir sollten uns daran erinnern, dass Putin ein schlechter Redner war, als er vor dreiundzwanzig Jahren ins Amt kam. Und man muss ihm zugute halten, dass Mishustin über Witz und Wärme verfügt. Er scheint gut mit Menschen aus allen Gesellschaftsschichten umgehen zu können. Mit einem Wort, er verbindet die Effektivität dessen, was die Russen einen хозяйственник nennen, d.h. einen guten Geschäftsmanager, mit der menschlichen Note, die für einen guten Politiker unerlässlich ist.

Natürlich gibt es noch andere in der russischen Regierung, die wir täglich im Fernsehen sehen, wie sie ihre Aufgaben sehr eindrucksvoll erfüllen. Einer davon ist der Minister für Handel und Industrie Denis Manturow. Ein anderer ist der stellvertretende Ministerpräsident Alexander Novak, der zuvor etwa ein Jahrzehnt lang als Energieminister für die Beziehungen zur Opec und alle anderen Gas- und Ölfragen zuständig war.

Die Frage nach Putins wahrscheinlicher Nachfolge scheint allerdings sehr verfrüht zu sein. Das Interview setzt voraus, dass er sich im März 2024 zur Wiederwahl stellt und bis 2030 an der Macht bleibt. Aber, wie man so schön sagt, der Mensch schlägt vor und Gott bestimmt.

Das Interview bot auch die Gelegenheit, einige andere Schlüsselthemen in der russischen Politik zu erörtern, darunter die Rolle des Landes als führende Kraft auf dem Weg zu einer multipolaren Weltordnung und die Aussichten, seine Ziele im Rahmen der militärischen Sonderoperation in der Ukraine zu erreichen.

Ich bin sicher, dass die Leser dieser Notizen das 14-minütige Video interessant finden werden.

Blinken goes begging

Ukrainian president Zelensky must be wringing his hands over the way his war is being eclipsed by events in Gaza. To be sure, yesterday Western media posted several feature articles about him and his colleagues in the Kiev government but none that would bring him pleasure. We read about the negativity of Time magazine in its latest article on the Ukrainian ‘counter-offensive.’ It would appear from the magazine that Zelensky is one of the few remaining believers in eventual victory even in his inner circle.  We read about the lengthy interview his Commander-in-Chief of the armed forces General Zaluzhny gave to The Economist, notable for describing the present state of the conflict with Russia as a ‘stalemate.’ This is hardly a good basis for winning new appropriations and arms deliveries from the United States and its allies.

However, as I say, our news was dominated by developments in Gaza not Ukraine, and in particular by  Israeli bombing of the Jabalya refugee camp a second time, adding to the hundreds of dead and wounded from the terror unleashed by Tel Aviv the day before. CNN, the BBC and other major Western broadcasters interviewed President Isaac Herzog and also top Israeli military spokesmen for clarifications and what they, and we, heard was shocking for its callous disregard of international conventions to protect civilians.   Two hundred or more Palestinian children, women and old men were killed instantly when Israel sought to murder one key Hamas officer believed to have his headquarters under the camp. For the Israeli military spokesman interviewed this was just a “tragedy of war.” Even the hard-hearted Wolf Blitzer of CNN was visibly stunned by these politically incorrect and, incidentally, inhumane remarks.

In short, both the scenes of the intensifying humanitarian catastrophe and the ugly face of the Israeli government were on television screens for all to see on U.S. and European media, not just on Russian television or Al Jazeera. That the “Arab street” was enraged and pressing rulers in the Middle East to DO SOMETHING to stop the bloodshed is clear. But even the fall-out in the American Jewish community, not to mention the broad American public, began to look ominous for the re-election chances of Joe Biden.

Before the tragic scenario in Gaza approached its crescendo, on 1 November the former Washington bureau chief of The Financial Times Edward Luce contributed an article to the paper entitled  “Netanyahu is an albatross around Biden’s neck” in which he argued that Biden has done his best to temper the vengeful behavior of Netanyahu. Biden is said to have counseled restraint when he visited Israel a week ago. Said Luce, Biden is just unable to bring influence to bear on the Israeli premier. The article was obviously believed to be so insightful by the editors that they ran it a second day.

I have little doubt that Luce’s article was read closely within the American administration. After all, Americans admire British journalism because the Brits usually have a better mastery of the language and because as the formerly dominant global colonial power they are worldly wise by definition.

In any case, the FT’s conclusion that Biden wasn’t up the task had consequences. The number one news item this morning on major Western media was the departure of Secretary State Antony Blinken for Israel where his stated mission is to press the Israelis to make “humanitarian pauses” in their onslaught to facilitate the release of the hostages held by Hamas and an increased flow of trucks bringing food, medicine and water into the enclave from Egypt.

What is missing from these accounts is exactly what leverage Blinken has that his boss lacked.  It iscertainly not intellect. And it is doubtful he can use the one device that would do the job: to threaten to stop U.S. shipments of arms and replacement missiles for the Iron Dome if the Israelis do not take orders and desist. 


No, the U.S. is doing the exact opposite: making the Israeli war its own by sending not only naval task forces to the Eastern Mediterranean to ensure air dominance and effective anti-missile protection for U.S. assets in the region while Israel plays at arson but also boots on the ground. It is rumored that the U.S. has already delivered 6,000 men at arms to Israel.  The only thing missing in all this is an American strategy, a clearly defined end objective that can be explained to the American electorate and negotiated to successful conclusion with all sides, Israel included. If this sounds like a compounded version of the ongoing military and political shambles of U.S.
policy on Ukraine, it is because the same authors in Washington have written both scripts.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translations below into German (Andreas Mylaeus) and Italian ( Weber Potsie)

 

Blinken geht betteln

Der ukrainische Präsident Zelensky muss die Hände über dem Kopf zusammenschlagen, weil sein Krieg von den Ereignissen in Gaza in den Schatten gestellt wird. Zwar haben westliche Medien gestern mehrere Artikel über ihn und seine Kollegen in der Kiewer Regierung veröffentlicht, aber keinen, der ihm Freude bereiten würde. Wir haben die Negativität des Time Magazine in seinem jüngsten Artikel über die ukrainische “Gegenoffensive” gelesen. Aus dem Magazin geht hervor, dass Zelensky einer der wenigen ist, die selbst in seinem inneren Kreis noch an einen möglichen Sieg glauben. Wir lesen in dem langen Interview, das sein Oberbefehlshaber der Streitkräfte, General Zaluzhny, dem “The Economist” gegeben hat, dass er den derzeitigen Stand des Konflikts mit Russland als “Patt” bezeichnet. Dies ist kaum eine gute Grundlage, um neue Mittel und Waffenlieferungen von den Vereinigten Staaten und ihren Verbündeten zu erhalten.

Wie ich bereits sagte, wurden unsere Nachrichten jedoch von den Entwicklungen im Gazastreifen und nicht von denen in der Ukraine beherrscht, insbesondere von den israelischen Bombenangriffen auf das Flüchtlingslager Jabalya, die zu den Hunderten von Toten und Verwundeten des von Tel Aviv am Vortag entfesselten Terrors hinzukamen. CNN, BBC und andere große westliche Sender befragten Staatspräsident Isaac Herzog und auch hochrangige israelische Militärsprecher, um Klarstellungen zu erhalten, und was sie – und wir – zu hören bekamen, war schockierend, weil es die internationalen Konventionen zum Schutz der Zivilbevölkerung grob missachtet. Zweihundert oder mehr palästinensische Kinder, Frauen und alte Männer wurden auf der Stelle getötet, als Israel versuchte, einen wichtigen Hamas-Offizier zu ermorden, von dem angenommen wurde, dass er sein Hauptquartier unter dem Lager hat. Für den befragten israelischen Militärsprecher war dies nur eine “Kriegstragödie”. Selbst der hartherzige Wolf Blitzer von CNN war sichtlich verblüfft über diese politisch unkorrekten und im Übrigen unmenschlichen Äußerungen.

Kurz gesagt, sowohl die Szenen der sich verschärfenden humanitären Katastrophe als auch die hässliche Fratze der israelischen Regierung waren auf den Fernsehbildschirmen der US-amerikanischen und europäischen Medien für alle zu sehen, nicht nur im russischen Fernsehen oder bei Al Jazeera. Dass die “arabische Straße” wütend war und die Machthaber im Nahen Osten drängte, TUT ETWAS, um das Blutvergießen zu beenden, ist klar. Aber auch die Auswirkungen in der jüdischen Gemeinde Amerikas, ganz zu schweigen von der breiten amerikanischen Öffentlichkeit, ließen die Wiederwahlchancen von Joe Biden bedrohlich erscheinen.

Bevor das tragische Szenario in Gaza seinen Höhepunkt erreichte, schrieb der ehemalige Washingtoner Büroleiter der Financial Times Edward Luce am 1. November einen Artikel mit dem Titel “Netanyahu is an albatross around Biden’s neck” (“Netanjahu ist ein Albatros um Bidens Hals”), in dem er argumentierte, dass Biden sein Bestes getan habe, um das rachsüchtige Verhalten Netanjahus zu mildern. Biden soll bei seinem Besuch in Israel vor einer Woche zur Zurückhaltung geraten haben. Biden sei einfach nicht in der Lage, seinen Einfluss auf den israelischen Ministerpräsidenten geltend zu machen, so Luce. Der Artikel wurde von den Redakteuren offensichtlich für so aufschlussreich gehalten, dass sie ihn einen zweiten Tag lang veröffentlichten.

Ich bezweifle kaum, dass der Artikel von Luce in der amerikanischen Regierung aufmerksam gelesen wurde. Schließlich bewundern die Amerikaner den britischen Journalismus, weil die Briten in der Regel die Sprache besser beherrschen und weil sie als ehemals dominierende globale Kolonialmacht per Definition weltgewandt sind.

Auf jeden Fall hatte die Schlussfolgerung der FT, dass Biden der Aufgabe nicht gewachsen sei, Konsequenzen. Die wichtigste Nachricht heute Morgen in den großen westlichen Medien war die Abreise von Außenminister Antony Blinken nach Israel, wo er die Israelis zu einer “humanitären Pause” bei ihrem Angriff drängen soll, um die Freilassung der von der Hamas festgehaltenen Geiseln und einen verstärkten Strom von Lastwagen mit Lebensmitteln, Medikamenten und Wasser aus Ägypten in die Enklave zu ermöglichen.

Was in diesen Berichten fehlt, ist die Frage, welches Druckmittel Blinken hat, das seinem Chef fehlte. Es ist sicherlich nicht der Intellekt. Und es ist zweifelhaft, dass er das einzige Mittel einsetzen kann, das die Aufgabe erfüllen würde: die Drohung, die US-Lieferungen von Waffen und Ersatzraketen für die eiserne Kuppel zu stoppen, wenn die Israelis die Befehle nicht befolgen und ablassen.

Nein, die USA tun genau das Gegenteil: Sie machen sich den israelischen Krieg zu eigen, indem sie nicht nur Marine-Einsatzkräfte ins östliche Mittelmeer schicken, um die Luftüberlegenheit und einen wirksamen Raketenschutz für die US-Anlagen in der Region zu gewährleisten, während Israel Brandstiftung betreibt, sondern auch Bodentruppen schicken. Es wird gemunkelt, dass die USA bereits 6.000 Soldaten an Israel geliefert haben. Das einzige, was bei all dem fehlt, ist eine amerikanische Strategie, ein klar definiertes Endziel, das den amerikanischen Wählern erklärt und mit allen Seiten, einschließlich Israel, zu einem erfolgreichen Abschluss verhandelt werden kann. Wenn dies wie eine zusammengesetzte Version des andauernden militärischen und politischen Scherbenhaufens der US-Politik gegenüber der Ukraine klingt, dann deshalb, weil die gleichen Autoren in Washington beide Drehbücher geschrieben haben.

Blinken in giro a mendicare
 
Il presidente ucraino Zelensky si starà mangiandole mani per il modo in cui la sua guerra viene eclissata dagli eventi di Gaza. A dire il vero, ieri i media occidentali hanno pubblicato diversi articoli su di lui e sui suoi colleghi del governo di Kiev, ma nessuno gli avrà fatto piacere. Abbiamo letto i toni negativi della rivista Time nel suo ultimo articolo sulla “controffensiva” ucraina. Secondo il Time sembrerebbe che Zelensky sia uno dei pochi rimasti a credere ancora in una vittoria finale, persino tra i suoi più stretti collaboratori.  In una lunga intervista che il suo Comandante in capo delle forze armate, il generale Zaluzhny, ha rilasciato all’Economist, quest’ultimo ha parlato dello stato attuale del conflitto con la Russia come una “situazione di stallo”. Il che non facilita certo le cose agli ucraini per ottenere nuovi stanziamenti e forniture di armi dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
 
Ma come ho detto, i nostri notiziari sono stati dominati dagli sviluppi a Gaza e non in Ucraina, e in particolare dal secondo bombardamento israeliano del campo profughi di Jabalya, le cui vittime si sommano alle centinaia di morti e feriti causato dal terrore scatenato da Tel Aviv il giorno prima. La CNN, la BBC e altre importanti emittenti occidentali hanno intervistato il presidente Isaac Herzog e i principali portavoce militari israeliani per avere chiarimenti e ciò che hanno sentito, e abbiamo sentito, è stato scioccante per il suo insensibile disprezzo delle convenzioni internazionali per la protezione dei civili.  Almeno 200 tra bambini, donne e anziani palestinesi sono stati massacrati quando Israele ha cercato di far fuori un ufficiale di Hamas che si ritiene abbia il suo quartier generale sotto il campo profughi. Per il portavoce militare israeliano intervistato si è trattato solo di una “tragedia di guerra”. Persino il duro Wolf Blitzer della CNN è rimasto visibilmente stupito da queste osservazioni politicamente scorrette e, tra l’altro, disumane.
 
In breve, sia le scene dell’intensificarsi della catastrofe umanitaria sia la faccia inaccettabile del governo israeliano sono finiti sugli schermi televisivi statunitensi ed europei, non solo della televisione russa o di Al Jazeera. È chiaro che la “Arab street” si è infuriata e che preme sui governanti del Medio Oriente per fare qualcosa per fermare lo spargimento di sangue. Ma anche le ripercussioni nella comunità ebraica americana, per non parlare dell’opinione pubblica americana in generale, hanno iniziato ad essere pericolose per la campagna elettorale di Joe Biden.
 
Prima che il tragico scenario a Gaza si avvicinasse al suo culmine, il 1° novembre l’ex capo redattore dell’ufficio di Washington del Financial Times, Edward Luce, ha pubblicato un articolo intitolato “Netanyahu è un albatros intorno al collo di Biden”, in cui sosteneva che Biden ha fatto del suo meglio per portare a più miti consigli il vendicativo Netanyahu. Si dice che Biden abbia consigliato moderazione quando ha visitato Israele la settimana scorsa. Secondo Luce, Biden non è in grado di esercitare influenza sul premier israeliano.
 
E l’articolo di Luce sembra sia stato letto con attenzione all’interno dell’amministrazione americana. Dopo tutto gli americani ammirano il giornalismo britannico perché i britannici di solito hanno una migliore padronanza della lingua e perché, in quanto ex potenza coloniale globale dominante, avrebbero per definizione maggiore dimestichezza con le cose del mondo.
 
In ogni caso, la conclusione del FT secondo cui Biden non sarebbe all’altezza del compito pare abbia avuto conseguenze. La notizia principale di questa mattina sui maggiori media occidentali è stata la partenza del Segretario di Stato Antony Blinken per Israele, dove la sua missione dichiarata è quella di fare pressione sugli israeliani affinché mettano in atto “pause umanitarie” nel loro assalto per facilitare il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas e un maggiore flusso di camion che portano beni di prima necessità, medicine e acqua nell’enclave dall’Egitto.
 
Quello che questi resoconti non sembrano cogliere è chiedersi di quale leva Blinken possa far valere che il suo capo non abbia già potuto usare. Tra i vantaggi di Blinken non c’è certo una maggiore intelligenza. E non è affatto certo che possa (ovvero voglia) davvero usare l’unico strumento utile in questa situazione: minacciare di bloccare le spedizioni di armi e di missili americani per l’Iron Dome (il sistema missilistico di difesa israeliano) se gli israeliani si rifiutano di obbedire e non desistono dalle loro azioni.
 
Invece gli Stati Uniti stanno facendo l’esatto opposto: stanno appropriandosi della guerra israeliana, inviando non solo task force navali nel Mediterraneo orientale per garantire il dominio aereo e un’efficace protezione antimissile per i beni statunitensi nella regione mentre Israele gioca a fare i fuochi d’artificio, ma impiega addirittura proprie forze armate sul terreno di guerra. Si dice che gli Stati Uniti abbiano già messo a disposizione di Israele 6.000 uomini in armi.  L’unica cosa che manca in tutto questo è una strategia americana, un obiettivo finale chiaramente definito che possa essere spiegato all’elettorato americano e negoziato con successo con tutte le parti, Israele compreso. Se tutto questo suona come una versione aggravata del disastro militare e politico della politica statunitense sull’Ucraina, è perché il problema è che gli stessi autori a Washington hanno scritto entrambe le sceneggiature.
 

A public dispute over “the stench of propaganda” at The Financial Times

My essay of yesterday devoted to vile anti-Russian propaganda in the The Financial Times was reposted on a Washington, D.C  based Listserve which has an eminent subscriber population with expertise in foreign affairs. There it elicited a vigorous public push-back from an FT journalist who was formerly their Washington bureau chief, Edward Luce.

Just a reminder, I was critiquing the FT’s coverage of the anti-Semitic riot at Makhachkala airport in Dagestan.

I quote Luce’s lightly veiled attempt to trash me and my essay:

My apologies, but your note is an unhinged diatribe that badly misrepresents what was written by my very highly regarded colleagues.  If you seriously believe Putin’s rote citing of “external interference”, then I will need to find a stronger word than gullible. 

Sorry but I can’t let this kind of character assassination go unremarked. 

I will not upset the relative calm at the Listserv by returning fire there when I can get a far wider audience in the United States and in the world at large on these pages. Here is what I have written to friends:

 I take satisfaction in having finally gotten through their lofty indifference and wounded the professional pride of these propagandists.   Diatribe?  Possibly yes.  But certainly not “unhinged.”  No, there was no misrepresentation in what I said about Seddon’s article. And I did not take Putin’s “rote” charges as my cue.  I based myself on the video interview with Ponomaryov which laid the whole plot bare.  Without any doubt, Seddon also had access to that interview but declined to mention it.

 I have been following Seddon’s falsehoods written from Riga for some time, but my letters to the editor to complain never elicited an answer.  This time they winced.

Allow me to be perfectly clear.   My essay was personal, directed at the authors of “What anti-Semitic attacks in Dagestan say about Vladimir Putin’s Russia” for their prevarication, distortions and omission of the single most important bit of information bearing on the case, namely the video of Ilya Ponomaryev being interviewed in Kiev and claiming ‘credit’ for organizing the riot.  The personal dimension is a necessary condition of a “diatribe.” However, I held back a further relevant negative personal side to Mr. Seddon which I now share with readers: I believe he is not competent to hold the position he occupies as a lead member of the FT’s Russia team. I suspect that he lacks the language skills in Russian necessary to do the job. That is surely why nearly every article credited to him has a second author whose surname tells you that he/more often she is his seeing-eye dog. People with Russian surnames employed by Western media are by and large Russia-haters.

I am today a subscriber to the FT and I justify the expense because they often do have reports on business related matters that you will not find elsewhere in mainstream. I also take pleasure in their Weekend edition and especially in the ‘Lunch with the FT’ feature articles. As for my professional interest in Russia matters, I must say that there are often surprises because some of their reporters are evidently not personally in agreement with the viciously anti-Russian, pro-Washington line of the editorial board and manage to insert somewhere in the middle of their articles valuable insights that contradict the titles of the articles assigned by the editors. In this respect, out of ignorance or whatever, even Mr. Seddon’s contributions are sometimes fair-minded. The very zig-zag in his interpretations of Russian events attests to his being out of his depth.

It was not always that way at The Financial Times. When I was living and working in Russia for eight years beginning in 1994, the copy of the FT that was on my desk each morning courtesy of our company  subscription was essential reading if I was to be prepared for lunchtime chitchat with other executives or diplomats. We were all globalists back then and the FT was then as it is today the standard-bearer of the NeoLiberal world order. But back then the FT had a very strong team of journalists on the ground in Moscow, possessing the language skills and personal interest in the country and its culture that is now totally lacking.

Curiously one of the most capable journalists on their team in the 1990s was Chrystia Freeland, for whom this must have been one of her first professional assignments. Yes, I am speaking about the same Freeland who is today deputy prime minister of the authoritarian, pro-Zelensky government in Canada. Back then very few people knew or cared about her family’s scandalous participation in the Nazi collaborationist wing of Ukrainian nationalism during WWII.  In this sense alone can I give credit to Mr. Seddon for being today a clueless collaborator in the ‘cancel Russia’ claque of his newspaper. If he holds onto his job long enough, maybe the FT will move him to another subject area where he can cause less harm to international relations, as was done with John Thornhill, an FT journalist who learned his craft in Russia in the 1990s and now writes about technology.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translation below into German (Andreas Mylaeus)

Öffentlicher Streit über den “Gestank der Propaganda” bei der Financial Times

Mein gestriger Aufsatz über die abscheuliche antirussische Propaganda in der Financial Times wurde auf einem in Washington, D.C., ansässigen Listserve veröffentlicht, der über einen bedeutenden Abonnentenkreis mit Fachkenntnissen in auswärtigen Angelegenheiten verfügt. Dort wurde er von einem FT-Journalisten, der früher ihr Washingtoner Büroleiter war, Edward Luce, energisch zurückgewiesen.

Zur Erinnerung: Ich kritisierte die Berichterstattung der FT über die antisemitischen Ausschreitungen am Flughafen von Machatschkala in Dagestan.

Ich zitiere den leicht verschleierten Versuch von Luce, mich und meinen Aufsatz schlecht zu machen:

Ich bitte um Verzeihung, aber Ihre Notiz ist eine Hetzrede, die das, was meine hoch angesehenen Kollegen geschrieben haben, völlig falsch wiedergibt. Wenn Sie ernsthaft Putins auswendig gelernter “Einmischung von außen” glauben, dann muss ich ein stärkeres Wort als “leichtgläubig” finden.

Tut mir leid, aber ich kann diese Art von Rufmord nicht unkommentiert lassen.

Ich werde die relative Ruhe auf dem Listserv nicht stören, indem ich dort das Feuer erwidere, wenn ich auf diesen Seiten ein viel breiteres Publikum in den Vereinigten Staaten und in der ganzen Welt erreichen kann. Hier ist, was ich an Freunde geschrieben habe:

Ich freue mich, dass ich endlich ihre hochmütige Gleichgültigkeit überwunden und den Berufsstolz dieser Propagandisten verletzt habe. Hetzrede? Möglicherweise ja. Aber sicherlich nicht “völlig falsch”. Nein, was ich über Seddons Artikel gesagt habe, war keine falsche Darstellung. Und ich habe mich nicht auf Putins “auswendig gelernte” Anschuldigungen berufen. Ich habe mich auf das Videointerview mit Ponomarjow gestützt, in dem die ganze Sache aufgedeckt wurde. Zweifellos hatte auch Seddon Zugang zu diesem Interview, lehnte es aber ab, es zu erwähnen.

Ich verfolge Seddons Unwahrheiten aus Riga schon seit geraumer Zeit, aber meine Briefe an die Redaktion, in denen ich mich darüber beschwert habe, wurden nie beantwortet. Dieses Mal haben sie gezuckt.

Gestatten Sie mir, dass ich mich klar ausdrücke. Mein Essay war persönlich und richtete sich gegen die Autoren von “Was antisemitische Angriffe in Dagestan über Wladimir Putins Russland aussagen” wegen ihrer Ausflüchte, Verzerrungen und des Weglassens der wichtigsten Information, die den Fall betrifft, nämlich des Videos von Ilja Ponomarjew, der in Kiew interviewt wurde und behauptet hat, für die Organisation des Aufstands “verantwortlich” zu sein. Die persönliche Dimension ist eine notwendige Bedingung für eine “Hetzrede“. Ich habe jedoch eine weitere relevante negative persönliche Seite von Herrn Seddon zurückgehalten, die ich nun mit den Lesern teile: Ich halte ihn für nicht kompetent genug, um die Position zu bekleiden, die er als leitendes Mitglied des Russland-Teams der FT innehat. Ich vermute, dass es ihm an den für diese Aufgabe erforderlichen Sprachkenntnissen in Russisch mangelt. Das ist sicher auch der Grund, warum fast jeder Artikel, der ihm zugeschrieben wird, einen zweiten Autor hat, dessen Nachname darauf schließen lässt, dass er bzw. häufiger sie sein Blindenhund ist. Menschen mit russischen Nachnamen, die bei westlichen Medien beschäftigt sind, sind im Großen und Ganzen Russlandhasser.

Ich bin derzeit Abonnent der FT, und ich rechtfertige die Kosten damit, dass sie oft Berichte über wirtschaftsrelevante Themen enthält, die man sonst in der Mainstreampresse nicht findet. Ich freue mich auch über die Wochenendausgabe und vor allem über die “Lunch with the FT“-Artikel. Was mein berufliches Interesse an Russlandfragen angeht, so muss ich sagen, dass es oft Überraschungen gibt, weil einige ihrer Reporter offensichtlich persönlich nicht mit der bösartig antirussischen, pro-Washington-Linie der Redaktion übereinstimmen und es schaffen, irgendwo in der Mitte ihrer Artikel wertvolle Erkenntnisse einzufügen, die den Titeln der von den Redakteuren zugewiesenen Artikel widersprechen. In dieser Hinsicht, aus Unwissenheit oder was auch immer, sind sogar die Beiträge von Herrn Seddon manchmal gerecht. Gerade der Zickzackkurs in seinen Interpretationen der russischen Ereignisse zeugt von seiner Überforderung.

Das war bei der Financial Times nicht immer so. Als ich ab 1994 acht Jahre lang in Russland gelebt und gearbeitet habe, war die FT, die dank unseres Firmenabonnements jeden Morgen auf meinem Schreibtisch lag, eine unverzichtbare Lektüre, wenn ich mich auf ein Gespräch mit anderen Führungskräften oder Diplomaten in der Mittagspause vorbereiten wollte. Damals waren wir alle Globalisten, und die FT war damals wie heute der Bannerträger der neoliberalen Weltordnung. Aber damals hatte die FT ein sehr starkes Team von Journalisten vor Ort in Moskau, die über Sprachkenntnisse und ein persönliches Interesse an dem Land und seiner Kultur verfügten, was heute völlig fehlt.

Seltsamerweise war eine der fähigsten Journalistinnen in ihrem Team in den 1990er Jahren Chrystia Freeland, für die dies eine ihrer ersten beruflichen Aufgaben gewesen sein muss. Ja, ich spreche von derselben Freeland, die heute stellvertretende Premierministerin der autoritären, pro-Zelensky-Regierung in Kanada ist. Damals wussten nur sehr wenige Menschen von der skandalösen Beteiligung ihrer Familie am nationalsozialistischen kollaborierenden Flügel des ukrainischen Nationalismus während des Zweiten Weltkriegs und interessierten sich auch nicht dafür. Nur in diesem Sinne kann ich Herrn Seddon Anerkennung dafür zollen, dass er heute ein ahnungsloser Kollaborateur der ‘cancel Russia’-Claque seiner Zeitung ist. Wenn er seinen Job lange genug behält, wird ihn die FT vielleicht in ein anderes Fachgebiet versetzen, wo er den internationalen Beziehungen weniger Schaden zufügen kann, so wie es mit John Thornhill geschehen ist, einem FT-Journalisten, der sein Handwerk in den 1990er Jahren in Russland gelernt hat und jetzt über Technologie schreibt.

‘Financial Times’: the stench of propaganda in today’s coverage of the Makhachkala riots is overwhelming

This morning’s Financial Times online issue of Europe Express compiled by Brussels bureau chief Henry Foy directs readers to an article about violence at the Dagestan airport of Makhachkala with the following remarkable and totally false words: “…our Russia team explains the antisemitic violence wracking the country.”   Wracking the country?

The Russians have a law designating those who operate against the interests of the country whose passport they carry and in the interests of a foreign state. The term inoagenty is a mark of opprobrium that brings with it legal restrictions. This badge of dishonor should now be handed out to the FT journalists Max Seddon and Polina Ivanova, whose disgraceful four pages of lies and distortions based on press releases from the U.S. State Department are being run under the eye-catching headline “What anti-Semitic attacks in Dagestan say about Vladimir Putin’s Russia.”  Contrary to what their editors think these journalists are accomplishing, the article is very telling about the death wish of UK elites, because time and again they are painting targets on their backs for the Russian missile programmers.

The lies? 

First, that Putin never has criticized the Hamas attacks on Israeli civilians of 7 October.  He has spoken out repeatedly against terrorism, making reference to Russia’s own domestic experience with this plague in the Caucasus in the 1990s when it was fanned by U.S. intelligence operatives. He extended his condolences to the bereaved in Israel.

Second, that Putin’s mention of outside forces, namely the United States acting with and through the Ukrainian intelligence services as those responsible for the riot in Makhachkala had no basis in fact.  This is an outrageous lie because in a video interview published in Ukraine the founder of the Telegram channel that disseminated instructions to the Dagestan rioters, Ilya Ponomaryov, a former Duma deputy who treasonously went over to the other side and lives in Kiev, proudly took responsibility for this would-be pogrom. It was planned and carried out precisely so that propagandists at the FT and other Western mainstream media would assert what Seddon and Ivanova are insinuating, that Russia today is the same anti-Semitic, pogrom sponsoring land as Black Hundreds infested tsarist Russia of 120 years ago.

Vladimir Putin has made every effort to ensure that tolerance reigns among the hundreds of ethnic groups and dozens of religious faiths that constitute the Russian Federation. To say otherwise, as Seddon and Ivanova do, is to engage in vile propaganda.

Since religious fundamentalism seems to be the order of the day, I will take the plunge and set down my own special prayers:  that these journalists get the company of John Kirby and other U.S. miscreants in the special zone in hell reserved for dishonest fomenters of war.  Oh yes, there surely will be a nearby padded cell for the criminally insane, with reserved places for Bibi Netanyahu and Isaac Herzog. For those who have not been following closely, Herzog also has gone on air denouncing Russia for the Dagestan “pogrom.”

©Gilbert Doctorow, 2023

Translation below into German (Andreas Mylaeus)

 

“Financial Times”: Der Gestank von Propaganda in der heutigen Berichterstattung über die Unruhen in Machatschkala ist überwältigend

In der Online-Ausgabe des Europe Express der Financial Times von heute Morgen, die vom Brüsseler Büroleiter Henry Foy zusammengestellt wurde, werden die Leser mit den folgenden bemerkenswerten und völlig falschen Worten auf einen Artikel über die Gewalt auf dem dagestanischen Flughafen von Machatschkala verwiesen: “…unser Russland-Team erklärt die antisemitische Gewalt, die das Land erschüttert.”   Das Land erschüttert?

Die Russen haben ein Gesetz, das diejenigen bezeichnet, die gegen die Interessen des Landes, dessen Pass sie tragen, und im Interesse eines ausländischen Staates handeln. Der Begriff “inoagenty” ist ein Schimpfwort, das rechtliche Einschränkungen mit sich bringt. Dieses Abzeichen der Unehre sollte nun den FT-Journalisten Max Seddon und Polina Ivanova verliehen werden, deren schändliche vier Seiten voller Lügen und Verdrehungen auf der Grundlage von Pressemitteilungen des US-Außenministeriums unter der auffälligen Überschrift “Was antisemitische Angriffe in Dagestan über Wladimir Putins Russland aussagen” veröffentlicht werden. Im Gegensatz zu dem, was die Redakteure glauben, dass diese Journalisten damit erreichen, ist der Artikel sehr aufschlussreich über die Todessehnsucht der britischen Eliten, denn immer wieder malen sie den russischen Raketenprogrammierern Zielscheiben auf den Rücken.

Die Lügen?

Erstens hat Putin die Hamas-Anschläge auf israelische Zivilisten vom 7. Oktober nie kritisiert. Er hat sich wiederholt gegen den Terrorismus ausgesprochen und dabei auf Russlands eigene Erfahrungen mit dieser Plage im Kaukasus in den 1990er Jahren verwiesen, als sie von US-Geheimdienstmitarbeitern geschürt wurde. Er hat den Hinterbliebenen in Israel sein Beileid ausgesprochen.

Zweitens, dass Putins Erwähnung äußerer Kräfte, nämlich der Vereinigten Staaten, die mit und durch die ukrainischen Geheimdienste handeln, als Verantwortliche für den Tumult in Machatschkala keine Grundlage in den Fakten hat. Dies ist eine ungeheuerliche Lüge, denn in einem in der Ukraine veröffentlichten Videointerview übernahm der Gründer des Telegram-Kanals, der die Anweisungen an die Krawallanten in Dagestan verbreitete, Ilja Ponomarjow, ein ehemaliger Duma-Abgeordneter, der verräterischerweise auf die andere Seite übergelaufen ist und in Kiew lebt, stolz die Verantwortung für dieses Möchtegern-Pogrom. Es wurde genau deshalb geplant und durchgeführt, damit die Propagandisten der FT und anderer westlicher Mainstream-Medien behaupten, was Seddon und Iwanowa andeuten, nämlich dass das heutige Russland dasselbe antisemitische, pogromfördernde Land sei wie das von den Schwarzen Hundertschaften verseuchte zaristische Russland vor 120 Jahren.

Wladimir Putin hat alle Anstrengungen unternommen, um sicherzustellen, dass unter den Hunderten von ethnischen Gruppen und Dutzenden von religiösen Bekenntnissen, die die Russische Föderation ausmachen, Toleranz herrscht. Das Gegenteil zu behaupten, wie es Seddon und Iwanowa tun, ist üble Propaganda.

Da religiöser Fundamentalismus an der Tagesordnung zu sein scheint, werde ich den Sprung wagen und meine eigenen speziellen Gebete niederschreiben: dass diese Journalisten die Gesellschaft von John Kirby und anderen US-Schurken in der Sonderzone der Hölle erhalten, die für unehrliche Kriegsschürer reserviert ist. Oh ja, es wird sicherlich eine nahe gelegene Gummizelle für kriminelle Geisteskranke geben, mit reservierten Plätzen für Bibi Netanyahu und Isaac Herzog. Für diejenigen, die es nicht so genau genommen haben, sei gesagt, dass Herzog in seiner Sendung auch Russland für das “Pogrom” in Dagestan anprangert.

‘Samson et Dalila’ all over again

As the few among you who have read volume II of my Memoirs will know, I am a music lover, with a special fondness for the opera. To be sure, many operas deemed to be classics and brought back on the stage decade after decade were brilliant music composed for frivolous librettos. Rossini’s master works typify this genre. Modern operas, like the recently staged first opera by Belgian organist, festival director and former Intendant of our Théâtre de la Monnaie, Bernard Focroulle, often try too hard to be politically and socially relevant and sacrifice their musical merits to banal, politically correct messaging. Then there are operas of the medium past which contemporary stage directors try to make socially relevant, often with the intent to compete better for state funds against the organizers of sporting events.  Here, too, the risk of cheapening the art runs high. But sometimes it works brilliantly.

In the last named category I today bring to your attention a 2009 production of Camille Saint-Saëns opera Samson et Dalila at the Opera Ballet Flanders.

It is not my custom to offer links to other websites on these pages, but today I will violate that rule twice. I begin with the web page of that 2009 opera production:

https://www.operaballet.be/en/programme/season-2008-2009/samson-et-dalila

I quote here an overview paragraph from the opera house management:

A surprisingly topical opera about the mechanisms of fanaticism: the biblical story of Samson and Delilah is an exemplary illustration of how reconciliation is found wanting in the face of religious and political motives. Using the example of the impossible love between the Jew Samson and the Philistine Delilah, Camille Saint-Saëns shows the deadly conflict between two hostile cultures and religions. Samson and Delilah sacrifice their personal happiness for their religious ideals, urged on by political advisors (High Priest, Satrap of Gaza, and an old Hebrew man). The opera ends with the collapse of the Temple of Dagon and the death of all those in attendance due to the reaction of the deeply humiliated Samson. The people of Israel are free, but the notion of reconciliation between the enemies remains a dream.

I remind you that the show was first put on in 2009, when the director of the theater was the naughty boy, enfant terrible, Ariel Cahn, who now has been appointed Intendant of the Deutsche Oper Berlin after having served a stint in Geneva. Among the several outstanding features of the show was its joint Palestinian-Israeli production team. And, of course, the inverted interpretation, whereby our sympathy is directed to the Pharisee (Palestinian) side of the equation. 

However, what brought this Samson et Dalila to mind this morning was the very last scene in the opera when the blinded Samson shakes the pillars supporting the roof of the temple and brings death and destruction upon them all.  Regrettably, we are on the cusp of such a Biblical denouement as you will realize when you open my second link of the day, to a recent interview with the retired British diplomat and spy Alastair Crooke on the widely viewed Judging Freedom hosted by Andrew Napolitano.

In particular, I point to Crooke’s description of a little noticed recent speech in Hebrew by Benjamin Netanyahu in which the Israeli leader speaks of the present conflict as a second war of liberation, as a struggle between good and light on one side and evil and darkness on the other that must end in the total destruction of Gaza and of the Palestinians therein.

If Israel is allowed to proceed with this plan unhindered, I fear we all face the prospect of the temple roof coming down on our heads.

What could possibly halt the genocide would be military intervention by Hezbollah. But that takes us up another escalatory ladder to a direct U.S. military conflict with Iran and to the possible intervention of Russia. The scenario leading to nuclear war is all too clear.

On the other hand, United Nations intervention on the basis of a resolution of the Security Council could put a stop to the killing and to the escalatory cycle. For that to happen, the United States must remove its veto, and all possible political pressure in the United States should be marshaled for that purpose, now, before it is too late.

©Gilbert Doctorow, 2023

Translation below into German (Andreas Mylaeus)

“Samson et Dalila” noch einmal ganz von vorne

Wie die wenigen unter Ihnen, die Band II meiner Memoiren gelesen haben, wissen, bin ich ein Musikliebhaber, mit einer besonderen Vorliebe für die Oper. Gewiss, viele Opern, die als Klassiker gelten und Jahrzehnte später wieder auf die Bühne gebracht werden, waren brillante Musik, die für frivole Libretti komponiert wurde. Rossinis Meisterwerke sind ein Beispiel für dieses Genre. Moderne Opern, wie die kürzlich uraufgeführte erste Oper des belgischen Organisten, Festivaldirektors und ehemaligen Intendanten unseres Théâtre de la Monnaie, Bernard Focroulle, versuchen oft zu sehr, politisch und gesellschaftlich relevant zu sein, und opfern ihre musikalischen Verdienste einer banalen, politisch korrekten Botschaft. Dann gibt es Opern der mittleren Vergangenheit, die zeitgenössische Regisseure versuchen, gesellschaftlich relevant zu machen, oft in der Absicht, besser um staatliche Gelder zu konkurrieren als die Organisatoren von Sportereignissen. Auch hier ist die Gefahr groß, die Kunst zu entwerten. Aber manchmal funktioniert es glänzend.

In der letztgenannten Kategorie mache ich Sie heute auf eine 2009er Produktion der Oper Samson et Dalila von Camille Saint-Saëns im Opera Ballet Flanders aufmerksam.

Es ist nicht meine Gewohnheit, auf diesen Seiten Links zu anderen Websites anzubieten, aber heute werde ich diese Regel gleich zweimal verletzen. Ich beginne mit der Webseite dieser Opernproduktion von 2009:

https://www.operaballet.be/en/programme/season-2008-2009/samson-et-dalila

Ich zitiere hier einen Absatz des Überblicks der Opernhausleitung:

Eine überraschend aktuelle Oper über die Mechanismen des Fanatismus: Die biblische Geschichte von Samson und Delilah zeigt exemplarisch, wie Versöhnung an religiösen und politischen Motiven scheitert. Am Beispiel der unmöglichen Liebe zwischen dem Juden Samson und der Philisterin Delilah zeigt Camille Saint-Saëns den tödlichen Konflikt zwischen zwei verfeindeten Kulturen und Religionen. Samson und Delilah opfern ihr persönliches Glück für ihre religiösen Ideale und werden dabei von politischen Beratern (Hohepriester, Satrap von Gaza und ein alter Hebräer) angehalten. Die Oper endet mit dem Einsturz des Tempels von Dagon und dem Tod aller Anwesenden aufgrund der Reaktion des zutiefst gedemütigten Samson. Das Volk Israel ist frei, aber der Gedanke an eine Versöhnung zwischen den Feinden bleibt ein Traum.

Ich erinnere Sie daran, dass das Stück 2009 zum ersten Mal aufgeführt wurde, als der Regisseur des Theaters der freche Junge und Enfant terrible Ariel Cahn war, der jetzt zum Intendanten der Deutschen Oper Berlin ernannt wurde, nachdem er in Genf gearbeitet hatte. Zu den herausragenden Merkmalen des Stücks gehörte das gemeinsame palästinensisch-israelische Produktionsteam. Und natürlich die umgekehrte Interpretation, bei der unsere Sympathie auf die pharisäische (palästinensische) Seite der Gleichung gerichtet ist.

Was mich jedoch heute Morgen an Samson et Dalila erinnerte, war die allerletzte Szene in der Oper, als der geblendete Samson die Säulen, die das Dach des Tempels stützen, erschüttert und Tod und Zerstörung über sie alle bringt. Bedauerlicherweise stehen wir an der Schwelle zu einer solchen biblischen Auflösung, wie Sie feststellen werden, wenn Sie meinen zweiten Link des Tages öffnen, zu einem kürzlichen Interview mit dem pensionierten britischen Diplomaten und Spion Alastair Crooke in der weithin beachteten Sendung Judging Freedom, die von Andrew Napolitano moderiert wird.

Insbesondere verweise ich auf Crookes Beschreibung einer wenig beachteten jüngsten Rede von Benjamin Netanjahu in hebräischer Sprache, in der der israelische Staatschef den gegenwärtigen Konflikt als einen zweiten Befreiungskrieg bezeichnet, als einen Kampf zwischen dem Guten und dem Licht auf der einen und dem Bösen und der Finsternis auf der anderen Seite, der mit der totalen Zerstörung des Gazastreifens und der dort lebenden Palästinenser enden muss.

Wenn man Israel erlaubt, diesen Plan ungehindert fortzusetzen, befürchte ich, dass uns allen das Dach des Tempels auf den Kopf fallen wird.

Was den Völkermord möglicherweise aufhalten könnte, wäre ein militärisches Eingreifen der Hisbollah. Aber das führt uns eine weitere Eskalationsstufe hinauf zu einem direkten militärischen Konflikt der USA mit dem Iran und zu einer möglichen Intervention Russlands. Das Szenario, das zu einem Atomkrieg führt, ist nur allzu klar.

Andererseits könnte ein Eingreifen der Vereinten Nationen auf der Grundlage einer Resolution des Sicherheitsrats dem Töten und dem Eskalationskreislauf ein Ende setzen. Dazu müssen die Vereinigten Staaten ihr Veto aufheben, und zu diesem Zweck sollte jeder mögliche politische Druck in den Vereinigten Staaten ausgeübt werden, und zwar jetzt, bevor es zu spät ist.

Translations of “Update…”

Translation below into German (Andreas Mylaeus)

Update:  Krieg zwischen Israel und Hamas

Durch einen sanften Anstoß des indischen Senders WION, der mich heute früh um ein Interview gebeten hat, bin ich auf einige der jüngsten Entwicklungen im Nahostkonflikt gestoßen, die die Aufmerksamkeit der Russland-Beobachter und der internationalen Gemeinschaft verdienen. Ich habe das Interview genutzt, um diese zu erwähnen, wie Sie feststellen werden, sobald der Link unten veröffentlicht ist.

Ich habe insbesondere auf die wichtigste Nachricht in Russland heute hingewiesen: die Wiederaufnahme des Flugverkehrs auf dem Flughafen von Machatschkala in Dagestan, einer Region der Russischen Föderation nördlich des Kaukasus mit einer überwiegend muslimischen Bevölkerung, aber auch einer nennenswerten Minderheit von etwa 30.000 Juden, die sich vor allem in der alten Stadt Derbent konzentrieren, wo es seit den Anfängen der Diaspora vor vielen Jahrhunderten eine jüdische Gemeinde gibt. Der Flughafen wurde geschlossen, nachdem ein Mob ein gerade gelandetes Flugzeug aus Tel Aviv angegriffen hatte, mit dem Dagestan regelmäßige Direktflüge unterhält. Sie waren auf der Suche nach israelischen Passinhabern und Juden, von denen sie fälschlicherweise annahmen, dass sie sich gegen ihren Willen in Dagestan niederlassen würden. Der Mob geriet mit Flughafenmitarbeitern und Vollzugsbeamten aneinander, bevor er festgenommen und abgeführt wurde.

Diese hässliche Entwicklung unterstreicht die Bedeutung des gestrigen Treffens von Präsident Putin mit den Oberhäuptern aller offiziell anerkannten Religionen in der Russischen Föderation, das in keinem Zusammenhang steht. Er rief angesichts der Provokationen aus dem Nahen Osten zu gegenseitigem Respekt und zur multinationalen und multikonfessionellen Solidarität im heutigen Russland auf. Aus Gründen des inneren Friedens wahrt Russland im Konflikt zwischen der Hamas und Israel Neutralität.

Wie ich in dem Interview erwähne, können die Spannungen, die durch Israels anhaltende Gräueltaten im Gazastreifen entstehen, ethnische und religiöse Unruhen in allen Ländern mit gemischter Bevölkerung auslösen. Das betrifft Europa, das sich mit einigen Ausnahmen bei der Abstimmung der UN-Generalversammlung am vergangenen Freitag, bei der eine sofortige Waffenruhe gefordert wurde, der Stimme enthalten hat, und auch Indien, das dasselbe getan hat. Und zwei dieser europäischen Ausnahmen haben bedauerlicherweise mit den Vereinigten Staaten gegen den Resolutionsentwurf gestimmt.

Was die Lage vor Ort im Nahen Osten betrifft, so hat sich in den letzten 24 Stunden wenig geändert. An der libanesischen Grenze schlägt die Hisbollah nur sporadisch auf israelische Aufklärungstürme ein. Auch an der syrischen Grenze ist keine nennenswerte Zunahme der Gewalt zu verzeichnen.

Israel setzt seine intensive Bombardierung des Gazastreifens fort, wobei der Schwerpunkt auf Gaza-Stadt liegt, und seine Bodentruppen rücken angeblich in die Enklave vor. Der jüngste Alarm wegen drohender Kriegsverbrechen und humanitärer Katastrophen konzentriert sich auf das Al-Quds-Krankenhaus im Norden des Gazastreifens, dessen Evakuierung die Israelis vor einem geplanten Bombenangriff angeordnet haben, die aber nach Angaben der Krankenhausbehörden aufgrund der großen Zahl von Patienten in kritischem Zustand, die an lebenserhaltenden Geräten hängen und nicht transportiert werden können, sowie der Tausenden obdachlosen Zivilisten, die dort Zuflucht gefunden haben, unmöglich ist.

Wir haben gelesen, dass Präsident Biden die Israelis nachdrücklich aufgefordert hat, humanitäre Hilfe in die Enklave zu lassen, und dass davon die Rede ist, die tägliche Durchfahrt von Lastwagen nach Gaza auf 100 zu erhöhen. Bislang ist das nur Gerede.

Bei dieser Gelegenheit möchte ich UN-Generalsekretär Antonio Gutteres für seine mutige Kritik an den israelischen Behörden wegen des Leids, das sie den Palästinensern während der jahrzehntelangen Besetzung ihres Landes zugefügt haben, und für seine wiederholten Aufrufe zur Wiederaufnahme der Lieferungen von Lebensmitteln, Wasser und Treibstoff in den Gazastreifen loben. Eine solche Haltung gegenüber dem von den Vereinigten Staaten geführten kollektiven Westen haben wir seit den Tagen von Dag Hammarskjold nicht mehr erlebt, und wir alle wissen, was Hammarskjolds Mut ihm gebracht hat. Es ist schade, dass Gutteres in Bezug auf die im Vorfeld des russisch-ukrainischen Krieges getöteten Zivilisten im Donbass und insbesondere in Bezug auf die ukrainischen Angriffe auf das Atomkraftwerk in Saporoshje im vergangenen Jahr völlig kleinlaut war.

Ich habe bereits erwähnt, dass Russland derzeit nicht in den Nahostkonflikt hineingezogen werden möchte. Ungeachtet der offenen Feindseligkeit des Iran gegenüber Israel hält sich Teheran vorerst ebenfalls zurück. Diese Zurückhaltung setzt natürlich voraus, dass der Krieg nicht weiter eskaliert, sondern unter dem Druck Chinas, Russlands und des globalen Südens zum Stillstand kommt. Im Moment kann niemand mit Sicherheit sagen, was als nächstes kommt.

Nachtrag: Im Laufe des Montags veröffentlichte das russische Staatsfernsehen die Ergebnisse der laufenden Ermittlungen zu den gestrigen Ausschreitungen auf dem Flughafen von Machatschkala. Demnach waren die ukrainischen Geheimdienste die Anstifter und arbeiteten mit einem russischen Verräter namens Ponomarjow zusammen, der nach Kiew zog, die ukrainische Staatsbürgerschaft annahm und seitdem antirussische Aktivitäten organisiert. Ponomarjow steckte hinter dem bewaffneten Überfall auf die Region Belgorod in der Russischen Föderation jenseits der Grenze zu Charkow zu Beginn dieses Jahres. Ein von Ponomarjow vor einem Jahr eingerichteter Telegram-Kanal namens Utro Dagestana (Dagestan Morning) koordinierte das geplante Pogrom gegen die Passagiere eines aus Tel Aviv eintreffenden Flugzeugs mit dem Ziel, Russland auf der Weltbühne zu diskreditieren und ethnische und religiöse Zwietracht in Russland zu säen. In einem Videointerview, das Ponomarjow früher am Tag gab, bestätigte er, dass Utro Dagestan tatsächlich verantwortlich war. Diese Fakten wurden heute Abend in einer Fernsehansprache von Wladimir Putin vor Regierungsvertretern genannt, die eingeladen waren, die Bedrohung des inneren Friedens in Russland durch solche Pogromversuche zu erörtern.

Update:  Israel-Hamas war

With a gentle nudge from WION, the Indian global broadcaster, who requested an interview early this morning, I found several of the latest developments in the Mideast conflict worthy of the close attention of Russia watchers and of the wider international community. I used the interview to mention these as you will find once the link is posted below.

In particular, I pointed to the number one news item in Russia today: the restoration of air services at the Makhachkala airport in Dagestan, a region of the Russian Federation just north of the Caucasus which has an overwhelmingly Muslim population, but also a noteworthy minority of some 30,000 Jews, mostly concentrated in the ancient city of Derbent where a Jewish community has existed since the early days of the diaspora many centuries ago. The airport was closed following a mob attack on a just landed plane from Tel Aviv, with which Dagestan has regular direct flights. They were looking for Israeli passport holders and Jews, whom they wrongly believed would be settled in Dagestan, against their wishes.  The mob clashed with airport workers and law enforcement officers before being arrested and taken away.

This ugly development underscored the importance of an unrelated meeting by President Putin yesterday with the heads of all the officially recognized religions in the Russian Federation. He issued a call for mutual respect and for multi-national, multi-confessional solidarity of Russia today in the face of the provocations coming from the Middle East. For reasons of domestic peace, Russia is observing neutrality in the Hamas-Israel conflict.

As I mention in the interview, the tensions generated by Israel’s ongoing atrocities in Gaza may inflame ethnic and religious disturbances in all countries where there are mixed populations. That concerns the European Union, half of which chose to abstain on the UN General Assembly vote last Friday calling for an immediate truce, and also India, which did the same. And four of the EU member states, regrettably, voted with the United States against the draft resolution.

As for the situation on the ground in the Middle East, little has changed in the past 24 hours. On the Lebanese border, Hezbollah makes only token strikes on Israeli reconnaissance towers. On the Syrian border, there also is no significant increase in violence.

Israel continues its intense bombardment of Gaza, with emphasis on Gaza City, and its ground forces are said to be advancing into the enclave. The latest alarms over pending war crimes and humanitarian catastrophe are focused on the Al Quds hospital in North Gaza, which the Israelis have ordered to evacuate ahead of a planned bombing raid but which hospital authorities claim is impossible due to the large numbers of patients in critical condition on life support devices who cannot be moved as well as the thousands of homeless civilians who have taken refuge there.

We read that President Biden has strongly urged the Israelis to allow humanitarian aid into the enclave and there is talk of raising the daily passage of trucks into Gaza to 100. So far this is just talk.

On the subject of talk, I use this occasion to praise UN General Secretary Antonio Gutteres for his bold criticism directed against the Israeli authorities for the suffering they inflicted on the Palestinians during their decades-long occupation of their lands, and for repeat calls to restore deliveries of food, water and fuel to the Gaza. We have not witnessed such a stand against the United States-led Collective West since the days of Dag Hammarskjold and we all know where Hammarskjold’s courage got him. It is a pity that Gutteres has been utterly mealy-mouthed with respect to the Donbas civilians killed in the run-up to the Russia-Ukraine war and in particular with respect to Ukrainian attacks this past year on the nuclear power station in Zaporozhie.

I have mentioned above the present Russian wish not to be drawn into the Middle East conflict. Notwithstanding Iran’s open hostility to Israel, Teheran is also standing back for the time being.  Of course, this restraint is predicated upon the war’s not escalating further but instead grinding to a halt under the pressure of China, Russia and the Global South. For the moment, no one can say with confidence what comes next.

©Gilbert Doctorow, 2023

Postscript: As Monday wore on, Russian state television put on air the results of the ongoing investigation into the riot at the Makhachkala airport yesterday, namely that the Ukrainian intelligence services were the instigators, working with a Russian traitor named Ponomaryov, who moved to Kiev, took Ukrainian citizenship and has been an organizer of anti-Russian activities ever since. Ponomaryov was behind the armed incursion into the Belgorod region of the Russian Federation across the border from Kharkov earlier this year. A Telegram channel that Ponomaryov set up a year ago called Utro Dagestana (Dagestan Morning) coordinated the would-be pogrom yesterday against the passengers of a plane arriving from Tel Aviv with intent to discredit Russia on the world stage and to sow ethnic and religious discord within Russia. In a video interview that Ponomaryov gave earlier in the day he ackowledged that Utro Dagestan was indeed responsible. These facts were included in a televised address this evening by Vladimir Putin to government officials who were invited to discuss the threat posed to Russia’s domestic peace by such attempted pogroms.